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Albania (n.)

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Albània

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Albania

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Albania
(dettagli)(dettagli)
Motto: "Feja e Shqiptarit është Shqiptaria"
"La religione degli albanesi è l'albanesità"

Generalità
Nome completo:Repubblica di Albania
Nome ufficiale:Republika e Shqipërise
Lingue ufficiali:Albanese
Capitale:File:Wappen Tirana.gif Tirana  (726.547 ab. / 2006)
Politica
Forma di governo:Repubblica parlamentare
Presidente della Repubblica:Bamir Topi
Primo Ministro:Sali Berisha
Indipendenza:28 novembre 1912 dall'Impero Ottomano
Ingresso nell'ONU:14 dicembre 1955
Superficie
Totale:28.748 km²  (139º)
 % delle acque:4,7 %
Popolazione
Totale (2008):3.639.453[1] ab.  (127º)
Densità:125 ab./km²  
Geografia
Continente:Europa
Fuso orario:UTC +1
Economia
Valuta:Lek albanese
PIL (PPA)  (2008):21.828 milioni di $  (111º)
PIL procapite (PPA)  (2008):6.897 $  (96º)
ISU  (2007):0,818 (alto)  (70º)
Energia:0,21  kW/ab.
Varie
TLD:.al
Prefisso tel.:+355
Sigla autom.:AL
Inno nazionale:Hymni i Flamurit
Festa nazionale:28 novembre

L'Albania /alban'i:a/ (denominazione ufficiale: Repubblica di Albania, in albanese: Republika e Shqipërisë, in IPA [ɾepuˈblika e 'ʃcipəˈɾisə]) - detta anche Shqipëria, letteralmente Paese delle aquile - è uno stato della Penisola balcanica, nel sud-est dell'Europa.

Confina a nord-ovest con il Montenegro, a nord-est con il Kosovo[2], a est con la Macedonia e a sud con la Grecia; le sue coste si affacciano sul Mar Adriatico (sul Canale d'Otranto) e sul Ionio.

L'Albania è una Repubblica Parlamentare, l'attuale Primo ministro è Sali Berisha (in carica dal 2005), il Presidente della Repubblica è invece Bamir Topi (in carica dal 2007).

La lingua ufficiale del paese è l'albanese.

Indice

Etimologia

Per approfondire, vedi la voce Albania (toponimo).

Albania è il nome in latino medievale del paese che viene chiamato Shqipëri dai suoi abitanti. In greco bizantino, il nome del paese è Albania, con le sue varianti Albaētia, Arbanētia.[3]

Il termine "Albania", così come altri toponimi europei e mediterranei, ad esempio Alpi e Albione, può avere due possibili etimologie, entrambe plausibili: dalla radice protoindoeuropea *albho-, che indicava il "bianco"[4], oppure dalla radice, sempre protoindoeuropea, *alb-, ovvero "collina".

Nel II secolo aC, Polibio nelle sue Storie menziona una tribù di nome Arbon nella zone centrali dell'odierna Albania. Gli abitanti di quelle zone venivano chiamati Albanoí e Arbanitai.[5]

Un'altra ipotesi suggerisce che il toponimo derivi dalla tribù illirica degli Albani registrati da Tolomeo, il geografo e astronomo da Alexandria che disegnò una mappa nel 150[6] molto significativa per la storia dell'Illiria. Questa mappa mostra la città di Albanopolis[7] (situata a nordest di Durazzo) che fu in seguito chiamata Albanon e Arbanon benché non sia sicuro che si tratti della stessa città.[8]

Una ulteriore ipotesi è quella che considera il toponimo come derivato dalla Albània Caucasica nella vecchia Armenia, all'incirca corrispondente con il territorio dell'attuale Azerbaijan e Dagestan meridionale. [9] [10]

Nelle sue Storie scritte nel 10791080, lo storico bizantino Michael Attaliates fu il primo a riferirsi agli Albanoi per aver preso parte ad una rivolta contro Costantinopoli nel 1043 e agli Arbanitai come popoli assoggettati dal duca di Dyrrachium.[11]


Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia dell'Albania.

Le prime indagini formali e la inventariazione dei monumenti archeologici dell'Albania iniziò con François Pouqueville, console generale di Napoleone presso la corte di Ali Pascià, e William Martin Leake agente britannico presso la stessa corte. Una missione francese, guidata da Len Rey, lavorò in Albania nel 1924-1938 e pubblicò i risultati in "Cahiers d'Archéologie, d'Art et d'Histoire en Albanie et dans les Balkans" (Note di Archeologia, arte e storia in Albania e nei Balcani).

Gli Illiri

Le rovine dell'antica città greca di Butrinto, Patrimonio dell'umanità dell’UNESCO, oggi in territorio albanese.

Il territorio albanese è stato abitato fin dalla preistoria, come dimostrano i ritrovamenti archeologici e gli studi antropologici su campioni di resti umani del medio-tardo paleolitico, risalenti a un periodo compreso tra 100.000 e 10.000 anni fa, rinvenuti presso la località di Xare e nelle caverne di Santa Marina a Saranda, nel sud del paese.

Sull'origine degli albanesi la storiografia ci offre poche informazioni. Comunque alcuni studiosi ipotizzarono che gli albanesi siano etnicamente discendenti degli antichissimi Pelasgi [12] [13], e successivamente in tempi più recenti siano stati chiamati col nome di Illiri da scrittori antichi greci e romani[senza fonte]. Tuttavia nel giorno d'oggi pochi supportano la tesi dei Pelasgi, dando più probabilità alla tesi di un'origine illirica, dovuta non solo al nome della tribù degli Albani nell'Albania centrale, ma anche a causa di molti legami culturali con Romani, Greci e persino con gli Illiri stessi, riguardando la vita sociale e politica[senza fonte]. Ma visto che tra la caduta dell'Impero Romano e il XV secolo per gli illiri o albanesi quasi non si scrive più, non si possono collegare completamente i due popoli. Altre tesi sollevate propongono un'origine sempre autoctona nei Balcani, in assenza di qualche migrazione da parte degli albanesi, ma questa volta riguardanti la Dacia e Tracia, descrivendo gli abitanti della moderna Albania come un popolo balcanico non latinizzato, a differenza dei Rumeni.

Sulla storia antica dell'Albania, le antiche fonti letterarie offrono poche e vaghe notizie. Intorno al VI secolo a.C. gli stessi Illiri, grazie ad un rapido sviluppo economico agricolo e produttivo artigianale determinato dalla metallurgia — per uso civile e militare — del bronzo e del ferro, svilupparono una forte identità comune, rafforzando il predominio sul territorio con il commercio e, in molti casi, con atti di pirateria. Fondarono alcuni centri abitati tra cui l'attuale Scutari (Shkodër), sulla costa mediterranea.Secondo l'ipotesi di un ricercatore albanese, l'antica Illiria, sarebbe stato il "paese dei liberi" ("liri")[senza fonte]. Si estendeva nei Balcani occidentali a sud del Danubio ed era formata da una serie di tribù evolute che vivevano attorno alle città stato, a capo delle quali c'era un unico re.

Con il re Glauco, il paese aveva raggiunto il massimo dell'evoluzione, il suo erede fu Agron che aveva tendenze militari, e secondo il racconto di Strabone, nessuno dei suoi predecessori aveva reso tanto potente il paese dal punto di vista bellico; dopo la morte di Agron andò al trono la regina Teuta che durante il suo Regno stipulò molti trattati e alleanze.

Dopo che un membro di ambasceria romana fu ucciso, Roma attaccò l'Illiria con ingenti forze, e dopo uno scontro cruento, le due parti decisero una tregua con condizioni giudicate disonorevoli dalla regina Teuta, che si suicidò. Venne sostituita dal re Genzio, diplomatico e naturalista.

Genzio decise di fondare la città di Shkodra (Scutari), nel nord dell'Albania attuale, capitale dell'Illiria; accrebbe il potere centrale e ordinò che solo Scutari potesse battere moneta. Non tutte le città-Stato aderirono, rendendo, forse sotto pressione romana, più gracile e vulnerabile l'Illiria.

Con il pretesto di un'alleanza di Genzio con la Macedonia, Roma sferrò una terza guerra contro l'Illiria divisa, indebolita, e la conquistò nel 168 a.C..

Epoca romana

Le rovine romane di Apollonia.

L'invasione dell'esercito romano nel II secolo a.C., come altrove, comportò l'integrazione e l'assimilazione delle popolazioni locali, specie sulle coste.Il territorio fece in seguito parte della provincia romana dell'Illiria (Illiricum), all'epoca di Gaio Giulio Cesare. È a Durrachium (odierna Durazzo) infatti che Cesare combatté contro Gneo Pompeo Magno.

Impero bizantino

Con la divisione in due dell'Impero romano, nel 395 d.C., alla morte di Teodosio, l'Illiria si ritrovò sotto il dominio dell'Impero romano d'oriente e subì, in rapida successione, le invasioni di popolazioni barbare come i Goti e gli Avari; intorno al V secolo fu la volta degli Slavi, che occuparono la parte settentrionale del territorio illirico.

Impero ottomano

Nel 1478 il territorio del Principato dell'Albania entrò a far parte dell'Impero ottomano col nome di Arnawutluq.

L'esercito ottomano conquistò l'Albania, che però ebbe azioni gloriose dal 1443 al 1479 con l'eroe Giorgio Castriota Skanderbeg, il principe di Krujë, con gesti che hanno assolutamente dello straordinario; Skanderberg unì le tribù dell'Epiro e dell'Albania, e resistette per 25 anni ai tentativi di conquista dell'Impero Ottomano. È per questo considerato l'eroe nazionale dell'Albania. Skanderbeg fu catturato dai Turchi in età giovanile, e fu da questi cresciuto e addestrato come combattente, facendo carriera nell'esercito ottomano.

Skanderbeg combatté per gli Ottomani, fino a quando alla testa di un gruppo di fedelissimi, si riprese il castello di Kruje in Albania. Il sultano Murad II, furioso per il tradimento, inviò contro gli Albanesi, un potente esercito, guidato da Ali Pascià alla testa di 100.000 uomini. Le forze di Skanderbeg erano notevolmente inferiori numericamente (non superavano i 25.000 uomini), ma grazie alla sua tattica militare i Turchi riportarono una cocente sconfitta. La sconfitta degli Ottomani infuriò il sultano a tal punto di ordinare un'altra spedizione contro gli Albanesi, Firuz Pascià partì quindi con un altro esercito, ma Skanderbeg ne uscì anche questa volta vittorioso, guadagnando così i titoli di "difensore impavido della civiltà occidentale" e "atleta di Cristo" ottenuti dal Papa.

Ma Murad II non si rassegnò, dispose agli ordini di Mustafà Pascià due eserciti per un complessivo di 25.000 uomini, di cui ben la metà cavalieri, che si scontrarono con gli Albanesi, l'esito fu disastroso per i turchi, si salvarono solo pochi Turchi ed a stento Mustafà Pascià stesso. Le imprese di Skanderbeg, tuttavia, preoccupavano i Veneziani, che vedendo in pericolo i traffici nel frattempo stabiliti con i Turchi, si allearono con il sultano per contrastare Skenderbeg e lo attaccarono. La battaglia vide la dura sconfitta dei Veneziani.

Nella primavera del 1449, Murad II in persona intervenne contro l'Albania alla testa di 100.000 soldati. Tra scontri ed assedi i Turchi persero metà dell'esercito e il comandante Firuz Pascià venne ucciso personalmente da Skanderbeg.

Nonostante questo continuarono i tentativi di conquista del dominio di Skanderbeg da parte dei migliori condottieri turchi, con spedizioni ripetute contro il castello di Krujë, nessuna di queste però ne uscì vittoriosa

La pervicacia dell'Impero Ottomano nei confronti di Skanderberg era pienamente comprensibile, se si considera che ogni velleità di espansione verso l'Europa da parte dell'Impero era inammissibile finché fosse rimasta attiva la spina nel fianco dello Skanderberg, o peggio la sua presenza alle spalle come inquietante incognita.

La fama di Skanderbeg ora era incontenibile, i principati europei erano continuamente aggiornati circa la sua accanita resistenza contro l'espansione ottomana. Nel 1458 si recò in Italia per aiutare Ferdinando I, re di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d'Aragona nella lotta contro il rivale Giovanni d'Angiò e del suo esercito.

Intanto, altre due armate turche comandate da Hussein Bey e Sinan Bey, nel febbraio del 1462, mossero contro gli Albanesi costringendo Skanderbeg a rientrare in tutta fretta nella sua patria, per guidare il suo esercito. Ci fu una furiosa battaglia presso Skopje che vide la spedizione turca annientata. A questo punto Sceremet-Bey fu incaricato di muovere contro gli albanesi ma i turchi furono nuovamente sconfitti. Il Papa ipotizzò addirittura una crociata contro gli Ottomani guidata da Skanderbeg, ma morì senza riuscire a portare a termine il progetto.

In seguito alla morte del Papa, ed allo scongiurato il pericolo della crociata, il Sultano intravide la possibilità di farla finita finalmente con Skanderberg, mise insieme un poderoso esercito affidandolo ad un albanese, connazionale quindi di Skanderberg, che era stato addestrato dai turchi come lo era stato lo stesso Skanderbeg: Ballaban Pascià. Ma anche quest'impresa fallì; l'esercito turco fu messo in fuga dalle forze albanesi.

Ancora una volta, nella primavera del 1466, l'impero ottomano riunì forze imponenti, mosse contro gli Albanesi e cinse d'assedio Krujë ed una serie di scontri furiosi, nel corso dei quali Ballaban Pascià stesso fu ucciso, portarono Skanderbeg ad un'ennesima, straordinaria e clamorosa vittoria. Maometto II ostinatissimo, nell'estate del 1467, pose nuovamente l'assedio a Krujë, ma, dopo ripetuti innumerevoli tentativi di assalto, dovette rassegnarsi e ritirarsi.

Finché Skanderbeg rimase in vita i Turchi non riuscirono mai a vincerlo, e conquistare il suo dominio. Skanderbeg morì di malaria, ad Alessio, il 17 gennaio 1468. Da li in poi molti albanesi, ai tempi chiamati Arbëreshë, lasciarono la loro terra per trovare rifugio in terra straniera, in modo che potessero continuare a professare la loro fede cristiana. Krujë l'eroica cittadina di Skanderberg, con l'intera Albania, caddero in mani turche solo dieci anni dopo. Secondo la valutazione degli storici l'Italia e l'Europa però si erano ormai sottratte alla possibilità di penetrazione Ottomana; l'impero Ottomano infatti, dopo decenni di blocco, logorato nella sua potenza non aveva più la possibilità di estendere l'Islam a Roma e nel cuore dell'Europa. L'Albania però, ormai distrutta, saccheggiata e conquistata, divenne parte dell'impero ottomano nel 1478[14].

Le Province Illiriche furono uno dei governatorati dell'Impero napoleonico, costituito in seguito al trattato di Vienna (14 ottobre 1809). Comprendeva gli antichi domini veneziani della Dalmazia e dell'Istria, Ragusa, e le province austriache dell'Alta Carinzia, Carniola, Istria, Friuli e Croazia meridionale. Occupate dagli Austriaci nel 1813, le Province Illiriche furono assegnate agli Asburgo dal congresso di Vienna.

Indipendenza del 1912

Le scintille iniziali della prima guerra balcanica nel 1912 sono state innescate da la rivolta albanese tra il 1908 e il 1910 [35], che erano diretti a contrastare le politiche dei Giovani Turchi di consolidamento dell'impero ottomano. A seguito della eventuale indebolimento dell'impero ottomano nei Balcani, Serbia, Grecia e Bulgaria, dichiararono guerra all'impero e cercarono di ingrandire i loro rispettivi confini sui rimanenti territori. L'Albania fu così invasa dalla Serbia nel nord e dalla Grecia nel sud,cosa che limitò il paese a solo un pezzo di terra intorno alla città costiera meridionale di Valona.

Il 28 novembre 1912, in Valona, Ismail Qemali dichiarò l'indipendenza dell'Albania, a cui seguì la formazione di un governo provvisorio, che tuttavia esercitò la sua autorità solo in luoghi nelle immediate vicinanze di Valona. Altrove, il generale ottomano Essad Pasha formò una "Senato centrale albanese" a Durazzo, mentre i membri più conservatori delle tribù albanesi ancora speravano in un ripristino della sovranità ottomana. [15]

Il Principato di Albania fu stabilito il 21 febbraio 1914. Le grandi potenze designarono Principe Guglielmo di Wied, un nipote della Regina Elisabetta di Romania a diventare il sovrano della nuova Albania indipendente. Una formale offerta fu presentata da 18 delegati in rappresentanza dei 18 distretti di Albania il 21 febbraio 1914, un'offerta che egli accettò. Guglielmo d'Albania veniva appellato principe al di fuori dell'Albania, ma in Albania era denominato Mbret (re) in modo da non sembrare inferiore al re del Montenegro.

Il Principe Guglielmo d'Albania arriva in Albania nella sua capitale provvisoria di Durazzo il 7 marzo 1914 insieme con la famiglia reale. La sua sicurezza doveva essere fornita da una gendarmeria comandata da ufficiali olandesi. Il Principe Guglielmo d'Albania lasciò il paese il 3 settembre 1914 a seguito di una rivolta pan-islamica guidata da Essad Pasha e poi ripreso da Haji Kamil il comandante militare dell'Emirato d'Albania localizzato attorno a Tirana. Tuttavia non ha mai rinunciato alla sua pretesa al trono.

Diversi governi si succedettero nel tentativo di sviluppare uno stato laico, indipendente e democratico. Tali tentativi furono appoggiati dalle élite intellettuali, da parte della piccola e media borghesia nazionalista urbana, da parte della nobiltà e dei rappresentanti dei ceti elevati delle famiglie albanesi nazionaliste e dalla comunità legata alla diaspora albanese in Europa e negli Stati Uniti d'America, con il supporto e l'intervento della Società delle Nazioni negli anni '20[senza fonte].

La delimitazione dei confini del nuovo Stato lasciò un gran numero di comunità albanesi fuori dell'Albania. Questa popolazione è stata divisa in gran parte tra il Montenegro e la Serbia (che include le zone che oggi fanno parte della Repubblica di Macedonia). Un numero consistente di albanesi in tal modo si sono trovati sotto il dominio serbo. D'altra parte una rivolta nel sud del paese, dai Greci locali, ha portato alla formazione di una regione autonoma denominata "Repubblica Autonoma dell'Epiro del Nord" all'interno dei suoi confini (1914), zona che rimase sotto il controllo greco fino al 1916.

Il processo di riforma democratica e laica fu interrotto dal colpo di stato politico-militare guidato da Ahmet Zogu, che trasformò la nazione in un regno, autonominatosi re col nome di Zog I.

Nel periodo 1924-1943 si svilupparono intensi rapporti bilaterali economici tra Italia e Albania.

Seconda guerra mondiale

Il Centro di Tirana nel 1988

Il regime monarchico fu rovesciato nel 1939, quando l'Albania fu occupata dall'esercito italiano. Mussolini, infatti, sentiva il bisogno di controbilanciare le azioni dell'alleato tedesco che nel marzo del '39 aveva occupato Praga. Vi erano inoltre supposte collaborazioni tra Re Zog e i governi anglofrancesi, le odiate nazioni che avevano provocato la "vittoria mutilata" dell'Italia nella Grande Guerra. Con un'invasione-lampo, il 7 aprile '39 l'esercito italiano disarmò la debole resistenza albanese quasi senza colpo ferire. Re Zog riparò subito in Grecia. Il 16 aprile, l'Albania venne accorpata al territorio metropolitano italiano e Vittorio Emanuele III venne proclamato Re d'Albania.

Nel novembre del 1940, dopo il disastroso attacco italiano alla Grecia (vedi Campagna italiana di Grecia), un terzo del territorio albanese finì nella mani dei greci. Alcuni battaglioni scaglionati nelle divisioni "Venezia" e "Giulia" vennero liquidati dai greci in quanto usati come scudi per proteggere la ritirata italiana. Il colonnello Pervizi (rappresentante del comando albanese) decise allora di sottrarre la brigata "Tomorri" al rischio di una seconda strage, abbandonando a sorpresa il campo di battaglia. Badoglio parlò di "tradimento degli albanesi" e decise il ritiro del loro esercito. La situazione si stabilizzò con l'aiuto dei tedeschi, che però - dopo la firma dell'armistizio con gli angloamericani da parte del governo Badoglio (8 settembre 1943), invasero l'Albania.

Si formò così un movimento composto da gruppi nazionalisti e di resistenza partigiana (formato principalmente dai componenti dal partito nazional-comunista guidato da Enver Hoxha). Ci fu anche il contributo degli ex militari italiani che formarono la formazione partigiana Brigata Gramsci (Albania). La resistenza antinazista riuscì a prendere il controllo del paese nel 1944. I nazionalisti e i patrioti antifascisti albanesi si organizzarono nella L.A.N.Ç. - Lufta Antifashiste Nazional Çlirimtare.

L'Albania è il solo paese europeo in cui tutti gli Ebrei furono salvati dalle persecuzioni durante la presenza dell'occupazione nazista (per maggiori dettagli Storia degli Ebrei in Albania). Nel corso del conflitto, infatti, il numero degli Ebrei aumentò; molti vi emigrarono per salvarsi dalle persecuzioni razziali di altri paesi. Le autorità dello stato albanese rifiutarono di consegnare la lista degli ebrei presenti nel paese. Contrariamente alle norme imposte, nessun ebreo fu consegnato ma furono nascosti nelle abitazioni o a volte momentaneamente negli edifici dei patrioti albanesi. Gli ebrei erano concentrati soprattutto nelle zone centrali tra Tirana e Durazzo e nelle città di Valona e Berat (quest'ultimo contava da solo 600 ebrei alla fine della guerra). Spesso per nascondere i perseguitati gli albanesi hanno usato metodi di mimetizzazione, procurando loro documenti falsi, travestendoli da contadini albanesi.[16].

Periodo comunista

Mausoleo di Enver Hoxha

Dal 1946 al 1990 l'Albania fu uno stato nazional-comunista estremamente isolazionista, stalinista e anti-revisionista, che dedicò poche energie alla cooperazione politica anche con gli altri stati comunisti del Patto di Varsavia dominato dall'Unione Sovietica in quanto quest'ultima, con l'ascesa al potere di Nikita Kruscev aveva assunto una forte opposizione al culto della personalità di Stalin, dopo la pubblicazione del rapporto "Sul culto della personalità e le sue conseguenze".

Il nuovo governo fu scelto tramite le elezioni democratiche tenute verso la fine dellì'anno 1945, e confermarono vincitori, con una assoluta maggioranza, il gruppo del Fronte Democratico, che comprendeva i comunisti e rivoluzionari. Il nuovo governo prese il potere nei primi mesi del 1946, e avendo come capo dello stato Enver Hoxha, un comunista che era stato attivo nella guerra antifascista. Presto Hoxha concentrerà la politica dello stato intorno al Partito Comunista, unico partito legale, e facendone una parte importante del governo. Come Primo Segretario Generale del Partito Comunista dell'Albania, eliminerà inizialmente i suoi rivali storici, collaborazionisti con gli occupatori, persone provenienti da famiglie nobili e borghesi. Ben presto tutti i beni e proprietà vennero confiscati e diventati proprietà pubblica, cosa che fu accolta con grande trionfo dal popolo che per tempo aveva disprezzato quella classe sociale.

Nei primi anni del nuovo regime, lo stato di Hoxha aveva forti relazioni diplomatiche ed economico con la Jugoslavia, facendo di quest'ultima il più grande partner commerciale. Ma le intenzioni non trasparenti dei jugoslavi non piacquero al dittatore, il quale ruppe tutte le relazioni politiche a partire dal 1948. Secondo le dichiarazioni unilaterali albanesi ciò avvenne per un presunto tentativo della Jugoslavia di incorporare politicamente Albania privandola della sua indipendenza. Dopo questo importante fatto, il piccolo paese intensificò le sue relazioni con l'Unione Sovietica, e di fatto, dipese anche economicamente da quest'ultima. Il Partito Comunista dell'Albania mutò il suo nome in Partito del Lavoro, seguendo un suggerimento di Stalin. Negli anni sessanta, irritata dalle valutazioni critiche di Kruscev sulla personalità di Stalin, l'Albania raffreddò i suoi rapporti con l'Unione Sovietica. Visto che l'Albania intendeva proseguire lo sviluppo verso una società marxista per eccellenza, e che invece i paesi dell'area sovietica intendevano aderire alla revisione critica fatta da Kruscev, non solo interruppe tutte le sue relazioni con l'URRS, ma uscì ufficialmente dal Patto di Varsavia nel 1968. Dopo aver fallito nuovamente l'amicizia tra Cina e Albania, il paese si ritrovò isolato dal resto dell'Europa e del mondo per molto tempo, dato che il regime ritenne di essere l'ultima, unica, fortezza marxista al mondo.

Enver Hoxha morì nel 1985, lasciando il potere al suo fedelissimo Ramiz Alia. Quest'ultimo, a causa di massicce proteste e dal clima di insopportabile pressione, concesse le prime elezioni libere nel 1991, ormai da tempo il comunismo, complice anche la grave situazione economica, era in grave crisi, e con la concessione delle elezioni era da considerarsi concluso.

Post comunismo

Per approfondire, vedi la voce Anarchia albanese del 1997.

Il movimento di protesta e di rivolta che portò alla rinascita della democrazia, e al ripristino del multi-partitismo sorse in seguito al desiderio di rinnovamento, seguito alla caduta del Muro di Berlino e dei cambiamenti che stavano avvenendo negli altri paesi dell'Est europeo, fu guidato dagli studenti e dai docenti universitari di Tirana, da intellettuali moderati e da tecnici delle fabbriche.

Il Paese soffriva però di molti problemi legati al limitatissimo sviluppo socio-economico. Furono decine di migliaia gli albanesi, in questi anni, che decisero di partire alla volta dell'Italia e si riversarono via mare sulle coste della Puglia, lungo il litorale salentino tra Brindisi e Otranto.

In Albania la prima riforma legislativa riguardò la nuova Costituzione e la transizione ad un sistema politico ed economico di tipo liberalistico; in particolare la gestione statale dei beni venne sostituita con il ripristino alla proprietà privata. Successivamente venne intrapresa la lunga strada verso l'adeguamento ai programmi europei del Patto di stabilità e crescita secondo il protocollo del Trattato di Maastricht.

Inoltre, il 4 aprile 2009 il Paese è divenuto membro della NATO.

Relazioni con l'Unione Europea

Per approfondire, vedi la voce Allargamento_dell'Unione_europea#.C2.A0Albania.

L'Albania sta conducendo con l'Unione Europea il percorso di adesione alla stessa Unione. Negli ultimi anni ha fatto registrare progressi più o meno ampi nel rispetto di tutti i criteri di adesione: democrazia, stato di diritto, economia. Queste le tappe già percorse:

Geografia

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Per approfondire, vedi la voce Geografia dell'Albania.

Morfologia

Spiaggia a Ksamil

Le sue coste, bagnate dal Mare Adriatico e dal Mar Ionio, misurano 363 km. Le pianure occidentali si affacciano sul mare Adriatico, in particolare sul Canale d'Otranto, che separa l'Albania dalla Puglia; in tale canale l'estremo oriente del Salento costituito da Punta Palascìa dista dalle coste albanesi circa 72 km.

Il territorio è costituito da una piccola porzione di terreno pianeggiante e agricolo (700.000 ettari di terre agricole prevalentemente nella fascia costiera e nelle pianure di Myzeqe e Korca), mentre la gran parte del territorio è collinare, montagnoso e molto impervio. La vetta più alta raggiunge i 2.753 m di altezza. Il clima nell'entroterra è principalmente di tipo continentale, mentre la fascia costiera è caratterizzata da un clima mediterraneo.

Clima

File:Himarë-Albania6.JPG
Litorale ad Himare

Trovandosi ad una latitudine soggetta a diverse caratteristiche climatiche durante le stagioni estiva ed invernale ed avendo la costa affacciata sui mari Adriatico e Ionio e le regioni montuose appoggiate all'elevata massa dei Balcani, l'Albania ha un elevato numero di regioni climatiche considerata la sua modesta superficie.

Le pianure litoranee hanno tipicamente un clima mediterraneo, le regioni montuose hanno un clima continentale. Sia nelle pianure che nell'interno, il clima varia marcatamente da nord a sud. Le pianure hanno inverni miti, con una temperatura media di 7 °C. D'estate la temperatura media è di 24 °C con un'alta percentuale di umidità. Nelle pianure del sud, le temperature medie sono di circa cinque gradi più alte durante tutto l'anno. La differenza è più marcata durante l'estate.

Suddivisione amministrativa

Per approfondire, vedi la voce Suddivisioni dell'Albania.

L'Albania è suddivisa amministrativamente in 12 prefetture o "contee" (il termine ufficiale è qark/qarku, ma viene usato anche prefekturë/prefektura), a loro volta suddivise in 36 distretti (rrethe in albanese).Vi sono poi 351 comuni.La capitale del paese, Tirana, è sottoposta a uno statuto particolare in quanto metropoli.

Città principali

Oltre alla capitale Tirana, che insieme ai comuni limitrofi conta circa 1.000.000 abitanti, le città principali sono Durazzo, Scutari, Elbasan, Korca/Corizza , Valona e Fier.

Popolazione

Andamento demografico dal 1961 al 2003


Lingua ufficiale e minoranze linguistiche

La lingua ufficiale è l'albanese, anche se una picola parte della popolazione dell'estremo sud parla il greco. Una minoranza linguistica nell'est parla il macedone, e un'altra minoranza linguistica nel nord-ovest parla il serbo (dialetto iekavo)[18]. Le lingue più conosciute sono l'italiano, l'inglese, il greco, il tedesco e il francese.

Etnie

Composizione etnica (secondo una stima del 1989)[19]:

L'articolo 20 della Costituzione albanese riconosce il diritto alle minoranze linguistiche sopra citate [20].Esistono inoltre minoranze non ancora riconosciute ufficialmente dallo stato quali: bosniaci musulmani[21] e gli Ashkali detti anche Egiziani albanesi[22]. Vi è anche una piccola comunità armena.La diaspora albanese vanta una tradizione secolare e riguarda molti Paesi e in particolare l'Italia, e in anni più recenti, la Grecia. Si calcola che la più antica migrazione fu quella che riguardò un cospicuo gruppo di persone della comunità Arbëreshë, i cui discendenti vivono ancora oggi in alcune regioni del sud Italia (Puglia, Molise, Calabria).

Storia religiosa

Gli abitanti dell'antico territorio d'Illiria praticavano riti pagani e credevano nei miti della guerra, della natura e degli animali.

Il Cristianesimo si diffuse nelle terre illiriche durante il I secolo d.C.

San Paolo scrisse di aver predicato anche nelle province romane dell'Illiria, e le Sacre Scritture [senza fonte] narrano di una sua visita a Durazzo: l'apostolo conobbe l'Albania grazie ai suoi viaggi via terra dalla Giudea a Roma, durante i quali ci si imbarcava a Durazzo per raggiungere la penisola Italiana.

L'opera di cristianizzazione fu portata avanti, in seguito, anche dai missionari cristiani attraverso l'antica Via Egnatia e il territorio dell'antica Illiria, dove si fondano le prime comunità e chiese cristiane illiriche. Secondo recenti scoperte archeologiche come le Sinagoghe Ebree nelle città di Saranda e Valona [senza fonte], in alcune città costiere del territorio dell'Albania in quei tempi sorsero anche alcune piccole comunità ebraiche.Le comunità cristiane rimasero legate alla Chiesa cattolica grazie alla presenza di capi spirituali italiani e albanesi e alla volontà dei principi dei clan Arianiti, Kastrioti, Balshaj, Topiaj, Gjon Markaj, Dukagjini, Muzakaj.

In seguito alla divisione dell'Impero Romano in Impero d'Oriente e d'Occidente nel 395, il territorio oggi noto come Albania venne posto sotto la giurisdizione dall'Impero Romano d'Oriente, ma in termini ecclesiastici rimase dipendente da Roma. Nel 732 l'imperatore bizantino, Leone l'Isaurico, assoggettò l'area al patriarcato di Costantinopoli. Per secoli la terra di Albania divenne l'arena delle lotte ecclesiastiche fra Roma e Costantinopoli. Molti degli albanesi gheghi che vivevano a nord del fiume Shkumbini (area comprendente l'odierna Durazzo-Apollonia-Elbasan fino a Korca e l'area di Scutari, la pianura compresa fra il Mare Adriatico e il lago di Scutari) si convertirono al Cattolicesimo, mentre gli albanesi toschi che vivevano fra le regioni montuose del sud-est e le regioni sudoccidentali a sud del fiume Shkumbini aderirono alla Chiesa Ortodossa di rito Bizantino. Una volta scoppiata la guerra tra Impero Romano e Impero Bizantino, quest'ultimo invase il territorio dell'Epiro del nord, dell'Arberia, della Grecia e della Macedonia. Le comunità cristiane sotto il regime politico-militare dell'Impero Bizantino si divisero sia dai riti ortodossi (passando alla liturgia della Sacra Scrittura e ai simboli cristiani), sia dall'autorità di Costantinopoli del clero bizantino.

Seguì l'occupazione da parte dell'Impero Ottomano durante la quale l'autorità turca imponeva la conversione sia con la tassazione sulla proprietà delle famiglie albanesi, sia con la minaccia di arruolare i figli nelle campagne militari. In molti accettarono la conversione imposta.

Religione oggi

Chiesa Di St. Paul a Tirana
Per approfondire, vedi la voce Religione in Albania.

Nel periodo 1944-1990, durante il regime nazional-comunista di Enver Hoxha, tutte le religioni erano proibite, in quanto l'ateismo di stato era stato assunto a principio costituzionale ed imposto con la forza. Nel 1967, poi, furono chiusi gli edifici di culto delle varie religioni, riaperti soltanto dopo la caduta del comunismo.

Oggigiorno è stata ristabilita la libertà di culto e vi è stato un aumento dei fedeli delle varie religioni. La Costituzione del 1998, all'articolo 10, afferma la laicità dello Stato e sancisce l'uguaglianza dei vari culti. Inoltre l'articolo 3 pone la coesistenza religiosa tra i principi fondanti dello Stato[23].

Ad ogni modo, come conseguenza di decenni di rigido ateismo di Stato sotto il regime comunista, la società albanese si è in gran parte secolarizzata. Infatti, gli albanesi considerano se stessi come albanesi prima che cattolici, ortodossi, musulmani ecc. La religione non è in genere motivo di conflitti e vi sono vari matrimoni tra persone di diverse religioni. Sebbene manchino dati ufficiali, il Dipartimento di Stato americano stima nel 25/40% la parte della popolazione che partecipa attivamente alle funzioni religiose[24]. L'altra parte della popolazione (le stime variano da 60 a 75%) sarebbe dunque non religiosa (o comunque non praticante)[25]. Nella Chiesa Ortodossa Albanese aderiscono circa 700.000 persone, mentre dati più precisi ci offre la Chiesa Cattolica Albanese, la quale conta 473.400 aderenti. La comunità musulmana non offre informazioni, ma altri dati riportano ad un numero di circa 1.200.000 aderenti (senza distinzione tra sunniti e bektashi).Oggi, anche se con qualche lieve mutamento, dovuto sia all'emigrazione o altri fattori, la popolazione albanese si divide in:

  • Cristiani (41.48%)[26][27]
    • Ortodossi (24,09%)[28][29]
    • Cattolici (16,75%)
    • Protestanti (0,15%)
    • Indipendenti (0,25%)
    • Altri (0,24%)
  • Musulmani (38,79%)[30][31]
    • Musulmani sunniti (circa 30%)
    • Bektashi (circa 8%)
  • Non religiosi o atei (19,54%)
  • Ebrei (0,01%)

Inoltre, dopo l'abolizione, in seguito al crollo del regime comunista, dell'ateismo di stato, in Albania sono giunte diverse comunità religiose e sette, come gli Evangelici (365 aderenti), i Testimoni di Geova (1805 aderenti), i Baha'i (5604 aderenti), e molti altri. Nel paese vivono tutt'ora 311 ebrei.Il numero totale delle confessioni religiose registrate è di 245 (189 cristiane o protestanti contro 56 islamiche od orientali).La mappa religiosa ha mantenuto nel tempo la distribuzione storica. I cattolici si trovano principalmente nell'Albania del Nord, i musulmani hanno una zona più ampia con forte presenza nelle zone centrali e rurali, mentre gli ortodossi (Albanesi e Greci), appaiono nelle zone meridionali del Paese. La migrazione interna intanto ha fatto in modo che si creassero molte zone dove la popolazione si divide in più comunità religiose.

Lo Stato riconosce come giorni festivi le feste delle quattro confessioni tradizionali, ovvero le comunità che registrano una presenza storica nel paese.

Per quanto riguarda le comunità cristiane, il problema principale è la mancanza di sacerdoti e di suore di nazionalità albanese nei diversi ordini religiosi. Un problema di natura giuridica è invece la restituzione delle proprietà immobiliari degli ordini religiosi in Albania, confiscate dai governi durante il regime comunista. Tuttavia, in un accordo con la Santa Sede del 2002, il governo albanese si è impegnato a ripristinare le proprietà della Chiesa cattolica (Articolo 9)[32].

Ordinamento

Il parlamento

Il sistema politico dell'Albania si basa sulla divisione del potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Il potere legislativo è esercitato dal parlamento unicamerale, composto da 140 deputati (uno ogni circa 25.000 persone), eletti secondo un sistema semi-proporzionale , ogni 4 anni, in base alle 12 contee in cui è diviso lo stato. Un progetto di legge può essere proposto da un membro dell'Assemblea, oppure da qualsiasi cittadino che raccoglie 20.000 firme di votanti. In altri casi di importanza nazionale, una raccolta di 50 mila firme concede l'ultima parola ad un referendum.Ottenuta l'approvazione dal Parlamento, il progetto di legge viene indirizzata al Presidente della Repubblica, il quale ha il diritto di veto, con la dovuta giustificazione, e rimandare la legge in una seconda votazione, ho muovere la Corte Costituzionale, che ne stabilisce la leggittimità, nel caso il capo delli Stato ritenga che la Costituzione sia stata violata. La Costituzione che è in vigore è stata adottata ufficialmente nel 28 novembre 1998, dall'esito di un referendum. Nel 1997 l'Albania è stata riaffermata, con circa il 65% dei voti, repubblica parlamentare, da un referendum che aspirava alla creazione di una monarchia parlamentare.

Presidente

Per approfondire, vedi la voce Presidenti dell'Albania.
Stemma presidenziale

Capo di stato dell'Albania è il Presidente della Repubblica eletto ogni cinque anni con i 3/5 dei voti dell'Assemblea (Kuvendi) a scrutinio segreto.

L'attuale presidente è Bamir Topi, eletto nel luglio 2007.

Il Presidente ha il potere di garantire il rispetto della costituzione e di tutte le leggi, manda messaggi all'Assemblea e altri organi statali, opera come Comandante Supremo delle Forze Armate (mosse con la fiducia del parlaemnto), e altri poteri, in maggior parte formali e cerimoniali.

Il Presidente, con la proposta del leader del partito o coalizione di partiti che detiene la maggioranza nell'Assemblea, nomina il Primo Ministro, il quale propone al Presidente i membri del Consiglio dei Ministri. L'intero Consiglio poi viene approvato dal voto dell'Assemblea.

Il governo

Per approfondire, vedi la voce Primi Ministri dell'Albania.
Il Primo Ministro Albanese Sali Berisha con il Presidente Americano George W. Bush, durante la visita di quest'ultimo a Tirana

Il potere esecutivo viene esercitato dal Consiglio dei Ministri.Il presidente del Consiglio è nominato dal Presidente; i ministri sono anche essi nominati dal Presidente sulla base di raccomandazioni del Primo Ministro.L'Assemblea del Parlamento dà l'approvazione definitiva alla composizione del Consiglio. Il Consiglio è responsabile sia della politica interna che estera. Dirige e controlla l'attività dei Ministeri e di altri organi dello Stato.

Ordinamento scolastico e il sistema universitario

In Albania attualmente ci sono università di diritto pubblico statali e private che sono nella fase di sviluppo dei curricula accademica per il riconoscimento del titolo di studio con ECTS European Credit Transfer System, con obiettivo l'integrazione nel sistema accademico e universitario dell'Unione Europea, secondo il processo della dichiarazione di Bologna.

Molte hanno sedi a Tirana, come l'Università statale di Tirana, il Politecnico statale, l'Università statale Agraria, Accademia statale delle Belle Arti e della Musica, l'Accademia statale dell'Educazione Fisica e per lo Sport (Università dello Sport), l'Università statale degli Studi Militari, l'Accademia statale della Polizia, le due ultime in collaborazione (per la riforma dei curricula accademica) con le strutture di formazione della NATO, PAMECA (missione dell'Unione Europea in Albania), e con specializzazioni nelle accademie dell'Esercito Italiano e Carabinieri in Italia.

Altri sedi universitarie pubbliche sono nelle principali città: Scutari, Durazzo, Elbasan, Korca, Valona e Girocastro.

Attualmente ci sono 15 università private come status economico in Società a responsabilità limitata (S.r.l.), e una fondazione italiana no profit, di questi (S.r.l.), 10 sono proprietà dei investitori privati albanesi, 1 turco, 2 greco-cipriota, 1 greco-americana, 1 italiana di educazione a distanza (e-learning). L'offerta delle università private in Albania è invece maggiormente concentrata sulle facoltà di economia finanziaria e commercio, giurisprudenza, medicina, odontoiatria, ingegneria elettronica, edile e architettura.

Sistema sanitario

Forze armate

Guardacoste Damen Stan, Tipo 4207.

Le forze armate albanesi sono supervisionate dal Quartier Generale dello Stato Maggiore e consistono in forze armate di terra (esercito), commando forza navale (marina), difesa aerea, commando di dottrina e formazione e commando logistico. Nel 2002, le forze armate albanesi hanno lanciato un programma di riforma di 10 anni sponsorizzato e supervisionato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per perfezionare e modernizzare significativamente le proprie forze armate. Ad oggi l'esercito impiega più di 25.000 soldati. Nell'Aprile 2008 l'Albania e la Croazia hanno ricevuto un formale invito di adesione alla NATO e ne sono diventati membri effettivi il 4 Aprile 2009[33]

Attualmente l'esercito albanese partecipa a missioni di pace sia in Afganistan, sia in Iraq.

Politica

Politica interna

Capo del Governo attualmente è il primo Ministro Sali Berisha del Partito Democratico Albanese (PD) che è riuscito ad ottenere la maggioranza grazie ad alleanze con altri partiti minori di centro e centro-destra. Una coalizione inaspettata con la precedente coalizione Alleanza del Cambiamento' guidata dal PD con il Movimento Socialista per l'Integrazione (LSI), evitò le nuove elezioni e diede vita al governo Berisha II. Attualmente il Kabinet è dominato dal Partito Democratico dell'Albania, con altri ministri del LSI, del Partito Repubblicano e del Partito per la Giustizia e Integrazione.

Elezioni parlamentari del 2009

Blu: PD, rosa: PS, rosso: LSI, viola: PR, arancione: PBDNJ, azzurro: PDI

Il 29 giugno 2009 si sono tenute le elezioni osservate dalla comunità internazionale, la quale stabilì che, nonostante ci siano state ancora episodi di violazioni, erano da considerarsi regolari. Si formarono le quattro coalizioni di partiti, tra cui i maggiori furono l' Alleanza del Cambiamento, guidata dal PD e formata da partiti liberal-conservatori e liberali, e l' Unione per il Cambiamento, guidata dal PS, con alleati socialdemocratici e centristi. Il nuovo sistema elettorale ha rafforzato il bipolarismo e ha escluso dal Parlamento alcuni partiti minori. Il risultato fu questo:

  • Alleanza del Cambiamento 46,85%, 70 seggi
    • Partito Democratico (democratici-conservatori e liberali) 40,18%, 68 seggi
    • Partito Repubblicano (conservatori) 2,11% , 1 seggio
    • Partito per la Giustizia e Integrazione (regionalisti, centristi) 0,95%, 1 seggio
    • Partito Agrario Ambientalista (ambientalisti e neo-liberali) 0,88%, nessun seggio
    • Movimento della Legalità (monarchici) 0,71%, nessun seggio
    • Lega Democristiana (democratici cristiani) 0,4%, nessun seggio
    • Unione Liberale Democratica (liberali) 0,33% nessun seggio
    • Alleanza Democratica (centristi) 0,31%, nessun seggio
  • Unione per il Cambiamento
    • Partito Socialista (socialdemocratici e liberal-socialisti) 45,34%, 66 seggi
    • Partito Socialdemocratico (socialdemocratici) 1,76%, nessun seggio
    • Unione per i Diritti dell'Uomo (liberali e minoritari) 1,19%, 1 seggio
    • G99 (movimento giovanile, centristi) 0,86%, nessun seggio
    • Partito della Democrazia Sociale (liberali) 0,68, nessun seggio
  • Alleanza Socialista per l'Integrazione 5,56%, 4 seggi
    • Movimento Socialista per l'Integrazione (socialdemocratici) 4,85%, 4 seggi
    • Vero Partito Socialista '91 (socialisti) 0,43%, nessun seggio
  • Il Polo della Libertà
    • Partito Democristiano dell'Albania (conservatori cristiani) 0,88%, nessun seggio
    • Movimento per lo Sviluppo Nazionale (nazionalisti) 0,71%, nessun seggio

Governo

MinistroNomePartito
Ministro degli Affari EsteriIlir MetaMovimento Socialista per l'Integrazione
Ministro degli Affari InterniLulëzim BashaPartito Democratico
Ministro dell'AgricolturaGenc RuliPartito Democratico
Ministro dell'AmbienteFatmir MediuPartito Repubblicano
Ministro della DifesaArben ImamiPartito Democratico
Ministro dell'Economia, del Commercio e dell'Energia[[]]Partito Democratico
Ministro delle FinanzeRidvan BodePartito Democratico
Ministro della GiustiziaBujar NishaniPartito Democratico
Ministro dell'Istruzione e delle ScienzeMyqerem TafajPartito Democratico
Ministro dei Lavori Pubblici, dei Trasporti e delle TelecomunicazioniSokol OlldashiPartito Democratico
Ministro del Lavoro, degli Affari Sociali e Pari OpportunitàKosta BarkaPartito Democratico
Ministro della Salute[[]]Partito Repubblicano d'Albania
Ministro del Turismo, degli Affari Culturali, della Gioventù e dello SportXhaferriPartito Democratico

Elezioni locali del 18 febbraio 2007

Il 18 febbraio 2007 si sono tenute le elezioni amministrative. Ha prevalso l'opposizione di sinistra, con a capo i socialisti di Edi Rama (sindaco di Tirana), che ha battuto il raggruppamento del presidente del consiglio Sali Berisha.

Confini

L'Albania confina con il Montenegro a nord (per 287 km), con la Serbia (Kosovo, attualmente sotto amministrazione ONU) e con la Macedonia a nord-est (151 km), e con la Grecia per 282 km a sud. Ad eccezione della linea costiera, tutti i confini dell'Albania sono convenzionali, stabiliti in linea di principio durante il Congresso degli Ambasciatori del 1912-1913 a Londra, dopo la proclamazione dell'indipendenza.

Il principio originale definiva linee di separazione, per quanto possibile, in conformità con gli interessi del popolo albanese e delle nazionalità delle regioni confinanti, seguendo le caratteristiche fisiche del territorio più marcate e mirando a separare nel modo migliore i gruppi nazionali ed etnici. I confini settentrionali ed orientali erano posti tra gli albanesi ed i serbi e i montenegrini; il confine sudorientale tra gli albanesi ed i greci; l'importante regione dei laghi della Macedonia occidentale era da dividersi fra i tre stati, Albania, Grecia e Regno di Jugoslavia, la cui popolazione viveva nella zona. Nonostante questa ripartizione, molte comunità albanesi sono rimaste tagliate fuori dai confini nazionali.

Il Paese venne occupato, durante la prima guerra mondiale, dagli eserciti di Italia, Serbia, Grecia e Francia, ma i confini stabiliti nel 1913 furono essenzialmente riaffermati dalle potenze vincitrici nel 1921. Alcune variazioni sono state accordate per salvaguardare le situazioni economiche locali, ad esempio per impedire la separazione di un villaggio dalle sue zone di pascolo o i mercati dalle relative zone di produzione. Le pressioni politiche inoltre furono un fattore importante nelle trattative, ma il risultato fu condizionato dall'approvazione delle Potenze, che avevano interessi più astratti, soprattutto mantenere l'equilibrio delle forze piuttosto che specifiche ambizioni economiche.

La divisione della regione dei laghi fra tre nazioni richiese che ciascuno di essi avesse una parte delle pianure nelle vicinanze. Questa decisione artificiale, una volta presa, condizionò necessariamente i confini settentrionale e meridionale. Il confine che si estende dai laghi generalmente verso nord, sebbene segua le creste degli alture orientali, rimane distante dai 16 ai 32 km dallo spartiacque. Poiché i negoziatori al congresso di Londra si rifiutarono di utilizzare lo spartiacque come confine nordorientale del nuovo stato dell'Albania, la popolazione albanese del Kosovo fu incorporata nella Serbia.[senza fonte]

Nell'estremo nord e nelle regioni montagnose del nordest dell'Albania, il confine segue le creste delle montagne attraverso le in gran parte inaccessibili Alpi Albanesi settentrionali, conosciute localmente come Bjeshkët e Namuna. Per la maggior parte, non esiste un confine naturale dalle alture all'Adriatico, anche se il lago di Scutari (Shkoder) e una parte del corso del fiume Buna a sud del lago sono stati usati per contrassegnare il confine nord-occidentale dell'Albania. A sud e sud-ovest, tra la regione dei laghi e il Mar Ionio, il confine sudorientale del paese non segue lo spartiacque ma attraversa alcune creste montuose.

Rapporti culturali con l'Italia

La lingua italiana contemporanea è la lingua più conosciuta, dopo la lingua materna albanese, dagli albanesi di ogni generazione e gruppo etnico sociale, anche grazie alla trasmissione di diversi canali radio televisivi italiani, i quali raggiungono la maggior parte del territorio albanese via satellite o terrestre.(Romania V., 2004)

Lo studio e la conoscenza dell'italiano è sostenuta, inoltre, dal "Programma Illiria" (convenzione politica ottenuta con accordi bilaterali dei governi italiano e albanese), che offre la possibilità di studiare la lingua italiana contemporanea a diversi alunni presso le scuole pubbliche statali del primo ciclo fino alle medie superiori nelle sessioni bilingue in Albania e studenti albanesi di studiare anche in Italia. Il programma di Protocollo Scientifico Italia-Albania prevede anche la formazione continua di docenti, professori, insegnanti e traduttori albanesi, anche nell'ambito del Dipartimento di Italianistica della Facoltà delle Lingue Straniere e del Dipartimento di Scienze Pedagogiche e di Psicologia della Facoltà delle Scienze Sociali dell'Università di Tirana.

Altre note riguardo i rapporti culturali fra Albania ed Italia:

  • nel 2006, nelle scuole pubbliche statali e regionali paritarie in Italia studiano circa 70.000 alunni albanesi[34];
  • Nel 2008 nelle università italiane risultavano iscritti più di 11.397 studenti universitari albanesi[35];
  • è stata aperta la prima università in lingua italiana, la ticinese "Libera Università privata Italiana" a Tirana [36] i cui titoli accademici non hanno valenza in Italia[37];
  • L'Istituto Italiano di Cultura a Tirana organizza eventi di promozione culturale dedicati all'arte, alla musica e alla letteratura italiana che coinvolgono artisti italiani, europei e albanesi.

Lingua

Per approfondire, vedi la voce Lingua albanese.

La lingua albanese (nome nativo Gjuha Shqipe /ˈɟuˌha ˈʃciˌpɛ/) è una lingua parlata da oltre 6 milioni di persone principalmente in Albania (3.350.000), Kosovo (2.500.000), Macedonia (750.000), e Montenegro (70.000).

L'albanese costituisce un gruppo a parte della famiglia linguistica indoeuropea. Alcuni studiosi suggeriscono che sia l'unico sopravvissuto del gruppo illirico parlato un tempo nella penisola sud-occidentale dell'Europa. Altri suggeriscono che possa essere imparentato più con l'antico daco, un tempo parlato in Mesia e in Dacia.

Economia

Tirana il centro economico dell'Albania

Il sistema socio-economico attuale dell'Albania è considerato quello di un "Paese in Via di Sviluppo", secondo la metodologia del Fondo Monetario Internazionale (IMF) e delle Nazioni Unite (UN). L'Albania non è un paese ricco per gli standard europei e sta attualmente compiendo la difficile transizione verso un'economia di mercato. La caduta del regime politico comunista del 1990 è infatti avvenuta più tardi e in modo più caotico rispetto agli altri paesi del Europa dell'Est, ed è stata caratterizzata da un massiccio esodo di rifugiati politici e emigranti economici verso l'Italia e la Grecia nel 1991 e nel 1992. I primi tentativi di riforma cominciarono all'inizio del 1992, dopo che il valore reale del PIL era diminuito di oltre il 50% rispetto al picco del 1989.

Il governo, democraticamente eletto ed insediato nel 1992, lanciò un ambizioso programma di riforme per arrestare il decadere dell'economia ed indirizzare il paese verso un'economia di mercato. Gli elementi chiave della riforma comprendevano la liberalizzazione del sistema dei prezzi e degli scambi, un consolidamento fiscale, un più serrato controllo sulla politica monetaria e una rigorosa politica delle entrate. Questi cambiamenti erano supportati da un ampio pacchetto di riforme strutturali, che comprendevano la privatizzazione di proprietà statali ed enti, la creazione di nuove imprese per il nuovo regime socio-economico, riforme nel settore finanziario e la creazione di un quadro legale per l'economia di libero mercato e le attività del settore privato.

I prezzi furono in gran parte liberalizzati. Fu privatizzata la maggior parte delle imprese di stato: dalle piccole industrie e dal fallimento delle società cooperative agricole delle comuni rurali, alle imprese statali artigianali medie e piccole. A partire dal 1995, il governo iniziò a privatizzare le grandi imprese di stato, mantenendo però il controllo delle ferrovie di stato, del servizio pubblico statale per le Poste Albanesi, INSIG (l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni), KESH (la Compagnia Corporate Albanese per l'Energia Elettrica) e Albpetrol/ARMO, su cui vennero investiti grandi capitali per il rilancio.

I risultati degli sforzi del Sistema Albania furono inizialmente incoraggianti. Dietro il settore trainante dell'agricoltura il PIL (prodotto interno lordo) crebbe di circa l'11% nel 1993, dell'8% nel 1994 e di più dell'8% nel 1995, con la maggior parte di questa crescita nel settore privato. L'inflazione annua cadde dal 25% del 1991 a percentuali ad una sola cifra. La moneta albanese (il Lek) si stabilizzò. L'Albania divenne meno dipendente da aiuti esterni. La rapidità e il vigore della risposta imprenditoriale privata alle aperture e alla liberalizzazione fu maggiore delle aspettative.

A partire dal 1995, tuttavia, il progresso si arrestò. Un indebolimento nella risoluzione del governo a continuare le dure politiche di stabilizzazione in occasione delle elezioni del 1996, probabilmente per ottenere consensi, contribuì al rinnovarsi della pressione inflazionistica, che raggiunse il 20% nel 1996, spinta anche dal deficit superiore al 12%.

Il collasso sociale ed economico e del sistema finanziario agli inizi del 1997 portò al fallimento della Banca statale Agricola Albanese e della Banca statale Commerciale Albanese. Un regime finanziario viziato dalla creazione di schemi piramidali di mera speculazione finanziaria di traffici monetari a tassi eccessivi che avevano attirato depositi da una parte notevole della popolazione, diede origine a disordini che causarono più di 1500 morti, una diffusa distruzione di proprietà pubblica e privata con una caduta del PIL dell'8% e l'esplosione dell'inflazione al 50%.

Il valore reale della moneta albanese durante la crisi del 1997 si dimezzò, prima di salire nuovamente nel gennaio del 1998 alla quota di 143 lek per un dollaro. Il nuovo governo (insediato nel luglio del 1997), fu costretto ad adottare energiche misure per ristabilire l'ordine pubblico e rivitalizzare le attività economiche e il commercio.

Nel 1998 l'economia dell'Albania mostrò netti segni di ripresa.

Il 1999 nella regione fu caratterizzato dal conflitto fra NATO e Serbia (allora Repubblica Federale di Jugoslavia) per la questione del Kosovo. Molti aiuti economici vennero stanziati dalla comunità internazionale per aiutare il Governo albanese a sostenere gli alti costi dovuti all'afflusso massiccio di quasi mezzo milione di rifugiati dal Kosovo.

Nel 2007 si è conclusa la procedura di privatizzazione di Telecom Albania-Albtelecom, impresa statale di telecomunicazione fissa (con le tecnologie Alcatel&Lucent di fibra ottica, servizi di larga banda ADSL e una licenza integrata di rilancio per un Operatore Mobile GSM), con l'acquisizione da parte di un consorzio formato dal Gruppo "Cetel", Türk Telekomunikasyon A.S. e "CALIK" per il 20% e per l'80% da un Holding Arabo Turco-Libica con il gruppo bancario della BKT-Banca Nazionale di Commercio, BERS e IFC a Tirana.

Altre imprese statali sono in fase di privatizzazione: la INSIG (l'Istituto Nazionale delle Assigurazioni), ed il settore distribuzione della KESH (la Compagnia Corporate Albanese per l'Energia Elettrica) e Albpetrol/ARMO.

Attualmente l'Albania è sottoposta ad un intensivo regime di ristrutturazione macroeconomica sotto la sorveglianza del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, in collaborazione per la politica monetaria con la Banca d'Albania (Banca Centrale dello stato Albanese).

Esiste una profonda necessità di riforme, che riguarda tutti i settori dell'economia, ma la possibilità di attuarle è limitata da una scarsa capacità amministrativa pubblica, dalla migrazione del capitale umano specializzato e da bassi livelli di reddito, da confrontarsi con l'alto costo della vita, che rendono molti gruppi sociali della popolazione particolarmente sofferenti per disoccupazione e fluttuazione dei prezzi.

L'economia albanese, e specialmente l'economia familiare, continua ad essere dostanzialmente sostenuta dalle rimesse degli emigrati albanesi (1.100.000 persone attive da 18-70 anni), ammontanti ad un miliardo e trecento milioni di euro all'anno, poiché circa il 20% della forza lavoro opera all'estero, in paesi dell'Europa Occidentale come Italia, Grecia, Germania e Grand Bretagna. Queste rimesse sostengono il PIL ed aiutano a mitigare il notevole deficit della bilancia dei pagamenti.

Gran parte delle terre agricole furono privatizzate nel 1992 dai governi post-comunisti attraverso una vasta distribuzione delle terre senza obblighi finanziari, tale iniziativa produsse il proliferare di piccole o piccolissime iniziative economiche contadine, limitate, all'inizio, nelle dimensioni, sia dalle limitate dimensioni dei territori assegnati sia dalla modesta capacità imprenditoriale.Ad ogni modo lo sviluppo favorì in seguito l'installarsi di medie e piccole imprese familiari, che trovarono particolare successo in mercati di nicchia, come l'agricoltura biologica di olio di oliva, erbe medicinali o da essenza, prodotti enologici, latticini e prodotti ortofrutticoli.Trovò particolare successo la produzione di prodotti biologici e privi di OGM (Organismi Geneticamente Modificati).

Gli investimenti esteri sono avvenuti in partenza in maniera massiccia su larga scala, ma sono stati poi violentemente frenati da gravi carenze nelle infrastrutture pubbliche e sociali; tra queste risultano, al termine del 2009:

  • la ridotta capacità delle autorità governative di esercitare un'adeguata vigilanza sul sistema bancario e del credito, sia in città che nelle campagne:
  • la mancanza nella legislazione nazionale, di una banca dati centrale, con un registro nazionale, delle persone fisiche e giuridiche, questo sia per i cittadini albanesi che per gli stranieri residenti in Albania;
  • informazioni certe ed ufficialmente certificate dei titoli giuridici sulla proprietà mobiliare e immobiliare delle persone fisiche e giuridiche private e, di conserva, della proprietà degli enti pubblici e statali, da cui le stesse proprietà private sono derivate, in seguito alla disordinata privatizzazione seguita al crollo del regime comunista;
  • l'assenza di una legislazione nazionale e di strutture pubbliche per l'autorità di vigilanza dei diritti d'autore, della difesa della proprietà industriale (marchi, brevetti), e della proprietà intellettuale;
  • la inadeguatezza della legislazione su di un appropriato sistema giuridico riguardo i contratti commerciali nazionali ed internazionali;
  • l'assenza di banche dati nazionali efficienti sul sistema economico delle società finanziarie, delle banche commerciali e del credito, ed inoltre l'assenza di una banca dati nazionale efficiente per le attività economiche delle imprese, e delle persone fisiche;
  • la sostanziale assenza nel sistema bancario albanese di banche e/o fondazioni agro-industriali, per il finanziamento delle imprese a medio e lungo termine, per promuovere progetti di sviluppo.

Dopo una grave crisi energetica nel 2007, che ha lasciato al buio gran parte della popolazione, recentemente la situazione è notevolmente migliorata, e perlomeno nelle città la corrente elettrica è assicurata senza interruzioni.

Sistema bancario

Dopo gli anni novanta molte banche commerciali private albanesi e straniere hanno aperto sedi e filiali nelle principali città. Fra queste, una decina di banche sono controllate da società commerciali bancarie greche (una di queste filiali con la banca madre in Grecia è stata acquistata ultimamente dal Groupe Crédit Agricole francese), una dall'austriaca Raiffeisen Bank (che si è avvantaggiata della privatizzazione della Banca del Risparmio Albanese), due dalle tedesche ProCredit Bank e KFW Bankengruppe (quest'ultima è prevalentemente impegnata nel settore energetico e nella collaborazione del credito per lo sviluppo), due dalle italiane "Banca Italo-Albanese" del "Gruppo Intesa Sanpaolo" (in joint-venture con SIMEST Società Italiana per le Imprese all'Estero e BERS - Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo) e dalla Banca Popolare Pugliese con il brand Banca Italiana per lo Sviluppo, due dalle statunitensi American Bank of Albania, creata dall'AAEF (Albanian American Enterprise Fund) ed ultimamente acquistata per l'80% del capitale azionario dalla Banca Italo-Albanese e l'altra Union Bank / Western Union, due arabe, una dalla società turca (che si è avvantaggiata della privatizzazione della BKT Banca Nazionale del Commercio), una malese, una bulgara. Due istituti di credito sono partecipati con capitali di privati albanesi: Banka Credins e Banca Popolare con il 75 % del capitale di proprietà della francese Societé Générale.

Esistono inoltre alcuni istituti privati finanziari di micro-credito nel settore dello sviluppo sostenibile, dediti ai servizi all'agricoltura per le comunità montane e per le piccole imprese di agroindustria:

  • Fondazione per il Finanziamento Rurale;
  • Opportunity Albania Partner Albanese di Micro-Credito (creata dall Opportunity International insieme a USAID);
  • Unione Finanziario "Jehona";
  • Unione Albanese del Credito di Risparmio;
  • Fondazione "Drejt se Ardhmes";
  • Fondazione "Besa";
  • Fondazione per il Finanziamento delle Communitá Montane.

Sistema imprenditoriale

Negli ultimi anni della transizione economica hanno cominciato a diffondersi e svilupparsi piccole e medie imprese (PMI/SME) manifatturiere nei settori dell'abbigliamento e delle calzature, e alcune piccole imprese industriali e agro-industriali, ad opera di privati albanesi o/e società miste con imprenditori italiani (soprattutto dalla Puglia e dalle altre regioni meridionali del Sud Italia). Partecipano anche imprese greche, turche, tedesche ed alcune industrie di export statunitensi con imprese albanesi (queste ultime attive nel settore delle erbe officinali naturali e medicinali).

I punti di forza di queste imprese sono:

  1. Basso costo del lavoro e mercato del lavoro flessibile. Il costo del lavoro in Albania è tra i più bassi in Europa. Il reddito mensile medio di un addetto operaio nel settore dell'abbigliamento e calzaturiero è pari a circa 200-250 Euro;
  2. Disponibilità di significative risorse naturali. L'Albania ha importanti risorse minerarie, tra cui cromo, nichel, rame, petrolio e carbone. Inoltre, sono presenti anche giacimenti di bauxite e fosfati, ancora poco sfruttati. Di minor importanza le riserve di dolomite, gesso, argilla, vetri vulcanici, bitume e marmo. Sale marino bio-naturale di prima qualità a Valona e lungo la Riviera del sud fino al Konispol;
  3. Favorevole locazione geografica. Grazie alla sua collocazione geografica, e al regime dei costi economici l'Albania può essere utilizzata come base per la delocalizzazione di alcuni processi produttivi. I collegamenti giornalieri di trasporto per via aerea e via mare con l'Italia, da Durazzo e Valona verso i porti di Trieste, Ancona, Bari e Brindisi garantiscono un flusso rapido e continuo di merci;
  4. Lo sviluppo del settore dei servizi di terziario avanzato, che può contare sui nuovi laureati albanesi con conoscenza avanzata della lingua inglese e della lingua italiana, preparatisi nelle maggiori università italiane ed europee, in collaborazione anche con i diplomati nelle Università Statali di Tirana e delle altre città dell'Albania.

Si sta inoltre creando un ambiente favorevole alla creazione di imprese per le nuove tecnologie industriali e dei servizi di terziario avanzato (soprattutto nelle città di Tirana, Durazzo, Scutari, Korca e Valona), specialmente nelle seguenti aree di sviluppo:

  • Internet Service Provider ISP;
  • nuova tecnologia radio televisiva Europea DVB - Digital Video Broadcasting;
  • programmazione informatica in online-Outsourcing, sviluppo di Software Open Source per numerose piattaforme software, sviluppo di siti web e sistemi avanzati di economia digitale;
  • ingegneria matematica applicata;
  • ricerca e sviluppo per le nuove tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni - ICT;
  • aziende di Outsourcing dedite all'assemblaggio di Personal Computer ed accessori relativi alle nuove tecnologie hardware del mercato TV satellitare.

Sistema economico-industriale

Il livello della produzione industriale nazionale, ancora limitato per lo sviluppo dell'economia reale e del PIL, lascia ampie opportunità agli investitori privati albanesi e stranieri per eventuali partnership.

La Confindustria Albanese (Konfindustria Shqiptare) ha sviluppato studi e ricerche nel campo dell'ingegneria industriale per lo sviluppo di progetti di lungo termine in partenariato con la Confindustria Italiana e con le corrispondenti organizzazioni dei paesi più industrializzati dell'Europa Occidentale, interessate a stabilire nuove unità industriali produttive, sviluppate con il supporto finanziario dei grandi gruppi privati bancari e delle fondazioni industriali europee. Questo processo apre importanti prospettive rivolte ai mercati regionali dell'Europa sudorientale, su cui possono trovare spazio tanto i prodotti industriali e agro-industriali europei, quanto quelli agricoli bio-organici naturali albanesi, come frutta, ortaggi e verdura fresca prodotte da agricoltori diretti e certificati secondo gli standard dell'Unione Europea.

Le opportunità economiche imprenditoriali includono la creazione di società miste e/o di consorzi con le medie e grandi aziende familiari albanesi (è sempre stato importante nella storia nazionale socio-economica dell'Albania, conservare l'identità nazionale e l'eredità delle famiglie albanesi sulla proprietà privata delle terre agricole), e/o in affitto direttamente dai proprietari delle terre agricole, secondo la tradizione secolare economica albanese, italiana e europea. Tali aziende familiari agricole, agro-industriali ed agrituristiche, dall'anno 2006, con la nuova legge per lo sviluppo della dimensione della proprietà privata in Albania sono in fase di sviluppo in linea con la media europea delle proprietà private agricole da 40 fino a 100 ettari.

Il turismo è una risorsa in crescita, con la creazione delle agenzie private turistiche albanesi e straniere, e si concentra sulla costa adriatica dal nord e sulla riviera ionica, in particolare grazie alla presenza di turisti albanesi kosovari e della macedonia.

Il bilancio esportazioni/importazioni è ancora fortemente squilibrato verso le importazioni, il paese ha un livello di esportazione minimo e importa molti prodotti alimentari e industriali, dalle materie prime ai prodotti di largo consumo. Il rapporto export/import è di 1/7 ed è costituito soprattutto da merci provenienti da Italia, Grecia, Macedonia e Turchia.

Oltre che con le rimesse degli emigrati (che ammontano a quasi un miliardo e trecento milioni di Euro l'anno), il pagamento delle importazioni è finanziata grazie agli aiuti allo sviluppo ricevuti da alcuni paesi donatori (fra i quali Italia, Germania, Austria, Francia, Svizzera, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Giappone, Israele, USA, Canada, Turchia, Arabia Saudita e Kuwait) e tramite flusso di denaro dato dagli investimenti di capitale dall'estero.

Capitale umano e lavoro

Più di un quarto della forza lavoro albanese è impiegato all'estero. Secondo i dati dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, dagli anni novanta al 2006 sono emigrati piu di 1.100.000 cittadini albanesi; di questi, la maggior parte ha assunto lo status di migrante economico permanente o a medio termine/stagionale; un centinaio circa sono emigrati inserendosi come imprenditori e commercianti in società straniere a partecipazione mista; una decina circa come liberi professionisti (artisti, musicisti) e nelle attività sportive, mentre molti svolgono attività di ricerca e sviluppo come tecnici specializzati e professori presso i centri di ricerca esteri, sia statali che privati.
Attualmente si calcolano circa 25.000 studenti albanesi nel mondo, di cui 12.000 nel solo sistema universitario italiano.

In Italia vi sono 400.000 albanesi emigranti economici legalmente riconosciuti (altri 100 mila in fase di legalizzazione), di cui il 15,9% titolare di piccole imprese associate di Confartigianato in Italia; in Grecia sono 600.000 gli emigranti economici albanesi. Altri paesi di forte emigrazione sono Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Canada.[38]

Trasporti

Per approfondire, vedi la voce Trasporti in Albania.

Rete stradale

File:Tirana's Overpass From Durres (1).JPG
SH2 - entrata a Tirana

Attualmente tutte le principali città Albanesi sono collegate fra loro con strade statali. C'è un'autostrada da 4 corsie che collega la città di Durazzo a Tirana, e sempre Durazzo con la città di Lushnje. Dal 2007 l'Albania sta assistendo alla costruzione di numerose strade. La principale priorità al momento è la conclusione dell'autostrada (da 4 corsie) che collegherà Pristina con Durazzo per una lunghezza totale di 170 km il 26 Giugno è stato inaugurato un tratto (Durazzo - Kukes)dell'autostrada, per 61 km con anche un tunnel di 6 km[39].

La seconda priorità invece è la costruzione del Corridoio Europeo 8, che collegherà l'Albania alla Macedonia e alla Grecia. [40] [41]

La terza priorità per il governo è la costruzione dell'autostrada litoranea, che collegherà la città di Trieste con la città Greca di Kalamata, passando attraverso sei stati, fra cui anche l'Albania.[senza fonte]

Trasporti Aerei

Nuovo Terminale dell'Aeroporto di Tirana

L'albania ha un solo Aeroporto Internazionale: l'Aeroporto Internazionale di Tirana. Si trova a 25 km dalla capitale ed è collegato a 29 destinazioni con 14 linee aeree.

A partire dagli anni 90, l'Aeroporto ha subito una notevolissima crescita in termini di passeggeri, infatti nel 2007 ha servito oltre 1 milione di passeggeri.

L'aeroporto include l'Albanian Airlines, con voli verso Atene, New York, Bari, Genova, Roma, Bologna, Monaco, Francoforte, Istanbul, Vienna ed altre destinazioni.Oltre che l'Albanian Airlines vi fanno scalo: Alitalia, British Airways, Austrian Airlines, Adria Airways, Jat Airways, Malev, Olympic Airlines, Hemus Air e Turkish Airlines.Ogni Lunedì c'è un volo diretto da Tirana verso il John F. Kennedy International Airport di New York. [42]

Rete Ferroviaria

Treno della linea Tirana-Durazzo

Il sistema ferroviario fu prevalentemente promosso all'epoca del regime totalitario di Enver Hoxha, infatti in quel periodo l'uso di automezzi privati era vietato.

Le Ferrovie in Albania sono gestite dalla Hekurudhat Shqiptare (HSH) (Ferrovie Albanesi) che, con un totale di circa 447 km di linee principali e circa 230 km di linee secondarie, a binario unico, collega fra loro le principali città albanesi. La trazione ferroviaria è Diesel, prevalentemente basata su locomotive della azienda ceca, ČKD (CKD VAGONKA a.s. di Ostrava).

La rete ferroviaria albanese è di fatto sconnessa delle reti dei paesi circostanti; nonostante qualche incoraggiante miglioramento in corso si può considerare in genere gravemente degradata, rispetto al livello medio delle ferrovie europee.Molti tratti di linea in uso sono danneggiati, con opere d'arte principali lesionate ed insicure; molti tratti sono di fatto abbandonati o dismessi.

Musica

Per approfondire, vedi la voce Musica albanese.

Cinema

  • Tana (1958), di Kristaq Dhamo Il primo film albanese
  • Udha e shkronjave (1978), di Vladimir Prifti
  • Tela per violine (1978), di Bujar Kapexhiu
  • Tirana year zero (1989), di Fatmir Koçi
  • Lamerica (1994), di Gianni Amelio
  • Butrinti (2001), di Vladimir Prifti
  • Ngadhnjim mbi vdekjen(1967), Gezim Erebara
  • Guximtarët (1970), Gezim Erebara
  • Në fillim të verës (1975), Gezim Erebara
  • Pylli i lirisë (1976) Gezim Erebara
  • Vajzat me kordele të kuqe (1978), Gezim Erebara
  • Përtej mureve të gurta (1979), Gezim Erebara
  • Nusja (1980): Gezim Erebara
  • Një natë pa dritë (1981),(Gezim Erebara)
  • Fushë e blertë-fushë e kuqe (1986),(Gezim Erebara)
  • Një jetë më shumë (1986)(Gezim Erebara)
  • Letra ere (2003), Edmond BUDINA
  • Gjoleka, djali i Abazit, Dhimiter Anagnosti
  • I dashur armik, Gjergj Xhuvani
  • Lule te kuqe, lule te zeza, Mevlan Shanaj
  • Vera, Artan Minarolli (jashte konkurrimit)
  • Nata pa hene, Artan Minarolli
  • Parullat, Gjergj Xhuvani
  • Syri magjik, Kujtim Cashku
  • Tirana viti zero, Fatmir Koci
  • Trishtimi i Zonjes Shnajder, Pirro Milkani (Jashte konkurrimit)
  • Yllka, Ylli Pepo
  • Keshilltaret, di Marika Vila (1979)
  • Njeriu me Top, di viktor Gjika
  • Gunat Parmbi Tela, di Muharrem Fejzo
  • Nje baba teper", Arjan Culiqi
  • Borxhliu, Arjan Culiqi
  • Piruet, Arjan Culiqi
  • Gjithe fajet e ka paraja, Arjan Culiqi

Personaggi celebri (in ordine cronologico)

File:Piazza Albania.JPG
  • Giorgio Castriota Scanderbeg (Gjergj Kastrioti Skënderbeu) (1403-1468), eroe nazionale albanese, re dei territori nazionali illiro-arberesh, scelto dai principati albanesi-arberesh.
  • Girolamo de Rada (Jeronim de Rada) 1814-1903), scrittore italo-albanese, importante figura del movimento nazionalista albanese nel XIX secolo in Italia.
  • Gjin Pjeter Pervizi (1856-1914), Leader dell'insurrezione armata di Kurbin-Kroja contro i turchi (1906-1912).
  • Ahmet Bej Zogu I (1895-1961), ex-re d'Albania
  • Bashkim Hoxha (1917-1998), scrittore albanese nato a Pristina (Kosovo)
  • Prenk Pervizi (1987-1977), Generale e Ministro della Difesa, 1943-44. Ebbe ruolo principale nell'ascesa di re Zog al trono. Risolse crisi pericolose destabilizzanti del paese (1920-1929). Osservatore militare nella guerra d'Abissinia e alle Grandi Manovre. Si ribello' alla guerra italo-greca. Si oppose ai comunisti. Rifugiato politico in Grecia, Italia e Belgio (1945-1977). Grande patriota.
  • Ismail Kadare (1936), scrittore, più volte candidato al premio Nobel per la letteratura
  • Isa Boletini, capo-clan militare dei kosovari per l'indipendenza dall'Impero Ottomano
  • Lek Pervizi, pittore e poeta, prigioniero politico sotto la dittatura comunista
  • Demetrio Franco, tesoriere e consigliere di Giorgio Castriota Scanderbeg, albanese-arberesh che scrisse nel 1480 il primo libro in latino sulla vita di Giorgio Castriota Scandebeg e da cui attinsero tutti gli scrittori posteriori a lui.
  • Eqrem Çabej, linguista e pubblicista delle scienze in albanologia
  • Eva Pepaj, modella albanese

Bibliografia

  • Antonello Biagini, Storia dell'Albania contemporanea, Bompiani,Milano, 2005
  • Romania V., "Farsi passare per italiani", Carocci, Roma, 2004
  • Pjeter Hidri : Generali Prenk Pervizi (monografia), Toena, Tirana, 2002
  • Pjeter Hidri : Le Général Pervizi, où l'histoire moderne d'Albanie. Dorian, Bruxelles, 2009
  • Lek Pervizi : Gjenrali Prenk Pervizi ne shtypin shqiptar,Bruxelles, Dorian, 2010
  • Proletar Hasani - Kush ka drejtuar ushtrine shqiptare, Tirana, 2001

Note

  1. ^ Stima CIA luglio 2009
  2. ^ Il Kosovo è attualmente conteso tra la Repubblica del Kosovo, che effettivamente controlla il territorio, e la Serbia, che reclama la sovranità su di esso.
  3. ^ Oxford English Dictionary
  4. ^ (DE)Indogermanisches etymologisches Wörterbuch (Indo-European Etymological Dictionary) 1959 pp. 30–31
  5. ^ Constantine A. Chekrezi. Albania Past and Present. New York: The Macmillan Company, 1919. p. 116.
  6. ^ (EN) Madrugearu A, Gordon M. The wars of the Balkan peninsula. Rowman & Littlefield, 2007. p.146
  7. ^ Richard Talbert, Barrington Atlas of the Greek and Roman World, (ISBN 0-691-03169-X), map 49 & notes
  8. ^ The Illyrians by J. J. Wilkes, 1992, ISBN 0631198075, p. 279, "We cannot be certain that the Arbanon of Anna Comnena is the same as Albanopolis of the Albani, a place located on the map of Ptolemy (3.12)"
  9. ^ http://en.wikipedia.org/wiki/Caucasian_Albania.
  10. ^ http://www.bakililar.az/ca/eng/history/problem.html
  11. ^ Robert Elsei. The Albanian lexicon of Arnold von Harff, Earliest reference to the existence of the Albanian language, pp. 113–122.
  12. ^ Conrad Malte-Brun, "Annales des Voyages de la geographie et de l'historie", Parigi, 1809
  13. ^ Johann Georg von Hahn, "Albanesische Studien", Bd. 1-3, Jena 1854, reprint Dion. Karavias, Athen 1981
  14. ^ "Scanderbeg", Harry Hodgkinson
  15. ^ (EN) Tom Winnifrith, Badlands-borderlands: a history of Northern Epirus/Southern Albania , London, Duckworth2002, , pag 130
  16. ^ http://ddata.over-blog.com/xxxyyy/0/19/69/68/jewish-survival-in-albanie.pdf
  17. ^ La candidatura dell'Albania al vaglio della Commissione europea. Albania News, 17-11-2009. URL consultato il 18-11-2009.
  18. ^ (EN) Lingue in Albania
  19. ^ CIA, The World Fact Book
  20. ^ informazioni da culturalpolicies.net
  21. ^ http://www.mymacedonia.net/history/parts.htm
  22. ^ (EN) "Roma and Egyptians in Albania: From Social Exclusion to Social Inclusion",by Hermine De Soto , Sabine Beddies , Ilir Gedeshi, Paperback April 2005, ISBN 0-8213-6171-6
  23. ^ (EN) Costituzione albanese. URL consultato il 23-05-2009.
  24. ^ (EN) Albania in International Religious Freedom Report 2006. US Department of State, 2006. URL consultato il 23-05-2009.
  25. ^ (EN) nonreligious encyclopedia topics. reference.com. URL consultato il 21-06-2009.
  26. ^ http://www.operationworld.org/country/alba/owtext.html#dentable
  27. ^ http://www.religiousintelligence.co.uk/country/?CountryID=103
  28. ^ http://www.operationworld.org/country/alba/owtext.html#dentable
  29. ^ http://www.religiousintelligence.co.uk/country/?CountryID=103
  30. ^ http://www.operationworld.org/country/alba/owtext.html#dentable
  31. ^ http://www.religiousintelligence.co.uk/country/?CountryID=103
  32. ^ (2002). Agreement between the Holy See and the Republic of Albania on the Regulation of Their Mutual Relations . AAS 94: 660-664  (in en). URL consultato il 23-05-2009.
  33. ^ Notizia riportata su RaiNews24
  34. ^ documento del Ministero della Pubblica Istruzione con statistiche sugli studenti stranieri
  35. ^ "LA MOBILITA' DEGLI STUDENTI: ISCRITTI a.a. 2007/08 per ateneo, facoltà, corso di studio, cittadinanza, PROVENIENZA GEOGRAFICA e sesso" (file .zip)
  36. ^ "ISFOA, Libera e Privata Università Internazionale, è una Fondazione Internazionale dotata di personalità giuridica, autorizzata all’utilizzo della denominazione Libera e Privata Università Internazionale ed al relativo rilascio di Titoli Accademici dal Giudice Delegato del Tribunale Amministrativo di Tirana della Repubblica d’Albania, Enkela Bajo, tramite atto pubblico redatto dal notaio Dhimitra Qarri registrato al repertorio n. 193 in data 8 settembre 2005" da http://www.unisfoa.ch/cronistoria.htm
  37. ^ "detto organismo non risulta autorizzato all’uso della denominazione di “Università”, né al conferimento di titoli accademici, neppure secondo i diversi sistemi universitari stranieri citati nei messaggi" dalla sentenza di condanna della Autorità Garante della Concorrenza e Mercato, disponibile on-line su www.agcm.it
  38. ^ Per approfondire le ricerche sull'integrazione socioeconomica della comunità dei nuovi emigranti economici albanesi in Italia, è possibile consultare il rapporto dell'Osservatorio di Confartigianato sull'imprenditoria straniera, e gli ultimi rapporti statistici economici dell'ISTAT, della Banca d'Italia, del CENSIS, del Ministero della Pubblica Istruzione e dell'Università e della Ricerca della Repubblica Italiana.
  39. ^ http://www.emportal.rs/en/news/region/92220.html
  40. ^ Segretariato del corridoio paneuropeo VII
  41. ^ albanianews su corridoio VIII
  42. ^ http://www.tirana-airport.com/

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