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Digamma

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Alfabeto greco
Α α Alfa Β β ϐ Beta
Γ γ Gamma Δ δ Delta
Ε ε Epsilon Ζ ζ Zeta
Η η Eta Θ θ ϑ Theta
Ι ι Iota Κ κ ϰ Kappa
Λ λ Lambda Μ μ Mi
Ν ν Ni Ξ ξ Xi
Ο ο Omicron Π π ϖ Pi
Ρ ρ ϱ Rho Σ σ ς Sigma
Τ τ Tau Υ υ Ypsilon
Φ φ ϕ Phi Χ χ Chi
Ψ ψ Psi Ω ω Omega
Lettere arcaiche
e cifre
Ϝ ϝ Digamma Ϻ ϻ San
Ϙ ϙ Qoppa Ϡ ϡ Sampi
Ϛ ϛ Stigma Ϸ ϸ Sho

Segni diacritici


La lettera Digamma (dal greco antico δίγαμμον), maiuscolo Ϝ, minuscolo ϝ, è una lettera arcaica dell'alfabeto greco, usata anche come numerale.

La lettera rappresentava la consonante labiovelare approssimante /w/. Il suo nome originale è sconosciuto, ma era probabilmente Ϝαυ (wau). Venne chiamata in seguito 'digamma' (doppia gamma) a causa del suo aspetto. È attestata in iscrizioni in greco arcaico e dialettale.

Nel sistema numerale greco classico rappresenta il 6. Ad ogni modo, nell'uso moderno e medievale, il numerale è stato normalmente scritto nella forma grafica di una stigma (Ϛ, ϛ), che era in origine una legatura di sigma e di tau, oppure veniva usata la sequenza στ o ΣΤ.

Indice

  • 1 Il suono [w] in greco
  • 2 Origine fenicia
  • 3 Scomparsa della lettera
  • 4 Importanza nello studio epigrafico e filologico
  • 5 Trasmissione nell'alfabeto latino

Il suono [w] in greco

Il suono [w] esisteva nel greco miceneo, come attestato nella scrittura lineare B e nelle iscrizioni in greco arcaico che usavano il digamma. È stato inoltre confermato dal nome ittita di Troia, Wilusa, che corrisponde al nome greco Fίλιον *Wilion. Il suono venne perso varie volte in vari dialetti, soprattutto prima del periodo classico.

Nel dialetto ionico, [w] è probabilmente scomparso prima della composizione dei poemi epici di Omero (VII secolo a.C.), ma se ne può rintracciare la precedente presenza in molti casi dato che l'omissione del fonema ha causato una mancanza nella metrica poetica. Un esempio è la parola ἄναξ (re) trovata nell'Iliade, che all'origine era probabilmente ϝἄναξ [wanaks]. Anche οἶνος (vino) era usata nella successione metrica dove ci si sarebbe aspettato una parola che iniziasse in consonante. Altre evidenze insieme ad un analisi filologica dimostrano che οἶνος era in precedenza ϝοἶνος [woinos].

Origine fenicia

Digamma et stigma

I popoli greci presero le lettere fenice nel VIII secolo a.C. per creare i loro alfabeti (sono esistite numerose versioni dell'alfabeto greco prima che il modello ionico di Mileto s'imponesse ad Atene nel 403 a.C.), e si servirono della lettera Immagine:phenicien w.png wāw (o wāu) per trascrivere la consonante /w/ ereditata dall'indoeuropeo. Questo fonema si è dimostrato molto debole, in molti dialetti rivestì un'importanza marginale e non si conservò nella lingua dominante (lo ionico-attico, che è diventato la koinè, dando origine al greco moderno). Presente in miceneo, nel greco di Laconia, Beotia e Cipro ed in altre regioni, è assente in ionico, attico e dorico orientale. La scomparsa più o meno graduale di questo fonema nella lingua ha reso l'esistenza di un segno per esprimerlo inutile.

La traccia del wāw si è evoluta in modo diverso a seconda degli alfabeti, tra quelli che hanno bisogno di trascrivere il fonema /w/, nonostante venga rappresentato con una forma standardizzata molto vicina ad un F latino, sia come Ϝ (che si rappresenta in minuscolo come ϝ; si ricordi che le minuscole sono apparse molto dopo le maiuscole e che l'esistenza di lettere arcaiche minuscole, sconosciute nelle iscrizioni antiche, è solo un artificio tipografico). Sono state attestate altre forme, ma raramente utilizzate nelle edizioni moderne dei testi greci. Poiché nell'ordine originale la lettera occupava la sesta posizione, ebbe il valore numerale di 6 (cosa che gli ha permesso di sopravvivere nell'alfabeto). In seguito qualcuno ha creato l'appellativo descrittivo di δίγαμμα dígamma, poiché la forma Ϝ, sembra essere composta di due Γ gamma maiuscole che sono state infilate una sopra l'altra.

La stessa lettera fenicia Immagine:phenicien w.png veniva usata per trascrivere il fonema vocalico /u/, che in seguito diventò /y/ (u francese o ü tedesco) in ionico-attico, adottando più segni differenti dal primo, tra i quali upsilon Υ (che si è affermata) e V (che non è rimasta nel modello standard dello ionico ma è stata trasmessa attraverso l'alfabeto etrusco ai Romani). <In pratica, il digamma greco è solo il riflesso consonantico del wāw fenicio, lettera che ha dato anche, come versione vocalica, Υ.

Scomparsa della lettera

Dopo l'adozione, da parte degli ateniesi dell'alfabeto di modello ionico, modello divenuto in seguito, a causa della potenza militare, finanziaria ed intellettuale della città, quello di tutta la Grecia, il digamma cadde più o meno rapidamente in disuso (a seconda delle regioni; il II secolo a.C. costituisce una data incerta ma probabile): nella versione ionica (e quindi in quella attica), il fonema /w/ non veniva più espresso, e un segno per esprimerlo diventò completamente inutile. In questo modo non si trova più traccia del digamma nell'alfabeto attuale, già a partire dall'alfabeto classico della koinè ateniese.

Importanza nello studio epigrafico e filologico

La consonante /w/ (la lettera veniva pronunciata oltre che come /w/, anche come /β/ o come /v/ per rinforzamento articolatorio) era frequente in vari dialetti greci antici e quindi nella loro scrittura (la lettera era presenta nell'alfabeto di Creta, di Corcira, della Beozia, di Corinto, della Laconia e dell'Arcadia) e perciò è necessario, nella trascrizione delle iscrizioni epigrafiche o dei testi letterari, disporre di un carattere specifico. D'altra parte, la linguistica comparata delle lingue indoeuropee e lo studio diacronico della lingua greca richiede un tale carattere, e si può trovare frquentemente in testi didattici o in edizioni universitarie di testi non ionico-attici.

Esempi:

  • in epigrafia: ϜΑΡΓΟΝ wargon (éléen), ϜΟΙΚΟΣ woikos (thessalien), ϜΕϘΟΝΤΑΣ wekontas (locrien), ΒΟϜΑ (pamphylien) ;
  • in Alceo da Mitilene, che scriveva in lesbico (dialetto eolico asiatico): ϝρῆξις wrễxis «strappo» (in ionico-attico: ῥῆξις rhễxis) ; lo stesso in Saffo: Τὸν ϝὸν παῖδα κάλει tòn wòn paĩda kálei «ella lo chiama suo proprio bambino» ;
  • nonostante che il fonema ed il simbolo fosse già scomparso nella lingua di Omero, si può rilevare la precedente presenza della consonante /w/ dall'esame degli esametri dattilici. Il poeta usa degli iati in una maniera che gli antichi normalmente evitavano, allunga delle sillabe normalmente brevi, azione considerata una licenza poetica. Introducendo il fonema /w/ là dove questi fenomeni accadono, permette di comprendere che si era mantenuto un ricordo di questa consonante, grazie all'esistenza di formule fisse che si utilizzano in diversi dialetti in cui /w/ si era talvolta conservata. In questo caso, si trascriverà /w/ con un digamma. Come spiega Jean Humbert:
«Ancora che l'esametro dattilico, del quale Omero fa uso, esclude di principio gli iati tra le vocali, sa che lo stesso iato è autorizzato in una formula come Τενέδοιο τε ἶφι ἀνάσσεις “tu regni sovrano su Tenedo”, senza dubitare che i due iati scomparirebbero se si leggesse ϝῖφι (cf. lat. uis “forza”) e ϝανάσσεις (cf. miceneo wanake = ἄνακτες “i sovrani”), riavendo così i ϝ dei quali lo ionico non ha conservato alcuna traccia»
L'allungamento di alcune sillabe si spiega in modo simile. Nonostante che il digamma non sia mai stato scritto neanche nelle edizioni più antiche di Omero, alcuni editori tuttavia lo hanno ristabilito in seguito, poiché permette un'analisi più fedele del testo ma ciò non significa che esso venisse realmente pronunciato all'epoca di Omero, e ancora meno all'epoca della fissazioen scritta dell'opera (VI secolo a.C., sotto Pisistrato). Questo è il caso dell'edizione spagnolo di Luis Segalá y Estalella dei testi omerici (per Editorial Voluntad, 1934), il quale scrive per esempio nel terzo verso del primo canto dell'Iliade πολλὰς δ' ἰφθίμους ψυχὰς Ἄϝιδι προΐαψε dove le altre edizione hanno Ἄϊδι (in ionico attico Ἅιδης o ᾍδης al nominativo);
  • nell'analisi comparative o diacroniche moderne (in questo caso, il digamma è un artificio filologico che permette di trascrivere un fonema /w/ antico quando non esiste forma attestata che lo utilizzi): «Il genitivo di πῆκυς doveva essere πήκεος [*πηκεϝος] attestato in Erodoto» (Grammatica Greca di Ragon chez Nathan / de Gigord, paragrafo 61, capoverso III). Allo stesso modo, la trascrizione di testi micenei, lingua nella quale /w/ era ancora perfettamente conservato, fa uso del digamma.

È tuttavia frequente che il fonema /w/ sia stato segnalato per mezzo di altre lettere, soprattutto in caso di rinforzamento fonosintattico: si trova per esempio in Saffo l'aggettivo vrádinos «flessibile» (con [v] invece che di /w/) scritto βράδινος (in ionico-attico: ῥαδινός rhadinós).

Trasmissione nell'alfabeto latino

La lettera latina F proviene, indirettamente, dal digamma greco, per mediazione degli etruschi. In seguito la lettera venne pronunciata /f/ e non /w/ in latino, e cio è accaduto perché veniva già utilizzata dagli etruschi nel digramma FH per rappresentare sinteticamente /f/, che non era presente nel greco, a differenza di F che veniva usata per /v/, fonema inesistente in latino. In seguito i romani hanno preso la lettera Y, cambiandola in V per scrivere /u/ e /w/ e hanno semplificato la il digramma FH in F a partire dal IV secolo a.C..

Estratto da "http://it.wikipedia.org../../../d/i/g/Digamma.html"

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