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Elvis Presley

                   
« Da piccolo, ero un sognatore. Leggevo i fumetti e diventavo l'eroe della storia. Guardavo un film, e diventavo l'eroe del film. Ogni sogno che ho fatto si è avverato un centinaio di volte.[1] »
(Elvis Presley)
Elvis Presley
Presley in un'immagine degli anni settanta.
Presley in un'immagine degli anni settanta.
Nazionalità Bandiera degli Stati Uniti Stati Uniti
Genere Rock and roll[2]
Rockabilly[2][3]
Pop rock[2]
Rock[2][3][4]
Country pop[2]
Periodo di attività 1953 – 1977
Album pubblicati 61
Sito web
Logo Elvis.png

Elvis Aaron[5] Presley (Tupelo, 8 gennaio 1935Memphis, 16 agosto 1977) è stato un cantante, chitarrista e attore statunitense. È stato uno dei più celebri cantanti di tutti i tempi, fonte di ispirazione per musicisti e cantanti di rock and roll e rockabilly,[6] tanto da meritarsi il soprannome de Il Re del Rock and Roll o semplicemente The King (Il Re in lingua italiana).[7]

La sua presenza scenica ha avuto un impatto senza precedenti sulla cultura americana e mondiale e i suoi caratteristici movimenti di bacino gli guadagnarono l'altro importante soprannome: "The Pelvis". Stimato da fans, critici e da molte altre personalità dello star system del suo tempo - da Marilyn Monroe ai Beatles - ha saputo andare oltre l'arte musicale finendo per diventare una vera e propria icona della cultura pop del XX secolo.[8] Pur essendo passato più di un trentennio dalla morte, il suo mito e la sua leggenda non sono minimamente scalfiti.

Eccetto sei concerti tenuti in Canada, non si esibì mai fuori dagli Stati Uniti[9].

Nel corso della sua carriera Elvis Presley ha visto le sue canzoni approdare più volte ai vertici della Top Chart della rivista Billboard, punto di riferimento per le vendite nel mercato discografico statunitense.[10] Sul mercato britannico, il cantante di Tupelo piazzò ventuno singoli in vetta alle classifiche di vendita, con ottanta settimane di permanenza al primo posto. I suoi dischi a 45 giri rimasero in classifica 1.277 settimane, mentre i long playing con le sue canzoni stazionarono nella Top 10 dal novembre 1958 al luglio del 1964.[senza fonte]

In 24 anni di carriera Presley ha pubblicato 61 album, vendendo oltre 1 miliardo di dischi in tutto il mondo[11][12][13] ottenendo il record di dischi venduti da un solo cantante, record condiviso con i Beatles e Michael Jackson.

Indice

  Biografia

 Elvis Presley, queste le cifre: 
in vent'anni 68 volte tra le
Top 20 di Billboard (ISBN 0-89820-076-8)</ref>
Anno Hit tra le Top 20
1956 9
1957 9
1958 5
1959 4
1960 5
1961 6
1962 4
1963 3
1964 4
1965 4
1966 1
1968 1
1969 3
1970 3
1972 2
1973 2
1974 1
1975 1
1977 1

  Le origini

  La casa natale di Elvis a Tupelo, Mississippi
« Se trovassi un bianco che canta con l'anima di un nero diventerei miliardario »
(Sam Phillips pochi mesi prima di scoprire il re del rock 'n' roll)

Elvis nacque l'8 gennaio del 1935 a Tupelo, Mississippi, sopravvissuto al gemello, che morì appena nato.[14]

Il padre, Vernon, di origini scozzesi,[15] non aveva un lavoro fisso e la madre aggiustava come poteva i conti domestici, facendo piccoli lavori serali. Abitavano in una modestissima casa appena fuori Tupelo, vicino al quartiere della gente di colore, in un bilocale con il bagno fuori.

Assidui frequentatori della Chiesa Evangelica delle Assembly of God, fu proprio lì che Elvis ebbe il primo contatto con la musica. Per il suo ottavo compleanno, Elvis scelse una chitarra e imparò i primi accordi osservando uno zio di sua madre che suonava durante le riunioni di famiglia.

Dal momento che Vernon non riusciva a trovare un lavoro a Tupelo, i Presley decisero di partire alla volta di Memphis, Tennessee, che in quegli anni era in pieno sviluppo. Elvis ormai era adolescente, ma nella nuova città non riusciva a farsi troppe amicizie. Il suo carattere era schivo e timido ed era terribilmente attaccato ai genitori, soprattutto alla madre. Il suo look, oltretutto, non lo rendeva affatto popolare tra i compagni di scuola: mentre gli altri ragazzi avevano pettinature in stile militare e t-shirt, Elvis portava i capelli con un ciuffo lungo e con le basette e vestiva con colori sgargianti acquistando i suoi capi d'abbigliamento a Beale Street, nel cuore di Memphis, dove la gente di colore aveva il suo centro e dove, proprio per questo, poteva trovare ciò che cercava a buon mercato.

Elvis, contrariamente alla maggioranza della popolazione del sud degli Stati Uniti d'America non faceva distinzioni di razza e, indifferentemente, frequentava ambienti sia della comunità bianca che di colore. Da qui il suo approccio disinvolto anche con la musica.

Negli anni cinquanta le stazioni radio statunitensi erano nettamente divise tra quelle che trasmettevano esclusivamente musica bianca e quelle di musica nera; Elvis ascoltava indistintamente canzoni di B.B. King o Howlin' Wolf.

Per aiutare economicamente la famiglia, Elvis decise di fare il camionista per la Crown Electric di Memphis. Un giorno passando sulla Union Street vide che alla Sun Records di Sam Phillips chiunque, pagando un dollaro, poteva registrare un disco da portarsi a casa.

Elvis decise di fare un regalo alla madre per il compleanno e decise di registrarle un disco, una vecchia ballata che aveva sentito per radio fin dai tempi di Tupelo, My Happiness. Sam Phillips, ascoltato il ragazzo, convocò immediatamente due session men che già avevano lavorato nel suo studio in passato, il contrabbassista Bill Black e il chitarrista Scotty Moore. In una notte di luglio del 1954, dopo aver provato per ore senza aver trovato niente di buono o di originale, Elvis vinse la sua timidezza e disse agli altri due: «La conoscete questa?», ed iniziò a suonare un vecchio pezzo country di Arthur Crudup, intitolato That's All Right Mama con un ritmo frenetico; Sam Phillips uscì dalla regia e li fermò dicendo ad Elvis: «no, non la conosco ma io di questo ne faccio un disco!».

 
Elvis in una foto promozionale per il film Jailhouse Rock, 1957.

I primi dischi che Elvis fece per la Sun entrarono nella storia del rock: That's All Right (Mama), Blue Moon of Kentucky, Good Rockin' Tonight, Baby Let's Play House, titoli che catapultarono il giovane Elvis tra le stelle della musica del sud degli Stati Uniti.

La musica proposta da Elvis era così nuova che gli ascoltatori telefonavano ai DJ delle radio per chiedere chi fosse quel nero che cantava canzoni country, oppure chi fosse quel bianco che cantava pezzi blues. Inoltre Elvis era l'unico artista che appariva sia nelle classifiche di vendita di rhythm and blues, che in quelle di country.

Nel 1955 il contratto di Elvis venne venduto da Sam Phillips, che con la sua piccola etichetta non poteva far fronte all'incredibile ascesa della sua giovane scoperta, alla RCA per l'allora cifra record di 35.000 dollari. Il manager di Elvis era il Colonnello Tom Parker e rimase tale fino alla morte del cantante.

Parker, intuite le potenzialità del suo assistito, fece esibire Elvis alla televisione nazionale, facendolo entrare in tutte le case d'America. L'opinione pubblica si scandalizzò sia della musica che delle movenze selvagge che Presley portò in TV, ma le canzoni Heartbreak Hotel, Jailhouse Rock (che come singolo per ora ha venduto più di 9 milioni di copie), Hound Dog (13 milioni di copie), Love Me Tender (5 milioni di copie), All Shook Up (7 milioni di copie) inoltre tutti questi singoli risultano tra i più venduti nella storia della musica.

Il famoso produttore Hal B. Wallis firmò con il colonnello Parker un contratto in esclusiva per avere Elvis nei suoi film e, negli anni tra il 1956 e il 1958, Presley interpretò 4 pellicole diretto da registi del calibro di Robert Wise e Michael Curtiz.

  Il servizio militare

Nel 1958 Elvis fu chiamato per il servizio militare e dovette partire alla volta della Germania e rimase lontano dalle scene per ben due anni.
Il colonnello seppe però mantenere vivo l'interesse del pubblico e la popolarità di Elvis rimase intatta.

Durante la sua permanenza in Germania, conobbe quella che sarebbe diventata sua moglie: Priscilla Beaulieu, la figlia di un colonnello americano anche lui di stanza in territorio tedesco, ma gli inizi del nuovo decennio furono piuttosto duri. La madre Gladys morì il 14 agosto 1958 all'età di 46 anni e la cosa ebbe su Elvis effetti devastanti e dai quali, forse, non si riprese più[senza fonte]. Nel 1960 fu ospite nello show televisivo di Frank Sinatra, che gli volle dare la possibilità di riacquistare la visibilità di un paio di anni prima. Elvis andò allo show pochi giorni dopo essere rientrato dal servizio militare.

  Gli anni sessanta

Le nuove rock band avevano ormai invaso il mercato dei primi anni sessanta, e i ragazzi avevano nuovi idoli musicali come i Beatles, i Beach Boys o i Rolling Stones.

Nonostante Presley continuasse a incidere dischi interessanti, non vendeva più come un tempo e il colonnello decise di sfruttare il remunerativo filone cinematografico. In otto anni Elvis interpretò ben ventinove film, dei quali solo tre o quattro erano artisticamente validi. Gli altri erano tutti film B-movie, girati, a volte, in due settimane con trame leggere, ma incassavano bene. Elvis aveva una certa propensione alla recitazione anche se gli furono sempre affidati ruoli poco favorevoli a mostrare le sue doti.[16] Fu scelto da Barbra Streisand per recitare nel film È nata una stella ma le richieste esose del Col. Parker lo impedirono, come accadde anche per le sue candidature ad altri due film di notevole spessore: La gatta sul tetto che scotta, nel ruolo che fu di Paul Newman e Un uomo da marciapiede, nel ruolo che fu di Jon Voight.

  '68 Comeback Special

Nel 1968 Elvis, a trentatré anni, sposato e padre di una bambina, Lisa Marie Presley, stanco di fare film di poco conto, volle ritornare nel mondo della musica.

Il colonnello organizzò uno special televisivo natalizio per la NBC, la regia venne affidata al giovane Steve Binder, che aveva già diretto un paio di documentari sul mondo del Rock & Roll e che aveva intenzione di fare uno special su Presley. Quello che fu poi chiamato "68 Comeback Special" non prese però le sembianze di una celebrazione del Natale, bensì la celebrazione del ritorno di Elvis Presley come rocker.

Elvis si presentò nella migliore forma di sempre, vestito di pelle nera e dando sfogo alla grinta che aveva dovuto reprimere negli anni dei film, regalando al pubblico americano uno spettacolo entrato nella storia della televisione.

L'incredibile successo dello show rinnovò in Elvis il desiderio di fare musica di qualità. Decise così di ritornare a Memphis e di chiudersi in studio per una session di registrazione. Il frutto di questo lavoro furono due album acclamatissimi da critica e pubblico, Back In Memphis e From Elvis in Memphis, con canzoni come In The Ghetto e Suspicious Minds.

Tornò anche la voglia di esibirsi dal vivo e, mentre Elvis approvava su consiglio di James Burton, il suo nuovo chitarrista, i membri di quella che sarebbe diventata la TCB Band, che lo avrebbe accompagnato in tour, e che annoverava tra le sue fila il bassista Jerry Scheff e il batterista Ronnie Tutt, il chitarrista ritmico John Wilkinson e il pianista Larry Muhoberac, il colonnello firmava un contratto di esclusiva con l'International Hotel di Las Vegas per una serie di concerti che avrebbero avuto un grandissimo successo di pubblico e critica.

  Gli anni settanta

 
Elvis con il Presidente Richard Nixon
 
Un'altra foto con Nixon alla Casa Bianca

Elvis iniziò il nuovo decennio con una seconda serie di spettacoli, fra il 26 gennaio e il 23 febbraio 1970, sempre all'International Hotel di Las Vegas. Da quel momento sembrò deciso a voler recuperare tutti gli anni perduti lontano dal pubblico e nell'arco di sette anni, fra il 1970 e il 1976, si esibì in quasi un migliaio di concerti, con una media di uno ogni due giorni e mezzo circa, anche due o tre nello stesso giorno.

Il 21 dicembre 1970 Elvis Presley fece visita, su sua richiesta, al presidente Richard Nixon alla Casa Bianca. Numerose foto lo ritraggono col presidente nello Studio Ovale. La Biblioteca presidenziale Nixon Library & Birthplace, con sede a Yorba Linda in California, vende queste foto con la didascalia «The President & The King».

Malgrado insistenti voci di possibili tour esteri, Presley non si esibì mai al di fuori degli Stati Uniti o del Canada. Di conseguenza furono migliaia gli appassionati che da tutto il mondo si recarono oltreoceano per poter assistere ad una sua esibizione.

  Aloha from Hawaii

Il 14 gennaio 1973 venne trasmesso in TV il primo show via satellite da Honolulu, Elvis: Aloha From Hawaii seguito da un pubblico stimato di oltre un miliardo di telespettatori in quaranta paesi.[17] Dal concerto è ricavato Aloha From Hawaii: Via Satellite (1973), primo disco quadrifonico a diventare un million seller.

La produzione discografica complessiva fu comunque enorme per tutto il decennio: a fianco di una serie di album pubblicati sull'etichetta economica RCA Camden, sottomarca della RCA, che raccoglievano brani provenienti dalle colonne sonore dei film degli anni sessanta, furono pubblicati numerosi album con materiale inciso in studio.

Fra questi si possono ricordare Elvis Country (I'm 10,000 Years Old) (1971), un concept album di musica country, Elvis Sings the Wonderful World of Christmas (1971) e He Touched Me (1972), con materiale natalizio e gospel, e più tardi Promised Land e Today (entrambi del 1975).

Numerose furono anche le antologie con materiale dei decenni precedenti. I maggiori successi da classifica come singoli, nel periodo furono: Kentucky Rain (1970), The Wonder of You (1970), There Goes My Everything (1971), Burning Love (1972), Steamroller Blues (1973), Promised Land (1974), My Boy (1975), T-R-O-U-B-L-E (1975) e Moody Blue (1977).

Presley troncò, invece, ogni rapporto con Hollywood, e le uniche testimonianze della sua attività concertistica per immagini furono i due documentari Elvis, That's The Way It Is (1970) ed Elvis On Tour (1972).

Fin dal ritorno dal servizio militare, nel 1960, Presley si era mostrato sempre più guardingo nei rapporti con la gente, e così attorno a lui si era andata formando una impenetrabile barriera di parenti, amici e guardie del corpo, denominata Memphis Mafia, che lo proteggeva, ma gli impediva, tuttavia, di avere contatti con l'esterno.

Tipico esempio di questa situazione, il fatto di affittare un teatro o un intero parco di divertimenti per passare una serata con gli amici, senza estranei. Verso la fine degli anni sessanta la situazione del cantante era già quella di un quasi recluso e ciò può in parte motivare l'entusiasmo che negli anni settanta lo portò a cercare, con incredibile frequenza, il contatto con il pubblico.

  Gli ultimi giorni, preparazione di un nuovo Tour e morte

I lunghi periodi di lontananza, i sempre più frequenti rapporti con altre donne, e la precaria salute di Elvis (che aveva aumentato considerevolmente l'uso di farmaci dal suo ritorno alle esibizioni dal vivo nel 1969) spinsero poi la moglie Priscilla a dividersi da lui, nel febbraio del 1972. Il 9 ottobre del 1973 venne sancito il divorzio a Santa Monica, e, sebbene l'amicizia tra Elvis Presley e la ex-moglie Priscilla sia durata per tutta la vita del cantante, ciò gli provocò un lungo periodo di acuta depressione.

  La casa di Presley a Graceland
  La tomba di Presley a Graceland

Barbiturici, tranquillanti e anfetamine diventarono suoi compagni di tutte le ore del giorno e della notte. La cosa non fu senza conseguenze, e frequenti furono i ricoveri in ospedale.

A quella che sembrava la crescita di uno stato ipocondriaco, si aggiungevano i risultati di una alimentazione disordinata, che portarono Presley a ingrassare vistosamente e a sottoporsi a diete dimagranti a base di medicinali.

Alla fine del 1973 la salute di Elvis cedette di schianto. Il suo chitarrista John Wilkinson lo ricorda "Gonfio come un otre, balbettante, un vero rottame... c'era qualcosa che assolutamente non andava nel suo fisico. Stava così male che le parole nelle sue canzoni erano totalmente indecifrabili."

L'ultima esibizione di Presley fu a Indianapolis al "Market Square Arena" il 26 giugno 1977 dove eseguì una straordinaria interpretazione del pezzo Unchained Melody, brano usato come colonna sonora del film Ghost nella versione del 1965 incisa dai The Righteous Brothers e del vecchio successo "Bridge Over Troubled Water".

Dopo il concerto, Elvis torna a Memphis per riposare e preparare il suo nuovo tour, previsto per dopo la metà di agosto. Il 16 agosto, poco dopo mezzanotte, Elvis torna a Graceland. Fino alle prime ore del mattino rimane sveglio con la famiglia e il suo staff, rilassandosi e curando gli ultimi dettagli per il nuovo concerto che avrebbe dovuto partire da Portland, nel Maine il 17 agosto. Verso le 7 del mattino si ritira in camera per riposare prima della partenza. Sono le ultime ore di vita. In tarda mattinata, Elvis viene trovato morto nella sua stanza da bagno dalla compagna Ginger Alden nella sua dimora a Graceland, a Memphis. Trasportato al Baptist Memorial Hospital, ne fu dichiarata la morte alle 15:30 per un attacco cardiaco.[18] Aveva 42 anni.

Meno di un'ora dopo l'annuncio della morte di Elvis, un migliaio di persone si erano riunite davanti al cancello di Graceland. Un'ora più tardi erano 3 000. Nel pomeriggio diventarono 20 000. In tarda serata erano 80 000. Da tutto il mondo piovvero ordini ai fioristi di Memphis perché confezionassero dei cuscinetti floreali a forma di chitarre, cani, orsacchiotti, cuori spezzati e corone. Furono organizzati due voli speciali che trasportarono 5 tonnellate di fiori dalla California e dal Colorado.

Graceland, la maestosa tenuta di Elvis Presley, è oggi un museo. Aperta al pubblico nel 1982, essa è divenuta una sorta di santuario del rock, meta del pellegrinaggio continuo dei suoi fan.[19] Graceland risulta essere la seconda casa più visitata degli Stati Uniti con oltre 10.000 persone in visita a settimana, seconda solo alla Casa Bianca.

  Cause del decesso

Il 16 agosto 1977, Elvis è morto nel suo bagno personale a Graceland, presumibilmente per un attacco cardiaco. Tuttavia, vi sono dati contrastanti per quanto riguarda la causa della sua morte. Secondo il noto biografo di Presley, Peter Guralnick, il cantante "aveva vomitato dopo essere stato colpito da infarto, a quanto pare mentre era seduto sul water". Nel suo corpo furono trovate quattordici sostanze medicinali prescrittegli dal medico personale, sostanze dunque legalmente somministrate ad Elvis, il quale non faceva uso di sostanze stupefacenti. Altra causa imputata per la morte di Presley fu l'obesità. Secondo la stima del medico che effettuò l'autopsia sul corpo del cantante, Elvis al momento del decesso pesava circa 158 kg.[20] Aveva messo su una buona parte di quel peso nell'ultimo periodo, dato che passava il tempo seduto nella sua stanza ricorrendo al cibo per consolarsi: dolciumi fritti, cheeseburger, gelati, pizze, panini fritti con bacon, burro di noccioline e banane. I medici che lo ebbero in cura avevano cercato senza successo di cambiare il regime alimentare di Elvis già nel 1974.[20][21] Non trascurabile anche l'ipotesi di uno shock anafilattico provocato da una parziale allergia alla codeina, sostanza presente in dosi massicce nei farmaci contro il mal di denti di cui Presley faceva uso durante quei giorni. L'ultima ipotesi sulla sua morte viene formulata tuttavia da un suo stretto conoscente nonché suo medico personale, il dottor George Nick Nichopoulos, che durante gli ultimi 12 anni della vita di Elvis l'ha avuto in cura. Il medico ha recentemente pubblicato un libro dal titolo The King and Dr. Nick, in cui spiega nel dettaglio la sua versione delle reali cause della morte di Elvis. Secondo il dottore, Elvis morì a causa di una costipazione cronica e per questo motivo fu trovato morto vicino al suo WC. La costipazione cronica causa infatti un colon sproporzionato, una mobilità intestinale quasi inesistente e anche obesità (tutte circostanze riscontrate durante l'autopsia del cadavere).

  I dubbi sul decesso e le leggende

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Avvistamenti di Elvis.

Immediatamente dopo la scomparsa del cantante si diffusero voci sul genere della leggenda metropolitana che sostenevano, e sostengono tuttora, che egli fosse in realtà vivo, e che la sua morte fosse stata una messa in scena, elencando possibili avvistamenti di Elvis.

Ad oggi, esistono associazioni[22][23][24][25], in particolar modo statunitensi, impegnate nel sostenere queste teorie.

Tra le ipotesi più gettonate, spiccano la possibile origine aliena del cantante (ipotesi che viene citata anche alla fine del film Men in Black e nella canzone dei Dire Straits "Calling Elvis"), il suo inserimento in un programma dell'Fbi per la protezione dei testimoni, e il volontario esilio del cantante stanco della vita condotta fino ad allora[26][27].

Fra le altre curiose storie che lo riguardano, ce n'è una che gli attribuisce anche l'omicidio del presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy.[28]

  La Memphis Mafia

All'inizio degli anni 1960, la cerchia di amici e parenti di cui Presley si circondò costantemente fino alla sua morte, divenne nota come "Memphis Mafia". «Elvis era circondato dai parassiti», afferma il giornalista John Harris, «Non c'era da meravigliarsi che, appena Presley iniziò a scivolare nella dipendenza e nel torpore, nessuno lanciò l'allarme: per loro, Elvis era una banca, e in quanto tale doveva rimanere aperta».[29] Tony Brown, che suonò il pianoforte per Presley regolarmente negli ultimi due anni di vita del cantante, osservò il rapido declino della sua salute e l'urgente necessità di affrontare il problema: «Ma sapevamo tutti che era un'impresa disperata perché Elvis era circondato da quel piccolo ristretto cerchio di persone ... tutti quei cosiddetti amici».[30] In difesa della Mafia di Memphis, un membro della stessa, Marty Lacker, ha detto: «Presley era l'artefice del suo destino, era lui il capo ... Se non fossimo stati in giro, sarebbe morto molto tempo prima».[31]

Larry Geller diventa il parrucchiere personale di Presley nel 1964. A differenza di altri nella Memphis Mafia, era interessato a questioni spirituali e ricorda come, dal loro primo colloquio, Presley gli rivelò i suoi pensieri segreti e le proprie ansie: «Voglio dire, ci deve essere uno scopo ... ci deve essere un motivo ... un motivo per cui ho scelto di essere Elvis Presley ... Giuro su Dio, nessuno sa quanto io mi senta solo. Vuoto è come mi sento veramente dentro».[32] In seguito, Geller fornì a Presley i libri su religione e misticismo, che il cantante leggeva voracemente durante gli incessanti tour.[33]

  Accuse di razzismo

Quando Dewey Phillips mandò in onda per la prima volta That's All Right su Radio Memphis, molti ascoltatori telefonarono alla stazione radio per avere informazioni sul cantante, dando per scontato che fosse nero.[34] Fin dall'inizio della sua carriera, Presley espresse rispetto per gli afro-americani e disprezzo per le norme della segregazione razziale e il pregiudizio allora prevalente nel sud degli Stati Uniti. Intervistato nel 1956, ricordò come nella sua infanzia ascoltava la musica del bluesman Arthur Crudup (autore di That's All Right) - e che essa lo ispirò ad intraprendere la carriera musicale.[35] Il The Memphis World, un giornale afroamericano, riferì che Presley, "il fenomeno Rock 'n' Roll", infranse le leggi della segregazione a Memphis, "frequentando il parco divertimenti locale che era solitamente frequentato da neri".[35] Tali dichiarazioni portarono Presley ad essere generalmente ben accolto nella comunità nera durante i primi giorni della sua celebrità. Per contro, molti adulti bianchi, lo condannarono come depravato per le sue movenze ritenute oscene sul palco.

Nonostante il parere ampiamente positivo che i neri avevano di Presley, intorno alla metà del 1957, si diffuse la voce che Elvis avesse a un certo punto detto: «L'unica cosa che i negri possono fare per me, è comprare i miei dischi e lustrarmi le scarpe».[36] Un giornalista del settimanale americano Jet, Louie Robinson, cercò di far luce sulla storia. Sul set del film Il delinquente del rock and roll, Presley gli concesse un'intervista. Egli negò categoricamente di aver mai fatto una simile dichiarazione e affermò di non essere in alcun modo un razzista. Robinson non trovò prove che la frase razzista fosse stata mai effettivamente detta, ed anzi raccolse le testimonianze di molti individui che riferirono che Presley era tutt'altro che razzista.[35][37] Il cantante blues Ivory Joe Hunter, che era a conoscenza del fatto, una sera visitò Graceland, e disse di Presley: «Mi ha mostrato la massima cortesia, e credo che sia uno dei più grandi in assoluto».[38] Anche se all'epoca l'osservazione razzista fu smentita del tutto, era ancora in uso contro Presley decenni più tardi. L'identificazione di Presley con il razzismo, o personalmente o simbolicamente, è stata esemplificata nel celebre testo del brano rap del 1989 Fight the Power, dei Public Enemy: «Elvis was a hero to most / But he never meant shit to me / Straight-up racist that sucker was / Simple and plain» («Elvis era un eroe per molti / Ma non ha mai significato un cazzo per me / Era un fottuto razzista / Puro e semplice»).[39]

La persistenza di tali atteggiamenti è stata alimentata dal risentimento per il fatto che Presley, il cui linguaggio musicale e visivo deriva da fonti africane in America, ha riscosso il successo e il riconoscimento culturale e commerciale in gran parte negato ai suoi contemporanei neri. A tutt'oggi, la nozione che Presley ha "rubato" la musica dei neri per edulcorarla e ricavarne profitto, trova ancora dei seguaci.[39] In particolare il musicista afroamericano Jackie Wilson si è preoccupato di smentire questa teoria, affermando: «Un sacco di persone hanno accusato Elvis di rubare la musica dei neri, quando in realtà, quasi ogni artista solista nero ha copiato i suoi modi di fare!».[40] E durante tutta la sua carriera, Presley riconobbe chiaramente il suo debito nei confronti dei musicisti di colore.

  Elvis & le Cadillac

Non è un segreto la grande e smisurata passione che il Re del Rock 'n Roll ha sempre avuto per le Cadillac, l'auto americana di lusso per eccellenza.

La prima fu acquistata da Elvis nel 1955 e per tre mesi raggiunse con questa le location dei concerti assieme al suo gruppo. La macchina andò in fumo nel giugno dello stesso anno, nel percorso tra Hope e Texarcana.

La 75 Fleetwood Limousine, è la seconda vettura acquistata per il tour nel marzo 1956, in seguito fu anche utilizzata per il trasloco a Graceland nel '57. In questa occasione gli interni vennero seriamente danneggiati, in quanto furono trasportati anche diversi animali, tra cui polli, tacchini e papere, che provvidero a rovinare gli interni.

La terza Cadillac è forse la più famosa, ultima icona di un Elvis anni '50, la De Ville Fleetwood 60 Special, meglio conosciuta dai fan anche come "Pink Cadillac". In origine fu acquistata per la madre Gladys, la carrozzeria, in principio blu, fu ridipinta di un color rosa che sembra addirittura essere stato creato apposta per Elvis in una tonalità molto difficile da ottenere.

Si prosegue con la Cadillac Eldorado, acquistata assieme a June Juanico il 12 giugno del 1956 per 10.000 dollari. Originariamente di color bianco con interni neri, Elvis la fece ridipingere a Memphis da Jimmy Sanders, lo stesso che aveva creato il color rosa della vettura precedente. Oltre a questo, vennero inseriti alcuni particolari, come le iniziali EP negli interni in pelle adornate da una chitarra e due note musicali.

Altra vettura, la Series 75 Fleetwood Limousine del 1960. Assolutamente lussuosa, venne acquistata per l'allora cifra record di 100.000 dollari. L'interno includeva elementi come: frigorifero, telefono, un impianto TV, un dispositivo per lucidare le scarpe, un dispositivo per ascoltare cassette e persino un dispositivo per ascoltare dischi della RCA fino ad un massimo di dieci LP alternati automaticamente, il tutto rifinito in oro 24 carati. Nel 1964 il Colonnello Parker convinse l'RCA a vendere l'auto per 24.000 dollari ed utilizzarla per un tour promozionale come simbolo del Re, la cosa ebbe infatti grande successo. Negli anni '70 è stata donata al Country Music Association Hall of Fame di Nashville, dove si trova tuttora.

La Series Fleetwood Limousine del 1964, di colore nero, poi riverniciata di color porpora, è sicuramente una delle auto preferite e più usate da Elvis. Quest'auto ha partecipato anche al corteo funebre nel 1977.

L'ennesima Cadillac del Re fu una De Ville del '67, fu usata da Elvis e Priscilla durante la loro luna di miele.

Nel 1968 viene la Eldorado Coupé, acquistata per uso esclusivo e personale. Fu spesso usata soprattutto durante il periodo della nascita di Lisa Marie e per tutto l'anno successivo. Quando un giorno l'auto non partì, Elvis in eccesso di rabbia, scese e la colpì lungo il paraurti di destra con diversi calci. In seguito venne regalata al patrigno di Priscilla.

Successivamente nel 1974 Elvis aggiunge la Cadillac Fleetwood Brougham. Una delle auto preferite dal Re, tanto che volle all'interno ogni tipo di optional possibile e immaginabile. Tra questi un soffitto con una luna splendente e l'immagine di Dio. Questa vettura si può scorgere nel corteo funebre durante i funerali di Elvis. Il proprietario attuale l'ha acquistata a Graceland nel 1980, nel 2000 è stata messa all'asta per la modica cifra di 1 milione e 200 000 dollari, successivamente a 750.000 dollari e ancora scesa a 500.000.

Altre Cadillac di minore importanza appartenute al King sono state: Cadillac Sedan, Station Wagon, Sedan De Ville, e la Eldorado Convertibile. Quest'ultima fu disegnata personalmente da Elvis nel 1965, sul modello dell'auto dei suoi sogni. Realizzata da Goerge Barris, Elvis non vide mai il suo sogno realizzarsi, in quanto morì prima che il progetto fosse portato a termine.

  Discografia

  Album

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Discografia di Elvis Presley.

  Filmografia

  Elvis Presley.
Anno Titolo Ruolo
1969 Change of Habit (Inedito in Italia) Dr. John Carpenter
1969 The Trouble with Girls (it: Guai con le ragazze) Walter Hale
1969 Charro! (it: Un uomo chiamato Charro) Jess Wade
1968 Live a Little, Love a Little (Inedito in Italia) Greg Nolan
1968 Speedway (it: A tutto gas) Steve Grayson
1968 Stay Away, Joe (Inedito in Italia) Joe Lightcloud
1967 Clambake (it: Miliardario... ma bagnino) Scott Heyward / Tom Wilson
1967 Double Trouble (it: Fermi tutti, cominciamo daccapo!) Guy Lambert
1967 Easy Come, Easy Go (it: 3 "fusti", 2 "bambole" e... 1 "tesoro") Ted Jackson
1966 Spinout alias California Holiday (it: Voglio sposarle tutte) Mike McCoy
1966 Paradise, Hawaiian Style (it: Paradiso hawaiano) Rick Richards
1966 Frankie and Johnny (it: Frankie e Johnny) Johnny
1965 Harum Scarum alias Harem Holiday (it: Avventura in Oriente) Johnny Tyrone
1965 Tickle Me (it: Per un pugno di donne) Lonnie Beale / Panhandle Kid
1965 Girl Happy (it: Pazzo per le donne) Rusty Wells
1964 Roustabout (it: Il cantante del luna park) Charlie Rogers
1964 Viva Las Vegas Lucky Jackson
1964 Kissin' Cousins (it: Il monte di Venere) Josh Morgan / Jodie Tatum
1963 Fun in Acapulco (it: L'idolo di Acapulco) Mike Windgren
1963 It Happened at the World's Fair (it: Bionde, rosse, brune...) Mike Edwards
1962 Girls! Girls! Girls! (it: Cento ragazze e un marinaio) Ross Carpenter
1962 Kid Galahad (it: Pugno proibito) Walter Gulick
1962 Follow That Dream (it: Lo sceriffo scalzo) Toby Kwimper
1961 Blue Hawaii Chad Gates
1961 Wild in the Country (it: Paese Selvaggio) Glenn Tyler
1960 Flaming Star (it: Stella di fuoco) Pacer Burton
1960 G.I. Blues (it: Cafè Europa) Tulsa McLean
1958 King Creole (it: La via del male) Danny Fisher
1957 Jailhouse Rock (it: Il delinquente del rock and roll) Vince Everett
1957 Loving You (it: Amami teneramente) Jimmy Tompkins / Deke Rivers
1956 Love Me Tender (it: Fratelli rivali) Clint Reno

  Curiosità

  Giuseppe Veneziano - Madonna dell'Elvis, 2009
  • Nelle versioni italiane dei film da lui interpretati, Elvis era solitamente doppiato da Pino Locchi, noto soprattutto come voce italiana di Sean Connery, Roger Moore (in particolare nella serie di pellicole su James Bond) e di Terence Hill. Più raramente, Presley fu doppiato anche da Massimo Turci, mentre nel suo primissimo film Fratelli rivali aveva la voce di Gianfranco Bellini.
  • La canzone Ignudi fra i nudisti di Elio e le Storie Tese rappresenta una versione in reverse del pezzo di Elvis Presley Suspicious Minds.
  • Nel 2008 il suo record di "Artista rimasto più settimane alla #1 della Hot 100" è stato battuto da Mariah Carey, che lo ha superato anche per numero di singoli piazzati alla numero 1 (17 contro i 18 della cantante)[41]
  • Nel 2008, nell'annuale classifica dei singoli più scaricati di iTunes, compare tra i primi posti Baby Let's Play House[42]
  • A partire dal 2004, la casa produttrice di giocattoli McFarlane Toys ha immesso sul mercato diverse action figure che raffigurano Elvis in diverse fasi della sua carriera: Elvis Presley ('68 Comeback Special) (2004), Elvis Presley 2: Rockabilly (2004), Elvis Presley 3: Las Vegas (2004), Elvis Presley 4: Gold Lamé Outfit (2005), Elvis Presley 5: Jailhouse Rock (2005), Elvis Presley 6: Blue Hawaii (2006), Elvis Presley 7: Gospel Elvis (2008), Elvis Presley 8: Aloha Elvis (2008)
  • Nell'agosto del 2008, la Mattel ha lanciato sul mercato americano una coppia di bambole ispirate sia nelle fattezze che negli abiti ad Elvis e la moglie Priscilla nel giorno delle loro nozze.[43]
  • Nel brano God di John Lennon viene citato tra le persone o cose a cui non credere
  • Nel video del brano Christmas Lights dei Coldplay sono presenti quattro violinisti vestiti da Elvis. Inoltre sopra il palco scenico campeggia la scritta "Credo Elvem Etiam Vivere", dal latino "Credo che Elvis sia ancora vivo"
  • Molti artisti contemporanei hanno rappresentato Elvis nelle loro opere. Curioso il lavoro di Giuseppe Veneziano nella sua Madonna dell'Elvis, dove ha rappresentato un Elvis bambino in braccio alla Vergine.
  • Nel videogioco Bully (in Europa chiamato Canis Canem Edit) pubblicato dalla Rockstar Games è possibile ottenere un vestito uguale a quello usato da Elvis nel periodo "Aloha From Hawaii"
  • Nel videogioco Grand Theft Auto - Liberty City Stories pubblicato dalla Rockstar Games è possibile ottenere, completando l'ultima missione della storyline, un vestito chiamato "The King", che si basa sul classico modo di vestire e l'acconciatura di Elvis.
  • Nel videogioco Fallout: New Vegas è presente una banda chiamata "I King" capeggiata da un individuo chiamato "Il Re", essi vivono in quella che un tempo fu una scuola di impersonificazione di Elvis, e ne hanno adottato vestiti, taglio di capelli ed abitudini, "Il Re" parlerà di Elvis come "il più figo dei fighi".
  • Nel film Forrest Gump un giovane Elvis guardando gli insoliti passi di ballo del piccolo Forrest ne prende ispirazione per una innovativa danza.
  • Nel film Gallo cedrone, il protagonista Armando Feroci (interpretato da Carlo Verdone) organizza una riunione in un club per fan di Elvis sostenendo di essere suo figlio naturale e chiede la riesumazione della salma del cantante per fare un test del DNA.
  • Nel film Bubba Ho-Tep viene dato credito alla teoria che Elvis si sia esiliato volontariamente dalle scene stanco della vita condotta. In questo caso, Elvis dona tutti i suoi beni ad un suo perfetto sosia, Sebastian Haff, spacciandosi poi per quest'ultimo e sottoscrivendo un patto: quando il vero Elvis vorrà calcare nuovamente i palcoscenici del mondo, Haff dovrà tornare alla sua vecchia vita. Però non sarà possibile in quanto il patto prenderà fuoco. Elvis si trova costretto a vivere in un ospizio dove si troverà costretto ad affrontare, in compagnia di un altro ospite della struttura che si crede la reincarnazione del presidente Kennedy, un demone venuto dall'antico Egitto.
  • In una breve sequenza del film Voglio sposarle tutte, della durata di 1'07", si può apprezzare Elvis alla guida della prima McLaren della storia, una M1A di gruppo 7, che, pilotata da Graham Hill, aveva preso parte ad alcune competizioni automobilistiche sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna. Lo stesso Elvis, dopo essere stato al volante della M1A, ha commentato: "Questa macchina è qualcosa di incredibile: è stata costruita con l'immaginazione e con l'immaginazione deve essere guidata".
  • Nel videogioco Grand Theft Auto - San Andreas nella città di Las Venturas ci sono molti civili che imitano Elvis, ed esiste anche un trucco dove tutti i civili si trasformano in Elvis.
  • Nella canzone Calling Elvis dei Dire Straits ci sono parecchi riferimenti ad Elvis, in quanto il protagonista del pezzo chiama l'Heartbreak Hotel, albergo nel quale pensa che ci sia ancora Elvis, e gli lascia persino i suoi auguri.
  • Nel 5° libro della trilogia in 5 parti di Douglas Adams, Praticamente Innocuo , Elvis si esibisce in un locale chiamato "Il dominio del Re" situato in un pianeta extraterrestre e quando uno dei protagonisti , Ford Prefect, gli chiede se era stato davvero rapito dagli alieni lui afferma di averli invece seguiti di sua spontanea volontà.
  • Nel Ciclo di Sookie Stackhouse Elvis compare come Bubba, vampirizzato da un fan che lavorava all'obitorio di Memphis.

  Record e riconoscimenti

  • Ha ricevuto 149 dischi d'oro, platino e multiplatino.[senza fonte]
  • È l'unico artista ad essere inserito in quattro Hall of Fame: rock, gospel, country e rockabilly.
  • La sua casa è stata dichiarata monumento nazionale ed è la seconda casa più visitata d'America dopo la Casa Bianca.[44]
  • Ha vinto tre Grammy.[45]
  • Detiene il record di presenze contemporanee in classifica con 12 brani. Il vecchio record di 11 brani era sempre suo.[senza fonte]
  • Negli anni 70 riuscì a fare il tutto esaurito per più di 380 spettacoli consecutivi.[senza fonte]
  • Il suo concerto Aloha from Hawaii, primo concerto nella storia della tv ad essere trasmesso via satellite, fu visto da più di un miliardo di persone (meno persone videro lo sbarco sulla luna).[17]
  • La prima volta che entrò in classifica fu nel 1956 con Heartbreak Hotel e l'ultima volta è stato nel 2003 con la versione remixata di Rubberneckin' diventando così l'artista che è entrato in classifica per l'arco di tempo maggiore.[senza fonte]
  • Fino ad oggi ha venduto oltre 1 miliardo di dischi in tutto il mondo.[11][12][13]
  • Love Me Tender fu disco d'oro ancora prima di uscire grazie alle prenotazioni.[senza fonte]
  • L' LP di G.I.Blues rimase in classifica per 111 settimane consecutive.[senza fonte]
  • Maggior numero di settimane al primo posto in America: 79.[senza fonte]
  • dal 1956 al 2003 sono apparsi nella classifica Hot 100 di Billboard 151 suoi singoli.[senza fonte]
  • Elvis è il cantante con il maggior numero di incisioni certificate dalla Recording Industry Association of America(RIAA) con 262 titoli (148 d'oro, 82 di platino, 32 di multiplatino) tra album e singoli.[senza fonte]
  • Detiene il record dell'arco di tempo più lungo tra due n.1 in Inghilterra: 1957: All shook up - 2005:riedizione It's Now or Never[senza fonte]

  Hit al primo posto in America

(NB: dopo i due punti, è indicato il numero di settimane in vetta)

  1956

Heartbreak Hotel: 8

I Want You, I Need You, I Love You: 1

Don't Be Cruel/Hound dog: 11

Love Me Tender: 5

  1957

Too much: 3

All Shook Up: 8

(Let Me Be Your) Teddy Bear: 7

Jailhouse Rock: 7

  1958

Don't: 5

Hard Headed Woman: 2

  1959

A Big Hunk o' Love: 2

  1960

Stuck on You: 4

It's Now or Never: 5

Are you lonesome tonight?: 6

  1961

Surrender: 2

  1962

Good Luck Charm: 2

  1969

Suspicious Minds: 1

  Note

  1. ^ Clayton, Marie. Elvis the illustrated biography, Trans Atlantic Press, pag. 207, ISBN 978-1-907176-07-4
  2. ^ a b c d e allmusic.com - Elvis Presley
  3. ^ a b digitaldreamdoor.com - 100 Greates Rockabilly Songs
  4. ^ Elvis re del Rock
  5. ^ Sul suo certificato originale di nascita si legge Elvis Aaron Presley (così come lo scrisse il medico). Esiste anche un certificato di nascita, non ufficiale, conservato come una sorta di souvenir, nel quale si legge Elvis Aron Presley. Elvis, quando firmava qualcosa inserendo anche il secondo nome, scriveva Aron. C'è scritto Aron sul suo certificato di nozze, così come pure sulla borsa che usò sotto le armi.
  6. ^ [1]
  7. ^ Lastampa.It
  8. ^ la Repubblica/societa: Einstein e Roosevelt icone del secolo
  9. ^ Seconda parte Biografia di Elvis Presley
  10. ^ Elvis Presley Music News & Info | Billboard.com
  11. ^ a b Person of the Week: Elvis Presley. Time (magazine), 15 agosto 2002
  12. ^ a b Biography: Elvis Presley. Rolling Stone
  13. ^ a b Pop Icon Elvis Presley Remembered on Anniversary of Death. America.gov, 16 agosto 2006
  14. ^ Speaker's Corner
  15. ^ La Scozia litiga sulle origini di Elvis Presley - Corriere della Sera
  16. ^ cfr Paul Simpson, Guida completa a E.P., ed. Vallardi, ISBN 88-7887-015-3, pag. 321 e seg.
  17. ^ a b Hit Parade Italia - Living In The Past: classifiche internazionali - Inverno 1972/1973
  18. ^ televisionando.it - Elvis
  19. ^ Lastampa.It
  20. ^ a b Simpson, Paul. Guida completa a Elvis Presley, Antonio Vallardi Editore, Milano, 2004, pag. 70, ISBN 88-7887-015-3
  21. ^ Peter Guralnick, Careless Love (1999), p.651-652
  22. ^ Elvis - La teoria di Elvis VIVO
  23. ^ «Elvis è vivo». Il mito del rock è immortale - Corriere della Sera
  24. ^ Elvis Lives | Elvis Lives
  25. ^ PER SEMPRE ELVIS / Presley è vivo e canta insieme a noi - Repubblica.it » Ricerca
  26. ^ Lastampa.It
  27. ^ Lastampa.It
  28. ^ Presley uccise Kennedy e Reagan eliminò Lennon
  29. ^ Harris, 2006
  30. ^ Clayton, Heard, 2003, pag. 339
  31. ^ Connelly, 2008, pag. 148
  32. ^ Guralnick, Peter. Careless Love, 1999, pag. 174
  33. ^ Guralnick, Careless Love, 1999, pag. 174
  34. ^ Guralnick, Careless Love, 1999, pag. 100-101
  35. ^ a b c Guralnick, 2004
  36. ^ Simpson, Paul. Guida completa a Elvis Presley, Antonio Vallardi Editore, Milano, 2004, pag. 32, ISBN 88-7887-015-3
  37. ^ Pilgrim, 2006
  38. ^ Guralnick, Careless Love, 1999, pag. 426
  39. ^ a b Myrie, 2009, pag. 123–24
  40. ^ Masley, 2002
  41. ^ .Mariah Carey batte Elvis negli hit (e Madonna è soltanto al n.3) - LASTAMPA.it
  42. ^ .I-Tunes: Jovanotti tra gli album e singoli più scaricati del 2008 | Music Room
  43. ^ Quotidiano Net - Musica - Elvis e Priscilla Presley ancora insieme Diventano bambole firmate 'Mattel'
  44. ^ APPROFONDIMENTI - - - RAINEWS24
  45. ^ Grammy.com - pagina di ricerca dei vincitori

  Bibliografia

  Voci correlate

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