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Lingua italiana

                   
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Italiano ({{{nomenativo}}})
Creato da {{{creatore}}}
Contesto {{{contesto}}}
Parlato in bandiera Italia
bandiera San Marino
Svizzera Svizzera
Blank.pngbandieraBlank.png Città del Vaticano
bandiera Croazia
bandiera Slovenia
(come lingua ufficiale)
Regioni {{{regione}}}
Periodo {{{periodo}}}
Persone 70 milioni madrelingua[1].
Classifica 11
Scrittura {{{scrittura}}}
Tipo SVO, flessiva, accusativa
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italiano
Suddivisioni {{{sub1}}}
Statuto ufficiale
Nazioni bandiera dell'Unione europea Unione europea

bandiera Italia
Bandiera della Svizzera Svizzera
bandiera San Marino
Blank.pngbandieraBlank.png Città del Vaticano
bandiera Croazia
bandiera Slovenia
altre nazioni
Regolato da
Codici di classificazione
ISO 639-1 it
ISO 639-2 ita
ISO 639-3 ita  (EN)
ISO 639-5 {{{iso5}}}
SIL ita  (EN)
SIL {{{sil2}}}
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Traslitterazione
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Distribuzione geografica dell'italiano

L'italiano (/itaˈljano/[2] ascolta[?·info]) è una lingua romanza, basata sul fiorentino letterario usato nel Trecento, appartenente al gruppo italico della famiglia delle lingue indoeuropee.

L'italiano modello[3] convive anche in Italia con un gran numero di idiomi neo-romanzi e ha diverse varianti regionali, per via dell'influenza che su di esso esercitano le lingue regionali. Le lingue regionali tuttavia vengono oggi parlate parallelamente all'italiano.

L'italiano è lingua ufficiale dell'Italia[4], di San Marino[5], della Svizzera[6] (insieme al tedesco, al francese e al romancio), della Città del Vaticano (insieme al latino) e del Sovrano Militare Ordine di Malta. È seconda lingua ufficiale, dopo il croato, nella Regione Istriana (Croazia) e, dopo lo sloveno, nelle città di Pirano, Isola d'Istria e Capodistria in Slovenia.

L'italiano è una delle ventitré lingue ufficiali dell'Unione europea. È inoltre diffuso in alcune aree dei paesi mediterranei e nelle comunità di origine italiana nei diversi continenti.

Indice

  Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia della lingua italiana.
  Dante Alighieri, considerato il padre della lingua italiana

L'italiano è una lingua neolatina, cioè derivata dal latino. Più in particolare, deriva dal latino volgare parlato in Italia nell'antichità e trasformatosi profondamente nei secoli.

L'italiano moderno ha come base il fiorentino letterario usato nel Trecento da Dante, Petrarca e Boccaccio, a sua volta influenzato dalla lingua siciliana letteraria elaborata dalla Scuola siciliana di Jacopo da Lentini (1230-1250) e dal modello latino.

  Dal latino volgare ai volgari italiani

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Latino volgare.

Pensare all'italiano come ad una filiazione diretta dal latino può risultare semplicistico e approssimativo: l'italiano è di fatto la stessa "lingua parlata" dei Romani, che attraverso una lunga evoluzione, è diventata l'italiano odierno. In altre parole, già in epoca classica esisteva un latino "volgare", pervenutoci attraverso testi non letterari, graffiti, iscrizioni non ufficiali o testi letterari attenti a riprodurre la lingua parlata, come accade spesso nella commedia.[7]

Esisteva poi un latino "letterario", quello adottato dagli scrittori classici e legato alla lingua scritta, ma anche alla lingua parlata dai ceti socialmente più rilevanti e più colti.[7]

A partire dal III secolo d.C., il Cristianesimo introdusse nella lingua latina nuovi significati e nuove esigenze pratiche. Queste nuove prospettive significarono anche un deciso passo verso l'incontro di lingua parlata e lingua scritta: autori come Ambrogio, Girolamo e Agostino adottarono nei loro scritti la lingua del popolo, la lingua di uso quotidiano, introducendo così, e con maggiore forza che in passato, altri elementi dialettali.[8]

Con la caduta dell'Impero romano e la formazione dei regni romano-barbarici, si assiste ad una sorta di sclerotizzazione del latino scritto (che diviene lingua amministrativa e scolastica), mentre il latino parlato si fonde sempre più intimamente con i dialetti dei popoli latinizzati, dando vita alle lingue neolatine, tra cui l'italiano.[8]

Gli storici della lingua etichettano le parlate che si svilupparono in questo modo in Italia durante il Medioevo come volgari italiani, al plurale, e non ancora lingua italiana. Le testimonianze disponibili mostrano infatti marcate differenze tra le parlate delle diverse zone mentre manca un comune modello volgare di riferimento.

Il primo documento di uso di un volgare italiano è invece un placito notarile, conservato nell'abbazia di Montecassino, proveniente dal principato longobardo di Capua e risalente al 960: è il Placito cassinese (detto anche Placito di Capua), che in sostanza è una testimonianza giurata di un abitante circa una lite sui confini di proprietà tra il monastero benedettino di Capua afferente ai Benedettini dell'abbazia di Montecassino e un piccolo feudo vicino, il quale aveva ingiustamente occupato una parte del territorio dell'abbazia: Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti. È una frase soltanto, che tuttavia per svariati motivi può essere considerata ormai volgare e non più latina: i casi (salvo il genitivo Sancti Benedicti, che riprende la dizione del latino ecclesiastico) sono scomparsi, sono presenti la congiunzione ko ("che") e il dimostrativo kelle ("quelle"), morfologicamente il verbo sao (dal latino sapio) è prossimo alla forma italiana ecc. Questo documento è seguito a brevissima distanza da altri placiti provenienti dalla stessa area geografico-linguistica, come il Placito di Sessa Aurunca e il Placito di Teano.

Uno dei primi casi di diffusione sovraregionale della lingua è la poesia della scuola siciliana, scritta verosimilmente in volgare siciliano da numerosi poeti (non tutti siciliani) attivi prima della metà del Duecento nell'ambiente della corte imperiale. Alcuni tratti linguistici con questa origine vennero adottati anche dagli scrittori toscani delle generazioni successive e si sono mantenuti per secoli nella lingua poetica italiana: dalle forme monottongate come core e loco ai condizionali in -ia (saria per sarebbe).

  Dal volgare fiorentino all'italiano

« ... del bel paese là dove 'l sì suona »
(Dante Alighieri, Inferno, canto XXXIII, v. 80)

L'assetto attuale dell'italiano discende in sostanza da quello del volgare fiorentino trecentesco, ripulito dei tratti più marcatamente locali.[9] Tra i numerosi tratti che l'italiano riprende dal fiorentino trecentesco, e che erano invece estranei a quasi tutti gli altri volgari italiani, si possono citare per esempio, a livello fonetico, cinque elementi discriminanti individuati da Arrigo Castellani:

  • i "dittonghi spontanei" ie e uo (piede e nuovo invece di pede e novo);
  • l'anafonesi (tinca invece di tenca);
  • la chiusura di e protonica (di invece di de);
  • l'evoluzione del nesso latino -RI- in i invece che in r (febbraio invece di febbraro);
  • il passaggio di ar atono a er (gambero invece di gambaro).

Già dalla fine del Trecento la lingua parlata a Firenze si distacca però da questo modello, che successivamente viene codificato da letterati non fiorentini (a cominciare da Pietro Bembo) e usato come lingua comune per la scrittura in tutta Italia[senza fonte] a partire dalla seconda metà del Cinquecento. Secondo Bruno Migliorini, «Se leggiamo una pagina di prosa, anche d'arte, degli ultimi anni del Quattrocento o dei primi del Cinquecento, ci è di solito abbastanza facile dire da quale regione proviene, mentre per un testo della fine del Cinquecento la cosa è assai malagevole».[10] A partire da questo periodo tutti gli storici della lingua parlano quindi ormai di lingua italiana in senso moderno, e non più di volgare fiorentino.

  Diffusione dell'italiano nell'uso quotidiano

L'italiano rimase lingua di uso quotidiano per fasce molto ridotte della popolazione almeno fino alla seconda metà dell'Ottocento. A questo punto si deve a un altro pioniere della lingua italiana, Alessandro Manzoni, l'aver adottato il fiorentino come lingua ufficiale dell'Italia, che proprio allora stava nascendo come nazione. La sua decisione di donare una lingua comune alla nuova patria, da lui riassunta nel celebre proposito di «sciacquare i panni in Arno»,[11] fu il principale contributo di Manzoni alla causa del Risorgimento.[12]

In seguito, fattori storici quali l'unificazione politica o la prima guerra mondiale hanno contribuito a renderne l'uso molto più comune. Nella seconda metà del Novecento in particolare, la diffusione della lingua è stata rapida anche grazie al fondamentale contributo della televisione.

  Uso nell'età contemporanea

L'italiano è oggi usato in Italia in tutte le situazioni comunicative, sia informali (conversazione in famiglia o tra amici) sia formali (discorsi pubblici, atti ufficiali). Gli italiani che non si servono dell'italiano fanno parte di una delle minoranze linguistiche; molto più limitato è l'uso di una lingua straniera. Secondo i dati del Ministero dell'Interno il 95% degli italiani ha come lingua madre l'italiano e il 5% degli italiani non ha come lingua madre l'italiano ma una lingua minoritaria: essi sono le minoranze linguistiche.

La diffusione dell'italiano nella comunicazione informale è avvenuta soprattutto nella seconda metà del Novecento, e l'uso effettivo è quindi strettamente collegato all'età dei parlanti. Le persone che nel 2006 parlavano "solo o prevalentemente italiano" sono per esempio state stimate da un'indagine ISTAT pari al 72,8 % con gli estranei e al 45,5 % in famiglia, con questa distribuzione nelle fasce d'età estreme[13]:

  • da 6 a 10 anni: 68,2%
  • da 11 a 14 anni: 62,4%
  • da 65 a 74 anni: 31,9%
  • 75 e più: 28,2%

L'uso dell'italiano è generalizzato nei mezzi di comunicazione di massa (giornali, radio, cinema, televisione). In Italia i film stranieri sono di regola presentati con un doppiaggio in lingua italiana e le trasmissioni televisive in lingua diversa dall'italiano sono molto rare.

  Varietà di italiano

L'italiano non è una lingua del tutto uniforme. Il linguista Gaetano Berruto ha distinto per esempio nove varietà di italiano[14]:

  • 1. italiano standard letterario
  • 2. italiano neo-standard (= italiano regionale colto medio)
  • 3. italiano parlato colloquiale
  • 4. italiano regionale popolare
  • 5. italiano informale trascurato
  • 6. italiano gergale
  • 7. italiano formale aulico
  • 8. italiano tecnico-scientifico
  • 9. italiano burocratico

  Fonologia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Fonologia dell'italiano.

  Consonanti

Tra parentesi quadre gli allofoni secondari di /n/ ([ɱ] e [ŋ]), /k/ ([c]) e /ɡ/ ([ɟ]).

Bilabiali Labiodentali Alveolari Postalveolare Palatali Velari Labiovelari
Nasali m [ɱ] n ɲ [ŋ]
Occlusive p b t d [c] [ɟ] k ɡ
Affricate ʦ ʣ ʧ ʤ
Fricative f v s z ʃ
Approssimanti j w
Vibranti r
Laterali l ʎ

  Vocali

fonema parole
[a] nave, galassia
[e] pianéta, réte
[ɛ] sfèra, pèra
[i] mito, riso
[o] órdine, scóntro
[ɔ] òrca, bucòlico
[u] numero, nulla

  Grammatica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Grammatica italiana.

La morfo-sintassi dell'italiano è conforme agli standard delle lingue romanze in generale, possedendo un ricco sistema flessivo e configurandosi come lingua SVO. I nomi non possiedono distinzioni di caso, mentre per i pronomi personali esiste un sistema casuale a due casi (nominativo e obliquo che funge da accusativo e dativo). Ci sono due generi (maschile e femminile) e due numeri (singolare e plurale). I nomi, gli aggettivi e gli articoli si flettono e si accordano per entrambe le categorie. Il verbo è flesso per modo (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo, participio e gerundio), tempo (presente, imperfetto, passato remoto, futuro, passato prossimo, trapassato prossimo, futuro anteriore), diatesi (attiva e passiva), persona e numero (anche genere nel participio passato); spesso i pronomi soggetto sono omessi, poiché sono espressi dalla flessione verbale.

  Lessico

Il lessico della lingua italiana è descritto oggi da numerosi dizionari, impostati secondo criteri moderni, che includono circa 160.000 parole di uso consolidato. Alcuni dizionari includono fino a 800.000 lemmi (Treccani); d'altro lato, secondo gli studi di Tullio De Mauro, la lingua di comunicazione quotidiana è fondata su una base di circa 7.000 parole. Il Corpus lip (Lista Italiano Parlato) contiene un elenco delle parole che vengono comunemente utilizzate nella comunicazione verbale.

Nel corso dei secoli il lessico dell'italiano ha accolto numerosi prestiti e calchi linguistici da altre lingue e culture.

  Prestiti da lingue prelatine

Alcune parole dell'italiano derivano da lingue parlate in Italia prima dell'avvento del latino. Hanno questa origine, per esempio, persona (proveniente dall'etrusco) e bufalo (proveniente dall'osco-umbro). Attraverso la mediazione del latino, queste parole sono entrate nell'italiano ed in altre lingue e dialetti d'Italia.

  Latinismi

Il lessico italiano deriva in massima parte dal latino volgare. Il lessico con questa origine non è quindi considerato prestito; in alcuni casi, però, parole modellate su parole del latino letterario sono state reintrodotte nei volgari italiani prima e nell'italiano poi, fino all'età contemporanea. Questo a volte ha creato coppie di parole con la stessa origine ma significato diverso. Dal latino VITIUM hanno origine per esempio sia la parola vezzo, per tradizione ininterrotta, che la parola vizio, reintrodotta sulla base dell'uso latino classico. Altri latinismi sono stati reintrodotti anche attraverso la mediazione di altre lingue: per esempio le parole sponsor e media, venute dall'inglese, e la parola fazzoletto, che deriva dal latino fascia attraverso il diminutivo greco medievale faskiolon (φάσκιολον).

  Grecismi

Dal greco sono entrati in italiano molti termini tecnici scientifici (come aritmia, pneumologia, nosocomio), politici e religiosi, questi ultimi dovuti alla diffusione della Vulgata (la traduzione della Bibbia dalla versione in greco detta Septuaginta, da cui parabola, angelo, chiesa, martire etc.); dai bizantini deriva lessico marinaresco (galea, gondola, molo, argano) o botanico (basilico, bambagia).

  Ebraismi

Dall'Ebraico derivano parole usate nei riti cristiani come sabato, satana, cabala, osanna, alleluia, pasqua e altre come manna, sacco.

  Arabismi

Numeroso il lessico che proviene da parole arabe, tra cui vegetali (arancia, limone, spinaci), animali o di caratteristiche d'essi (ubara, ubèro), alimentari (sciroppo, zucchero, caffè), di suppellettili (materasso, zerbino), o di prodotti (garbo, coffa, ghirba, probabilmente valigia), termini commerciali, amministrativi e giuridici (dogana, fondaco, magazzino, tariffa, fattura, sultano, califfo, sceicco, ammiraglio, alfiere, harem, assassino), ludici (azzàrdo), scientifici (alchimia, alambicco, elisir, calibro), matematici (algebra, algoritmo, cifra, zero), altri aggettivi o sostantivi (meschino, tarsia, intarsiato) e recentemente termini come intifada, burqa e kefiah.

  Persiano

Dal persiano derivano parole come scacchi (da cui anche il matto di "scacco matto"), mago, pasdaran, asparago.

  Francesismi

Dal francese medievale o dal provenzale provengono moltissimi termini, ad esempio: burro, cugino, giallo, giorno, mangiare, manicaretto, saggio, savio, cavaliere, gonfalone, usbergo, sparviere, levriere, dama, messere, scudiero, lignaggio, liuto, viola, gioiello...; oltre il Medioevo i prestiti dall'area francese si riducono, per riprendere in occasione dell'occupazione della Lombardia nel XV secolo (maresciallo, batteria, carabina, ma anche bignè, besciamella, ragù).

In epoca illuministica e quindi con Napoleone si insedieranno ad esempio rivoluzione, giacobino, complotto, fanatico, ghigliottina, terrorismo.

Nell'Ottocento entrano ancora parole come: ristorante, casseruola, maionese, menù, paté, purè, crêpe, omelette, croissant (cucina); boutique, décolleté, plisse, griffe, prêt-à-porter, fuseaux (moda); boulevard, toilette, sarcasmo, cinema, avanspettacolo, soubrette, boxeur (anglismo passato al francese), chassis.

Il termine informatica entra rapidamente dopo la nascita del neologismo informatique nel 1962.

  Germanismi

Numerosissimi sono in italiano i termini di uso comune che hanno un'origine germanica, sopra tutto longobarda o franca, in minor misura gotica. Per esempio: aia, albergo, banca, banda, corto, elmo, garantire, gramo, grinfia, guardare, guardia, guarnìre, guasto, guercio, guerra, guidare, guitto, guizzo, lanca, landa, risparmio, sapone, sgraffignare, spola, stambecco, stamberga, schiena, snello, stanga, trincare, vanga, zanna. Alcuni prestiti sono scandinavi, come renna e sci.

  Anglismi

I prestiti dall'inglese sono relativamente recenti, indicativamente dalla fine del Settecento, ma considerevoli. Secondo Tullio De Mauro gli anglismi entrati nell'italiano si attestano attorno all'8% del lessico complessivo.

Dopo la seconda guerra mondiale, si insediano stabilmente termini relativi allo sviluppo tecnologico ed economico; alcuni sono prestiti di necessità, ovvero non traducibili con lemmi già esistenti: kit, jeans, partner, okay, puzzle, scout, spray, west, punk, rock; lessico finanziario come budget (esso stesso un prestito dal francese), marketing, meeting, business; informatico come click, cliccare, computer, formattare, hardware, software, mouse, blog (da web-log); sportivi come goal, corner, cross, assist, baseball, basket.

Da sottolineare, pero', che si valuta attorno al 60% le parole di origine latina presenti nella lingua inglese.[15][16]

  Iberismi

Tramite lo spagnolo, prima e durante l'occupazione asburgica, sono giunti nell'italiano termini esotici quali amaca, ananas, brio, cacao, cioccolata (originariamente nahuatl), condor (originariamente quechua), creanza, etichetta, guerriglia, lama (originariamente quechua), lazzarone, mais (originariamente taino), parata, patata (originariamente quechua), nonché parole queste si' castigliane quale posata, puntiglio, sfarzo, sussiego, zaino ...

Dal portoghese derivano parole come, banana, cocco, mandarino (originariamente cinese), pagoda (originariamente cinese)...

Tra questi, molti hanno origine dai nuovi referenti provenienti dalla scoperta dell'America.

Fra le lingue iberiche minoritarie che ebbero una certa influenza sull'italiano, va senz'altro menzionato il catalano, parlato, insieme al toscano[senza fonte] od alle lingue e dialetti locali, in alcune corti medievali (in Sicilia, fra il XIII e il XV secolo, in Sardegna fra la prima metà del XIV e la prima metà del XVII secolo, e a Napoli nel corso del XV secolo).

  Tutela della lingua italiana

In Italia, la lingua italiana è attualmente priva di organismi a tutela, normazione e promozione della stessa. Nonostante vi siano numerose istituzioni dedicate al suo studio, alla redazione di numerosi dizionari e alla consulenza storico-linguistica, non esistono organismi ufficialmente deputati alla elaborazione attiva di regole linguistiche, per esempio una grammatica normativa, sul modello della Real Academia Española, dell'Académie française, delle accademie portoghesi (lusitana e brasiliana) o altre. Non vi sono nemmeno organismi linguistici semi-ufficiali, sul modello svedese[17]. A differenza di questi e altri paesi, inoltre, non si trovano riferimenti alla lingua italiana nei princìpi fondamentali della Costituzione nazionale[18]: l'unico riferimento esplicito nella carta costituzionale emerge all'articolo 99, a cui si aggiungono riferimenti normativi di fonti subordinate (art. 1 l. 482.1999, codici di procedura civile e penale)[19].

  Accademia della Crusca

L’Accademia della Crusca si propone in particolare l’obiettivo di fare acquisire e diffondere nella società italiana, specialmente nella scuola e all’estero, la conoscenza storica della lingua nazionale e la coscienza critica della sua evoluzione attuale nel quadro degli scambi interlinguistici del mondo contemporaneo[senza fonte]. È inoltre membro fondatore della Federazione Europea delle Istituzioni Linguistiche Nazionali (EFNIL).
Come evidenziato nello statuto, l'accademia si occupa di promuovere lo studio della lingua italiana a fini storico-linguistici, lessicografici ed etimologici. L'attività scientifica dell'Accademia si svolge in tre campi principali:

  1. il Centro studi di filologia italiana, che promuove lo studio e l'edizione critica degli antichi testi e degli scrittori italiani;
  2. il Centro di studi di lessicografia italiana, che si occupa di studi sul lessico italiano e della compilazione di opere lessicografiche;
  3. il Centro di studi di grammatica italiana, addetto allo studio della grammatica storica, descrittiva e normativa della lingua italiana.

  Opera del Vocabolario Italiano

L'Opera del Vocabolario Italiano è l'istituto del CNR che ha il compito di elaborare il Vocabolario Storico Italiano. È membro fondatore della Federazione Europea delle Istituzioni Linguistiche Nazionali (EFNIL).

  Paesi in cui l'italiano è lingua ufficiale

  Diffusione della lingua italiana in Europa e in Africa[non chiaro].

L'italiano è lingua ufficiale in Italia, a San Marino, in Città del Vaticano (la lingua ufficiale della Santa Sede è il latino), in Svizzera (insieme a tedesco, francese e romancio), in tre comuni della Slovenia e nella Regione istriana (Croazia). Fu lingua ufficiale a Malta fino al 1934 ed in Corsica e Nizza fino al 1859. L'italiano è inoltre una delle 23 lingue ufficiali dell'Unione europea.

  Italia

In Italia l'italiano è considerato lingua ufficiale in quanto lo Statuto di Autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (DPR n. 670 del 31 agosto 1972), che ha valore di legge costituzionale, prevede all'art. 99 che «[...] quella italiana [...] è la lingua ufficiale dello Stato». La dicitura viene ripetuta dall'art. 1 del DPR n. 574 del 15 luglio 1988 "Norme di attuazione dello Statuto Speciale per la Regione Trentino-Alto Adige" e richiamata dalla Legge ordinaria n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" che stabilisce all'art. 1 che "la lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano". Tuttavia la Costituzione della repubblica italiana non indica l'italiano come lingua ufficiale. Una proposta di legge costituzionale approvata dalla Camera il 28 marzo 2007 prevede la modifica dell'art. 12 della Costituzione in «L'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali.»: la proposta però non è ancora stata approvata dal Senato e in quanto modifica costituzionale necessita di doppia deliberazione da parte di ogni ramo del Parlamento.

  Svizzera

  Ripartizione delle lingue ufficiali in Svizzera (2000).

La lingua italiana in Svizzera è una delle quattro lingue ufficiali insieme al tedesco, al francese e al romancio. Secondo i dati del censimento dell'anno 2009, l'italiano è la lingua principale di 525.000 persone residenti nella Confederazione (pari al 6,8 % della popolazione), di cui 332.950 residenti nel Canton Ticino, dove l'italiano, oltre a essere lingua ufficiale, è considerato la lingua principale dal 83,1% della popolazione. Già la prima Costituzione moderna (quella che nel 1848 fa della Svizzera uno stato federale), assegna all’italiano lo statuto di lingua nazionale. L'articolo 4 della costituzione federale recita appunto: Le lingue nazionali sono il tedesco, il francese, l'italiano e il romancio.

Il territorio di lingua tradizionalmente italiana (la cosiddetta Svizzera italiana) è costituito dal Canton Ticino e dalle quattro valli italofone del Cantone trilingue dei Grigioni (da Est a Ovest, si tratta delle valli Poschiavo, Bregaglia, Mesolcina e Calanca; le altre lingue di questo Cantone nel Sud-Est della Svizzera sono il tedesco e il romancio). L'italiano è considerato lingua principale dal 10,2 % della popolazione nel Canton Grigioni. L'italiano è diffuso infine nell'uso per ragioni turistiche nell'alta Engadina. L'unico comune svizzero sul versante settentrionale delle Alpi di lingua italiana, Bivio, è invece oggi ormai sostanzialmente germanizzato. In questo comune la lingua italiana è ora parlata solamente dal 29% degli abitanti (erano ancora l'80% nel 1860).

Essendo lingua di gran lunga minoritaria, l'italiano in Svizzera gode di protezione e sussidi da parte di confederazione e cantoni. L'articolo 70 della costituzione federale riguarda la politica linguistica svizzera, parte di esso recita: Le lingue ufficiali della Confederazione sono il tedesco, il francese e l’italiano ... La Confederazione sostiene i provvedimenti dei Cantoni dei Grigioni e del Ticino volti a conservare e promuovere le lingue romancia e italiana. Il censimento del 2000 ha tracciato una mappa svizzera delle diffusione delle lingue in Svizzera[20][21]. I risultati sono riportati di seguito:

Cantone Parlanti italiano  % Diffuso come Cantone Parlanti italiano  % Diffuso come
Ticino 332.950 83,1 1ª lingua Zugo 2.525 2,5 3ª lingua
Grigioni 19.106 10,2 3ª lingua San Gallo 10.640 2,4 3ª lingua
Basilea Città 9.409 5,0 2ª lingua Vallese 5.987 2,2 4ª lingua
Glarona 1.689 4,4 2ª lingua Berna 18.908 2,0 3ª lingua
Zurigo 49.750 4,0 2ª lingua Lucerna 6.801 1,9 3ª lingua
Ginevra 15.191 3,7 4ª lingua Svitto 2.447 1,9 4ª lingua
Basilea Campagna 8.979 3,5 2ª lingua Giura 1.210 1,8 3ª lingua
Argovia 17.847 3,3 2ª lingua Appenzello Esterno 905 1,7 3ª lingua
Neuchâtel 5.407 3,2 3ª lingua Nidvaldo 533 1,4 2ª lingua
Soletta 7.678 3,1 2ª lingua Uri 462 1,3 3ª lingua
Vaud 18.713 2,9 3ª lingua Friburgo 3.100 1,3 4ª lingua
Turgovia 6.317 2,8 2ª lingua Canton Obvaldo 329 1,0 4ª lingua
Sciaffusa 1.897 2,6 2ª lingua Canton Appenzello Interno 134 0,9 4ª lingua

  Slovenia

È lingua ufficiale (con lo sloveno) nei tre comuni costieri di Capodistria, Isola d'Istria e Pirano.

  Croazia

  Distribuzione per comuni degli italiani madrelingua nella Regione Istriana (Croazia) (2001).

Nella Regione Istriana, in Croazia, l'italiano è lingua ufficiale a livello regionale insieme al croato (parlata dal 7,69% della popolazione secondo il censimento ufficiale del 2001), e a livello comunale a: Buie, Castellier-Santa Domenica, Cittanova, Dignano, Fasana, Grisignana, Lisignano, Montona, Orsera, Parenzo, Portole, Rovigno, Torre-Abrega, Umago, Valle d'Istria, Verteneglio, Visignano, Visinada. Secondo fonti non ufficiali (Ethnologue e Dieta Istriana ) i parlanti italiano in Istria sarebbero almeno il 25%, e pure gran parte della popolazione croata della costa lo conosce.Anche in Dalmazia molti sono coloro che comprendono l'italiano.

  San Marino

Nella Repubblica di San Marino è lingua nazionale dello Stato.

  Diffusione nei Paesi in cui non è lingua ufficiale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Lingua italiana nel mondo.

Le stime della Società di Linguistica Internazionale valutano che al mondo esistano circa 61,7 milioni di persone in grado di parlare italiano: 55 milioni di questi sono residenti in Italia e 6,7 sono residenti all'estero.[22] Stime simili hanno un certo grado di arbitrarietà per quanto riguarda la definizione (più o meno rigorosa) del "parlare italiano".

In alcuni paesi l'italiano è lingua ufficiale; in altri ha un uso relativamente diffuso, anche se privo di riconoscimento giuridico. È inoltre fra le cinque lingue più studiate al mondo (come lingua non madre).[23]

Secondo Ethnologue, la lingua italiana è la 19ª lingua parlata come prima lingua per dimensione; essa è parlata in complessivamente 34 paesi da 61,7 milioni di persone.[24]

L'italiano come lingua ufficiale:[25]
L'italiano come lingua nazionale o altra lingua parlata:[25]

  Cittadini italiani residenti all'estero

Dal sito del Ministero dell'Interno,[28] aggiornato al 2010, risultano presenti forti comunità di cittadini italiani residenti all'estero; queste cifre indicano solo i cittadini italiani residenti (presumibilmente tutti, o quasi, italofoni) e non tutti gli italofoni presenti nei diversi paesi:

In particolare è significativo il dato del Principato di Monaco e di San Marino, dove i cittadini italiani costituiscono rispettivamente il 18% e il 35% della popolazione residente totale.
In totale, i cittadini italiani all'estero sono 4.115.235; in particolare, 2.258.180 in Europa, 384.819 in Nord e Centroamerica, 1.244.703 in Sudamerica, 53.741 in Africa, 42.047 in Asia e 131.745 in Oceania.

  Strumenti di promozione della lingua italiana nel mondo

  Comunità Radiotelevisiva Italofona

Costituita il 3 aprile 1985 quale collaborazione istituzionale tra radiotelevisioni di servizio pubblico – Rai, Rtsi, TV Koper-Capodistria, Radio Vaticana e San Marino Rtv – la Comunità radiotelevisiva italofona nasce come strumento di valorizzazione della lingua italiana. Oggi la sua struttura articolata può essere illustrata da uno schema in tre cerchi: il primo cerchio è formato dai soci fondatori; il secondo comprende tutti i media “osservatori”, registrati; il terzo cerchio, infine, include gli “amici”, cioè quel quadro ambientale che favorisce l’humus di crescita della Comunità.

  Società Dante Alighieri

La Società Dante Alighieri nasce nel 1889 grazie a un gruppo di intellettuali guidati da Giosuè Carducci e viene eretta Ente Morale con R. Decreto del 18 luglio 1893, n. 347; con d.l. n. 186 del 27 luglio 2004 è assimilata, per struttura e finalità, alle ONLUS. Il suo scopo primario, come recita l’articolo 1 dello Statuto sociale, è quello di “tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all’estero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri l’amore e il culto per la civiltà italiana”. Per il conseguimento di queste finalità, la “Dante Alighieri” si è affidata e si affida tuttora all’aiuto costante e generoso di oltre 500 Comitati, di cui più di 400 attivi in Africa, America, Europa, Asia e Oceania.

  Sistema di scrittura

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Alfabeto italiano e Ortografia italiana.

La lingua italiana usa l'alfabeto italiano costituito da 21 lettere; al quale si aggiungono 5 lettere, tradizionalmente definite straniere, 'j' 'k', 'w', 'x', 'y', con cui forma l'alfabeto latino. X e j erano lettere utilizzate nell'italiano antico soprattutto nei toponimi (Jesi, Jesolo) e in alcuni cognomi come Lo Jacono e Bixio, o come varianti grafiche di scrittura (ad es. in Pirandello gioja invece di gioia). Esistono accenti grafici sulle vocali: in particolare quello acuto (´) solo sulla e e raramente sulla o (una grafia ricercata li esigerebbe anche su i e u dal momento che sono sempre "vocali chiuse") e quello grave (') su tutte le altre. Il circonflesso (^) serve per indicare la contrazione di due vocali, in particolare due /i/. Si è soliti indicarlo soprattutto nei (pochi) casi in cui vi possa essere ambiguità di tipo omografico. Per esempio la parola "geni" può riferirsi sia a delle menti brillanti (al singolare: "genio") sia ai nostri caratteri ereditari (al singolare: "gene"). Scritta "genî" non può che riferirsi al primo significato. L'accento grafico è obbligatorio sulle parole tronche (o ossitone o meglio ancora "ultimali"), che hanno cioè l'accento sull'ultima sillaba e finiscono per vocale. Altrove l'accento grafico è facoltativo, ma utile per distinguere parole altrimenti omografe (àncora - ancóra).

  Lingue e dialetti d'Italia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Varianti regionali della lingua italiana, elenco dei dialetti d'Italia e lingue parlate in Italia.
  Mappa delle lingue e dei cosiddetti "dialetti" in Italia

In Italia pressoché tutti gli idiomi parlati insieme all'italiano sono impropriamente chiamati "dialetti italiani", essendo però molti di essi lingue romanze a tutti gli effetti, linguisticamente distinte dall'italiano[29]; risulta perciò importante distinguere fra dialetti d'Italia (ovvero lingue non ufficialmente riconosciute come tali) e dialetti dell'italiano (ovvero varianti dell'italiano diverse rispetto a quella modello). Al di fuori degli ambiti delle lingue romanze riconosciute dallo Stato italiano (sardo, catalano, francese, occitano, francoprovenzale, friulano e ladino), il primo gruppo include lingue non riconosciute dallo Stato italiano, come il piemontese, il napoletano, il ligure, il siciliano, il veneto, il lombardo e le rispettive varianti regionali. Il secondo gruppo invece include tutte le varianti dell'italiano modello, spesso chiamate con l'appellativo di "italiano popolare", le quali si distinguono almeno su due dimensioni, ovvero quella geografica e quella sociale[30].

La distinzione tra lingue e dialetti è stata talvolta utilizzata dagli studiosi (come Francesco Bruni) per discernere tra la lingua che costituiva la koinè italiana, e quelle che hanno avuto poca o nessuna parte nella sua formazione, quali albanese, greco, tedesco, ladino, occitano, sardo e catalano, che sono parlate dalle minoranze.

Le discriminazioni verificatesi nel Novecento contro le lingue minoritarie furono tanto pesanti, che i suoi locutori subivano spesso uno stigma sociale, e parlare in una di esse è ancor oggi deprecato come segno di scarsa istruzione nell'immaginario comune; inoltre, la maggior parte di esse (fanno eccezione le varietà linguistiche di idiomi che godono di una certa diffusione e prestigio internazionale, quali il francese e il tedesco[31]) non sono generalmente usate nella comunicazione di massa e sono usualmente limitate ai parlanti nativi in contesti informali, essendo in pericolo di estinzione.

Per quanto riguarda i dialetti dell'italiano, le sue variazioni diatopiche possono essere dimostrate da vari fattori: l'apertura della vocali, la lunghezza delle consonanti, e l'influenza della parlata locale (per esempio, annà può rimpiazzare andare nell'area di Roma, anche nell'uso di chi parla abitualmente italiano). Numerose varianti regionali dell'italiano sono discernibili all'interno dei canali di comunicazione, con prevalenza delle varietà lombarda (tipicamente in Mediaset) e romana.

  Premi Nobel per la letteratura di lingua italiana

  Note

  1. ^ Baker ed Eversley (2000), citato in Bullettin vals-alsa n.73, B. Moretti, F. Roncoroni, Institut de linguistique de l'Université de Neuchâtel, 2001.
  2. ^ La trascrizione fonemica (tra barre oblique) non prevede che sia segnalata la lunghezza della vocale ([ː]); quella fonetica (tra parentesi quadre: [itaˈljaːno]) sì.
  3. ^ Si indica con questo termine la lingua "ideale", caratterizzata dall'uso della grammatica e dei tempi verbali classici, in maniera omogenea e senza variazioni regionali, provinciali, o sociali della pronuncia. Recentemente questo italiano è stato spesso definito standard.
  4. ^ Questo ruolo non gli è affidato direttamente dalla Costituzione, ma dalla legge ordinaria (art. 1 l. 15 dicembre 1999 n. 482). Cfr. Claudio Marazzini, Breve storia della lingua italiana, ed. il Mulino, 2004, Bologna, ISBN 88-15-09438-5, p. 221.
  5. ^ Benvenuti Zanichelli - Intercultura blog - Lingua italiana e intercultura » Blog Archive » La lingua italiana
  6. ^ Claudio Marazzini, Breve storia della lingua italiana, ed. il Mulino, 2004, Bologna, ISBN 88-15-09438-5, p. 221.
  7. ^ a b Villa, cit., p. 7.
  8. ^ a b Villa, cit., p. 9.
  9. ^ Il ruolo del fiorentino trecentesco nella formazione dell'italiano è tanto importante che in alcuni casi gli storici della lingua descrivono questa fase già come "italiano antico" e non come "volgare fiorentino". In particolare, sceglie questa soluzione fin dal titolo la Grammatica dell'italiano antico a cura di Giampaolo Salvi e Lorenzo Renzi (Bologna, il Mulino, 2010), che «descrive il fiorentino del Duecento, prima fase documentata della lingua italiana, e dei primi del Trecento» (p. 7).
  10. ^ Bruno Migliorini, Storia della lingua italiana, Firenze, Sansoni, 1960, p. 303.
  11. ^ Espressione utilizzata dal Manzoni nell'introduzione alla sua ultima stesura de I promessi sposi, a indicare il suo intento di ripulire il proprio linguaggio dalle forme dialettiali e provinciali.
  12. ^ Biografia di Alessandro Manzoni. URL consultato il 12-12-2010.
  13. ^ Sintesi riportata in Mari D'Agostino, Sociolinguistica dell'Italia contemporanea, Bologna, il Mulino, 2007, p. 58. Documento completo nel sito ISTAT.
  14. ^ Gaetano Berruto, Sociolinguistica dell'italiano contemporaneo, Roma, Carocci, 1987, pp. 19-27.
  15. ^ Thomas Finkenstaedt; Dieter Wolff, Ordered profusion; studies in dictionaries and the English lexicon, C. Winter, 1973.
  16. ^ Joseph M. Willams, Origins of the English Language at Amazon.com
  17. ^ Concilio della lingua svedese-Språkrådet, Sito ufficiale (svedese)
  18. ^ Costituzione della Repubblica Italiana
  19. ^ Testo della legge 482.1999
  20. ^ Statistiche federali sintetiche
  21. ^ Statistiche federali analitiche
  22. ^ name="Scheda su Ethnologue"
  23. ^ Convegno ASILS: la lingua italiana in Europa e nel mondo, 5 maggio 2011.
  24. ^ Ethnologue Statistical Summaries
  25. ^ a b Ethnologue report for language code: ita
  26. ^ Ambasciata d'Italia a Skopje, Ufficio culturale.
  27. ^ L’italiano a Skopje. Intervista a Anastasija Gjurcinova. Bollettino Itals Novembre 2005
  28. ^ Ministero dell'Interno - AIRE
  29. ^ Roberto Bolognesi, Matteo Incerti. Le Lingue parlate nel territorio dello Stato italiano
  30. ^ Carla Marcato, Dialetto, Dialetti, Italiano. Bologna: Il Mulino, 2002.
  31. ^ Fra questi vanno segnalati soprattutto il francoprovenzale, parlato nella Valle d'Aosta e i dialetti tirolesi dell'Alto Adige. Va comunque rilevato che coloro che utilizzano tali varietà idiomatiche hanno rispettivamente il francese e il tedesco come lingue di cultura e di comunicazione di massa, non le parlate più propriamente autoctone

  Bibliografia

  • Rogers, Derek, D'Arcangeli, Luciana. 2004. Illustrations of the IPA: Italian. In: Journal of the International Phonetics Association. Cambridge, Cambridge University Press, pp. 117–121.
  • Villa, Franco. 1991. Nuovo maiorum sermo. Torino, Paravia. ISBN 88-395-0170-3

  Voci correlate

  Altri progetti

  Collegamenti esterni

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