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Coordinate: 43°54′18″N 10°41′27″E / 43.905017°N 10.690775°E
La chiesa di San Francesco è una chiesa di Pescia in provincia di Pistoia, della diocesi di Pescia, costruita nel XIII secolo dedicata a san Francesco d'Assisi.
Indice |
Iniziata nel 1241, venne trasformata nel 1718-1720, riacquistando le forme originarie tra il 1916 e il 1936. La facciata è ornata da un motivo ad archetti pensili con figura zoomorfe.
L'interno è dotato di unica navata (coperta da capriate) con ampio transetto, in cui si aprono tre cappelle. Inoltre lungo il fianco sinistro si trovano altre cappelle monumentali, quali la Cappella Cardini e la Cappella del Santissimo Sacramento. Il lato destro e la restante parte di quello sinistro sono invece decorati da altari in pietra serena, di gusto controriformato.
Di particolare interesse la tavola con San Francesco e storie della sua vita di Bonaventura Berlinghieri (1235), la prima che ci sia pervenuta con l'iconografia delle storie francescane.
L'arcone ogivale che separa il transetto dalla navata presenta affreschi trecenteschi, riferibili agli artisti che lavorarono nelle cappelle del transetto; esso riprende le medesime decorazioni sopra tali cappelle.
La Cappella Cardini, edificata tra il 1453 e il 1458 circa, fu commissionata dai fratelli Antonio e Giovanni Cardini in memoria del padre Berto, un ricco speziale originario di Colle Val d'Elsa che aveva trovato a Pescia la fortuna. La realizzazione è tradizionalmente assegnata a Andrea Cavalcanti detto il Buggiano, figlio adottivo di Brunelleschi che per primo esportò il gusto rinascimentale in architattura al di fuori dei confini di Firenze. Studi recenti hanno inoltre rilevato la presenza nel cantiere di maestranze della bottega di Bernardo Rossellino.
La cappella si apre sulla navata con un arco a tutto sesto, oltre il quale una volta a botte conduce visivamente verso il crocifisso sulla parete di fondo; separate da una doppia fila di colonne, sulle cui architravi soprastanti si trova l'imposta della volta, si trovano poi due ali di egual misura, in cui si trovavano i sedili per assistere alle funzioni dall'altare posto al centro dello spazio (come nella Sagrestia Vecchia): tale insolita forma è probabilmente un omaggio alla Trinità e richiama visivamente, per chi guarda dalla navata, l'architettura dipinta nella Trinità di Masaccio in Santa Maria Novella. Il crocifisso sulla parete di fondo, dell'ambito di Giuliano da Maiano, è incorniciato dagli affreschi di Neri di Bicci (1458), che rappresentano i santi Giovanni Battista, Policronio (co-protettore di Pescia), Alberto da Colle e i due committenti. I motivi del delfino e del cavallo sono rispettivamente i simboli araldici di Pescia e di Colle. Al centro della volta e nel fronte dell'arco esterno si vede poi lo stemma Cardini, con due cardi incrociati entro una corona; lo si può osservare scolpito anche sul secondo gradino dell'altare.
La Cappella dell'Immacolata Concezione venne ricostruita nella seconda metà del XVI secolo e tra il 1564 e il 1577 fu rifatto l'altare della Madonna; di nuovo nel 1929-1930 venne restaurata profondamente e convertita in cappella dei Caduti, asportando gran parte delle decorazioni barocche: quelle che sopravvivono ancora, settecentesche, sono attribuite a Giovan Battista Ceceri. Nei primi del Novecento vennero quindi fatti dipingere tutti gli stemmi nobili e patrizi di Pescia.
Spicca sull'altare una scultura lignea del XV secolo con la Madonna col Bambino, ritenuta miracolosa quando la mattina del lunedì di Pasqua del 13 aprile 1506 diede "molti segni": per ricordare l'evento venne fondata la chiesa dei Santi Stefano e Niccolao e creara la Compagnia della Misericordia. Attorno alla statua si trova una tela seicentesca attribuita ad Alessandro Bardelli.
Sulla parete di destra si trova la Pietà di Cristofano Allori (1600-1630 circa), mentre a sinistra la Gloria di Angeli (1624), sempre del Bardelli. Quest'ultima tela contornava il San Francesco e storie della sua vita di Bonaventura Berlinghieri, fondamentale tavola della pittura toscana duecentesca che oggi è qui sostituita da una copia, mentre l'originale si trova oggi isolato alla fine del lato destro della navata, nell'altare Mainardi.
All'estremità sinistra del transetto si trova l'alatare Della Barba, con la tela del Martirio di santa Dorotea di Jacopo Ligozzi (1595): di tale santa, protettrice della città fin dall'ingresso dei fiorentini in città (6 febbraio 1339) si conserva qui una reliquia, ottenuta nel 1561 da Pompeo della Barba, archiatra pesciatino di papa Pio IV. Sotto la mensa dell'altare si vede l'affresco cinquecentesco del Cristo morto, probabilmente dello stesso Ligozzi.
A fianco dell'altare alcune lastre tombali trecentesche sono state montate lungo la parete: si tratta di cavalieri della famiglia fiorentina degli Obizzi, esiliata a Pescia per le sue simpatie verso Lucca.
Sul lato opposto si trova l'altare Serponti, del XVI secolo, con la grande tela del San Carlo Borromeo in preghiera di Rodomonte Pieri e Francesco Nardi (1642).
Nella vicina sacrestia si conserva la Crocifissione ad affresco di Antonio Vite, databile alla fine del Trecento.
La cappella a sinistra dell'altare maggiore è dedicata a sant'Anna. Edificata nel Trecento e coperta da volta a crociera, ha sull'altare il trittico della Metterza tra i santi Simone, Taddeo, Lorenzo e Domenico del pistoiese Nanni di Jacopo, databile all'inizio del Quattrocento, in stile gotico; fu attribuita anche ad Angelo Puccinelli con datazione al 1335.
Sulla parete sinistra si trova la Deposizione del Passignano (1595), già nella chiesa della Misericordia; a destra invece il Martirio di san Bartolomeo di Giovanni Imbert (1760). A sinistra una piccola porta affaccia sulla cappella Stiavelli, con un San Francesco settecentesco, con una particolare veduta di Pescia.
La cappella maggiore, detta degli Obizzi, fu restaurata negli anni trenta del Novecento quando vennero trovati gli affreschi di Antonio Vite, databili al 1388 circa e raffiguranti gli Evangelisti negli spicchi della volta e frammenti di una Strage degli innocenti e altre scene. La parete di destra mostra una tela del 1632 circa, il Miracolo della Mula di Giovannio Martinelli, e sul lato opposto una copia di un dipinto bolognese di Lorenzo Paisielli col Miracolo di sant'Antonio da Padova, databile all'inizio del Settecento.
La parete destra ospita anche una nicchia su cui venivano appoggiati oggetti liturgici, affrescata all'inizio del Quattrocento con due novizi che reggono turiboli. Sui pilastri estreni si trovano poi i santi Benedetto e Antonio Abate a tutta figura. Le vetrate a colori sono degli anni trenta del Novecento.
La cappella a destra dell'altare maggiore era della famiglia Nucci-Salutati e presenta un ciclo di affreschi di Lorenzo di Bicci, del primo Quattrocento. Essi sono dedicati alla vita di Maria, con al centro, sopra l'altare, il frammentario Transito, dove si vede la Madonna distesa durante la "dormitio" e Gesù dietro di lei che ne tiene l'"animula", rappresentata come una bambina. I colori vivaci e la ricchezza di dettagli rimandano alla cultura tardogotica. Nelle vele della volta si trovano gli Evangelisti.
Le storie sono completate dall'episodio dell'Incoronazione posto al di fuori della cappella, sopra l'arcone.