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Polizia di Stato

                   
Polizia di Stato
Stemma araldico (adottato dal 2007)
Stemma araldico (adottato dal 2007)
Descrizione generale
Attiva 1852 - oggi
Nazione bandiera Italia
Servizio Polizia
Tipo Forza di polizia ad ordinamento civile
Compiti Pubblica sicurezza
Polizia giudiziaria
Ordine pubblico
Polizia amministrativa Polizia Scientifica
Numero di emergenza 113
Dimensione 102.561 unità al 1 gennaio 2011
Soprannome PS
Patrono san Michele Arcangelo
Motto Sub Lege Libertas
Colori blu e cremisi
Marcia Giocondità
Anniversari 27 maggio
Sito internet http://www.poliziadistato.it/
Parte di
Specialità
Comandanti
Ministro dell'interno Anna Maria Cancellieri
Capo della polizia Antonio Manganelli
Comandanti degni di nota Giovanni De Gennaro
Simboli
Insegna istituzionale, presente all'esterno degli uffici Insegna Istituzionale PS (Grafica).png

[senza fonte]

Voci di forze di polizia presenti su Wikipedia
  Il reparto a cavallo della polizia durante la festa del 2 giugno
  Allievi vice-commissari dell'Istituto Superiore di Polizia in parata
  Allievi vice-ispettori della Scuola Sottufficiali ed ispettori di Nettuno in parata
  L'Alfa Romeo Giulia Super, nella classica livrea "verdone", veicolo-simbolo della polizia degli anni sessanta
  Due vetture Alfa Romeo 159 assegnate alla Squadra volante (oggi Reparto volanti)

La Polizia di Stato è una delle forze dell'ordine italiane direttamente dipendente dal Dipartimento della pubblica sicurezza, che rappresenta l'apparato amministrativo centrale per mezzo del quale il Ministero dell'interno (autorità nazionale di pubblica sicurezza) gestisce l'ordine pubblico e la pubblica sicurezza in Italia.

Nel 2005 la Polizia di Stato contava un totale di 105.324 agenti così ripartiti: 893 dirigenti, 1.839 vice questori, 723 commissari capo, 19.230 ispettori, 666 vice ispettori, 13.677 sovrintendenti, 38.976 assistenti, 29.320 agenti[1][2][3][4].

Indice

  Storia della Polizia in Italia

  L'Ottocento: la nascita, la crescita

Il reparto a cavallo della Polizia di Stato eredita una tradizione molto antica, risalente all'Ottocento; l'impiego prevalente è per servizi di ordine pubblico e pattugliamenti particolari. Le origini dell'amministrazione della pubblica sicurezza, in senso moderno, vengono fatte risalire al re Carlo Alberto, che la costituì nel 1848 come amministrazione civile. Nella riorganizzazione dello stato sabaudo, alla diffusione territoriale delle forze di controllo militare[5], fu affiancata una struttura civile composta di delegati di polizia. Ben presto, la peculiarità delle esigenze di questi, unitamente all'osservazione di quanto andava sviluppandosi in altri stati, richiese l'istituzione di forze armate appositamente dedicate a funzioni di polizia, preferibilmente svincolate da taluni degli obblighi tipici delle forze militari tradizionali.

I primi corpi che diedero vita alla polizia dell'epoca furono la Milizia Comunale e la Guardia Nazionale. Successivamente, con la legge 11 luglio 1852, n. 1404, venne creato il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, che aveva due compagnie a Torino ed a Genova (oltre a qualche stazione). La legge 13 novembre 1859, n. 3720, ne estese la competenza territoriale a tutti gli stati (meno la Toscana) che via via andavano annettendosi al Regno di Sardegna; la stessa norma attribuiva il comando delle funzioni di pubblica sicurezza ai questori delle città capoluogo di provincia con più di 60.000 abitanti, e per la prima volta fu istituito il ruolo degli ispettori.

  Una delle 3 Lamborghini Gallardo, in dotazione alla Polizia Stradale per la vigilanza autostradale, in servizio sull'autostrada Roma-Napoli

Il regio decreto 9 ottobre 1861, n. 255, creò la Direzione Generale della Pubblica Sicurezza, potenziando quindi temporaneamente la struttura, allora cresciuta sino al rango di Divisione, ma l'anno successivo, con l'istituzione del Segretariato Generale del ministero dell'Interno, l'amministrazione fu ricondotta al rango di Divisione e posta sotto la responsabilità del Segretario Generale. Le attività del Corpo furono poi distinte, nel 1880, in polizia amministrativa, polizia giudiziaria e divisione affari riservati.

Con il regio decreto 3 luglio 1887, n. 4707, il governo Depretis ripristinò la Direzione Generale. Nel dicembre del 1890 (ministro dell'Interno Francesco Crispi) dall'unione delle Milizie Comunali e del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, nacque il Corpo delle Guardie di Città.

  Il Novecento: la scienza e la politica

Nel 1902, ad opera principalmente di Salvatore Ottolenghi, allievo di Cesare Lombroso[6], durante il governo Giolitti II fu fondata la scuola di polizia scientifica[7], con a capo il suo fondatore, lo stesso Ottolenghi, primo studioso delle tecniche di investigazioni scientifiche.

È il testo unico legge sugli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza (r.d. 31 agosto 1907 n.690) del governo Giolitti III a porre fine a tutto quel che rimaneva del vecchio sistema confuso di polizia e guardiania: furono sciolte le Guardie di Città e le guardie municipali, che cessarono ogni compito di polizia passando definitivamente alle dipendenze del sindaco per espletare la vigilanza sulle materie di competenza municipale.

Nacque il Dipartimento della Pubblica Sicurezza alle dipendenze del Ministero dell'interno con la struttura che oggi conosciamo; furono costituiti il Corpo della Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza (12 divisioni, 40.000 uomini), a ordinamento militare, deputato al mantenimento dell'ordine pubblico e alquanto svincolato da eventuali influenze della politica, e il Corpo degli Agenti Investigativi (8.000 uomini), specializzato in compiti di polizia giudiziaria. Con il R.D. 20 agosto 1909 n.666 viene approvato il suo regolamento esecutivo. Entrambi i testi sono tutt'oggi vigenti e sono la spina dorsale della struttura della polizia; stabiliscono i criteri per l'attribuzione delle funzioni di pubblica sicurezza ed indicano coloro ai quali possono essere attribuite.

Nel 1917 fu istituito l'UCI (Ufficio centrale investigazioni), che raccoglieva in parte l'eredità della divisione affari riservati politici e che si sarebbe dedicato ad attività di controspionaggio; il comando fu assegnato a Giovanni Gasti.

  La Polizia nel Regime

Il 31 dicembre 1922 Benito Mussolini, capo del neonato governo, sciolse i due corpi (provocando reazioni violente di una certa gravità da parte delle truppe interessate), che furono poi assorbiti all'interno dell'Arma dei Reali Carabinieri. Nell'ambito della stessa manovra, veniva creata la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Tra le molte ragioni che si sono prospettate per questa scelta, molti studiosi propendono per considerare più verosimile l'esigenza del nuovo presidente del consiglio di sottoporre a più facile controllo tutte le strutture dello stato (ciò che sarebbe stato poi di maggior evidenza quando tutte le amministrazioni fasciste vennero organizzate in forma paramilitare): se la truppa dei due corpi di polizia era certamente militare, la parte alta della catena gerarchica era invece civile, perciò non sottoposta ai rigori delle regolamentazioni cui soggiacevano gli uomini in divisa, primo fra tutti appunto la ferrea concatenazione gerarchica. Con l'unificazione nei Carabinieri sarebbe stato più facile il controllo su tutta la polizia attraverso il controllo della sola Arma, che Mussolini considerava alla sua portata. La costituzione della Milizia, sollecitata anche da Dino Grandi, rispondeva invece all'esigenza di inquadrare in forme legalmente accettabili (e anche contrabbandabili come grato "riconoscimento") le "truppe di fatto" degli squadristi.

Ciò malgrado, la distinzione di un'apposita funzione di polizia occorreva ancora al fascismo, potendosi però risolvere la questione con l'accentramento del comando presso il ministero dell'Interno, che avrebbe potuto disporre delle forze del ministero della guerra[8]. Le cariche di diretta emanazione governativa furono perciò mantenute al loro posto, con anzi qualche piccolo intervento che dimostrava un'attenzione costante. Con il regio decreto 11 novembre 1923, n. 2395, la figura del Direttore Generale della Pubblica Sicurezza fu rinominata (senza altre sostanziali modificazioni) in "Intendente Generale della Polizia", subito ricorretta dal regio decreto 20 dicembre 1923, n. 2908, che la convertì all'ancora vigente denominazione di "Capo della Polizia" attualmente chiamato anche "Direttore generale della Pubblica Sicurezza".

Nell'aprile del 1925 fu (ri) costituito il Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza, che riprendeva se non altro la tradizione dei disciolti corpi, in parte anche per riguadagnare il consenso presso le forze dell'ordine, molto abbassato dallo scioglimento precedente (che aveva collateralmente minato anche l'armonia interna fra i Carabinieri, nei quali erano stati indiscriminatamente versati gli ex-poliziotti) e dalla crescita del potere della Milizia, con la quale vi furono, durante il fascismo, numerose interferenze di competenze o di fatto. Alla ricostituzione del Corpo si giunse però anche perché i Carabinieri, di più antiche tradizioni, erano rimasti più fedeli alla corona.

  Il regime di Polizia

  Membri del Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza, Roma 1936

Nel 1926 fu nominato Capo della Polizia Arturo Bocchini; qualche anno dopo la sua nomina fu emanato il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), che regolamentava con minuzia allora inusitata la vita quotidiana, e poco dopo ancora fu istituito il Tribunale Speciale (che aveva come compito la lotta agli oppositori politici) e fu reintrodotta la pena di morte.

Bocchini ebbe sempre come suprema missione la tutela dell'incolumità del Duce e in questo compito tradusse la sua non comune capacità organizzativa creando nel 1930 l'OVRA (Organismo di Vigilanza per la Repressione dell'Antifascismo). Inoltre, introdusse notevoli modifiche organizzative e tecniche nel funzionamento delle questure (molte delle quali non soppresse in età repubblicana), così da poter allestire agevolmente un'imponente raccolta di dati in tempo reale che a Palazzo Venezia venivano analizzati anche per monitorare il consenso popolare. Fra queste modifiche il cosiddetto "mattinale", rapporto burocratico contenente dati sulla forza presente e consuntivi dei fatti (crimini, incidenti, altri fatti di rilievo) della giornata precedente; per tradizione il mattinale è consegnato al destinatario (tipicamente il questore, ma anche responsabili di altri comandi) appunto al momento di prendere servizio la mattina, donde il nome.

Dal punto di vista operativo, con la conquista delle colonie, Bocchini ideò un apposito mini-corpo di polizia per i nuovi territori, il Corpo di Polizia Coloniale, poi rinominato Polizia dell'Africa Italiana (PAI) dotato di uniformi ed equipaggiamenti inconsueti, riecheggiati dalle esperienze degli esploratori inglesi, e munito in anteprima dell'appena sfornata mitraglietta Beretta MAB 38, caratterizzata da una sorta di radiatore per il raffreddamento della canna.

Bocchini fu un Capo della Polizia assai particolare, che riuscì a gestire praticamente da solo un'organizzazione presto ritornata imponente e delicatissima, un corpo il cui controllo era ovviamente essenziale per la buona tenuta del governo e che pare egli stesso abbia voluto ricreare, dopo il discioglimento del '22, al fine di costituirne una sorta di armata a disposizione del governo (il quale peraltro già aveva inquadrato nella Milizia elementi dello squadrismo). La polizia dunque era fedele al governo, i Carabinieri al Re. Bocchini fu perciò il vero autore di una duplicazione delle strutture nazionali militari e di polizia (e di intelligence) che rappresentava al meglio la ragione dei sostanziali equilibri fra la corona ed il fez. In questo ruolo Bocchini era uno dei pilastri fondamentali su cui poggiava l'edificio del regime. Bocchini fu incaricato di eseguire le schedature più delicate degli esponenti più in vista della società italiana del periodo, contribuendo alla creazione del famoso "archivio segreto" di Mussolini. Fu ancora Bocchini a riportare personalmente al Duce il gravissimo malcontento popolare causato dalle leggi razziali.[senza fonte]

A questo proposito si ebbe, fra i tanti caduti della Polizia (attraverso le sue varie denominazioni), il nobile caso, non unico, di Giovanni Palatucci, funzionario dell'Ufficio Stranieri di Fiume, che impedì la deportazione di migliaia di ebrei e che per questo fu deportato egli stesso, morendo a Mauthausen.

Morto Bocchini in circostanze che qualcuno ha considerato "non limpide" (anche perché di pochissimo successive alla sua presentazione di un'informativa nella quale si ammoniva Mussolini sullo scarsissimo consenso delle forze armate e della popolazione dinanzi alla prospettiva di seguire la Germania nella guerra), gli successe Carmine Senise, che secondo alcuni[senza fonte] era uomo di Badoglio, cioè del Re. Anche Senise, in verità, era conscio del malcontento e anzi previde la possibile destituzione del Duce da parte del Re, ma riuscì a mantenere la sua figura ben distinta dal regime.

  La Polizia di guerra

La guerra condusse le forze di polizia ad aggiornare le proprie finalità d'impiego, per far fronte a situazioni di ordine pubblico ovviamente eccezionali. In questo, è stato notato, lo zelo repressivo fu portato quasi fisiologicamente a scadere, registrandosi un infinito numero di reati comuni commessi per reali cause di grave necessità, mentre per quanto riguardava i reati politici la competenza era stata quasi completamente ceduta alle forze militari. Molto personale richiese l'arruolamento temporaneo in corpi militari per combattere.

Senise fu sostituito nell'aprile del 1943, in occasione di un generale rimpasto delle cariche istituzionali voluto da Benito Mussolini. Questo rimpasto (che privava la corona di un uomo sempre più fidato su una poltrona tanto delicata) è stato considerato da alcuni storici[senza fonte] il vero momento in cui dal Quirinale si decise, avvicinando Dino Grandi, di liberarsi di Mussolini. È vero del resto, che dopo il 25 luglio, Senise fu subito rinominato da Badoglio Capo della Polizia. Va menzionato che Senise fu una delle pochissime autorità che non seguirono il Re e Badoglio nella fuga al Sud dopo l'armistizio di Cassibile e che per questo fu catturato a Roma dai tedeschi (da Erich Priebke) e fu deportato in un lager dal quale fu liberato alla fine della guerra.

Il 6 settembre 1943, quando l'armistizio di Cassibile era già stato firmato in segreto, prima che ne fosse data notizia pubblica era stata sciolta la Milizia, restituendo alla polizia tutte le sue principali funzioni.

Il 2 novembre 1944, con un decreto legislativo luogotenenziale, venne nuovamente istituito il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, che aveva stavolta status di corpo militare, interrompendo la tradizione che aveva visto la polizia sempre come corpo civile armato (salvo nel breve periodo di assorbimento nell'Arma dei Carabinieri).

La fine della guerra fu preceduta e seguita da situazioni di grave disagio dell'amministrazione, non in grado di assolvere ai suoi doveri istituzionali con risultati soddisfacenti. La divisione del Paese e la guerra civile, insieme al diffuso banditismo, impedivano di considerare l'Italia un paese "sicuro". In più, la polizia sotto la guida di Bocchini si era legata assai intimamente alle vicende governative, e quindi non riscuoteva più l'opportuna fiducia popolare. Poco prima della liberazione, fu perciò necessario impartire il divieto di appartenenza a partiti politici o sindacati per tutti gli appartenenti al Corpo, onde fugare il sospetto che l'attività di polizia potesse ancora subire "orientamenti". Alla spontanea copiosa effiorescenza di problemi, si univa anche il discusso utilizzo della polizia da parte del governo Badoglio, che ne fece un uso improntato ad un concetto alquanto spiccio sul modo di contrastare i moti di piazza ed i tafferugli: le animosità venivano sedate con frequente uso delle armi, provocando decine di morti che, malgrado i tempi fossero già abbondantemente insanguinati per loro conto, destarono vasta riprovazione nella società civile.

Nonostante la gravità della situazione generale, nel 1945 si diede vita alle specialità della Polizia Ferroviaria e della Polizia Stradale, il cui primo compartimento fu insediato presso la questura di Milano.

  Il dopoguerra

  Guardie di P.S. di Sanremo, 18 ottobre 1948

Il dicastero dell'Interno, dopo la liberazione, fu assunto da Giuseppe Romita, che fece anch'egli un uso della del Corpo di Pubblica Sicurezza, in seguito considerato discutibile da molte parti. Fu Romita a istituire la "Celere"[9], forza di pronto impiego per l'ordine pubblico. La Celere fu munita dei primi manganelli di legno[10] e di alcune jeep avute in dono dall'esercito americano.

  Negli anni settanta, durante il ministero Cossiga, le auto furono ridipinte nella nuova livrea bianco-azzurra. L'appena creata Alfa Romeo Giulietta entrò in dotazione direttamente con i nuovi colori

Romita, orgoglioso della sua creatura, volse grandi attenzioni alla Celere, che impiegò in modo ancora una volta spiccio e, talvolta, disinvolto: in occasione del referendum istituzionale del 1946 per l'opzione fra monarchia e repubblica, la parte monarchica levò gravissime accuse contro la polizia che avrebbe, secondo questa parte, ostacolato la libera tenuta dei suoi comizi, impedendo di fatto la corretta rappresentazione delle ragioni sabaude.

La nomina a Ministro dell'interno di Mario Scelba, nel 1947, ebbe un effetto elevato nella rapida riorganizzazione della Polizia. Furono dimissionati elementi introdotti alla fine della guerra, la cosiddetta Polizia Ausiliaria, e curata la fedeltà allo Stato e alla democrazia.

La Celere, però, crebbe ancora, perfezionando l'equipaggiamento (fu dotata di mitragliatrici pesanti ed addirittura di mortai) e distinguendosi come un vero e proprio reparto di pronto impiego militare, idoneo a situazioni belliche che l'insorgente guerra fredda rendeva non improbabili. Allo stesso tempo, l'organizzazione dell'amministrazione veniva rivista e talune specialità venivano distinte in separati servizi direttamente dipendenti dalla direzione generale. Erano fra questi la polizia postale, la polizia stradale, la polizia ferroviaria e la polizia di frontiera.

Nel dicembre 1959 nacque il Corpo di Polizia Femminile, composto evidentemente di personale femminile e dedicato a tematiche delicate e di grande rilievo morale, come la protezione della donna e la tutela dei minori; il corpo, parallelo alla polizia "tradizionale", aveva anche la funzione pratica di supportare questa per alcuni compiti che non era possibile affidare agli uomini, come ad esempio la perquisizione corporale delle donne. La quasi contemporanea introduzione della discussa legge Merlin, entrata in vigore nel settembre dell'anno prima e regolatrice della materia della prostituzione, contribuì ad un incremento delle competenze e delle esigenze di organico, rendendo il Corpo femminile di ancor più immediata utilità.

  Angelo Vicari e la nuova Polizia

Gli anni sessanta, dominati per la storia dai movimenti giovanili e dai cambiamenti della società, che al rifiorire dell'economia univa la revisione dei rapporti sociali, furono guidati nella polizia dalla figura del prefetto Angelo Vicari, che vi lasciò una traccia di fondamentale importanza.

Con Vicari nacque la polizia criminale (criminalpol), inizialmente come una divisione per il coordinamento (concetto ancora una volta mutuato da altri corpi stranieri) dell'Interpol con alcuni servizi investigativi interni. Si ebbe inoltre una revisione dell'organizzazione delle scuole di istruzione, costituite in divisione autonoma, e la trasformazione della Scuola Superiore di Polizia nell'Accademia di Polizia. In questa si formavano gli ufficiali militari, poiché l'amministrazione risultava divisa, nelle carriere, nella formazione e nelle mansioni, fra le funzioni militari e quelle più propriamente di polizia, ciò che determinava che i funzionari di carriera civile (carriera prefettizia) comandassero dalle questure la forza in armi.

  Con la riforma del 1981 le donne hanno avuto accesso a tutti i ruoli e reparti della Polizia di Stato, compresi i reparti motomontati della Polizia Stradale, da sempre considerati massimamente selettivi e famosi per addestramento ed esibizioni, ad esempio in parata

Ad ogni buon conto, gli ufficiali "militari" furono addestrati e gestiti in modo affine agli ufficiali dei Carabinieri e, come per questi, una scelta selezione ne veniva anche inviata presso la Scuola di Guerra, per l'esigenza di mantenere aggiornata e coordinata la potenzialità di impiego bellico del Corpo (e soggettivamente per l'accesso ai gradi più elevati).

A questa particolare situazione delle forze di polizia si era giunti per poter interpretare "all'italiana" le rigide disposizioni del "diktat", il trattato di pace che imponeva una pesante limitazione del numero di soldati che l'Italia poteva arruolare: con la militarizzazione delle polizie, che non erano state considerate dal trattato, i poliziotti potevano fungere da soldati "aggiuntivi", eludendo furbescamente le clausole della resa e rendendo al Paese le truppe che Roma riteneva necessarie. Oltre a ciò, i costi per il mantenimento di organici tanto ampi si giustificavano sia con la disponibilità di forze di polizia capaci di assicurare una certa solidità al sistema, sia con una sorta di intervento di solidarietà (con l'arruolamento di disoccupati) che era anche facilitazione per certe forme di clientelismo politico (e dunque indiretto sostegno di consenso).

La polizia però non era solo un centro di raccolta di braccianti che la crisi dell'agricoltura spingeva verso l'emigrazione e costringeva in lavori nuovi, mal pagati e poco gratificanti: se da un lato questo mostrava d'essere, dall'altro crebbe tecnicamente e presto guadagnò presso la popolazione, che pure nutriva quasi assoluta fiducia nei Carabinieri, una nuova gratificante reputazione di efficacia. Lo storico fisiologico antagonismo con l'Arma fu svolto nei termini di competizione tecnologica, e fu l'epoca d'oro, per alcuni quasi mitologica, della trasformazione della polizia in un corpo di sofisticata efficienza. Nacquero numerose specialità, mentre le questure specializzavano apposite squadre dedicate ad alcune tipologie d'impiego: le squadre volanti, mobili, omicidi e molte altre, distinte per competenze.

Complice un certo gusto giornalistico, che versava nei quotidiani gli echi della moda letteraria noir, grande enfasi fu dedicata alla polizia che ogni giorno ispirava le fantasie della gente comune. Dalle pagine della cronaca, che resero avvincenti anche paludati fogli sempre più politicizzati, si evocavano nomi di poliziotti che quotidianamente compivano azioni degne della cinematografia in voga e fra tutti va forse ricordato il nome del maresciallo Armando Spatafora, detto "Armandino", unico autorizzato alla guida in servizio dell'unica Ferrari (250 GTE), nera, in dotazione alla Squadra Mobile di Roma. Le "mirabolanti imprese" del maresciallo, che diedero origine a surreali leggende metropolitane come il famoso inseguimento giù per la scalinata di Trinità dei Monti, rappresentavano un lato spettacolare del Corpo che tuttora ne costituisce un fascino sui generis.

Agevolavano il lavoro dei tanti colleghi di Spatafora alcuni ritrovati come la radio, che cambiò il modo di intendere il pattugliamento stradale. La prima centrale radio fu insediata alla questura di Milano, dove fu installato un gigantesco apparecchio "Westinghouse 21" di fabbricazione americana; l'iniziale della marca ("W") veniva resa nel codice radiofonico come "Doppia Vela" e "Doppia Vela 21" divenne perciò il nome in codice della centrale, mentre le auto desumevano i loro nominativi in codice radio dalla marca degli apparecchi di bordo, "Iris". La centrale era in realtà una sala operativa alla quale cominciarono ad affluire tutte le informazioni necessarie per un pronto intervento nelle aree urbane di competenza, e presto sarebbe diventata il terminale del numero unico di pronto soccorso, il 113.

Non versava però in buone acque finanziarie l'economato dell'amministrazione, che faticava a far fronte alle nuove esigenze che la realtà quotidiana, le promesse elettorali e gli accordi con le altre polizie e con l'Interpol imponevano. La "moderna" pistola Beretta modello "51", che come il nome indica era già da qualche tempo disponibile, tardava a sostituire la vecchia "34" (e la sua versione aggiornata, la "35") e laddove vi riusciva, vi erano talvolta problemi per le cartucce nell'innovativo calibro "9 mm Parabellum". Ancor peggio andava per i moschetti, gli obsoleti Beretta MAB, i cui caricatori restavano spesso vuoti e la cui funzione era spesso solo quella della deterrenza visiva, essendo del tutto innocui per mancanza di proiettili.

L'evoluzione delle tecnologie fu attentamente seguita anche dalla criminalità, che cominciava ad organizzarsi e che presto avrebbe scalzato le forze di polizia dal controllo di alcune parti del territorio. La vecchia "mala" si urbanizzò e si trasformò in una sorta di reticolo che restava sotterraneo rispetto alla vita quotidiana, alla quale affiorava per compiere rapine, omicidi ed estorsioni, per poi subito reimmergersi nell'anonimato delle nuove città metropolitane. La polizia, per ovvie ragioni costituita di selezionata "brava gente", faticò a trovare punti di contatto utili per la prevenzione e per la repressione, perdendo terreno in favore dei delinquenti nonostante i molti sforzi compiuti.

  Anni impegnativi

  La Polizia di Stato dispone anche di un servizio marittimo, che svolge attività di vigilanza e soccorso alle dipendenze delle competenti Questure. A questo servizio si affianca il Reparto Operativo Sommozzatori, che ha sede a La Spezia

Gli anni settanta videro il Corpo, oltre gli omologhi reparti dei Carabinieri, sotto impegno e pressione operative di gravità paragonabile a uno stato di assedio.

In questo decennio si ebbero infatti vertiginose espansioni del crimine, che raggiunse numeri di tragica pericolosità[senza fonte] contemporaneamente in molte "specialità", fra le quali (ma non solo) terrorismo, tentativi di golpe, banditismo (sequestri di persona), contrabbando, traffico di stupefacenti, rapine, estorsioni, grassazioni di mafia, insorgenza del racket e dell'usura, oltre all'effervescenza politica che per molti anni si tradusse in quotidiani scontri armati fra giovani di opposte fazioni e fra questi e la Polizia.

Quest'ultimo punto fu forse il filo conduttore del travagliato decennio e trasse origine dagli echi del "maggio francese" (1968), giunti in Italia con un certo ritardo. I movimenti spontanei studenteschi, per lo più inquadrabili in un'area, pur di incerti termini, di sinistra, assunsero il ruolo di opposizione ad un sistema la cui effettiva e sostanziale democraticità veniva seriamente posta in discussione. La fresca consapevolezza di essere restati invischiati nella prima ondata della modificazione in senso schiettamente capitalistico e consumistico del sistema economico, fu svolta nel senso di combattere lo stato che propugnava tale sistema attraverso le sue istituzioni ed i suoi simboli, il più evidente dei quali - e forse il più immediatamente attaccabile - era appunto la polizia (in questa intendendosi anche l'Arma).

Dai primi disordini scoppiati alla facoltà di architettura di Roma (Valle Giulia), si passò a violenze stradali di crescente frequenza in tutte le principali città italiane, che vedevano la polizia costretta in pratica ad organizzare vere e proprie azioni anti-guerriglia, rinfrescando peraltro, e non senza vantaggio, tattiche e strategie dell'esercito della Roma imperiale (ad esempio la testudo, formazione di militi che univa gli scudi per proteggersi dal lancio di oggetti contundenti). Fu accelerato lo studio dei proiettili lacrimogeni, sorta di granate capaci di sprigionare appunto gas lacrimogeno, e per questo i reparti di ordine pubblico furono nuovamente muniti del mai tramontato "Moschetto 91", cui veniva applicato un piccolo tromboncino per questo tipo di lanci. Furono prestamente (e costosamente) blindate auto e furgoni (poi chiamati direttamente "blindati"), si trovarono i fondi di bilancio per le pallottole e si introdusse la mitraglietta corta Beretta M12[11], furono riveduti integralmente i servizi di antisabotaggio e scorta, e le schedature "politiche" furono potenziate come non era accaduto nemmeno nella polizia di Bocchini. Avvennero, d'altro canto, dei casi di violenze e repressioni dei movimenti da parte delle forze di polizia che fecero eco negli anni a seguire.

Da un punto di vista squisitamente di immagine, le uniformi vennero unificate: se prima le forze impiegate in ordine pubblico indossavano il grigioverde, lasciando alle altre la "spezzata" (giubba blu e pantaloni grigio azzurri), tutte ora indossavano quest'ultima ed anche i veicoli (prima grigi per l'ordine pubblico e verdi, anzi "verdoni", per il resto) furono tutti riverniciati con l'innovativa livrea bianco-celeste. Scomparvero le differenze fra le uniformi degli ufficiali e quelle del personale dei ruoli inferiori (sebbene di recente siano state reintrodotte piccole differenze, ad esempio per gli alamari).

Si ebbe, nel cuore della sinistra, tra le altre, la voce contraria di Pier Paolo Pasolini, il quale con cruda onestà riconobbe nei poliziotti, arruolati fra talvolta pericolanti soglie dell'alfabetizzazione, incolpevolmente e spesso inconsapevolmente inviati contro i manifestanti, i veri concreti titolari dei diritti di quel proletariato in nome del quale le azioni di guerriglia venivano scagliate - segnalava il poeta - da giovani "figli di papà", intenti a combattere pubblicamente una borghesia che forniva loro l'usbergo al quale privatamente rincasavano.

  Il Reparto Volo, creato nel 1971, comprende elicotteri ed aerei destinati ad impieghi di vigilanza e ricognizione aerea, di soccorso alla cittadinanza, ma anche di trasporto di personale sia per missioni operative che di trasferimento

Indubbiamente, restano di piena vividezza nel dibattito politico i molti casi tuttora controversi, che furono erti a ragioni di bandiera: la morte di Giuseppe Pinelli, ad esempio, come quella del commissario Luigi Calabresi, già al momento in cui avvennero lasciavano prevedere che i rapporti fra una parte della cittadinanza e le istituzioni si sarebbero pesantemente incrinati.

Ma gli eventi riuscirono a superare le previsioni ed il terrorismo prese piede, da destra e da sinistra, con stragi, attentati, omicidi ed altri crimini (fra i quali le rapine per autofinanziamento), conferendo al decennio il funesto titolo di "anni di piombo". In questi, la polizia, intesa nell'insieme delle forze dell'ordine, lasciò un gravissimo tributo di vite umane, riguadagnando col sangue la solidarietà della popolazione.

L'emergenza fu affrontata dai governi in carica con alcune manovre legislative, che conferivano più elastici poteri agli agenti (ad esempio in materia di fermo di polizia[12]), arroventandosi la polemica sulla legge Reale e sulla supposta "svolta autoritaria", mentre amministrativamente furono ristrutturate le branche dedicate alla lotta al terrorismo. Nacque l'UCIGOS, operante sul territorio attraverso le DIGOS di ciascuna questura ed attraverso i NOCS, corpo d'élite di pronto impiego per operazioni speciali.

Nel 1977 la legge di riordino dei servizi segreti, che da un lato ne centralizzava al governo il controllo politico diretto con la sottomissione al CESIS, ma dall'altro apriva a facilitazioni operative per il coordinamento dell'azione dei servizi e delle polizie, aprì la speranza degli operatori alla prospettiva di una riforma anche della polizia. Funzionari ed agenti reclamavano dallo stato, con voce sempre più pressante, una revisione delle condizioni di lavoro, di inquadramento di carriera, di snellimento e facilitazione delle mansioni, oltre ad un miglior rispetto della incombenza di sacrificio in cui si trovavano, peraltro per stipendi indecorosi, per ragione di professione.

  Riforma del 1981: la smilitarizzazione

  Con la riforma del 1981, la Polizia di Stato non è più un corpo militare, ma preserva la sua tradizione militare che ha nell'istruzione formale uno dei suoi punti d'onore. Nella foto un impeccabile allineamento alla Festa della Repubblica 2007

La legge n. 121 del 1º aprile 1981 nacque per rispondere ad alcune di quelle istanze.

Fino agli anni ottanta, sotto la voce Polizia venivano raggruppati soggetti appartenenti a tre distinte organizzazioni:

  • i funzionari della P.S., funzionari civili che avevano la responsabilità della gestione degli uffici del Dipartimento della P.S. e che nelle Questure e nei Commissariati avevano la responsabilità della conduzione degli uffici e dei servizi di Polizia Giudiziaria e Ordine Pubblico;
  • gli ufficiali, i sottufficiali ed i militari di truppa del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, che gestivano, secondo i rispettivi livelli di responsabilità, i servizi di Polizia Giudiziaria e Ordine Pubblico, nonché le specialità della Polizia Stradale, Polizia Ferroviaria, Polizia di frontiera, Polizia Postale;
  • le ispettrici e le assistenti del Corpo di Polizia Femminile, che si occupavano di prevenzione e repressione dei reati in materia di buon costume, donne e minori.

Con la riforma imposta dalla legge n. 121, queste tre diverse componenti furono fuse nella Polizia di Stato, "corpo civile militarmente organizzato" per la tutela dello Stato e dei cittadini da reati e turbative dell'ordine pubblico. La nuova Polizia diveniva un corpo civile a tutti gli effetti (gli alamari non avevano più la stella, simbolo dei corpi militari, sostituita dal monogramma "RI"[13]), aperto a uomini e donne. Il divieto di far parte e di iscriversi a organizzazioni politiche o sindacali fu in parte mitigato dalla possibilità di costituire sindacati interni, i più rappresentativi dei quali[14] presto divennero il SIULP (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia), emanazione delle grandi confederazioni sindacali, ed il SAP (Sindacato Autonomo di Polizia), collocato su una posizione di equidistanza dalle forze politiche e sociali.[15].

I gradi furono rinominati, i ruoli ristrutturati con la ri-creazione del ruolo Ispettori, inserito fra quello dei Sovrintendenti (in precedenza Sottufficiali) e quello dei Funzionari (in precedenza Ufficiali).

La riforma ha previsto l'organizzazione del personale in 3 differenti ruoli organizzativi: ruolo di polizia, ruolo tecnico/tecnico-scientifico e ruolo sanitario.

  Stemma araldico utilizzato dalla Polizia di Stato fino all'anno 2007

  Simbologia

La Polizia di Stato è rappresentata da:

  Uniformi

La Polizia di Stato dispone di diverse divise:

  1. Uniforme ordinaria invernale ed estiva: camicia bianca con colletto inamidato, giubba di colore blu con bottoni bombati dorati rigati e spalline bordate di cremisi, pantaloni di colore grigio azzurro[16] recanti una filettatura di colore cremisi[17], scarpe basse di pelle nera, guanti di pelle nera[18], cravatta di colore blu[19] e calze di colore blu, berretto rigido di panno blu con visiera e con fregio, cinturone bianco o nero[20] con fondina ad estrazione rapida, correggiolo, porta manette di sicurezza, portacaricatore e portasfollagente[21][22].
    In caso di freddo o pioggia l'uniforme può essere completata da un maglione a collo a "V" e bottoni bombati dorati rigati, dal giaccone in goretex e termofodera in "pile". Il personale femminile può indossare le scarpe di pelle nera con tacco alto e la gonna di colore grigio azzurro con filettatura cremisi solo se espressamente comandato.
    Il personale della Polizia Scientifica, in ufficio, indossa l'uniforme ordinaria[23] sostituendo la giubba blu con il camice bianco con le mostrine sul bavero.
    Il personale di servizio presso gli uffici indossa l'uniforme ordinaria[23] sostituendo la giubba blu con il camice grigio verde con le mostrine.
    In caso di servizi di ordine pubblico l'uniforme può essere completata indossando il casco azzurro "ubott" o "super ubott".
  2. Uniforme estiva di servizio: camicia a mezze maniche di colore blu con colletto inamidato (detta "atlantica"), bottoni bombati dorati rigati e con mostrine sul colletto, cinturone bianco o nero[20], pantaloni di colore grigio azzurro con filettatura cremisi, calze blu, scarpe basse di pelle nera, berretto rigido di panno blu con visiera e con fregio. In caso di freddo l'uniforme può essere completata indossando il maglione blu con collo a "V" e bottoni dorati.
  3. Uniforme per servizi di ordine pubblico[24]: giubba blu con cerniera con scritta catarifrangente "POLIZIA" sulla schiena, pantaloni di colore grigio azzurro, basco di colore blu con fregio, maglioncino di colore azzurro a collo alto[25], stivaletti anfibi di pelle nera, gilet tattico, cinturone blu in cordura con fondina "chiusa" e foulard di colore cremisi. Questa uniforme è ora utilizzata solo dai Reparti Mobili. L'uniforme può essere completata indossando il casco azzurro "ubott" e le protezioni.
  4. Uniforme di rappresentanza: giubba blu con mostrine sul bavero, bottoni rigati bombati dorati, spalline bordate di cremisi, cordelline di colore oro per i funzionari, di colore bianco e celeste per gli ispettori, e di colore oro e cremisi per i sovrintendenti, gli assistenti e gli agenti, guanti bianchi, camicia bianca con colletto inamidato, cravatta blu, pantaloni grigio azzurri con doppia banda di colore cremisi, scarpe basse di pelle nera, berretto rigido con visiera analogo all'Uniforme Ordinaria e mantella di colore blu con mostrine.
  5. Uniforme storica: è indossata dal plotone d'onore che effettua il cambio della guardia d'onore al palazzo del Quirinale e dalla Banda Musicale in alcune occasioni come la parata militare del 2 giugno e la festa della Polizia di Stato.
  Fregio della Polizia di Stato

  Fregio da berretto e da basco

Aquila eretta dorata, con scudo cremisi e monogramma "RI",[26] sormontata da torre trimerlata.

  Mostrine

Mostrine con fiamma dorata su campo cremisi alla base della quale vi è il monogramma "RI"[26]; lunghe e ricamate per i funzionari, corte e ricamate per gli Ispettori Superiori con qualifica di Sostituto Commissario e di metallo per il restante personale di Polizia.

  Organizzazione

A capo della Polizia di Stato è posto un prefetto, con la qualifica di Direttore generale della Pubblica Sicurezza, o più semplicemente Capo della Polizia[27]. Egli è anche Presidente onorario dell'Associazione Nazionale Polizia di Stato. Lo affiancano altri tre prefetti con qualifica di vice capi della polizia:

  • vice direttore generale per l'espletamento delle funzioni vicarie[28]
  • vice direttore generale per l'attività di coordinamento e di pianificazione[29]
  • vice direttore generale - direttore centrale della polizia criminale[30]

Come previsto dalle regole dell'ordinamento ministeriale, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza è organizzato in Direzioni centrali e in Uffici di pari livello, anche a carattere interforze.

Dal Dipartimento dipendono anche le Direzioni Interregionali della Polizia di Stato, gergalmente dette "zone":

  1. Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria (sede: Torino);
  2. Lombardia ed Emilia-Romagna (sede: Milano);
  3. Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia (sede: Padova);
  4. Toscana, Umbria e Marche (sede: Firenze);
  5. Lazio, Sardegna e Abruzzo (sede: Roma);
  6. Campania, Molise, Basilicata, Puglia (sede: Napoli);
  7. Sicilia e Calabria (sede: Catania).

Queste ultime sono state soppresse alla fine dell'anno 2007.

I gradi della Polizia di Stato italiana, sono codificati nel "Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza"[31]; il personale è ripartito in "ruoli che espletano funzioni di polizia" e "ruoli tecnici"

  Direzioni e uffici

  La Banda Musicale della Polizia di Stato
  L'Alfa Romeo Giulia 1.600 Super del 1971
  Una Lamborghini Gallardo della Polizia di Stato, utilizzata per il pronto intervento e trasporto organi
  Prototipo di Giulietta della Squadra volante della Polizia di Stato, in una particolare livrea amaranto.
  Una Mitsubishi L200 della Polizia di Stato
  Stemma del "Reparto Mobile" riprodotto su un automezzo della Polizia di Stato

La riorganizzazione della Polizia di Stato ha consentito il potenziamento e la ulteriore specializzazione di diverse branche operative, distinte in apposte divisioni o reparti di "specialità". Questi dipendono dalle apposite direzioni e uffici tutti inquadrati nel Dipartimento della pubblica sicurezza.

  • Uffici speciali (Ispettorati) di Pubblica sicurezza: [1]
    • Palazzo del Viminale
    • Senato della Repubblica e Camera dei deputati
    • Città del Vaticano
    • Palazzo Chigi (Presidenza del Consiglio dei ministri)
    • Presidenza della Regione Siciliana

  Musica e sport

  Sindacati

La Polizia di Stato, come ogni amministrazione e categoria statale, possiede anche diversi sindacati; secondo la certificazione della cosiddetta "rappresentatività" effettuata annualmente dal Dipartimento della P.S. sulla base del dato associativo di ciascuna organizzazione sindacale, al 31.12.2008 i sindacati di polizia sono: il Siulp (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia), il Sap (Sindacato Autonomo Polizia), il Siap (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia), il Silp per la Cgil (Sindacato Italiano Lavoratori Polizia), la Ugl-Polizia (Unione Generale del Lavoro), il Consap (CONfederazione Sindacale Autonoma Polizia), il Coisp (COordinamento per l'Indipendenza Sindacale delle forze di Polizia), la Federazione SP (Sindacato di Polizia), nella quale sono confluiti la Uilps (Uil), l'Anip (Associazione Nazionale Ispettori di Polizia) e il neonato Sup (Sindacato Unitario Polizia), l'ANFP (Associazione Nazionale Funzionari di Polizia) rappresenta esclusivamente la categoria dei funzionari di polizia.

  Qualifiche della Polizia di Stato

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Qualifiche della Polizia di Stato.

  Cronotassi dei capi della polizia dal 1878

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Capo della polizia e direttore generale della pubblica sicurezza.
  1. Luigi Berti dal 16 maggio 1878 al 16 dicembre 1878
  2. Ferdinando Ramognini dal 16 gennaio 1879 al 14 ottobre 1879
  3. Giovanni Bolis dal 14 agosto 1879 al 31 dicembre 1883
  4. Ottavio Lovera di Maria dal 31 dicembre 1883 al 29 ottobre 1885
  5. Bartolomeo Casalis dal 29 ottobre 1885 al 16 aprile 1887
  6. Luigi Berti dal 10 luglio 1887 al 29 ottobre 1890
  7. Ferdinando Ramognini dal 1º dicembre 1890 al 1º ottobre 1893
  8. Giuseppe Sensales dal 1º ottobre 1893 al 7 aprile 1896
  9. Giovanni Alfazio dal 7 aprile 1896 al 1º agosto 1898
  10. Francesco Leonardi dal 1º agosto 1898 al 23 febbraio 1911
  11. Giacomo Vigliani dal 1º febbraio 1911 al 29 settembre 1917
  12. Giuseppe Sorge dal 29 settembre 1917 al 10 marzo 1919
  13. Riccardo Zoccoletti dal 10 marzo 1919 al 1º luglio 1919
  14. Vincenzo Quaranta dal 1º luglio 1919 al 19 giugno 1920
  15. Giacomo Vigliani dal 19 giugno 1920 al 14 luglio 1921
  16. Corrado Bonfanti Linares dal 14 luglio 1921 al 1º marzo 1922
  17. Giacomo Vigliani dal 2 marzo 1922 al 7 agosto 1922
  18. Raffaele Gasbarri dall'8 agosto 1922 all'11 settembre 1922
  19. Emilio De Bono dall'11 novembre 1922 al 16 giugno 1924
  20. Francesco Crispo-Moncada dal 17 giugno 1924 al 13 settembre 1926
  21. Arturo Bocchini dal 13 settembre 1926 al 20 novembre 1940
  22. Carmine Senise dal 20 novembre 1940 al 15 aprile 1943
  23. Renzo Chierici (gen. MVSN) dal 16 aprile 1943 al 25 luglio 1943
  24. Carmine Senise dal 26 luglio 1943 al 23 settembre 1943
  25. Tullio Tamburini (MVSN) dal 1º ottobre 1943 all'aprile 1944
  26. Eugenio Cerruti (MVSN) dall'aprile 1944 all'ottobre 1944
  27. Renzo Montagna dal 6 ottobre 1944 al 25 aprile 1945
  28. Giuseppe Solimena (regg.) dal 15 aprile 1944 al 15 agosto 1944
  29. Luigi Ferrari dal 16 agosto 1944 al 12 settembre 1948
  30. Giovanni D'Antoni dal 12 settembre 1948 al 20 settembre 1952
  31. Tommaso Pavone dal 20 settembre 1952 all'11 marzo 1954
  32. Giovanni Carcaterra dal 22 marzo 1954 al 10 ottobre 1960
  33. Angelo Vicari dal 10 ottobre 1960 al 28 gennaio 1973
  34. Efisio Zanda Loy dal 2 febbraio 1973 al 4 giugno 1975
  35. Giorgio Menichini dal 5 giugno 1975 al 19 novembre 1976
  36. Giuseppe Parlato dal 20 novembre 1976 al 19 gennaio 1979
  37. Giovanni Rinaldo Coronas dal 19 gennaio 1979 al 27 aprile 1984
  38. Giuseppe Porpora dal 27 aprile 1984 al 22 gennaio 1987
  39. Vincenzo Parisi dal 22 gennaio 1987 al 27 agosto 1994
  40. Fernando Masone dal 27 agosto 1994 al 31 maggio 2000
  41. Gianni De Gennaro dal 1º giugno 2000 al 2 luglio 2007
  42. Antonio Manganelli dal 2 luglio 2007

  Come accedervi

Alla Polizia di Stato si può accedere in due modi: il primo è attraverso un bando di concorso pubblico che a seconda della qualifica per cui viene bandito può avere delle aliquote riservate a personale già in servizio o ai figli delle "vittime del dovere". Il secondo avviene attraverso la scelta dopo il servizio di leva volontario a uno o quattro anni (VFP1 o VFP4). La durata dei corsi di formazione è variabile a seconda della qualifica:

  • 12 mesi per gli allievi agenti (6 di scuola + 6 di applicazione o 12 di scuola)
  • 4 mesi per i vice sovrintendenti (limitatamente al personale appartenente al Ruolo agenti e assistenti)
  • 18 mesi per i vice ispettori (concorso riservato ai cittadini in possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado)
  • 24 mesi per i commissari (concorso riservato ai cittadini in possesso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza, Economia,Scienze politiche o equipollenti)

  Organico attuale

Attualmente la Polizia di Stato ha un organico fissato con legge dello Stato della consistenza di 115.000 uomini (di cui 105.000 poliziotti del ruolo operativo e 10.000 poliziotti appartenenti al ruolo tecnico-scientifico e sanitario) ma a causa delle carenze di quest'ultimo ha oggi un organico di circa 105.000 unità, il 15% delle quali sono donne. Poco meno di 6.000 operatori sono distaccati in funzioni tecniche, destinate a fornire supporto logistico e di assistenza tecnica al restante personale.

Circa 2.000 agenti sono assegnati al servizio di "poliziotto di quartiere".

  Mezzi in dotazioni

  Autovetture

  Un'Alfa Romeo 159 SportWagon della Polizia di Stato posteggiata al lungomare di Bari

La Polizia di Stato impiega oggigiorno diverse autovetture italiane, dalle Fiat Punto 60 alle nuove Alfa Romeo 159 2.4 JTD, ed estere, come le Subaru Legacy SW e Forester o come i Land Rover Discovery nelle varie versioni. Vengono usate anche vetture di altre case che generalmente si vedono sulle autostrade e che sono fornite dalle stesse società autostradali. Nel maggio 2004 sono state donate dalla Lamborghini due Gallardo, dotate di motore v10 e 520cv, con la classica livrea bianco/blu e vari accessori opzionali (tra cui un contenitore per il trasporto di organi e un defibrillatore semiautomatico). Le vetture vengono utilizzate sull'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e sulla A14 Bologna-Taranto. Una delle due vetture è stata distrutta in un incidente il 30/11/2009. Nel passato sono state utilizzate le famose Alfa Romeo Giulia, Giulietta e 155, di cui si trovano tuttora alcuni esemplari operativi.

  Armamento

  Curiosità

  • Il santo patrono della Polizia di Stato è San Michele Arcangelo, che secondo le scritture combatté Satana e viene tradizionalmente rappresentato con la spada rivolta verso il basso, nell'atto di trafiggere (ma non lo fa) il vinto.
  • Il motto è "sub lege libertas", che ha dato adito a due interpretazioni prevalenti: "nella legalità la libertà" oppure più letteralmente, ma criticamente, "al di sotto della legge, la libertà" o la Legge a difesa della Libertà. Più semplicemente è letto come "la libertà nel rispetto della legge".
  • I sovrintendenti, per via dei cosiddetti "binari" presenti sui loro distintivi di qualifica, sono sovente chiamati (non ufficialmente) marescialli, sebbene siano equiparabili ai brigadieri dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. La riforma del 1981 inquadrò i marescialli del disciolto Corpo delle Guardie di P.S. come sovrintendenti principali, e sovrintendenti capi ed il riordino delle carriere del 1995[32], a sua volta, ha inquadrato gli allora sovrintendenti nel ruolo degli ispettori.
  • Le mostrine sul collo degli indumenti sono note come "alamari", ma gli "alamari" propriamente detti sono una peculiarità esclusiva dell'Arma dei Carabinieri e dei Granatieri di Sardegna, primo corpo militare d'Italia.

  Medaglie e Decorazioni concesse dalla Polizia di Stato

MeritoServizioPS20.png Medaglia al merito di servizio della Polizia di Stato (20 anni)
MeritoServizioPS15.png Medaglia al merito di servizio della Polizia di Stato (15 anni)
MeritoServizioPS10.png Medaglia al merito di servizio della Polizia di Stato (10 anni)
AnzianitàPS35.png Croce di anzianità di servizio della Polizia di Stato (35 anni)
AnzianitàPS30.png Croce di anzianità di servizio della Polizia di Stato (30 anni)
AnzianitàPS20.png Croce di anzianità di servizio della Polizia di Stato (20 anni)
NavigazionePS20.png Medaglia per lunga navigazione della Polizia di Stato (20 anni)
NavigazionePS15.png Medaglia per lunga navigazione della Polizia di Stato (15 anni)
NavigazionePS10.png Medaglia per lunga navigazione della Polizia di Stato (10 anni)
AereaPS20.png Medaglia per lunga navigazione aerea della Polizia di Stato (20 anni)
AereaPS15.png Medaglia per lunga navigazione aerea della Polizia di Stato (15 anni)
AereaPS10.png Medaglia per lunga navigazione aerea della Polizia di Stato (10 anni)
NoNastro2.png Medaglia di commiato in argento (decreto ministeriale 5 giugno 1990)
Distintivo encomio solenne ruolo direttivo, dirigenti e commissari coordinatori FF.PP. italiane 2.svg Distintivo dorato per l'encomio solenne per il ruolo direttivo, dirigenti e commissari coordinatori (assimilati agli ufficiali superiori) delle forze di polizia italiane
Distintivo encomio solenne ruolo direttivo, commissari FF.PP. italiane 2.svg Distintivo argentato per l'encomio solenne per ruolo direttivo, commissari (assimilati agli ufficiali inferiori e subalterni) delle forze di polizia italiane

  Onorificenze concesse alla bandiera della Polizia di Stato

Lista parziale in corso di aggiornamento

Cavaliere BAR.svg Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia (1981)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Alluvione Polesine 1951)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Ondata maltempo italia Centro-Meridionale 1956)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Salvataggio in mare 1960)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Alluvione Firenze 1966)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Soccorso in montagna 1958-75)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Terremoto Friuli 1976)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Terremoto irpinia e Lucania 1980)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Contrasto terrorismo 1982)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Squadre volanti 1967-88)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Contrasto criminalità 1981-91)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Contrasto terrorismo 1988-93)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Alluvione Piemonte ed Emilia Romagna 1994)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Polizia Stradale 1947-97)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Terremoto Umbria e Marche 1997)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Contrasto criminalità 1992-2011)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Attività di istituto 2003-05)
Valor civile silver medal BAR.svg Medaglia d'argento al valor civile (Alluvione Val Camonica 1953)
Valor civile silver medal BAR.svg Medaglia d'argento al valor civile (Soccorso in mare 1961)
Valor civile silver medal BAR.svg Medaglia d'argento al valor civile (Vajont 1963)
Valor militare bronze medal BAR.svg Medaglia di bronzo al Valor Militare (Bn.Motociclisti - Montenegro 1941-42)
Valor militare bronze medal BAR.svg Medaglia di bronzo al Valor Militare (Bn."Fiume" - Croazia 1943)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Polizia Stradale 1966)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Soccorso immigrati 2000)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Polizia Stradale 2004)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Polizia Postale e delle Telecomunicazioni 1998-2007)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Servizio Centrale Operativo 1989-2008)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Controllo del territorio 1997-2009)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Terremoto Abruzzo 2009)
Merito civile bronze medal BAR.svg Medaglia di bronzo al merito civile (Polizia Femminile - Terremoto Sicilia 1968)
BenemerenzaSiculo1908.png Medaglia di benemerenza per il terremoto Calabro-Siculo (1908)
TerremotoAvezzano1915.png Medaglia di benemerenza per il terremoto di Avezzano (1915)
BenemeritiCultura1.png Medaglia d'oro per i benemeriti della cultura e dell'arte (1991)
SanitaPubblicaNO.png Medaglia d'oro al merito della sanità pubblica (2004)
ProtezioneMer1.png Medaglia d'oro al merito del Dipartimento della Protezione Civile (Terremoto Abruzzo 2009)
ONUKosovo.png Medaglia "in the Service of Peace -UNMIK" delle nazioni Unite (Kossovo 1999)

  Note

  1. ^ Fonte: Pag. 207 del Calendario Atlante De Agostini 2008.
  2. ^ compendio 2009
  3. ^ «Tabelle organici Forze armate e di polizia», Fonte: Siulp - Sindacato italiano unitario lavoratori polizia, (I dati si riferiscono agli organici del personale in servizio permanente nell'anno 2005 e non includono allievi, ausiliari e volontari). URL consultato in data 24 aprile 2010..
  4. ^ «Organico della Polizia di Stato», Fonte: Alte Professionalità Vigili del Fuoco. URL consultato in data 24 aprile 2010.
  5. ^ Dapprima Granatieri di Sardegna e Carabinieri, poi solo questi ultimi.
  6. ^ Che aveva creato la disciplina della criminologia scientifica.
  7. ^ Poi resa obbligatoria per i funzionari, durante il governo Zanardelli.
  8. ^ Nome precedente del dicastero odierno della difesa.
  9. ^ Il cui nome resta tradizionalmente al femminile perché inizialmente progettata come "squadra" o "compagnia", anche se poi cresciuta al rango di reparto.
  10. ^ Raccogliendo il suggerimento della polizia inglese, che controllava in quel momento, ed in quel modo, la città di Trieste.
  11. ^ Poi M12S.
  12. ^ In pratica anche ad un semplice agente era consentito condurre a sua discrezione anche coattivamente qualsiasi cittadino presso gli uffici di polizia per accertamenti, e trattenervelo dapprima per un tempo massimo di 48 ore, poi sceso a 24.
  13. ^ Che sta per "Repubblica Italiana" e che già da tempo veniva usato sugli stemmi militari in sostituzione della croce sabauda di ascendenza monarchica
  14. ^ Per numero di iscritti
  15. ^ Altri sindacati oggi operanti, dopo alcune scissioni ed unioni fra nuove formazioni, sono il COISP, la CONSAP, la Federazione Sindacale di Polizia (FSP), il SILP per la CGIL e la UILPS ed il SIAP
  16. ^ Detto anche colore "bigio".
  17. ^ La tradizione vuole che la filettatura di colore cremisi raffiguri il sangue versato dai Caduti
  18. ^ Da indossare solo con l'uniforme ordinaria invernale.
  19. ^ Per alcuni anni fu di colore celeste e prima ancora di colore nero.
  20. ^ a b Per i Poliziotti di quartiere, per gli agenti dei Reparti Prevenzione Crimine e per gli istruttori di tiro.
  21. ^ da indossare in caso di servizi esterni o presso i corpi di guardia delle Questure, delle Prefetture U.T.G., dei Commissariati di P.S. e delle caserme.
  22. ^ Nel settembre del 2006 è stata emanata una ordinanza sull'uso dello spallaccio bianco, il quale dovrà essere indossato solo in caso di rappresentanza.
  23. ^ a b O gli abiti civili.
  24. ^ Nota come "divisa da O.P." o "tuta da O.P."
  25. ^ Nel periodo estivo sostituito con una maglietta a mezze maniche di colore blu.
  26. ^ a b Che sta per "Repubblica Italiana".
  27. ^ Attualmente il Prefetto Antonio Manganelli
  28. ^ Attualmente pref. Giuseppe De Sena
  29. ^ Attualmente pref. Paola Basilone
  30. ^ Attualmente pref. Nicola Cavaliere
  31. ^ Legge n. 121 del 1º aprile 1981, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 10 aprile 1981, n. 100.
  32. ^ D.L.vo 12/5/1995 n.197

  Bibliografia

  Riferimenti normativi

  Testi

  • Giorgio Cantelli, Luigi Memma, Polizia a cavallo. Storia, ordinamenti, uniformi. Ponchiroli editori, Bagnolo San Vito, 2009. ISBN 978-88-902347-8-1
  • Antonio Laurito, La storia e le uniformi della Polizia italiana. Promozioni editoriali police, Roma, 2008.
  • Annibale Paloscia e Maurizio Salticchioli: I capi della polizia. La storia della sicurezza pubblica attraverso le strategie del Viminale. Laurus Robuffo, Roma, 2003.
  • Giuseppe Quilichini, Storia fotografica della polizia 1848-1962. Una storia di uomini. 2 voll. Italia Editrice New, Foggia, 2005. ISBN 978-88-95038-01-8

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Lettris is a curious tetris-clone game where all the bricks have the same square shape but different content. Each square carries a letter. To make squares disappear and save space for other squares you have to assemble English words (left, right, up, down) from the falling squares.

boggle

Boggle gives you 3 minutes to find as many words (3 letters or more) as you can in a grid of 16 letters. You can also try the grid of 16 letters. Letters must be adjacent and longer words score better. See if you can get into the grid Hall of Fame !

English dictionary
Main references

Most English definitions are provided by WordNet .
English thesaurus is mainly derived from The Integral Dictionary (TID).
English Encyclopedia is licensed by Wikipedia (GNU).

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