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definition - Bellinzona

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Bellinzona

                   
Bellinzona
comune
Bellinzona – Stemma
Bellinzona – Veduta
Dati amministrativi
Stato Bandiera della Svizzera Svizzera
Cantone Canton Ticino – stemma Canton Ticino
Distretto Bellinzona – stemma Bellinzona
Sindaco Mario Branda (PSS) dal 01.04.2012
Territorio
Coordinate 46°12′00″N 9°01′00″E / 46.2°N 9.016667°E / 46.2; 9.016667 (Bellinzona)Coordinate: 46°12′00″N 9°01′00″E / 46.2°N 9.016667°E / 46.2; 9.016667 (Bellinzona)
Altitudine 238 m s.l.m.
Superficie 19,84 km²
Abitanti 18 008[1] (31.12.2011)
Densità 907,66 ab./km²
Frazioni Daro, Carasso, Galbisio, Ravecchia, Artore
Comuni confinanti Arbedo-Castione, Giubiasco, Gorduno, Monte Carasso, Pianezzo, Sant'Antonio
Altre informazioni
Lingue italiano, ticinese [2]
Cod. postale 6500
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice BFS 5002
Targa TI
Nome abitanti bellinzonesi
Patrono S.Pietro Apostolo
Localizzazione
Bellinzona è posizionata in Svizzera
Bellinzona
Bellinzona – Mappa
Sito istituzionale
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
I tre castelli e la cinta muraria di Bellinzona
(EN) Three Castles, Defensive Wall and Ramparts of the Market-Town of Bellinzone
Castelli.JPG
Tipo Culturali
Criterio (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 2000
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Bellinzona (Belinzòna in dialetto ticinese) è un comune svizzero del Canton Ticino. E' la città capitale del Canton Ticino e capoluogo del distretto omonimo; conta 18.008 abitanti, mentre l'agglomerato e distretto conta oltre 48.000 abitanti. La città è attraversata da nord e in direzione ovest, marginalmente rispetto al centro cittadino, dal fiume Ticino.

È un punto di passaggio importante, infatti da qui si diramano le principali arterie stradali e autostradali sull'asse nord-sud verso i passi alpini del San Gottardo (o la galleria autostradale) del Lucomagno, del San Bernardino e della Novena.

Il nome Bellinzona deriva dal nome latino Bilitiō (accusativo Bilitiōnem). L'etimologia del nome è incerta e l'idea errata che il nome derivi dalla locuzione "zona bellica" è un esempio di etimologia popolare. Le ipotesi più accreditate sono due: la prima si richiama alla posizione geografica dell'insediamento bellinzonese originale, collocato sullo sperone di roccia di Castelgrande, e fa derivare il nome dal celtico «briga», col significato di monte o altura. L'altra ipotesi, invece, collega Bellinzona al nome personale latino Belitius o Bellitio al quale sarebbe stato aggiunto il suffisso –one, di probabile origine celtica. Il nome della Turrita significherebbe, perciò, «podere o possedimento di Bellitio».

Indice

  Storia

  Medioevo

La città viene nominata, per la prima volta, in un noto passo di Gregorio di Tours che descrive la calata, nel 590 d.C., dei Franchi in discesa dal passo del Lucomagno in guerra contro i Longobardi asserragliati nella fortezza di Bellinzona. Gregorio precisamente, dopo avere nominato Milano, nel descrivere il luogo dove fu ucciso il combattente franco Olone scrisse:

« Olo autem dux ad Bilitionem huius urbis castrum, in campis situm Caninis, inportunae accedens, iaculo sub papilla sauciatus, cecidit et mortuus est »

Gregorio qualificava quindi Bellinzona come una fortezza appartenente alla città di Sant'Ambrogio. Il 2 aprile 726 da Pavia re Liutprando donò al convento di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia i suoi possedimenti a Bellinzona, Blenio, Leventina, Vallemaggia e Gambarogno con le relative parrocchie[3]. Il re Ugo di Provenza il 12 marzo 929 da Pavia riconobbe le donazioni fatte dai suoi predecessori a favore del convento pavese di San Pietro in Ciel d'Oro e gli cedette la cappella di Santa Maria detta "Primasca" presso Bellinzona; il 25 marzo 1002 il re d'Italia Arduino d'Ivrea confermò al vescovo di Como il possesso del castello di Bellinzona con la porta che sempre serviva al pubblico passaggio[4].

Il 2 aprile da Roma l'imperatore Corrado II donò al convento di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia le due Corti di Magliaso e Calvadi, la cappella di Santa Maria detta Primasca nei pressi di Bellinzona e le sue proprietà immobili in Blenio e Leventina[5]. Il 12 giugno 1004 il re d'Italia Enrico II confermò alla diocesi di Como, retta la vescovo Everardo, il castello di Bellinzona con la porta che serviva da passaggio pubblico[6]. Il 13 marzo 1200 Amizio da Carate, giudice designato da Guglielmo vescovo di Como, sentenziò nella causa insorta tra i canonici della collegiata di Bellinzona, patrocinati dall'arciprete Ermanno, contro i signori Rotello e compagni di Locarno a motivo della vendita fatta da quest'ultimi ad infimi prezzi di alcuni stabili a Locarno, di proprietà dei canonici. Il 15 febbraio 1241 Federico II incarica della difesa del borgo Masnerio de Burgo[7].

  La battaglia di Arbedo nella cronaca del 1470.

Durante il medioevo Bellinzona viene a lungo contesa tra Como e Milano, per poi entrare stabilmente nell'orbita milanese a partire dal XV secolo. Risalgono a quest'epoca i tre stupendi castelli, simbolo stesso della città. Nel 1422 avvenne la famosa battaglia di Arbedo che vide la vittoria delle truppe del duca di Milano contro quelle dei Cantoni confederati. L'8 marzo 1490 Giovanni de Tabernis, dottore in entrambe le leggi, scrisse all'abate di Disentis assicurandolo della validità dei suoi reclami sugli inquilini della casa di proprietà del convento di Bellinzona, chiedendo autorizzazione legale, redatta da un notaio, per procedere ulteriormente, e una cauzione nel caso che lo Statuto bellinzonese l'esigesse ad uno straniero[8].

  Evo moderno

Il 14 aprile 1500, in seguito alle complesse vicende politico-militari del Ducato di Milano conquistato dalle truppe del re di Francia Luigi XII, Bellinzona e i villaggi di Isone e Medeglia si consegnano spontaneamente ai cantoni svizzeri di Uri, Svitto e Unterwalden. Il 29 luglio 1506 la Dieta elvetica decretò l'invio di soldati per la difesa dei castelli di Bellinzona[9]. Il 17 febbraio 1755 i bellinzonesi si lagnarono delle decisioni dell'ultimo sindacato dei sindacatori confederati[10].

Il commissario di Bellinzona il 27 gennaio 1560 vieta, sotto la penale di 25 corone, il taglio di legna e lo spacco delle pietre del letto del torrente Dragonato; il 9 giugno 1616 il Sindacato elvetico decretò che per ogni pinta di vino venduta dagli osti a Bellinzona sarà dato un angster (moneta) all'autorità per far fronte alla costosa manutenzione dei tre castelli; il 3 febbraio 1667 i tre Cantoni sovrani bandiscono un mercato quindicinale[11]. Il 20 maggio 1569 le vertenze tra Bellinzona e Locarno a causa della strada da Bellinzona al Verbano, la pesca ed i confini tra la contea e Magadino furono appianate[12]. Il 17 agosto 1651 i tre Cantoni sovrani Uri, Svitto e Unterwalden promulgarono l'ordine di non lasciare girovagare individui per le piazze di Bellinzona durante le prediche dei padri Gesuiti[13].

  Evo contemporaneo

La città rimarrà controllata come baliaggio (una specie di colonia) fino alla fine del Settecento, quando l'intervento di Napoleone e una serie di rivolgimenti interni portano alla nascita del Cantone di Bellinzona prima nel 1798 e, poi, nel 1803 dell'unico Cantone Ticino, di cui Bellinzona è capitale. Il 1º maggio 1799 a Bellinzona si organizzò una distribuzione di viveri ai rivoltosi della Leventina, il cui Congresso aveva dichiarato guerra alla Francia ed ai suoi alleati; il 2 maggio il corpo di truppa leventinese si presentò alle porte di Bellinzona, emise un proclama ed entrò in città[14]. Il 3 agosto 1801 la Dieta cantonale, radunatasi per la prima volta a Bellinzona, scelse la città a capoluogo stabile, lasciando a Lugano il ginnasio e a turno alle tre città di Bellinzona, Locarno e Lugano i tribunali[15]. Il 25 giugno 1803 Monte Carasso, Daro e Ravecchia vennero staccati dal comune di Bellinzona.

Dopo il 1815 il ruolo di capitale sarà attribuito invece a turno anche a Locarno e Lugano. Soltanto nel 1878 Bellinzona diventa definitivamente sede del governo cantonale ticinese, presso l'edificio del convento delle Orsoline. Il 4 gennaio 1859 la città ospita la sede della Banca Cantonale Ticinese[16], poi miseramente fallita nel 1914 a seguito di ripetute malversazioni. Nel 1907 i comuni di Carasso, Daro e Ravecchia si aggregano a quello di Bellinzona.

Nel dicembre del 1939 il generale Henri Guisan venne in visita alla città per ispezionare il dispositivo di difesa approntato per fronteggiate l'eventuale minaccia di un attacco da sud da parte dell'esercito italiano.

Lo sciopero degli oltre quattrocento lavoratori delle Officine FFS Cargo di Bellinzona è durato un mese, dal 7 marzo al 9 aprile 2008, ed è stato un avvenimento tanto eccezionale da stimolare immediatamente l'interesse dei cronisti, degli storici e dei sindacalisti[17].

  Demografia

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Ritratti comunali dell'Ufficio federale di statistica 2000
3,6% madrelingua tedesca
87,4% madrelingua italiana
2,5% madrelingua serbo-croata

Abitanti censiti

  Clima

La regione gode di un buon soleggiamento con un numero moderato di precipitazioni annue[18], ma con diversi giorni di vento.

  Cultura e informazione

  Villa dei Cedri
  Castelgrande a Bellinzona

I suoi tre castelli, le sue fortificazioni e la sua cinta muraria sono stati iscritti nel 2000 nella lista del patrimonio dell'umanità stilata dall'UNESCO. I tre castelli sono Castelgrande, il Castello di Montebello e il Castello di Sasso Corbaro.

La città possiede un Teatro, posto in piazza Governo, edificato nel biennio 1846-1847 su disegno dell'architetto milanese Giacomo Moraglia, uno dei maggiori architetti neoclassici lombardi della prima metà del XIX secolo, e recentemente restaurato.

  Teatro Sociale

Presso la Villa dei Cedri, in piazza San Biagio nel quartiere di Ravecchia, è presente un Museo di arte moderna con un ampio parco. Nel viale Stefano Franscini ha sede l'Archivio di Stato del Canton Ticino (ASTI) che, tra l'altro, conserva due preziose pergamene (tempera e oro su pergamena); con la prima Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, conferma i privilegi di Bellinzona del 13 dicembre 1476[19], con la seconda Luigi XII, re di Francia e duca di Milano, concede privilegi a Bellinzona e Claro del 12 novembre 1499[20].

Nello stesso edificio ha sede il centro di dialettologia e di etnografia.

Bellinzona è anche rinomata per il suo carnevale, vecchio di 150 anni, chiamato Rabadan. Esso attira ogni anno migliaia di persone da tutto il cantone, dalla Svizzera interna e da oltre confine; la città resta nelle mani del Re per ben sei giorni di festa. La tradizione indica nel 1862 la nascita del carnevale bellinzonese, ma il termine Rabadan (dal piemontese "baccano, fracasso", ma anche "uomo mal ridotto") è comparso solo nel 1874. Sempre a Bellinzona, nel 1958, è stata fondata la prima Guggenmusik ticinese: i Ciod Stonaa. Una Guggen è una banda musicale che si esibisce durante il carnevale e i cui musicisti (spesso improvvisati) sono in maschera. Si tratta di una tradizione ripresa dal sud della Germania e dalla Svizzera di lingua tedesca.

A Bellinzona hanno sede alcune scuole superiori quali:

  • la Scuola Superiore Specializzata di Tecnica (SSST),
  • la Scuola Superiore di Informatica di Gestione [1] SSIG e
  • la Scuola Superiore Alberghiera e Turismo [2],
  • il liceo cantonale [3], la Scuola cantonale di commercio.

In città si stampa il quotidiano La Regione, secondo per diffusione nel Canton Ticino solo al Corriere del Ticino.

  Istituzioni

  • Il Corpo civici pompieri del comune di Bellinzona è il più longevo del Cantone Ticino; è stato fondato nel 1829.
  • La Civica filarmonica di Bellinzona [4], fondata nel lontano 1785, è uno dei complessi bandistici più antichi della Svizzera.

  Personaggi di spicco

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Categoria:Personalità legate a Bellinzona.
  • I membri della famiglia Sacchi (de Sacho).
  • I membri della famiglia Della Porta.
  • I membri della famiglia Paganini.
  • I membri della famiglia Rusconi.
  • I membri della famiglia Sacco (von Sax, von Hohensax), appartenenti all'alta nobiltà retica, signori della Mesolcina, della Valle Calanca e delle valli del Reno alpino, fecero erigere il castello di Mesocco, si espansero fino a conquistare Bellinzona e la valle di Blenio, vendettero la Mesolcina al maresciallo Gian Giacomo Trivulzio.
  • Zanolo Rusca, membro del Consiglio del borgo, inviato a Milano come deputato, fece erigere la chiesa di San Giovanni al Dragonato e nei pressi fondò l'ospedale e il convento degli eremiti agostiniani.
  • Giovanni Andrea Rusconi[21], presidente del Consiglio del borgo, luogotenente del balivo, cavaliere dell'Ordine dello Speron d'Oro.
  • Giovanni Battista Rusconi[22], membro del Consiglio del borgo, capitano generale delle milizie del baliaggio di Bellinzona, deputato presso i cantoni sovrani.
  • Rodolfo Rusconi[23], avvocato, presidente del tribunale d'appello, deputato al Gran Consiglio, Consigliere di Stato.
  • Maurus von Rol, insegnante nel collegio dei gesuiti di Bellinzona, poi abate di Einsiedeln.
  • Bernardino Ruginelli, braccio destro di San Carlo Borromeo, nobilitato da papa Pio IV, cavaliere dello Speron d'oro.
  • Filippo Rusconi[24], avvocato e notaio, esponente del partito liberale radicale, deputato al Gran Consiglio, Consigliere di Stato, presidente del consiglio d'amministrazione della Banca ticinese, tenete colonnello dell'esecito svizzero.
  • Carlo Sacchi[25], luogotenente del balivo di Bellinzona, presidente del governo provvisorio, membro del Gran Consiglio e del Piccolo Consiglio.
  • Giacomo Antonio Sacchi[26], avvocato, cancelliere del baliaggio di Bellinzona, prefetto del cantone di Bellinzona, deputato al Gran Consiglio, membro del tribunale amministrativo.
  • Luigi Colombi[27], dottore in legge, nominato segretario del Tribunale federale (1875-1890), di cui fu poi giudice supplente (1895-1900), tra il 1894 e il 1896 membro della commissione per il primo progetto di Codice penale svizzero; in precedenza aveva presieduto il congresso internazionale di Lugano per il miglioramento del sistema penitenziario; di vastissima cultura giuridica, si distinse e fu apprezzato per i suoi numerosissimi lavori di elaborazione e di traduzione di Codici, commentari, leggi, regolamenti. Consigliere di Stato radicale (1890-1905), diresse i Dipartimenti di giustizia, polizia e militare; deputato al Gran Consiglio (1905-1927) e municipale di Bellinzona (1909-1919).
  • Emilio Colombi[28], fratello di Luigi, dal 1885 fu corrispondente da Parigi per Il Dovere; rientrato nel 1887 in Ticino lavorò per il giornale radicale "La Riforma" e prese parte alla rivoluzione del 1890; nel 1907 si stabilì a Berna: corrispondente parlamentare, pubblicò i suoi articoli su diversi quotidiani di tendenza liberale; all'inizio della prima guerra mondiale il Comando italiano gli affidò il lavoro di spoglio della stampa tedesca; accusato per questa sua attività di spionaggio per i servizi informativi stranieri, si trasferì a Milano; dal 1919 fu addetto stampa presso la Legazione italiana a Berna; nel periodo 1920-1930 divenne il maggior collaboratore della rivista "L'Adula", e l'ispiratore politico dell'intero gruppo; iscritto dal 1925 al Fascio di Berna e tornato nel 1928 in Ticino, si batté dietro le quinte per il trionfo del fascismo.
  • Plinio Colombi[29][30], pittore, influenzato da Arnold Böcklin e soprattutto da Ferdinand Hodler, si specializzò nel paesaggio montano e invernale, trovando ispirazione in soggetti delle Alpi bernesi; il suo naturalismo luminoso, rarefatto e lineare, per molti aspetti decorativo, lo portò naturalmente a misurarsi con le tecniche della stampa e del cartellone pubblicitario.
  • Carlo Colombi[31], figlio di Luigi, nel 1906 si diploma in ingegneria meccanica presso la scuola di ingegneria dell'Università di Losanna, lavorò presso la Brown, Boveri & Co a Baden (1906-1914); in seguito si dedicò all'insegnamento e alla ricerca presso il Politecnico Federale di Losanna quale professore straordinario (1914-1945) e ordinario (1945-1955); la sua attività scientifica si rivolse soprattutto allo studio della termodinamica teorica e delle macchine a vapore e a gas; fu autore di numerosi contributi sulla produzione di energia meccanica e di calore.
  • Emilio Agostinetti[32], dirigente socialista, deputato al Gran Consiglio ticinese e la Consiglio nazionale.
  • Ernesto Bruni[33], ispettore scolastico.
  • Germano Bruni[34], deputato e Consigliere nazionale.
  • Curzio Curti[35], dottore in diritto, municipale di Bellinzona, deputato al Gran Consiglio, Consigliere di Stato.
  • Sergio Salvioni[36], dottore in diritto, avvocato e notaio a Locarno, esponente dell'ala radicale del partito liberale radicale ticinese, amministratore dell'Azienda elettrica ticinese.
  • Grant Benson, deejay di origine britannica (Watford 31 marzo 1963) lavora ora in Italia per diverse emittenti radiofoniche.
  • Giovanni Mariotti[37], sindaco di Bellinzona, membro del Gran Consiglio e del Consiglio di Stato ticinesi.
  • Plinio Grossi, scrittore, giornalista televisivo, escursionista, cultore di memorie storiche bellinzonesi e ticinesi, pubblicista.
  • Callisto Caldelari, frate cappuccino, storico, bibliografo, autore di diversi e fondamentali studi sulla Bibliografia ticinese.

  Monumenti e luoghi d'interesse

  Architettura religiosa

  Il centro storico

  La collegiata dei Santi Pietro e Stefano
  • La chiesa collegiata dei Santi Pietro e Stefano.
  • L'oratorio di Santa Marta[38] sul fianco nord della collegiata, edificio rettangolare orientato (ora in disuso) fatto costruire nel secolo XVII dall'omonima confraternita e trasformato nel secolo successivo. Subì restauri nel 1961 (esterno) e negli anni 1966-1968 (interno) diretti dagli architetti Mario Campi (1936-15 dicembre 2011) e Franco Pessina (nato nel 1933). In facciata: loggia in origine con quattro arcate; all'interno l'aula è ornata di affreschi illusionistici del 1762 di Giuseppe e Ignazio Baroffio; al centro della volta sta il dipinto col Trionfo di santa Marta, di Giovanni Battista Ronchelli[39]; alle pareti le tredici lunette perimetrali contengono Storie di santa Marta della seconda metà del XVII secolo; l'altare in marmi policromi è del 1763 con statua della Santa titolare in legno dorato e dipinto del XVII secolo.
  La chiesa evangelica
  • L'oratorio del Corpus Domini[40] (ora in disuso), in Vicolo della Motta, dietro la Collegiata, è una semplice costruzione rettangolare ricavata da una casa privata di proprietà già di Bartolomeo Rusca, acquistata nel 1584 dalla Confraternita del Corpus Domini; la facciata principale ha una scala d'accesso in marmo del 1794; sopra il portale: tracce di un affresco con l'Adorazione del Santissimo Sacramento, tra ampi tendaggi illusionistici del secolo XVII. All'interno l'aula è coperta con volta a botte lunettata, è ornata di stucchi di Domenico Pacciorini del biennio 1639-1640, tra cui spiccano le belle figure dell'Annunciazione nella lunetta terminale. L'elegante altare barocco in marmi policromi degli anni 1769-1773 è di Paolo Bottinelli, con pala raffigurante l'Incoronazione della Vergine di Salvatore Pozzi, del 1643. Nei riquadri della volta: tele con la Benedizione di Giacobbe del 1639, il Trionfo dell'Eucarestia, del 1638 e Melchisedech della prima metà del secolo XVII. Nella lunetta della controfacciata: tela dell'Ultima Cena, pure di Salvatore Pozzi, del 1638; nelle sei lunette laterali: tele con le Storie del ciclo del Santissimo Sacramento, del primo ventennio del XVII secolo con il Miracolo della mula, del 1641, il Sacrificio non accetto, la Comunione indegna, la Cena in Emmaus, la Messa di san Gregorio e il Miracolo del ponte.
  • La Chiesa di San Rocco[41], in Piazza Indipendenza, fondata nel 1330 da Jacopo Cattaneo con il titolo di Santa Maria del Ponte e ricostruita in seguito alla distruzione quasi totale avvenuta nel 1478 per far posto al rivellino di Porta Camminata. Dal 1583 è sede della Confraternita di San Rocco. La Scuola di San Rocco è una sala quadrangolare costruita nell'ultimo ventennio del secolo XVI sopra la sagrestia. La volta a padiglione è ornata da un cornicione con mascheroni in stucco coevi di un maestro locale e di affreschi molto ritoccati, con il Redentore e gli Evangelisti; gli stalli sono in legno scolpito e intagliato della prima metà del secolo XVII. L'altare ligneo con tela di San Rocco della fine del XVI secolo.
  • La chiesa evangelica[42] e l'annessa casa parrocchiale, nel viale Franscini, sono costruzioni con elementi neoromanici erette nel 1899 su progetto di Paul Reber.

  Il quartiere sud

  Ravecchia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ravecchia.

  Il quartiere di San Giovanni

  Quartiere di Bellinzona nord

  Carasso

  • La chiesa di Sant'Andrea è una costruzione a navata unica con coro semicircolare affiancato da un robusto campanile, eretta nella prima metà del XVI secolo in sostituzione dell'antica parrocchiale romanica (citata nel 1285), che sorgeva in località Corte Sotto.

  Daro

  Artore

  Prada

  • L'oratorio di San Girolamo, nel nucleo abitato montano tra ruderi di edifici rustici in parte risalenti al medioevo, è una modesta costruzione d'origine medievale rimaneggiata nei secoli XV-XVI con un coro coperto con volta abotte lunettata e massiccio campanile del 1816 addossato al fianco destro della navata. Subì un restauro negli anni 1981-1994, nel corso del quale gli affreschi seicenteschi della facciata furono sostituiti da un dipinto murale di frà Roberto Pasotti raffigurante i Santi Girolamo e Rocco. Il coro è ornato di dipinti murali seicenteschi, molto ritoccati, con i Santi Carlo Borromeo, Francesco d'Assisi, Girolamo, Rocco e angeli; sull'arco trionfale vi è l'Annunciazione. L'altare reca la pala seicentesca della Madonna col Bambino fra i santi Girolamo e Rocco; alle pareti: tele con San Francesco d'Assisi del secolo XVIII e San Luigi Gonzaga del 1850.

  Architettura civile

  Il centro storico

  Vista estiva della Collegiata dei Santi Pietro e Stefano e del centro storico dall'alto del Castelgrande
  Casa Chicherio, busto dell'Ariosto
  • L'antica Casa Bruni, edificio del XVIII secolo, con facciata arricchita da cinque balconcini barocchi in ferro battuto[48],[49],[50]; il cortile interno conserva un lato loggiato con colonne[51],[52],[53],[54], ornate con notevoli capitelli[55],[56],[57],[58]. Subì ristrutturazioni negli anni 1928, 1953 e 1981;
  • il palazzo della Società Bancaria Ticinese costruito nel 1960 da Augusto Jäggli (1911-1999) l'edificio si caratterizza per la liscia facciata in vetro, disegnata da sottili telai delle finestre e forata da un inserto in diagonale con l'ingresso (parzialmente modificato) intervento di qualità nel tessuto del centro storico;
  • la casa Morelli, ancora in via Nosetto, presenta un antico portico[59];
  • il contiguo edificio plurifunzionale con bel portico[60].
  • l'antica Casa Gabuzzi, settecentesca ai cui piani superiori si conservano un balconcino e due veroncini con ringhiere in ferro battuto[61],[62]. Dell'antico cortile interno, ora adibito a passaggio con spazi commerciali, rimane un'unica fronte loggiata;
  • l'antica Casa Carlo Chicherio, caratteristico esempio di palazzo signorile del XVIII secolo con ampia facciata[63] ed elegante portale rococò[64], due balconcini con ringhiere in ferro battuto e finestre coronate da decorazioni in stucco. Nell'atrio: statua dell'Ecce Homo sopra una targa recante lo stemma Chicherio del 1773. Sale e saloni del piano nobile sono ornati di stucchi dei secoli XVIII e XIX; la facciata principale, risalente alla prima metà del secolo XVIII fu trasformata nel secolo XX, è dotata di un balcone e due veroncini settecenteschi con eleganti ringhiere in ferro battuto;
  • la vicina antica casa Ghiringhelli conserva tre notevoli capitelli[65],[66],[67].
  • l'antica casa Leopoldo Chicherio presenta un balcone rococò[68] e un terrazzino coevo all'ultimo piano.
  • La casa Zur Burg, sulla facciata laterale reca tracce di un affresco raffigurante Guglielmo Tell che uccide Gessler eseguito da Luigi Faini nel 1895;
  • l'attuale palazzo della Banca dello Stato è una ricostruzione di un edificio precedente con facciate improntate ad uno stile neoclassico semplificato, realizzate da Mario Chiattone (1891-1957) negli anni 1928-1930; subì una ristrutturazione interna di Mario Botta (nato nel 1943) nel biennio 1984-1985.
  • Il palazzo in stile lombardo in Piazza Collegiata, rimaneggiato dall'architetto Mario Campi (1936-2011) per adibirlo a sede del negozio di abbigliamento classico Monn è un piccolo gioiello architettonico.

La via Codeborgo è forse la più antica contrada bellinzonese, vi sorgeva la Porta di Codeborgo, ricostruita nel 1824 e demolita nel 1857;

  • la casa d'abitazione reca un portale in granito del secolo XVI, situato nell'androne rimodernato, ornato con lo stemma dei Soncini''[69];
  • l'edificio plurifunzionale conserva in facciata un portale in granito con lo stemma dei Zezio[70].
  • la casa d'abitazione con spazi commerciali ha un bel portale[71] con dei pochi elementi rimasti del collegio e della residenza dei Benedettini di Einsiedeln, presenti a Bellinzona dal 1675 al 1852, che fecero rinnovare l'edificio e la chiesa adiacente nel 1782;
  • la "Galleria Benedettini", sul viale Stazione, odierno passaggio con spazi commerciali risulta dalla demolizione, avvenuta nel 1893, della facciata e della parte finale del coro della chiesa di Santa Maria del Pianto o dello Spasimo dell'Addolorata, eretta verso il 1510 e trasformata in stile barocco dai benedettini di Einsiedeln nel 1782. Il campanile del 1761 fu demolito nel 1927. Rimangono la navata coperta con volta a botte lunettata e il coro quadrato con cupola aperta a lucernario;
  • l'ex panetteria Peverelli, degna di nota per l'esuberante decorazione plastica in cemento in stile liberty che corona l'ingresso, eseguita nel 1905.
  • L'antica Casa Magoria, in via Magoria, una delle residenze signorili più interessanti del Settecento bellinzonese, con un cortile esterno in origine chiuso da un muro; le due ali dell'edificio racchiudono un elegante corpo scala, che si apre al primo piano con due arcate sorrette da colonne con capitelli di recupero del secolo XV, di cui uno recante lo stemma dei Pusterla[72]. Al pianterreno: camino con lo stemma dei Magoria-Molo[73], della metà del XVI secolo;
  • un'antica casa , pure in via Magoria, conserva colonne e due capitelli notevoli[74].
  • la "Casa Rossa", in via Nosetto, è un palazzo eretto nel 1864 dall'ingegnere lombardo Lodovico Manzi quale abitazione e spezieria di Tranquillo Venzi; dell'edificio originale si conserva unicamente la facciata con la pregevole decorazione in terracotta[75] eseguita da Andrea Boni, ispirandosi a modelli milanesi neogotici e neorinascimentali;
  • l'antica casa Rusconi, dell'edificio originario rimangono tre colonne del portico con capitelli del XV secolo e il portale bugnato tardorinascimentale coronato dallo stemma dei Rusconi[76].

La Piazza Nosetto è l'antico centro del borgo, lo spazio a pianta triangolare è circondato da edifici con portici fra cui, di particolare pregio, quelli situati sul lato nord;

  • la casa d'abitazione con spazi commerciali il cui portico conserva colonne e capitelli quattrocenteschi[77] appartenenti a due case ricostruite verso la fine el XVIII secolo; la decorazione pittorica e a graffito (rifatta) è di Emanuele Riva;
  • l'antica casa Bruni è un palazzo ricostruito nel XVIII secolo incorporando due case medievali di cui rimangono le antiche colonne del portico con un capitello medievale e quattro capitelli dell'inizio del XVI secolo. L'ultimo piano è scandito da balconcini con ringhiere in ferro battuto del XVIII secolo;
  • il Palazzo comunale, realizzato negli anni 1921-1926 da Enea Tallone (direzione dei lavori: Rocco Bonzanigo e Giuseppe Weith) sul posto dell'antico municipio risalente almeno al XXIV secolo, più volte trasformato, di cui reintegra alcune vestigia. La costruzione di forme neomedievali ispirate al modello del broletto, presenta una pianta quadrangolare con corte interna attorniata da portici e logge ad archi ed è caratterizzato dalla slanciata torre campanaria. Costruito in granito di Osogna con profili in calcare di Castione, esprime il gusto per i materiali locali e le tecniche artigianali tradizionali anche nell'arredo e nella ricca decorazione interna delle sale municipale e patriziale. Le lunette sovrastanti le logge rappresentano vedute di ricostruzioni storiche di Bellinzona dal XV al XIX secolo, eseguite a graffito da Baldo Carugo (1903-1930)[78] con la collaborazione di Giuseppe Weith. Nello scalone: vetrate realizzate da Emilio Mariotti su disegno di Augusto Sartori (1880-1957)[79] di Gerra (Gambarogno) nel 1928. Nel loggiato del secondo piano: frammenti di affreschi raffiguranti putti danzanti, medaglioni con ritratti di imperatori e centauri[80], recuperati dall'antico municipio. Notevoli anche il rilievo in bronzo Ave Maria del 1898 di Giuseppe Chiattone (1863-1954)[81], e il busto marmoreo di Giovanni Jauch, sindaco dal 1865 al 1877, di Vincenzo Vela.

In via Camminata sorgeva la "Porta Camminata" (o porta Lugano) demolita nel 1857;

  • la casa d'abitazione (ora Banca Migros) ha il portale in pietra di Castione con lo stemma dei Molo[82], della prima metà del XVI secolo; la facciata reca un fregio dipinto in stile tardogotico e decorazioni a graffito (rifatte) degli anni 1920-1925;
  • la casa d'abitazione Beltrametti con spazi commerciali con grande portale in granito del XVI secolo sovrastato dallo scolpito stemma della famiglia Chicherio del XVIII secolo[83];
  • l'ex Albergo dell'Angelo, edificio residenziale e commerciale adibito ad albergo dal 1836 fino al 1887, ampliato nel 1860 circa, dopo la demolizione di Porta Camminata, di cui sopravvive un pilastro sull'angolo della costruzione. Verso Piazza Indipendenza presenta una facciata neoclassica, sul prospetto est conserva un balcone con ringhiera in ferro battuto[84].

La "Porta Nuova" (o porta Locarno), in via Teatro, fu demolita nel 1846 con un tratto di cinta muraria per consentire l'erezione del Teatro Sociale;

  • la casa Salvioni, in via G.M. Bonzanigo, è un sobrio edificio trasformato nel 1850 circa; la facciata neoclassica presenta architetture e motivi ornamentali dipinti da Luigi Faini nel 1900 circa, ridipinti da Federico Cassina, nel 1919 da Domingo Saporiti[85] (1893-1966)[86] e Mario Bernasconi nel 1929; all'interno nel vano scale conserva un capitello con lo stemma della famiglia Rusca[87] e un soffitto ligneo tardogotico ornato con intagli gotici a traforo e recante gli stemmi del XV secolo dei Rusca, dei Pusterla e dei Muggiasca[88] in un locale a sinistra delle scale.
  • la casa Cusa è un palazzo bipartito risalente ai secoli XVI-XVII e ristrutturato a più riprese nei secoli successivi; nel portico è incorporato un capitello scolpito con lo stemma della famiglia Cusa[89] dell'inizio del XVI secolo. La facciata della parte est presenta delle decorazioni in rilievo e incise in stile liberty, del 1905 circa. La facciata della parte ovest è ornata con dipinti murali di Emanuele Riva del 1909. Una sala del primo piano è coperta da un ligneo soffitto a cassettoni dei secoli XV-XVI.
  Fontana con protome leonina
  • la Casa Borsa, in via Nosetto, conserva all'interno un caratteristico antico portico[90].
  • l'antica casa Muggiasca, in vicolo Muggiasca, costruzione d'origine medievale rimaneggiata a più riprese, di cui si conserva un portale ad arco acuto. Nel cortile interno: piccolo portico cinquecentesco con colonne[91] e capitelli del XV secolo[92],[93],[94], tra cui un capitello recante lo stemma familiare[95]; fontana con protome leonina del 1869 circa.
  Ex Palazzo delle Orsoline e piazza Indipendenza

La Piazza Governo ottocentesca è definita dal Palazzo del Governo cantonale e dal Teatro Sociale; gli architetti Mario Chiattone e Agostino Cavadini sistemarono il giardino dotato di fontana con foca in pietra di Castione del 1945 scolpita da Remo Rossi;

  Il Palazzo del Governo
  • il Palazzo del Governo sorto negli anni 1738-1743 quale convento delle Orsoline, soppresso nel 1848, con l'annessa chiesa di Santa Maria di Loreto, demolita nel 1892[96] ed entro il 1851 trasformato in palazzo governativo a tre ali, poi chiuso sul quarto lato dall'ala neoclassica contenente la sala del Gran Consiglio. Subì lavori di ristrutturazione nel 1869 (Carlo Fraschina) e nel 1880 (Francesco Bianchini). Nel 1889 fu demolita l'antica chiesa conventuale di Santa Maria di Loreto, ove fu edificata nel biennio 1921-1922 l'ala ovest da Giuseppe Bordonzotti. Numerose successive modifiche negli anni: nel 1922 trasformazione del cortile interno e della facciata prospiciente la piazza, 1928, 1940-1944, 1958-1960 demolizione dello scalone d'onore e costruzione del nuovo corpo sud, 1966 chiusura delle arcate sul lato ovest del cortile, 1967-1968, 1971. Nella sla del Gran Consiglio ristrutturata nel 2003: soffitto ornato di un dipinto illusionistico a tempera neobarocco con raffigurazioni allegoriche del 1899, di Adelchi Maina di Caslano[97]. Nel corridoio antistante. busti in marmo di uomini politici ticinesi e di Vincenzo Vela, opere scultoree del medesimo, di Luigi Vassalli[98], di Apollonio Pessina[99] e di Fiorenzo Abbondio[100], della seconda metà del XIX secolo-prima metà del XX secolo. Nel corridoio sovrastante la scala principale: busto-ritratto del generale Guillaume-Henri Dufour di Vincenzo Vela, del 1848, e tela con la Rigenerazione del Canton Ticino del 1805 di Antonio Baroffio (Bruni) (circa 1762-post 1825)[101]. Nell'ala sud: dipinto murale di Serge Brignoni[102], del 1958.
  • Il nuovo Palazzo del Governo, collegato al precedente, è un vasto complesso amministrativo realizzato da Ferdinando Bernasconi junior e Augusto Guidini junior nel 1950; i prospetti sono caratterizzati dalla fitta trama modulare che scandisce il ritmo delle aperture. Nel corpo delle scale sono conservati notevoli dipinti raffiguranti scene di vita ticinese di Rosetta Leins[103], Pietro Salati[104], Giuseppe Bolzani[105], Ugo Cleis[106] e Felice Filippini;
  • il Teatro Sociale[107], tra le più significative testimonianze dell'architettura tardoneoclassica nel Canton Ticino e uno dei rari esempi di teatro all'italiana esistenti in Svizzera, costruito nel 1847 a Giovanni Rocco von Mentlen su progetto dell'architetto milanese Giacomo Moraglia per la Società del teatro sull'area ottenuta dalla demolizione della "Porta Locarno" e di un tratto di cinta muraria. Successivi interventi di restauro, tra cui il rifacimento dell'atrio su disegno di Enea Tallone nel 1919. Fu trasformato in sala cinematografica nel 1951 poi chiusa nel 1971; negli anni 1990-1997 subì un radicale restauro a cura di Giancarlo Durisch (nato nel 1935) e Pia Durisch Nolli inteso a ripristinare la concezione del Moraglia, mentre il settore scenico è stato interamente riprogettato. La sobria facciata, la cui semplice e ordinata disposizione egli elementi risponde ai principi neoclassici di bellezza legata alle buone proporzioni, alla simmetria centrale e all'uso parsimonioso degli ornati. Dall'atrio, con le decorazione del 1919, si accede alla platea con pianta a ferro di cavallo, cinta da due ordini di palchi e al loggione, secondo la tradizione del teatro all'italiana, in cui predominano lasala e il palcoscenico, mentre i ridotti occupano un'area limitata.
  • Una casa borghese, in Piazza Governo, presenta una facciata con balconcini con ringhiere in ferro battuto[108].
  • La casa Sacchi[109] già Molo, in via Orico, è un edificio del XVII secolo che conserva la tipica struttura dei palazzi gentilizi fuori mura. Le tre ali racchiudono un cortile porticato e loggiato su due lati, delimitato verso la strada da un muro con balaustra. Il cancello tardobarocco del secolo XVIII è in ferro battuto Nel corso dei restauri del biennio 1975-1976 furono rimosse le decorazioni pittoriche neorinascimentali;
  • il Palazzo Sacchi[110], restaurato negli anni 1973-1975, è una costruzione signorile settecentesca a tre ali che limitano un cortile trapezoidale su cui si apre un portico sorretto da colonne binate. Uno scalone dà accesso al giardino retrostante. La fronte severa verso la strada è arricchita da tre balconcini con eleganti ringhiere in ferro battuto, del terzo quarto del XVIII secolo. Nell'ala nord: scalone con balaustra rococò, illuminato da una lanterna che sovrasta la cupola. Al piano nobile: grande salone la cui volta era ornata con un affresco settecentesco di Giuseppe Antonio Felice Orelli raffigurante gli Dei dell'Olimpo, parzialmente conservato nel Museo civico e archeologico di Locarno.
  • L'ex grotto Eden (casa d'abitazione), nella Salita al Castelgrande, inaugurato nel 1898, fu trasformato in residenza da Giuseppe Weith e per Giuseppe Carugo e riccamente decorato, anche internamente dal figlio Baldo nel 1923.
  Il treno passa davanti all'ex Istituto Santa Maria
  • L'obelisco, in Piazza Indipendenza, fu eretto nel 1903 in occasione del 1º centenario dell'entrata del Canton Ticino nella Confederazione elvetica, concepito da Hermann Neukomm e dallo scultore Natale Albisetti[111], autore dei quattro rilievi allegorici in bronzo che ornano il basamento. Sulla piazza si affacciano edifici classicheggianti in parte ricavati da trasformazioni di case di campagna originariamente situate ai margini delle mura cittadine;
  • la casa Cusa, è un edificio sorto negli anni 1810-1820, trasformato su progetto di Augusto Fogliardi nel 1918; la facciata (ridipinta) è riccamente decorata con motivi ornamentali e ritratti di Leonardo da Vinci, Tiziano, Raffaello e Michelangelo.
  • L'ex Istituto Santa Maria (ora Ostello Montebello), in via Nocca, è un imponente edificio con risalti turriti e facciata articolata a semicolonne, scaturito alla trasformazione di una casa colonica nel 1850 circa; il suo aspetto attuale è riconducibile alla ristrutturazione realizzata negli anni 1905-1907 su progetto di August Hardegger. L'edificio ospitò un rinomato collegio femminile creato nel 1884 dall'arciprete di Bellinzona e poi Amministratore apostolico della diocesi di Lugano, monsignor Vincenzo Molo e affidato alle Suore insegnanti della Santa Croce di Menzingen; fu riattato ed ampliato nel 1894[112].

  Quartieri a sud e a ovest

  • Il Palazzo Grassi & Co, in via Lugano,[113] con tipografia e uffici, costruzione neorinascimentale realizzata dal capomastro Tommaso Boldini e dall'impresa Bernardoni negli anni 1921-1923;
  • la Villa Stoffel (ex Curti)[114], residenza signorile neorinascimentale all'interno di un parco cintato, accessibile da un bel cancello, edificata da Maurizio Conti per il banchiere Giuseppe Stoffel nel 1898; parzialmente trasformata;
  • il notevole complesso delle Scuole Sud[115].
  • il villino ex Bobbià[116] progettato nel 1906 da Maurizio Conti per Celeste Stoffel, figlio di Giuseppe, all'interno di un giardini; inconsueta costruzione eretta su un basamento ad archi ribassati e caratterizzata da opulente decorazioni in cemento e da una bella veranda liberty;
  • la "Villa Amalia", un volume cubico coronato da un frontone, degli anni 1830-1840, con facciate recanti decorazioni pittoriche del 1900 circa. Bel cancello in ferro forse disegnato da Maurizio Conti nel 1894;
  • la "Villa Fogliardi" (ora Ente ticinese del Turismo), residenza turrita con decorazioni pittoriche di gusto liberty (rifatte), realizzata su progetto di Augusto Fogliardi a uso proprio nel 1916.

In via Ghiringhelli si allineano ville eclettiche o in stile regionale ticinese del primo Novecento con giardini;

  • il villino G. Salvioni costruito nel 1927 da Adolfo Brunel, presenta elementi architettonici in stile rinascimentale fiorentino e decorazioni pittoriche ridipinte;
  • il villino con bella decorazione a motivi vegetali e geometrici eseguiti a graffito da Domingo Saporiti (1893-1966)[86] nel 1934;
  Palazzo della Basilese
  • la Villa Vera (ora Villa Elzi), è una residenza turrita edificata nel 1930 da un imprenditore formatosi alla scuola di Enea Tallone.
  • l'edificio amministrativo e residenziale della Basilese Assicurazioni, in via Nizzola, opera di Mario Botta degli anni 1989-1991; al corpo delle abitazioni segue linearmente quello principale destinato agli uffici, contraddistinto dalla fitta scansione delle finestre a feritoia e collegato a via Lugano da una passerella.
  • la villa residenza eclettica con torre angolare e giardino, edificata da Enea Tallone per l'industriale Cornelio Bonetti nel 1918.
  • Il Pretorio, in viale Franscini,[117] inaugurato nel 1895, fu ampliato e trasformato in forme eclettiche da Ferdinando Bernasconi;
  • l'ex Scuola cantonale di commercio (ora scuola media)[118], fu edificata nel biennio 1894-1895 dall'imprenditore edile Emilio Donati; la costruzione originariamente a ferro di cavallo fu chiusa da un'ala negli anni 1900-1910 e presenta una facciata neorinascimentale; subì trasformazioni nel 1923; nell'aula magna: dipinto murale raffigurante Le attività umane di Giuseppe Bolzani, del 1952;
  • la Scuola di arti e mestieri reca in facciata i due mosaici di Alberto Salvioni[119][120] del 1953;
  • il Palazzo Franscini, edificato negli anni 1995-1997 da Luca Ortelli; il complesso ospita istituti di cultura e di ricerca del Canton Ticino e si articola in un volume principale con corte centrale coperta e due corpi allungati uniti da una volta d'ingresso. Kust am Bau: all'esterno intervento sulla scalinata di Charles François Duplain[121] e Yves Tauvel; nella corte interna: Eclissi II, opera murale di Mariapia Borgnini[122] e Daniele Gabarino.
  Mario Botta: Palazzo amministrativo della Swisscom
  • L'edificio amministrativo Swisscom, in via dei Gaggini realizzato da Mario Botta negli anni 1988-1998, si presenta come un quadrilatero con una grande corte circolare aperta verso nord e con le sue vaste proporzioni domina il tessuto edilizio minuto del quartiere periferico.
  • La villa, in via Salvioni, una costruzione in stile regionale ticinese con murastura in granito a vista, tetto a falde e pergola in legno con montanti in granito, realizzata da Enea Tallone per Germano ed Elisa Bonetti-Bonzanigo nel biennio 1930-1931;
  • l'ex fabbrica di prodotti chimici (ora edificio amministrativo), edificata nel 1912 da Enea Tallone per i fratelli Giovanni Battista e Cornelio Bonetti, presenta una pianta ad U e un cortile coperto da una struttura in ferro.
  • La "Villa Bonetti", in via Emilio Motta,[123], sontuosa residenza eretta dall'architetto Enea Tallone per Giovanni Battista Bonetti nel 1913, all'interno di un parco con folta e variata vegetazione, accessibile da un imponente cancello. Caratterizzato da una volumetria mossa da scale esterne, logge, balcone e veranda, l'edificio turrito con tetto a falde fortemente aggettanti presenta una muratura policroma in mattoni con motivi ornamentali color verde ed articolazioni in granito.
  • L'ex Banca Popolare Ticinese (ora Banca Raiffeisen), in via Jauch,[124] è un edificio in granito locale ispirato nelle forme allo Heimatstil d'oltralpe, realizzato ad Arnold Huber nel biennio 1904-1905; le vetrate liberty sono di Gaetano Ponzio e Giuseppe Schwarz.

  Zona a nord del centro storico

  La Piazza del Sole
  Il "pettine" di Vacchini

La Piazza del sole un tempo era destinata a parcheggio (fino al Novecento inoltrato vi sorgeva un piccolo quartiere) è stata ridisegnata da Livio Vacchini negli anni 1981-1998, quale grande quadrato in cui sono incastonate lastre di granito marcato agli angoli da massicci corpi d'accesso all'autosilo sottostante e marcato ai piedi della rupe di Castelgrande da una fila di lastre trapezoidali verticali a pettine.

  • Il monumento a Rinaldo Simen, in piazza Rinaldo Simen, è tra i monumenti più importanti del Novecento ticinese per qualità artistica e originalità iconografica, realizzato da Giuseppe Foglia[125] negli anni 1921-1923, presenta una struttura in granito con al centro la testa di bronzo dell'uomo politico e ai due lati due bassorilievi raffiguranti un contadino e una contadina intenti alla semina;
  • l'Edificio residenziale e commerciale con forme attuali riconducibili alla radicale trasformazione attuata da Maurizio Conti nel 1907; opulente decorazioni pittoriche neobarocche di Emanuele Riva del 1908 (ridipinte).
  • La Casa plurifamiliare, in via Pellandini, una palazzina ispirata allo stile dei palazzi comunali del Trecento, progettata nel 1925 da Adolfo Brunel per suo fratello Antonio, fotografo. Sopra l'ingresso: lunetta con bassorilievo raffigurante un'allegoria della fotografia, forse di Pietro Bianchi.

Il viale Stazione tracciato negli anni 1873-1875 da Giovanni Ferri, richiese l'abbattimento di un tratto di mura borghigiane; collega la stazione con piazza Collegiata;

  • il palazzo residenziale e commerciale con parte centrale coronata da frontone, è un edificio imponente tardoneoclassico sorto nel biennio 1876-1877 su commissione di un gruppo azionario; negli anni 1883-1908 fu trasformato nell'Hotel Schweizerhof et de la Poste;
  • il Palazzo residenziale e commerciale realizzato da Adolfo Brunel e Giuseppe Bordonzotti nel 1910 in seguito ad un concorso indetto dal commerciante Giovanni Odoni nel 1908, è un interessante esempio di architettura eclettica da boulevard metropolitano con torre angolare coronata da una cupola;
  • il Palazzo postale (edificio amministrativo della Posta) è un imponente palazzo tardostoricistico edificato da Arnoldo Brenni negli anni 1924-1927;
  • il Complesso residenziale e commerciale, formato di due palazzi collegati da un arco rampante che reca il nome del proprietario, il commerciante Dionigi Resinelli e la data del 1910. Autori dell'edificio eclettico in cemento armato con ricco apparato decorativo in stile liberty sono Paolo Zanini e Secondo Antognini;
  La stazione e il suo piazzale
  • la Posta centrale, realizzata dagli architetti Angelo Bianchi, Aurelio Galfetti e Renzo Molina negli anni 1977-1985, previa demolizione di "Villa Messico". Il vasto complesso su pianta a H e facciate rivestite in marmo si articola in un settore aperto al pubblico con il monumentale e arioso atrio degli sportelli concluso da un a copertura a botte (parzialmente trasformata), un corpo con locali amministrativi e di smistamento e un terzo settore destinato alla distribuzione ferroviaria. Nel piazzale: fontana mobile in granito e acciaio del 1985, opera di Pierino Selmoni (nato nel 1927)[126] di Chiasso;
  • il palazzo Ginevrina (ora agenzia della Banca Popolare di Sondrio)[127] è un edificio realizzato da Enea Tallone e Sivio Soldati per la compagnia assicurativa "Ginevrina" negli anni 1920-1923, presenta facciate rivestite di granito e articolate da lesene ioniche;
  • la "Casa del Popolo", sorta nel 1908 su progetto dell'architetto Ettore Rusconi per Maria de Agostini quale Gran Bazar de Agostini; l'edificio fu poi adibito ad albergo e dal 1911 a Casa del Popolo, fu ampliato nel biennio 1929-1930 e ristrutturato. In facciata le lesene sono concluse da teste femminili liberty;
  • l'Albergo Internazionale, è un imponente edificio progettato da Giovanni Gualzata per i fratelli Antognini, inaugurato nel 1909.
  • La stazione delle Ferrovie Federali Svizzere (FFS), sul piazzale Stazione, è un edificio progettato da Adolf Göller e realizzato negli anni 1874-1876 dal suo successore Gustav Mossdorf; subí diversi ampliamenti successivi; la statua dell'Elvezia fu realizzata da Remo Rossi nel 1943 quale monumento dedicato al consigliere federale Giuseppe Motta da erigersi a Berna, dove non fu mai collocata, perciò venne collocata di fronte alla stazione nel 1957.

  Quartiere del Portone

Rione compatto a nord della collina di Castelgrande costituito principalmente da villini e case plurifamigliari (in parte conservati), serviti dalla rete viaria tracciata negli anni 1900-1905;

  • l'edificio della Società Impresari Costruttori, in viale Portone, è un sobrio parallelepipedo con due facciate ritmate dalla struttura delle solette e dei tamponamenti vetrati; opera dell'architetto Augusto Jäggli del 1964, risanato a cura di Franco e Paolo Moro nel 2003;
  Il bagno pubblico
  • l'ex Fabbrica di carrozze Cesare Del Biaggio, progettata da Maurizio Conti nel 1904, si compone di un corpo aggiunto nel 1909; al pianterreno aperture profilate in laterizio; il complesso costituisce un buon esempio di architettura industriale d'inizio Novecento.
  • La casa Al Portone, in via Mirasole, è un'abitazione plurifamigliare su pianta a H realizzata da Aurelio Galfetti negli anni 1984-1985;
  • il Bagno Pubblico, tra le più importanti realizzazioni architettoniche ticinesi del secondo dopoguerra, è un'infrastruttura sportiva edificata negli anni 1967-1970 da Aurelio Galfetti, Flora Ruchat Roncati e Ivo Trümpy; una lunga passerella collega la città con l'argine del fiume Ticino e funge da asse generatore delle attrezzature e da percorso pedonale, consentendo l'accesso a spogliatoi, cabine e servizi, collocati a livello intermedio, e quindi alle piscine, disposte in un grande prato verde.

In via Vela si allineano notevoli abitazioni degli anni 1920-1930, in parte ornate di decorazioni pittoriche;

  • il Villino, abitazione progettata ad uso proprio da Alfredo Nodari nel 1930 e costruita dall'impresa di suo padre Guglielmo, che realizzò diverse case nel quartiere; il volume cubico articolato a lesene, presenta finestre incorniciate da ornamenti in cemento, decorazioni pittoriche in stile liberty e la recinzione del giardino con bassorilievo raffigurante putti e ghirlande;
  • il Palazzo Fabrizia (ora Istituto di ricerca biomedica), realizzato dagli architetti Luigi Snozzi e Livio Vacchini negli anni 1963-1965, l'edificio è definito da una struttura in acciaio, vetrata, con gli spazi organizzati intorno ad una corte interna percorsa da ballatoi;
  • il villino, reca una notevole fascia sottogronda con motivi floreali dipinti e la decorazione a graffito degli anni 1920-1930.
  • Il Grottino ticinese, in via Lavizzari, progettato nel 1927 dall'architetto Enea Tallone in occasione del Tiro federale del 1929, l'edificio in granito a vista mostra elementi tipici dell'architettura rurale come il tetto a capanna, le scale esterne, i camini, i soffitti rustici; servì da modello per lo stile regionale ticinese;
  • la Scuola media (ex ginnasio)[128], innovativo centro scolastico di Alberto Camenzind degli anni 1956-1958, si sviluppa organicamente in senso longitudinale con spazi diversificati coperti da tetti a falde e illuminati da finestre a nastro e lucernari; rimaneggiato.
  • Le Abitazioni Bianco e Nero, in via Vincenzo D'Alberti, costruite negli anni 1986-1987 da Aurelio Galfetti; le due case plurifamigliari riprendono la volumetria delle costruzioni circostanti, adottando forme e materiali attuali: grandi aperture, tetti a terrazza e facciate in calcestruzzo armato a vista rigate da intagli in pietra;
  • i Magazzini comunali degli anni 1900-1905 presentano facciate ornate con raffinati ed elaborati motivi ornamentali a graffito con sfondi policromi.
  • Diversi villini del primo Novecento, in via Campo Marzio, recano pregevoli decorazioni pittoriche;
  • la Villa è una costruzione eclettica con risalto turrito centrale, edificata per il macellaio Francesco Carmine nel 1908.

  Il quartiere di San Giovanni

Prima zona d'espansione urbana sviluppatasi nel tardo XIX secolo fra l'omonima chiesa, la stazione e l'area delle officine FFS, costituita principalmente da villette e palazzine con giardini cintati;

  • le Scuole elementari Nord, in via Guisan,[129], una costruzione classicheggiante realizzata da Maurizio Conti in seguito ad un concorso indetto nel 1906; più volte ampliata.
  • Il Monumento ai ferrovieri periti nello scontro ferroviario avvenuto nella sottostazione di San Paolo ad Arbedo nel 1924, nel piazzale Antognini, reca un altorilievo in bronzo di Giuseppe Chiattone nel biennio 1926-1927.
  • La Ca' da sass, in via Cancelliere Molo, realizzata nel 1928 da Enea Tallone per il banchiere Adolfo Rossi; la villa con muratura in granito si ispira all'architettura rurale.
  • i Villini, in via Di Sacco, progettati nel 1909 da Emilio Kronauer, impiegato alle Officine FFS, presentano una combinazione di Heimatstil, liberty ed elementi dell'architettura industriale;
  • la Palazzina, una costruzione in cemento armato progettata nel 1909 da Maurizio Conti per Secondo Antognini, presenta elementi architettonici liberty e un 'interessante fascia sottogronda dipinta imitando un rivestimento in maiolica con motivi floreali (rifatta).

Il Viale Officina tracciato nel 1884 qui sorsero inizialmente le case per gli impiegati elle ferrovie, in parte sostituite da nuove costruzioni;

  • l'ex Scuola per bambini di lingua tedesca (ora Scuola cantonale per cure infermieristiche), figli degli impiegati della Ferrovia del Gottardo, costruita nel 1885 su progetto di Fritz Frei in forme classicheggianti, poi rialzata; dal 1931 fu destinata a scuole diverse;
  • le Officine principali delle FFS, edificate negli anni 1886-1890 dallo studio d'ingegneria Imfeld di Zurigo, furono ampliate a più riprese fino ad occupare una vasta area a nord del quartiere di San Giovanni; degno di nota è l'imponente edificio per il montaggio delle locomotive, del 1919.

  Bellinzona nord

  • La Casa plutifamiliare, in via San Gottardo eretta da Roberto Bianconi e Walter Ruprecht nel biennio 1971-1972; al parallelepipedo del volume principale sono stati «aggiunti» la pensilina, il corpo scale cilindrico a nord e il corpo semicilindrico delle terrazze a sud progettati come elementi autonomi con proprio valore formale; Interessante anche la distribuzione degli spazi nei tre appartamenti dove un muro in diagonale divide le zone giorno e notte.
  • La Palestra della sezione locale della Società federale di ginnastica, in via Giuseppe Motta, progettata da Emilio Forni nel 1921, presenta un corpo centrale illuminato da ampi finestroni e due ali laterali.
  • Un rettifilo di cinque coppie di case unifamiliari con giardini, a partire dal bivio tra la via Giuseppe Motta e la via Pratocarasso, sorge edificate per gli impiegati delle FFS negli anni 1920-1925.
  • Lo Stadio comunale realizzato nel biennio 1946-1947 da Hans Beyeler e Raffaello Tallone con tribune in cemento armato;
  • la Casa unifamigliare, in via Motto d'Arbino, costruita da Franco Ponti e Peppo Brivio per il fratello di Franco negli anni 1950-1953 presenta l'organizzazione degli spazi determinata da una lastra verticale in muratura di pietra che attraversa tutto l'edificio e incrocia la lastra orizzontale del tetto.
  • Il Centro tennistico, in via Brunari, prima tappa di un nuovo centro sportivo pensato in relazione al bagno pubblico l'infrastruttura sportiva, edificata nel 1985 da Aurelio Galfetti, è contraddistinta dalla lunga «parete praticabile» contenente i ristorante, i locali tecnici, gli spogliatoi e le docce; una cinta di alberi delimita l'area con gli otto campi da tennis.
  • Le Case d'appartamenti, in via Vallone, realizzate da Roberto Bianconi e da Walter Ruprecht nel 1972, si qualificano per l'organizzazione egli spazi negli appartamenti e per le facciate; quella a nord con finestre a nastro, quella a sud ritmata dai volumi in aggetto dei balconi.

  Carasso

  • L'ex birreria Bonzanigo-Jauch (ora depositi comunali e centro di raccolta rifiuti), in via Birreria, fu fondata nel 1878 da Giovanni Bonzanigo e suo figlio Giovanni Bonzanigo-Jauch, più volte ampliata, il corpo principale, con articolazioni di granito e laterizi del 1900, è stato parzialmente demolito. Ancora intatta è la casa padronale situata a monte della strada.
  • La Casa Patriziale, in via Galbisio, è un parallelepipedo disposto ortogonalmente alla strada, edificato negli anni 1968-1970 da Luigi Snozzi e Livio Vacchini; a pianterreno si trova la sala multiuso, vetrata sui quattro lati, ai piani superiori 12 appartamenti impostati su pianta libera, con il nucleo centrale bagno-cucina e pareti metalliche smontabili. Nel corso dei lavori di costruzione sono stati rinvenuti i resti di un'abitazione d'epoca altomedievale del VIII secolo.

  Daro

  • La Villa Mariotti (Ora Casa di riposo per anziani delle suore agostiniane di Poschiavo), nella Salita Mariotti, è una residenza signorile con torre angolare ed elementi neorinascimentali dell'inizio del XX secolo.
  • La Villa, in via Artore, è una costruzione in stile regionale ticinese con elementi ispirati al vicino castello di Montebello; sulla facciata ovest sta l'affresco raffigurante la Madonna di Augusto Sartori.

  Ravecchia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ravecchia#Monumenti e luoghi d'interesse.

  Architettura militare

I castelli con le mura cittadine[130] e l'imponente murata[131] che sbarrava l'intera valle del fiume Ticino, formavano un sistema difensivo difficilmente espugnabile. Dal 2000 fa parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO.

Questa importanza strategica venne meno dopo la conquista dei Confederati. Il complesso, le cui origini risalgono a un nucleo tardoantico (IV secolo) situato sul dosso di Castelgrande, è sostanzialmente il risultato dell'attività edilizia promossa dai duchi di Milano nel XV secolo. nel corso degli importanti lavori di ristrutturazione attuati dagli Sforza intorno agli anni 1475-1480, le mura cittadine, consistenti in due linee separate nord e sud, furono sopraelevate e munite di caditoie e di merli ghibellini. Tali ampliamenti, che interessarono anche Castelgrande e il castello di Montebello, furono diretti da diversi architetti ed ingegneri militari, tra cui Benedetto Ferrini da Firenze, Francesco da Mantova, Matteo da Como, Gabriele Ghiringhelli e Giorgio da Carona.

Negli anni 1487-1489 fu ricostruita anche la murata eretta forse dai Visconti dopo la Battaglia di Arbedo nel 1422. Del lungo muro di sbarramento, ripristinato e dotato di una passerella in viale Portone negli anni 1974-1992, rimangono due tratti merlati che racchiudono un camminamento con copertura a volta, due torri e un corpo quadrangolare collegato con Castelgrande. Verso il 1900 i castelli, le mura cittadine e la murata versavano in serie condizioni di degrado.

All'inizio del XX secolo e soprattutto nel periodo 1920-1950 furono intrapresi lavori di consolidamento e ricostruzione[132].

  • Il "Castelgrande", detto anche castello vecchio dal XIV-V secolo, castello d'Uri dal 1506, castello di San Michele dal 1818 (ora Museo Storico-archeologico)[133]. Nel museo civico sono conservati l'ara romana[134] rinvenuta a Carasso[135], il capitello con lo stemma dei Porta[136], l'insegna dell'antico albergo della Cervia[137] e Palazzo Ghiringhelli di cui si conservano le tavolette ornate con tempera su carta del soffitto rinascimentale del primo piano; le immagini - dai fondi rossi, azzurri, o bianchi - non sono dipinte direttamente sul legno, ma su fogli di carta applicati in un secondo momento[138]; il dipinto murale con Sant'Anna che allatta Maria Bambina[139], gli statuti manoscritti della confraternita di Santa Maria[140].
  • Il "Castello di Montebello", detto anche castello piccolo, nuovo o di mezzo nei secoli XIV e XV, castello di Svitto dal 1506, castello di San Martino dal 1818, (ora Museo archeologico).
  • Il "Castello di Sasso Corbaro", detto anche castello di Cima, castello di Unterwalden dal 1506, castello di Santa Barbara dal 1818, è un compatto fortilizio situato su uno sperone roccioso a sud-est della città, nel punto più alto del rilievo roccioso su cui sorgono le fortificazioni bellinzonesi.
  • La porta nella torre d'angolo di Piazza Indipendenza fu aperta nel 1925; sopra vi fu murato uno stemma in marmo dei Visconti del XV secolo; la porzione di murata adiacente fu recuperata e ricostruita a cura di Giuseppe Weith nel 1939 dopo l'incendio che distrusse il vecchio palazzo delle dogane nel 1935.
  • Il Monumento ai militi è addossato alla cinta muraria: l'altorilievo centrale fu realizzato nel 1920 da Apollonio Pessina quale monumento ai caduti della prima guerra mondiale e collocato in Piazza Governo; nel 1948 fu trasformato dallo scultore in un trittico dedicato ai caduti delle due guerre mondiali e trasferito nell'attuale collocazione.

  Galleria di immagini

  Altro

  Amministrazione

  Il patriziato

Il comune patriziale comprende tutte le famiglie anticamente originarie del luogo che amministrano i beni indivisi della comunità quali i boschi, i pascoli, i monti, gli alpi[141] e sono responsabili per la manutenzione dei manufatti, delle strade, dei ponti, dei sentieri, delle sorgenti, degli acquedotti e delle fontane.

Dalla seconda metà del secolo XX vi possono far parte anche i figli di una patrizia sposata con un non patrizio e le mogli patrizie sposate con un non patrizio[142].

Ufficio patriziale:

  • Presidente: Bruna Borsa
  • Vicepresidente: Luisetta Bon­zanigo
  • Membri: Barbara Tatti-Bellotti, Franco Ghiringhelli e Graziano Lavizzari
  • Supplenti: Silvano Tognacca, Riccardo Schlee
  • Segretario contabile: Carlo Chicherio

  Patriziato di Ravecchia

La frazione comunale è sede del locale patriziato.

  Patriziato di Daro

La frazione comunale è sede del locale patriziato[143].

Ufficio patriziale 2009-2013:

  • Presidente: Felice Zanetti
  • Segretario: Ian Rossi-Pedruzzi[144].

  Proprietà

Il patriziato è padrone del rifugio Visnago, raggiungibile da Arbedo, posto a 1180 m s.l.m. con 6 posti letto[145].

  Sport

  • La squadra di pallavolo femminile milita nella 1.lega nazionale
  • La squadra di Calcio - l'AC Bellinzona - milita nel campionato di Challenge League (Serie B Svizzera).
  • La squadra di Rugby, Rugby Club Ticino
  • La squadra di Ciclismo, il Velo Club Bellinzona
  • La Società di Nuoto, www.snbellinzona.ch
  • La società di Ginnastica Federale [5]
  • Il Gruppo Atletico Bellinzona [6]
  • La società di Hockey su ghiaccio milita nella 1.Lega Svizzera (Serie C) [7]
  • La società di Pallacanestro femminile milita nel campionato di serie B nazionale [8]
  • La società di Tiro con l'Arco (ARBE, ARcieri del BEllinzonese) [9]
  • La società di Tennis, il Tennis Club Bellinzona (www.tcbellinzona.ch)
  • La società di Unihockey, Ticino unihockey (Sito internet)

  Note

  1. ^ Sito ufficiale della città di Bellinzona. 31 Dicembre 2011
  2. ^ Il dialetto ticinese della lingua lombarda, parlato nell'intero cantone non è riconosciuto ufficialmente.
  3. ^ Motta, 1991, 33.
  4. ^ Motta, 1991, 12, 26, 29.
  5. ^ Motta, 1991, 33.
  6. ^ Motta, 1991, 52.
  7. ^ Motta, 1991, 18, 26.
  8. ^ Motta, 1991, 24.
  9. ^ Motta, 1991, 65.
  10. ^ Motta, 1991, 19.
  11. ^ Motta, 1991, 12, 16, 36, 52.
  12. ^ Motta, 1991, 45.
  13. ^ Motta, 1991, 70.
  14. ^ Motta, 1991, 39, 41.
  15. ^ Motta, 1991, 67.
  16. ^ Motta, 1991, 7.
  17. ^ AA.VV., Giù le mani dalle Officine, Fontana Print, Pregassona-Salvioni, Bellinzona, 2008; Gabriele Rossi,Giù le mani dall'Officina!. Traces de grève à Bellinzone, in Vues d'archives, "Cahiers d'histoire du mouvement ouvrier", n° 24, Association pour l'étude de l'histoire du mouvement ouvrier (AEHMO) e Éditions d'en bas, Lausanne 2008, 7-14.
  18. ^ Clima: precipitazioni
  19. ^ Chiesi, 2010, 76-77.
  20. ^ Ostinelli, 2010, 104-105.
  21. ^ Giovanni Andrea Rusconi sul Dizionario storico della Svizzera
  22. ^ Giovanni Battista Rusconi sul Dizionario storico della Svizzera
  23. ^ Rodolfo Rusconi sul Dizionario storico della Svizzera
  24. ^ Filippo Rusconi sul Dizionario storico della Svizzera
  25. ^ Carlo Sacchi sul Dizionario storico della Svizzera
  26. ^ Giacomo Antonio Sacchi sul Dizionario storico della Svizzera
  27. ^ Luigi Colombi sul Dizionario storico della Svizzera
  28. ^ Emilio Colombi sul Dizionario storico della Svizzera
  29. ^ Plinio Colombi sul Dizionario storico della Svizzera
  30. ^ Sikart: Plinio Colombi
  31. ^ Carlo Colombi sul Dizionario storico della Svizzera
  32. ^ Emilio Agostinetti sul Dizionario storico della Svizzera
  33. ^ Ernesto Bruni sul Dizionario storico della Svizzera
  34. ^ Germano Bruni sul Dizionario storico della Svizzera
  35. ^ Curzio Curti sul Dizionario storico della Svizzera
  36. ^ Sergio Salvioni sul Dizionario storico della Svizzera
  37. ^ Giovanni Mariotti sul Dizionario storico della Svizzera
  38. ^ Oratorio di Santa Marta - Inventario dei beni culturali
  39. ^ Sikart: Giovanni Battista Ronchelli
  40. ^ Oratorio del Corpus Domini - Inventario dei beni culturali
  41. ^ Chiesa di San Rocco - Inventario dei beni culturali
  42. ^ Chiesa evangelica - Inventario dei beni culturali
  43. ^ Casa antica: affresco della Madonna col Bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano - Inventario dei beni culturali
  44. ^ Chiesa del Sacro Cuore - Inventario dei beni culturali
  45. ^ Cappella di Santa Barbara - Inventario dei beni culturali
  46. ^ Balconcino rococò - Inventario dei beni culturali
  47. ^ Galizia, Pedrini-Stanga, Angehrn, 2009.
  48. ^ Balconcino barocco - Inventario dei beni culturali
  49. ^ Balconcino barocco - Inventario dei beni culturali
  50. ^ Balconcino barocco - Inventario dei beni culturali
  51. ^ Colonna - Inventario dei beni culturali
  52. ^ Colonna - Inventario dei beni culturali
  53. ^ Colonna - Inventario dei beni culturali
  54. ^ Colonna - Inventario dei beni culturali
  55. ^ Capitello - Inventario dei beni culturali
  56. ^ Capitello - Inventario dei beni culturali
  57. ^ Capitello - Inventario dei beni culturali
  58. ^ Capitello - Inventario dei beni culturali
  59. ^ Casa Morelli: portico - Inventario dei beni culturali
  60. ^ Edificio plurifunzionale: portico - Inventario dei beni culturali
  61. ^ Casa Gabuzzi: balcone - Inventario dei beni culturali
  62. ^ Casa Gabuzzi: balcone - Inventario dei beni culturali
  63. ^ Casa Carlo Chicherio: facciata - Inventario dei beni culturali
  64. ^ Casa Carlo Chicherio: portale - Inventario dei beni culturali
  65. ^ Casa Ghiringhelli: capitello - Inventario dei beni culturali
  66. ^ Casa Ghiringhelli: capitello - Inventario dei beni culturali
  67. ^ Casa Ghiringhelli: capitello - Inventario dei beni culturali
  68. ^ Casa Leopoldo Chicherio: balcone - Inventario dei beni culturali
  69. ^ Edificio plurifunzionale: portale con lo stemma dei Soncini - Inventario dei beni culturali
  70. ^ Edificio plurifunzionale: portale con lo stemma dei Zezio - Inventario dei beni culturali
  71. ^ Casa dei benedettini: portale - Inventario dei beni culturali
  72. ^ Casa Magoria: capitello con stemma dei Pusterla - Inventario dei beni culturali
  73. ^ Casa Magoria: camino con stemma dei Magoria-Molo - Inventario dei beni culturali
  74. ^ Casa in via Magoria: colonne e due capitelli - Inventario dei beni culturali
  75. ^ Casa Rossa: capitello con stemma dei Pusterla - Inventario dei beni culturali
  76. ^ Casa Rusconi: portale - Inventario dei beni culturali
  77. ^ Casa con portico - Inventario dei beni culturali
  78. ^ Sikart: Baldo Carugo
  79. ^ Sikart: Augusto Sartori
  80. ^ Palazzo Comunale: frammenti di affreschi - Inventario dei beni culturali
  81. ^ Sikart: Giuseppe Chiattone
  82. ^ Casa d'abitazione: portale con lo stemma dei Molo - Inventario dei beni culturali
  83. ^ Casa Beltrametti: portale con lo stemma dei Chicherio - Inventario dei beni culturali
  84. ^ Antico albergo dell'Angelo: balcone - Inventario dei beni culturali
  85. ^ Sikart: Domingo Saporiti
  86. ^ a b Domingo Saporiti
  87. ^ Casa Salvioni: capitello con stemma dei Rusca - Inventario dei beni culturali
  88. ^ Casa Salvioni: soffitto con stemma dei Rusca, Pusterla e Muggiasca - Inventario dei beni culturali
  89. ^ Casa Cusa: capitello con lo stemma dei Cusa - Inventario dei beni culturali
  90. ^ Casa Borsa: portico - Inventario dei beni culturali
  91. ^ Casa Muggiasca: colonna - Inventario dei beni culturali
  92. ^ Casa Muggiasca: capitello - Inventario dei beni culturali
  93. ^ Casa Muggiasca: capitello - Inventario dei beni culturali
  94. ^ Casa Muggiasca: capitello - Inventario dei beni culturali
  95. ^ Casa Muggiasca: capitello con stemma - Inventario dei beni culturali
  96. ^ Borrani, 1896, 356-357.
  97. ^ Restauro del palazzo del Governo
  98. ^ Sikart: Luigi Vassalli
  99. ^ Sikart: Apollonio Pessina
  100. ^ Sikart: Fiorenzo Abbondio
  101. ^ Sikart: Antonio Baroffio-Bruni
  102. ^ Sikart: Serge Brignoni
  103. ^ Sikart: Rosetta Leins
  104. ^ Sikart: Pietro Salati
  105. ^ Sikart: Giuseppe Bolzani
  106. ^ Sikart: Ugo Cleis
  107. ^ Il Teatro Sociale - Inventario dei beni culturali
  108. ^ Casa borghese. balcone - Inventario dei beni culturali
  109. ^ Casa Sacchi - Inventario dei beni culturali
  110. ^ Palazzo Sacchi - Inventario dei beni culturali
  111. ^ Sikart. Natale Albisetti
  112. ^ Borrani, 1896, 491-493.
  113. ^ Il palazzo Grassi & Co - Inventario dei beni culturali
  114. ^ Villa Stoffel (ex Curti) - Inventario dei beni culturali
  115. ^ Le Scuole Sud - Inventario dei beni culturali
  116. ^ Villino ex Bobbià - Inventario dei beni culturali
  117. ^ Il Pretorio - Inventario dei beni culturali
  118. ^ Scuola media - Inventario dei beni culturali
  119. ^ Alberto Salvioni sul Dizionario storico della Svizzera
  120. ^ Sikart: Alberto Salvioni
  121. ^ Sikart: Charles François Duplain
  122. ^ Sikart: Maria Pia Borgnini
  123. ^ Villa Bonetti - Inventario dei beni culturali
  124. ^ Banca Raiffeisen - Inventario dei beni culturali
  125. ^ Sikart: Giuseppe Foglia
  126. ^ Sikart: Pierino Selmoni
  127. ^ Banca Popolare di Sondrio - Inventario dei beni culturali
  128. ^ La scuola media (ex ginnasio)- Inventario dei beni culturali
  129. ^ Scuole elementari Nord - Inventario dei beni culturali
  130. ^ Le mura cittadine - Inventario dei beni culturali
  131. ^ La murata - Inventario dei beni culturali
  132. ^ Gilardoni, 1955, 31-36.
  133. ^ AA.VV., 2007, 22-23.
  134. ^ Museo archeologico: ara romana - Inventario dei beni culturali
  135. ^ Gilardoni, 1955, 41.
  136. ^ Museo archeologico: capitello con lo stemma dei Porta - Inventario dei beni culturali
  137. ^ Museo archeologico: insegna dell'antico albergo della Cervia - Inventario dei beni culturali
  138. ^ Agosti, Stoppa, 2010, 88-93.
  139. ^ Museo archeologico: Affresco con Sant'Anna che allatta Maria Bambina - Inventario dei beni culturali
  140. ^ Museo archeologico: Gli statuti della confraternita di Santa Marta - Inventario dei beni culturali
  141. ^ Annuario del Canton Ticino
  142. ^ Patriziati affiliati all'ALPA
  143. ^ Patriziato di Daro
  144. ^ Blog Patriziato di Daro
  145. ^ Rifugio Visnago

  Bibliografia

  • Johann Rudolf Rahn, I monumenti artistici del medio evo nel Cantone Ticino, Tipo-Litografia di Carlo Salvioni, Bellinzona 1894, 16-58.
  • Siro Borrani, Il Ticino Sacro. Memorie religiose della Svizzera Italiana raccolte dal sacerdote Siro Borrani prevosto di Losone, Tip. e Libreria Cattolica di Giovanni Grassi, Lugano 1896.
  • Giovanni Sarinelli, La Diocesi di Lugano. Guida del clero, La Buona Stampa, Lugano 1931, 222-223.
  • Virgilio Gilardoni, Inventario delle cose d'arte e di antichità, Edizioni dello Stato. Bellinzona 1955.
  • Virgilio Gilardoni, Il Romanico. Arte e monumenti della Lombardia prealpina, Istituto grafico Casagrande, Bellinzona 1967, 17, 19, 20, 26, 28-29, 36, 200, 204-205, 207, 259, 266, 368, 370, 372, 375, 396, 471, 474, 494, 512, 576, 578.
  • Adolfo Caldelari, Guida di Bellinzona, Edizioni Casagrande, Locarno-Bellinzona 1971; Idem, Arte e Storia nel Ticino, ETT, Locarno 1975.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 3-22, 26-28, 33-34, 48, 83, 107, 118, 129, 149, 254, 259.
  • Plinio Grossi, Un'altra città. Bellinzona com'era, Armando Dadò Editore, Locarno 1990.
  • Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991.
  • Franco Chiesa, La zecca di Bellinzona, Istituto grafico Casagrande, Bellinzona 1991.
  • Plinio Grossi, Ali fra le torri, Fontana Editrice, Pregassona 1995.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi, Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Editrice La Scuola, Brescia 2003.
  • Plinio Grossi, Saluti da Bellinzona. Le storie di un'epoca nelle cartoline illustrate, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2005.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 11, 12, 14, 17, 18, 19-39, 41, 42, 43, 52, 54, 55, 58, 59, 72, 65, 66, 82, 87, 134, 144, 152, 178, 184, 274, 295, 300, 302, 384, 491, carta 20.
  • AA.VV., Giù le mani dalle Officine, Fontana Print, Pregassona-Salvioni, Bellinzona, 2008.
  • Gabriele Rossi, Giù le mani dall'Officina!. Traces de grève à Bellinzone, in Vues d'archives, "Cahiers d'histoire du mouvement ouvrier", n° 24, Association pour l'étude de l'histoire du mouvement ouvrier (AEHMO) e Éditions d'en bas, Lausanne 2008.
  • Anna Lisa Galizia, Lucia Pedrini-Stanga, Noemi Angehrn, Sculture nello spazio pubblico a Bellinzona (Guide storico-artistiche della Svizzera), Società di storia dell'arte in Svizzera, Berna 2009.
  • Simona Martinoli, Cristina Palma, Lucia Pedrini-Stanga, Il cimitero di Bellinzona, (Guide storico-artistiche della Svizzera), Società di storia dell'arte in Svizzera, Berna 2009.
  • Giuseppe Chiesi, Copista e miniatore della cancelleria del ducato di Milano, in Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi (a cura di) Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini, Officina Libraria, Milano 2010.
  • Plinio Grossi, Bellinzona e i suoi aneddoti, Salvioni, Bellinzona 2010.
  • Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Pittori lombardi. Chimera; Luccio; Blasone della famiglia Muggiasca; Uomo ricurvo in atto di sorreggere con la schiena; Cinghiale; Giovane in atto di sorreggere con le braccia, Vespasiano imperatore; Animale fantastico con guinzaglio (?); Imbarcazione con due figure, Due caproni; Due cani; Due Beccacce, in Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi (a cura di), «Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini», Officina Libraria, Milano 2010.
  • Paolo Ostinelli, Copista e miniatore della cancelleria del ducato di Milano. Luigi XII, re di Francia, concede privilegi a Bellinzona e Claro, in Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi (a cura di), «Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini», Officina Libraria, Milano 2010.
  • Laura Pedrioli, Un inglese a Bellinzona. Le vedute della città di Bellinzona realizzate da William Turner, in «Kunst + Architektur in der Schweiz», anno 62, n. 2, SSAS, Berna, 2011, 52-57.

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