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In un comune italiano, la frazione geografica è costituita da «un'area del territorio comunale comprendente, di norma, un centro abitato, nonché nuclei abitati e case sparse gravitanti sul centro».
Tale gravitazione sussiste quando gli abitanti dei nuclei e delle case sparse sono attratti dal centro, cioè sogliono concorrervi per ragioni di approvvigionamento, culto, istruzione, lavoro, affari e simili.
Indice |
«La frazione geografica ha una sua propria individuazione derivante dai fenomeni di aggregazione e di gravitazione sociale che in essa si realizzano.
I suoi confini sorgono spontaneamente là dove l'attrazione del centro abitato delle frazioni cessa e comincia quella dei centri abitati delle frazioni geograficamente limitrofe».
La suddetta definizione di frazione geografica è stata data dall'ISTAT e nel corso degli anni ha funto da riferimento a numerosi testi legislativi di carattere nazionale, regionale e comunale.
Il Regolamento anagrafico di cui al Legge n.1228 del 24.12.1954, all'Art. 9 dà il compito al Comune di provvedere «alla suddivisione del territorio comunale in frazioni geografiche con limiti definiti in base alle condizioni antropogeografiche rilevate» e di tracciare su carte topografiche concernenti il territorio comunale i confini di tali frazioni. Il piano topografico costituito dalle suddette carte viene poi sottoposto, per l'esame e l'approvazione, all'Istituto centrale di statistica e tenuto al corrente a cura del Comune.
Le frazioni geografiche quasi sempre rappresentano una comunità che si riconosce in esse, con una propria identità storica e culturale. Ne sono prova la presenza di libere forme associative come le Pro Loco.
In molti casi le frazioni che compongono il territorio comunale sono indicate nello Statuto o in altri regolamenti approvati dal consiglio comunale.
Nel linguaggio comune il termine frazione viene spesso usato per indicare una località abitata che non è capoluogo di comune; tale uso è da considerarsi improprio quando viene chiamata frazione una località che non è definita come tale nello statuto del comune.
Il concetto di frazione geografica nacque con la creazione dei "comuni denominativi", avvenuta in epoca moderna durante il periodo napoleonico. Essi, sotto il profilo istituzionale, si differenziavano notevolmente dai comuni e dalle comunità medievali, generalmente rette dalle vicinie e con un'autorità di norma limitata all'amministrazione dei beni comuni di un unico villaggio o villa. Nei "comuni denominativi" furono concentrate più ville attorno ad un centro dotato di maggiore importanza. Esse divennero comuni aggregati di quest'ultimo, o appunto frazioni. Il termine "geografiche" fu poi aggiunto per differenziarle dalle frazioni aritmetiche.
Le popolazioni relative alle frazioni geografiche di tutti i comuni italiani sono state pubblicate dall'ISTAT fino al Censimento del 1981. Molte frazioni, di censimento in censimento, hanno subito una modifica dei propri confini territoriali, o sono state accorpate tra loro, in conseguenza dello sviluppo urbano dei centri abitati, o della costruzione di strade asfaltate che rendevano più agevole per gli abitanti di un nucleo abitato o di una casa sparsa raggiungere un centro abitato piuttosto che un altro.
In occasione del Censimento della popolazione del 1991, sono state soppresse dall'ISTAT le frazioni geografiche e pubblicate solo le popolazioni delle località abitate. Questo perché lo sviluppo urbano di molti comuni italiani e lo sviluppo delle vie di comunicazione tra le varie località abitate ha fatto sì che, nel tempo, fosse diventato obsoleto quel carattere di gravitazione economico-sociale che conferiva alla frazione geografica una sua propria individualità.
Le frazioni possono godere di autonomia amministrativa nell'ambito del comune di appartenenza: in particolare, possono avere un prosindaco, cioè un consigliere del comune di appartenenza delegato dal sindaco a svolgere in loco le sue funzioni; il prosindaco è normalmente posto a capo di un'apposita sezione comunale che detiene i registri della popolazione (anagrafe della popolazione residente e stato civile), di norma separati ed enumerati a parte rispetto a quelli del capoluogo e delle altre frazioni. Il prosindaco non è nominabile qualora il comune sia suddiviso in circoscrizioni o municipi derivanti dalla fusione di più comuni, limitatamente ai territori circoscrizionalizzati o municipalizzati. Tali disposizioni non si applicano alle regioni a statuto speciale che hanno potestà normativa assoluta in materia amministrativa.
Nella Repubblica di San Marino le frazioni sono i centri abitati sottoposti alla giurisdizione del castello vicino e sono chiamate curazie.
In alcune regioni di Italia le frazioni, oltre a essere suddivisioni amministrative, sono anche soggetti di diritto pubblico (art. 26 Legge 16 giugno 1927, n.1766) che posseggono un loro separato demanio su cui gli abitanti della frazione godono di determinati usi civici, per lo più pascolatico e legnatico. Un esempio è nel comune dell'Aquila, dove esistono amministrazioni separate per gli usi civici risalenti ai comuni soppressi nel 1927. Tali amministrazioni separate hanno anche un proprio statuto e propri organi elettivi[1]. In tal caso il demanio della frazione è tenuto distinto da quello comunale, che può, al limite, trovarsi nello stesso ambito geografico. Si usa per indicare tali diritti il termine comunelli [2] e di fatto coincidono con vecchie suddivisioni di comuni, soppressi nel corso dei secoli e aggregati nei comuni maggiori.
La regione Piemonte ha regolato l'istituto del demanio frazionale con l'art 7 della legge 29/2009 [3]