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Provincia autonoma di Trento

                   
bussola Disambiguazione – "Trentino" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Trentino (disambigua).
Provincia autonoma di Trento
Trentino
provincia a statuto speciale
Provincia autonoma di TrentoTrentino – Stemma Provincia autonoma di TrentoTrentino – Bandiera
Palazzo della Provincia Autonoma di Trento
Palazzo della Provincia Autonoma di Trento
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Trentino-Alto Adige – stemma Trentino-Alto Adige
Capoluogo Trento
Presidente Lorenzo Dellai dal 24-2-1999
Territorio
Coordinate
del capoluogo
46°4′0″N 11°7′0″E / 46.06667°N 11.11667°E / 46.06667; 11.11667 (Provincia autonoma di Trento
Trentino
)
Coordinate: 46°4′0″N 11°7′0″E / 46.06667°N 11.11667°E / 46.06667; 11.11667 (Provincia autonoma di Trento
Trentino
)
Superficie 6 212 km²
Abitanti 531 510 (31-07-2011)
Densità 85,56 ab./km²
Comuni 217 comuni
Province confinanti Bolzano, Verona, Brescia, Sondrio, Belluno, Vicenza
Altre informazioni
Cod. postale 38121-38123 Trento, 38010-38089 provincia
Prefisso 0439, 0461, 0462, 0463, 0464, 0465
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 022
Targa TN
Localizzazione

Provincia autonoma di TrentoTrentino – Localizzazione

Sito istituzionale

La provincia autonoma di Trento, meglio nota come Trentino, è una delle due province autonome che compongono la regione italiana Trentino-Alto Adige.

La provincia è una delle tre entità territoriali che assieme al Tirolo austriaco e all'Alto Adige costituisce l'Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino, ente di diritto comunitario corrispondente con buona approssimazione al territorio della regione storica del Tirolo ex asburgico dal 1815 al 1918.

Confina a nord con la provincia di Bolzano, a est e a sud con le province venete di Belluno, Vicenza e Verona, e a ovest con le province lombarde di Brescia e Sondrio.

In Trentino si parla soprattutto l'italiano, ma è diffuso il dialetto trentino, parlato nei centri principali e nelle valli (dove si possono riscontrare varianti dalle differenze anche piuttosto marcate). Nel territorio sono presenti minoranze linguistiche germanofone (lingua mochena nella valle dei Mocheni e lingua cimbra nel comune di Luserna negli altipiani cimbri) e ladine (Val di Fassa) ufficialmente riconosciute.[1] Al censimento linguistico del 2001 più di settemila abitanti della Val di Non e della Val di Sole si sono anch'essi dichiarati di lingua ladina, ma senza alcun riconoscimento giuridico.[2]

La regione storico-geografica trentina fu già ducato longobardo e poi stato semi-indipendente ai tempi del Principato Vescovile di Trento entro il Sacro Romano Impero della Nazione Germanica (secoli XI-XIX), quindi per circa un secolo (1816-1918) parte meridionale italofona del Tirolo austro-ungarico. La Provincia fu annessa al Regno d'Italia alla fine del primo conflitto mondiale. Durante l'appartenenza all'Austria la denominazione in tedesco era "Welschtirol"[3], in italiano "Tirolo italiano" o "Tirolo Meridionale". Oggi negli atti regionali, che per statuto sono redatti in italiano e tedesco, così come nel contesto dell'Euroregione, l'istituzione provinciale è in tedesco denominata Autonome Provinz Trient.

Indice

  Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Storia del Trentino e Principato vescovile di Trento.

  Dai primi insediamenti all'età romana

  Ricostruzione delle palafitte dell'Età del Bronzo presso il lago di Ledro
  Mappa della Tridentum romana

Il cambiamento del clima circa 10.000 anni fa, resosi più mite e meno rigido, permise l'insediamento di popolazioni sedentarie nel territorio del Trentino, in particolare in prossimità di corsi d'acqua e piccoli laghi.

All'Età del Bronzo risalgono alcune importanti strutture abitative in legno (palafitte), edificate su pali in legno in prossimità di ambienti lacustri. Scavi archeologici realizzati negli anni trenta nei pressi della sponda meridionale del lago di Ledro, in comune di Molina di Ledro, hanno portato alla luce un importante insediamento che viene fatto risalire a circa 2000 anni prima di Cristo.

Attorno al VI secolo a.C. si insediò nel territorio provinciale, come del resto in buona parte dell'arco alpino centrale ed orientale, la popolazione dei Reti, che si stabilì nelle diverse vallate e in particolare nel Trentino occidentale (reperti importanti sono stati rinvenuti ad esempio a Sanzeno in Val di Non, nell'altopiano della Paganella, a Stenico nelle Giudicarie esteriori).

I primi contatti fra Reti e Romani risalgono al III secolo a.C., ma solo nel I secolo a.C. iniziò l'espansione romana verso nord. Nel 49 a.C. Tridentum divenne municipium romano e assunse i caratteri del più importante centro economico, commerciale e politico della regione.

  Dall'Alto Medioevo al Principato Vescovile

In parallelo alla crisi dell'Impero Romano, ormai evidente tra il IV e il V secolo d.C., si assistette a un'ampia opera di evangelizzazione delle vallate del Trentino, in particolare dovuta alla dedizione di San Vigilio, terzo vescovo di Trento e poi patrono della città, e dei missionari anatolici evangelizzatori dell'Anaunia, Sisinio, Martirio e Alessandro.

Dopo le incursioni dei Goti, una buona parte del Trentino venne inclusa nel Ducato longobardo di Trento retto per primo dal duca Evino († 595), per alcuni aspetti il primo vero fondatore dell'unità territoriale trentina, e poi dal cattolico Gaidoaldo. In seguito il ducato venne conquistato da Carlo Magno (774) assieme al restante regno longobardo. Infine il Trentino venne integrato nel Sacro Romano Impero nel corso del IX secolo per opera degli Ottoni.

L'origine del Principato Vescovile di Trento risale al 1027 (secondo alcuni storici al 1004), quando l'imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II il Salico decise di affidare il potere temporale sull'area geografica trentina al vescovo di Trento, creando le basi del futuro principato vescovile che arriverà circa cento anni dopo, con il permesso dell'imperatore di requisire tutte le fortificazioni presenti sul territorio, che, per puntualizzare, non corrispondeva al territorio del Trentino; tuttavia, il vescovo di Trento restituì le fortificazioni, instaurando un rapporto feudale. Questa istituzione politica resistette per otto secoli e garantì autonomia di governo al Trentino rispetto al Sacro Romano Impero Germanico.

Il principe vescovo di Trento era infatti dotato di potere politico e aveva pari dignità rispetto a tutti gli altri principi dell'Impero. La parziale indipendenza politica che derivò da questo tipo di istituzione non godette però sempre del sostegno dei Duchi d'Austria, che più volte tentarono di diminuire il margine di libertà del Principato.

Un accordo (1339) con il re di Boemia permise al vescovo Nicolò da Bruna, già cancelliere reale, di riorganizzare l'esercito del Principato e di dotarsi dello stemma raffigurante l'aquila di San Venceslao, tuttora simbolo della provincia, saldando i legami fra il Trentino e la Boemia.

Seguirono periodi piuttosto turbolenti, con interventi militari tirolesi e rivolte contadine che misero in discussione l'autorità del vescovo.

L'esercizio del potere temporale da parte del vescovo era limitato per il fatto che a questi non era concesso esercitare direttamente le pene capitali (Ecclesia non sitit sanguinem) né occuparsi direttamente di questioni militari (der Pfaffe ist nicht wehrhaft). Per queste incombenze, importanti nel Medioevo e imprescindibili per un'autentica sovranità, il vescovo doveva dunque ricorrere ad altri, chiamando (ad vocare) un feudatario di sua fiducia. È in questo momento che i conti di Tirolo (signori venostani - dal toponimo Tirolo, castello di loro proprietà vicino a Merano, autodefinitisi conti di Tirolo prima e poi conti del Tirolo, senza nessun riconoscimento imperiale) entrano a far parte della storia del principato vescovile tridentino, riuscendo gradualmente ad assumere (spesso mediante usurpazioni violente) il controllo militare delle regioni che corrispondono oggi all'Alto Adige e Tirolo del Nord e a mettere in discussione l'autorità politica del vescovo di Trento e di quello di Bressanone. Nel corso del XIV secolo si assistette infatti ad una serie di tensioni tra il vescovo trentino e i conti tirolesi: questi ultimi tentarono in molti modi di imporre la loro autorità, cercando di limitare i poteri vescovili e di subordinare il principato alla politica tirolese, in cambio di protezione militare del territorio, influenza vieppiù accentuatasi (anche se in modo meno violento) quando nel 1367 il castello di Tirolo e tutti i feudi e diritti di diritto o di fatto annessi passarono in eredità agli Asburgo.

Ma tra il Principato trentino e la Casa di Boemia si era instaurato un rapporto di fedeltà e fiducia: Carlo di Boemia, figlio del re Giovanni, aveva portato con sé in Trentino il cancelliere Nicolò da Bruna che nel 1337 venne eletto vescovo principe di Trento grazie al sostegno del re boemo. Sempre più minacciato dai tentativi di secolarizzazione e inglobamento da parte dei conti del Tirolo, Nicolò si rivolse al re Giovanni di Boemia ottenendone l'appoggio politico necessario per riuscire a conservare l'indipendenza dal Sacro Romano Impero "Nationis Germanicae".

Sia il Ducato di Milano prima che la Repubblica di Venezia poi in più occasioni tentarono di annettersi territori del Trentino, riportando però sempre cocenti sconfitte dal minuscolo esercito trentino, a volte rafforzato da piccole guarnigioni imperiali o da eserciti privati dei signorotti locali; così il conte Paride Lodron nel 1439, signore di una piccola porzione di territorio sotto il dominio vescovile all'estremo confine sud/est del Trentino (comprendenti solo i piccoli borghi di Darzo e Lodrone) sterminò nel 1439 l'esercito molte volte superiore di numero guidato dal famoso capitano di ventura Gattamelata al soldo dei milanesi, mentre quasi un secolo dopo le milizie trentine con un piccolo contingente di imperiali (i famosi lanzichenecchi o lanzknecht) e pochi armati di feudatari tributari del Principe Vescovo solo in virtù della propria disciplina militare fermarono il di gran lunga superiore esercito veneziano guidato da Roberto Sanseverino nella battaglia di Calliano ed un vero disastro si rivelò anche il tentativo della Serenissima Repubblica Veneta di portare proprie navi nel lago di Loppio per prendere alle spalle la Rocca di Riva del Garda, dominio vescovile, mai espugnata con attacco navale via lago di Garda, perdendo i veneziani perfino una battaglia navale contro i trentini, che certo navigatori esperti non erano e che più che navi, possedevano solo delle piccole barche e qualche chiatta sul lago di Loppio per il traghetto di merci e persone da e per Riva del Garda dalla Val d'Adige. L'impresa veneziana di trarre a secco dal letto dell'Adige sei delle diciotto navi con cui erano venuti da Venezia e di trascinarle una alla volta su binari di legno creati allo scopo su per la valle in direzione del lago di Loppio con l'opera di seimila schiavi (i rematori delle 18 navi), oltre mille coppie di buoi guidati da contadini delle vicinanze militarmente costretti all'opera e sorvegliati da oltre duemila armati, rimase comunque eccezionale e non imitata, anche se solo quattro delle navi arrivarono nel lago di Loppio dopo sei chilometri di salita e due furono abbandonate per strada dopo che i trentini avevano attaccato e distrutto le quattro navi (tre già in assetto di guerra ed una appena arrivata nel lago). La Serenissima tuttavia governava in Trentino la città di Rovereto e la mantenne dal 1416 al 1509, collegata via terra al dominio veneziano attraverso la Vallarsa, facendone un centro commerciale e imprimendole l'impronta urbanistica ancor oggi visibile nel centro storico. Anche Riva del Garda del resto, dopo che i veneti ebbero persa Rovereto, entrò nei domini veneziani e vi restò per circa un secolo.

  Tiziano, ritratto del principe vescovo Cristoforo Madruzzo (1539-1567)

  Età moderna e contemporanea

Il "rifondatore" del Principato tridentino è considerato il cardinale Bernardo Clesio (1514-1539), trentino eletto dopo una serie di tre vescovi tedeschi imposti dall'Impero, principe sensibile alla cultura umanistica, protagonista di una riqualificazione architettonica di Trento e uno dei più importanti organizzatori del Concilio di Trento (1545-1563). A Clesio succedettero al vertice della Chiesa tridentina quattro membri della potente famiglia Madruzzo (i cardinali Cristoforo, Ludovico e Carlo Gaudenzio e il vescovo Carlo Emanuele), che mantennero il Principato al centro degli equilibri della Regione per più di un secolo (1539-1658).

Nel XVIII secolo il Principato perse gran parte della propria autonomia a favore del Tirolo. Durante il periodo napoleonico, il trattato di Lunéville (9 febbraio 1801) stabilì la secolarizzazione degli stati ecclesiastici. Tra il 1803 e il 1810 il Trentino fece dunque parte del filo-napoleonico Regno di Baviera. Nel 1810 Napoleone decise l'annessione, rivelatasi molto breve, di Trento e Bolzano al Regno d'Italia ("dipartimento dell'Alto Adige"). Terminata l'esperienza dell'occupazione franco-bavarese (1815), alla quale gli abitanti delle valli trentine si erano opposti partecipando attivamente alla resistenza guidata dal patriota trentino-tirolese Andreas Hofer, che portò alfine alla sconfitta in campo aperto di quattromila trentini privi del promesso appoggio austriaco che coraggiosamente diedero battaglia ad oltre ventimila francesi, il Principato Vescovile venne sciolto e il Trentino cessò di godere di una propria autonomia, entrando a far parte della Contea del Tirolo, abitata in maggioranza da popolazioni di lingua tedesca. Pur essendo il Trentino nel complesso ben amministrato e avendo propri rappresentati alle Diete di Innsbruck e Vienna, nella seconda metà dell'Ottocento si formò un movimento filo-italiano (Irredentismo) che mirava soprattutto a riottenere l'ampia autonomia perduta (anche come risposta al centralismo austriaco e ai tentativi di germanizzazione), anche se un gruppetto di intellettuali (come Cesare Battisti) sosteneva l'annessione della Provincia al Regno d'Italia.

Prima dell'avvento della Grande guerra le autorità austriache allestirono una linea di fortificazioni per la difesa dei confini meridionali dell'Impero. Esempi ne sono la Fortezza di Trento, in tedesco Festung Trient, con i suoi innumerevoli forti che ancor oggi circondano la città, e le fortezze degli altipiani trentini, come il Forte Campo Luserna. Il territorio del Trentino divenne uno dei principali teatri di guerra nel corso del primo conflitto mondiale (1915-1918) tra Regno d'Italia e Austria-Ungheria, che causò distruzioni enormi. Dall'ordine di mobilitazione emanato dall'Imperatore Francesco Giuseppe il 31 luglio 1914, oltre 60.000 trentini combatterono nell'esercito austro-ungarico, prima sul fronte orientale contro russi e serbi (1914-1917) e dal 1915 anche sul fronte meridionale, contro gli italiani. I trentini prestarono servizio militare nell'esercito asburgico, pagando un tributo di sangue pesantissimo: circa 10.500 caduti ed altre migliaia di feriti e prigionieri. Decine di migliaia di civili, abitanti dei paesi a ridosso del fronte o comunque sospettabili di possibili connivenze con gli italiani, furono costretti ad abbandonare le proprie case ed evacuati in campi profughi (Deportazioni dei Trentini) in lontani territori dell' Impero, il più grande a Katzenau.

  Lo statista trentino Alcide De Gasperi, artefice assieme a Karl Gruber dell'autonomia del Trentino-Alto Adige

Con il Trattato di Versailles (1919) il Tirolo a sud dello spartiacque alpino, con le attuali province di Trento e la neonata Bolzano, venne annesso al Regno d'Italia e nacque cosi la regione della Venezia Tridentina.

Nel 1929 vennero scorporati dal Trentino i comuni di Pedemonte e Casotto, unificandoli tra loro col nome di Pedemonte ed aggregandoli alla provincia di Vicenza. Nel 1934 vennero scorporati dal Trentino i comuni di Magasa e Valvestino aggregandoli alla provincia di Brescia. Tutti questi comuni hanno chiesto per via referendaria di essere riannessi al Trentino ed è in corso la complessa procedura di revisione costituzionale.

Il primo dopoguerra fu un periodo problematico per il Trentino, che vide la sua autonomia negata dal centralismo romano ben più che nel periodo asburgico. Tali rivendicazioni vennero poi completamente disattese dopo l'avvento al potere del fascismo, tanto da far rimpiangere in molti trentini l'amministrazione asburgica. In verità, in un primo tempo, gli studiosi italiani di diritto incaricati della stesura delle leggi (poi promulgate nel 1924) per uniformare l'ordinamento trentino a quello del resto d'Italia restarono ammirati dall'ordinamento amministrativo austriaco, da cui trassero ispirazione anche per proporre modifiche al sistema amministrativo italiano, ma poi prevalse l'esigenza di uniformità, salvando solo il sistema austriaco di pubblicità immobiliare del Libro Fondiario.

Una quotidiana opposizione antifascista, anche se senza gesta eclatanti, fu esercitata dalla chiesa locale, che difendeva anche il sistema cooperativo radicatosi in Trentino già dall'inizio del Novecento (ispirato dal sistema Raffeisen tedesco) soprattutto con le Casse rurali, i caseifici sociali, le famiglie cooperative di consumo, i consorzi di bonifica e le Cantine sociali, strutture invise al regime fascista che mirava al sistema corporativo. Il regime fascista riuscì a provocare il fallimento della Banca cattolica trentina, che costituiva la maggior espressione del sistema delle casse rurali locali, che comunque in buona parte riuscirono a sopravvivere nel loro piccolo grazie all'opera di volontariato dei loro soci. Dalle ceneri della Banca cattolica trentina sorse poi la Banca di Trento e Bolzano.

Nel secondo dopoguerra, in base all'Accordo De Gasperi-Gruber (1948) fra il ministro degli Esteri italiano, il trentino Alcide De Gasperi, e quello austriaco Karl Gruber, venne costituita la Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, che distaccò dalla provincia di Trento e aggregò a quella di Bolzano i seguenti 12 comuni, abitati dalla minoranza di lingua tedesca: Anterivo, Bronzolo, Cortaccia, Egna, Lauregno, Magrè (dal quale fu successivamente scorporato il comune di Cortina sulla strada del vino), Montagna, Ora, Proves, Salorno, Senale-San Felice e Trodena.

Nel 1972, a causa dell'insoddisfazione altoatesina nei confronti dell'istituto regionale, percepito come centralista, dominato dalla maggioranza italiana e poco attento alla diversità della minoranza tedesca, a seguito anche di attentati terroristici, gran parte delle deleghe vennero attribuite alle due province, che divennero autonome, di fatto ciascuna una piccola Regione, mentre la regione divenne un organo di raccordo fra le politiche del Trentino e quelle dell'Alto Adige, conservando in proprio solo la organizzazione degli uffici tavolari del Libro Fondiario, ossia l'ordinamento della pubblicità immobiliare austriaco conservato dall'Italia ai territori annessi nel 1919. Negli anni immediatamente successivi, a seguito di quegli accordi, vennero attribuite alla due province sempre nuove deleghe di poteri statali, accompagnate da mezzi finanziari ingentissimi in rapporto alla modesta consistenza della popolazione locale, tanto che le due province vennero a trovarsi (e lo sono tuttora) avvantaggiate finanziariamente rispetto alle altre Regioni d'Italia, in una situazione che ha eguali solo nella ancor più piccola Valle d'Aosta.

  Onorificenze

Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010

  Geografia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Geografia del Trentino.
Altimetria del Trentino
Fascia altimetrica
m s.l.m.
km² %
65-500 540 8,50
500-1000 1371 21,66
1000-1500 1733 27,38
1500-2000 1425 22,52
2000-2500 863 13,64
2500-3000 336 5,30
> 3000 62,8 1,01

Il Trentino è situato nel versante meridionale della catena delle Alpi, a contatto con la pianure padana e veneta.

Il territorio della provincia, che si estende per 6207 km², è quasi interamente montuoso. Esso non presenta però caratteri di omogeneità, ma assume invece una certa varietà di forme, nonché di condizioni climatiche ed ambientali.

Il Trentino è formato infatti da diverse vallate prettamente alpine (ad esempio le valli di Sole, Valle di Primiero e di Fiemme), che si aprono ai piedi complessi montuosi più importanti, segnate da un clima piuttosto rigido, dalla presenza di ghiacciai e dall'abbondanza di acque, ma anche da vallate subalpine, altopiani e piccole pianure dal clima submediterraneo, dove è possibile anche la coltivazione dell'olivo (come ad esempio la riviera settentrionale del lago di Garda o la bassa valle del fiume Sarca).

  Morfologia

  Cima Brenta Alta, Dolomiti di Brenta

Dal punto di vista geologico la Provincia di Trento presenta complessi montuosi di origine diversa. Nel lembo occidentale del Trentino, al confine con la Lombardia, dominano per la loro struttura massiccia, la presenza di nevi perenni (tra le più estese d'Italia) e le loro elevazioni il Gruppo dell'Adamello e il Gruppo della Presanella, formati da diorite tonilica. Attraversando la valle del fiume Noce, si arriva nel settore dominato dal gruppo Ortles-Cevedale. Esso è costituito soprattutto da scisti cristallini ed è caratterizzato da ampi ghiacciai.

In Trentino sono poi presenti diversi gruppi dolomitici, costituiti cioè da dolomia, doppio carbonato di calcio e magnesio. Nella parte occidentale della Provincia, le Dolomiti di Brenta rappresentano l'unico complesso dolomitico situato a ovest del fiume Adige.

Nella parte orientale della Provincia si estendono poi altri gruppi dolomitici, spesso in continuità con il Veneto e il vicino Alto Adige. Fra questi, basti ricordare la "Regina delle Dolomiti", la Marmolada, l'estrema varietà di forme, paesaggi e guglie delle Pale di San Martino (gruppi condivisi con la provincia di Belluno); il massiccio "castello" del Gruppo del Sella (condiviso con le province di Belluno e Bolzano); i pinnacoli e i campanili del Latemàr e le inconfondibili forme del Sassolungo e del Catinaccio (situati fra Trentino e Alto Adige).

Nel Trentino orientale sono presenti poi l'ampia catena montuosa del Lagorai e il massiccio granitico della Cima d'Asta, che rappresentano i territori più incontaminati e selvaggi della Provincia.

Infine, meno elevate ma non meno importanti sono le vette della Paganella e del Monte Bondone, non lontani dal capoluogo, nonché le porzioni trentine delle Prealpi venete, costituite dai settori settentrionali del Monte Baldo, dei Monti Lessini, delle Piccole Dolomiti e del Pasubio, al confine meridionale con il Veneto.

  La punta settentrionale del lago di Garda, il punto più basso del Trentino (65 m s.l.m.)
Principali elevazioni del Trentino
Cima Gruppo Altezza
in m s.l.m.
Cevedale Gruppo Ortles-Cevedale 3764
Cima Presanella Gruppo della Presanella 3556
Carè Alto Gruppo dell'Adamello 3462
Cima Tosa Dolomiti di Brenta 3173
Cima Brenta Dolomiti di Brenta 3154
Catinaccio d'Antermoia Catinaccio 3002
Piz Boè Sella 3154
Marmolada Marmolada 3342
Vezzana Pale di San Martino 3192
Cimon della Pala Pale di San Martino 3184
Monte Latemar Latemar 2846
Cima d'Asta Cima d'Asta 2847
Cima Cece Lagorai 2772

  Sismicità

Al di là delle classificazioni ufficiali, di cui di recente (terremoto dell'Emilia del maggio/giugno 2012) si è avuto modo di verificare la non congruità per la zona compresa tra gli Appennini e le Alpi, è da evidenziare che la parte Sud/Ovest del Trentino è interessata da una faglia ad elevata sismicità posta tra il lago di Garda le profondità sottostanti il monte Baldo, ma che si spinge anche verso la Valle del Chiese. Tale faglia sismica è probabilmente responsabile di due terremoti disastrosi che hanno colpito la città di Verona nel XII secolo e del terremoto disastroso che ha colpito la città di Riva del Garda nel dicembre 1976, oltre che quello del 18 marzo 2012 (gradi 3,1 scala Richter) e di numerosi piccoli terremoti che periodicamente si verificano nella zona vicina al monte Baldo. Del resto è lo stesso Dante Alighieri ad attribuire ad un terremoto l'origine dei "Lavini di Marco"

  Idrografia

Il Trentino è caratterizzato da una valle che ne solca la lunghezza, la Valle dell'Adige, da Ala a Salorno, rappresentando quasi una spina dorsale del territorio.

Su essa si innestano diverse valli minori, formate da affluenti dell'Adige (come le valli dell'Avisio, Fiemme e Fassa e Cembra, e del Noce, Non e Sole). Ci sono poi altri fiumi che attraversano valli trentine: il Cismòn nella valle di Primiero, il Brenta nella Valsugana, il Sarca in val Rendena, il Chiese nelle Giudicarie, il Fersina nella Valle dei Mocheni, il Leno nelle valli del Leno (Vallarsa e valle di Terragnolo) e il Vanoi nella valle omonima.

Appartengono alla provincia la punta settentrionale del Lago di Garda e numerosi laghi alpini: tra di essi si possono ricordare i laghi di Levico e Caldonazzo in Valsugana, di Toblino, Cavedine e Terlago nella Valle dei Laghi, di Molveno nell'altopiano della Paganella, di Tovel nella Val di Tovel, della Serraia nell'altopiano di Piné, il lago di Cei sopra Rovereto.

  Il lago di Molveno dalle Dolomiti di Brenta

Il dislivello fra le valli solcate dai corsi d'acqua minori e le valli principali provoca spesso la formazione di salti, cioè cascate. Molte delle cascate del Trentino presentano questa origine. Fra le principali, le cascate di Nardis e del Làres e in Val di Genova, di Lert e del Ribor in Val di Daone, del Regagnolo in Val di Rabbi, di Fedaia ai piedi della Marmolada, di Sardagna e di Ponte Alto a Trento.

  Clima

  Cima Vermiglio (3458 m s.l.m.), nel gruppo della Presanella

Il clima del Trentino può essere definito di transizione tra il clima semicontinentale e quello alpino.Le temperature di gennaio sonocomprese dai -5 C° ai -10° mentre in estate sui 20°-25° ed anche più.Pur presentando gran parte del proprio territorio ad una altitudine media piuttosto elevata (circa il 77% al di sopra dei 1000 m s.l.m., poco meno del 20% al di sopra dei 2000 m s.l.m.), esso non presenta quei caratteri di rigidità propri di altre aree alpine.

A partire dalle fasce altimetriche più basse, il clima può essere suddiviso in quattro grandi aree[4]:

  • area submediterranea - nell'area dell'Alto Garda e della bassa Valle del Sarca. È la parte più mite della regione, con inverni miti. La vegetazione è composta da olivi, lecci e cipressi;
  • area subcontinentale - clima di transizione che caratterizza i fondovalle, con inverni più rigidi e nevosi. La vegetazione è costituita soprattutto da castagni, faggi e abeti bianchi;
  • area continentale - nelle vallate alpine (come le valli di Fassa o di Sole o di Primiero) con inverni rigidi ed estati brevi e piuttosto piovose e con vegetazione composta soprattutto da conifere;
  • area alpina - nelle fasce superiori al limite della vegetazione arborea (1800/900 m s.l.m.), con nevi che permangono a lungo durante l'anno.
  Le Dolomiti di Brenta nel Trentino occidentale, inserite nel Parco naturale Adamello-Brenta

  Ambiente naturale

  Le Pale di San Martino nel Trentino orientale, comprese nel Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino
  Cascata in Val di Saènt (Rabbi), nel Parco nazionale dello Stelvio

Alcuni fattori, come la densità di popolazione relativamente bassa della Provincia, la presenza di vasti ambienti isolati e ad altimetria piuttosto elevata, l'istituzione di diverse aree naturali protette, un certo grado di rispetto degli abitanti per i luoghi naturali (seppur in pochi casi compromessi da infrastrutture e costruzioni), hanno permesso la conservazione di numerose specie animali e vegetali.

Tra la popolazione faunistica del Trentino, estremamente varia, si possono ricordare alcune specie particolarmente numerose: gli ungulati (cervi, caprioli, camosci, e in misura minore stambecchi), lepri, volpi, scoiattoli, marmotte, galli cedroni.

Il territorio del Trentino è ricoperto per circa il 50% da boschi (circa 300.000 ettari). Nei versanti più elevati esso è composto principalmente da conifere, ma sono presenti anche faggi, aceri, frassini e sorbi.

Tra le iniziative ambientali più importanti portate avanti dalla Provincia autonoma di Trento, va segnalato il Progetto Life Ursus, volto al ripopolamento nel Trentino dell'orso bruno (ursus arctos), il più grande e significativo mammifero delle Alpi.

Agli orsi autoctoni trentini, prossimi all'estinzione, sono stati affiancati una serie di esemplari provenienti dalle foreste della Slovenia. Gli orsi, inseriti in un primo momento nell'area del Parco Adamello Brenta, si sono spostati anche nei territori limitrofi del Trentino occidentale, sconfinando anche in Alto Adige, Austria e Germania.

In Trentino sono state istituite tre aree naturali protette (una nazionale e due provinciali):

In Consiglio provinciale sono state inoltre avanzate alcune proposte di istituzione di diversi nuovi parchi provinciali[5], mentre recentemente è stata approvata la legge (legge 11/2007[6]) che prevede il riassetto dei parchi trentini la futura istituzione di parchi locali la cui organizzazione può essere determinata dalle nascenti comunità di valle. Le aree individuate come possibili zone per le nuove aree protette provinciali o locali sono il Cadria-Tenno, il Lagorai-Cima d'Asta, il Latemar, il Monte Baldo-Garda trentino, il Monte Bondone e i territori del Pasubio-Piccole Dolomiti-Lessini.

  Demografia

Alla fine del 2006 si contavano 502.478 abitanti, di cui 33.280 stranieri (6,6%). Nello stesso anno i nati vivi sono stati 5.193 (10,3‰), i morti 4.565 (9,1‰), con un incremento naturale di 628 unità (1,2‰). Le famiglie contano in media 2,4 componenenti, mentre la nuzialità nel 2005 era di 3,6 matrimoni ogni mille abitanti, dei quali il 57,4% si è svolto con rito religioso.

  Comuni

Il Trentino è caratterizzato da numerosi comuni di piccolissime dimensioni. Per l'espletamento di numerosi servizi, di cui i comuni non potrebbero farsi carico singolarmente, sono state istituiti (sotto la Presidenza provinciale dell'avv. Bruno Kessler) prima i comprensori, sostituiti ora dalle più piccole comunità di valle. Non è chi non veda l'opportunità che le Comunità di valle vadano a sostituire i comuni, riducendone il numero a dimensioni in grado di funzionare da soli, ma gli abitanti sono molto attaccati ai loro piccoli comuni. Appartengono alla provincia autonoma di Trento i seguenti 217 comuni:

  Comuni più popolosi

Questi sono i dieci più popolosi ordinati per numero di abitanti (dati: Istat 31 luglio 2011):

Pos. Stemma Comune di Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
Comunità di valle
Trento-Stemma.png
Trento 116.872 157,92 740 194 Territorio della Val d'Adige
Rovereto-Stemma.png
Rovereto 38.439 50,9 755 204 Comunità della Vallagarina
Pergine Valsugana-Stemma.png
Pergine Valsugana 20.657 54,4 380 490 Comunità Alta Valsugana e Bersntol
Arco-Stemma.png
Arco 17.003 63,25 269 91 Comunità Alto Garda e Ledro
Riva del Garda-Stemma.jpg
Riva del Garda 16.271 42,45 383 70 Comunità Alto Garda e Ledro
Mori (Italia)-Stemma.png
Mori 9.589 34,54 278 204 Comunità della Vallagarina
Ala-Stemma.png
Ala 9.068 119,87 76 180 Comunità della Vallagarina
Lavis-Stemma.png
Lavis 8.713 12,44 700 238 Comunità Rotaliana-Königsberg
Levico Terme-Stemma.png
Levico Terme 7.487 62,88 119 520 Comunità Alta Valsugana e Bersntol
10°
Mezzolombardo-Stemma.png
Mezzolombardo 6.910 13,82 500 227 Comunità Rotaliana-Königsberg

  Cittadini stranieri

Al 31 dicembre 2010 gli stranieri residenti in provincia sono 48.622. I gruppi più numerosi sono quelli di:

(dati: Istat 31 dicembre 2010)

  Economia

Il Trentino è un territorio montano e quindi con pochi terreni agricoli idonei ad una ricca agricoltura, ma la sua posizione di passaggio tra l'Italia e le terre del Nord Europa ha sempre favorito i commerci. Nel Medioevo si sono sviluppate le industrie tessili a Trento e ad Ala. La ricchezza del Trentino è stata nei secoli la fornitura di legname pregiato alle terre di pianura ed in particolare alla Repubblica di Venezia.

Nel periodo di dominazione asburgica successiva alla perdita del Lombardo Veneto (1870-1918), il Trentino era la terra più assolata per coltivazioni non possibili nella parte dell'impero posta al suo Nord; il suo clima mite lo rese meta turistica preferita di eminenti personalità dell'impero per soggiorni di vacanza, svago ad Arco, e cure termali a Levico e Roncegno.

Il benessere diffuso arrivò tuttavia negli anni settanta del novecento insieme all'ampliamento dell'autonomia politica, dovuto alle pressioni (culminate nel terrorismo del Comitato per la liberazione del Sudtirolo) dei corregionali dell'Alto Adige e alla capacità dei politici trentini inseriti ai massimi livelli a livello nazionale (soprattutto Flaminio Piccoli e Bruno Kessler).

Una particolarità dell'economia trentina è l'ampiezza del settore cooperativo (oltre 100.000 soci in Trentino), che ha riscontri simili di diffusione solo in Emilia-Romagna; le cooperative trentine (con una tradizione di oltre cent'anni) sono dette "bianche" perché legate storicamente alla Democrazia Cristiana, in contrapposizione a quelle dell'Emilia-Romagna, legate al Partito Comunista e perciò dette "rosse". Le cooperative trentine sono molto attive nel settore del credito (prima Casse rurali, ora Banche di Credito cooperativo) e della trasformazione dei prodotti agricoli (Caseifici sociali, Cantine sociali, consorzi ortofrutticoli), meno nel settore della distribuzione commerciale (Famiglie Cooperative, SAIT), mentre quelle emiliane prediligono altri settori (grande distribuzione, costruzioni edili e stradali, assicurazioni) per cui nel sistema diventano complementari. Le cooperative trentine sono riunite nella Federazione dei consorzi cooperativi, che vigila sulle singole cooperative.

  Agricoltura e allevamento

Nonostante le caratteristiche del territorio, prevalentemente montano, il settore agricolo è piuttosto rilevante. Al contrario del vicino Alto Adige, le aziende agricole non sono indipendenti fra loro (struttura del maso chiuso, che pure ha impedito in provincia di Bolzano un eccessivo frazionamento delle proprietà), ma spesso inserite in un'ampia rete di cooperative agricole. Una caratteristica costante è sempre stata il maggior costo dei terreni agricoli, rispetto a terreni ben più produttivi posti nella vicina pianura padana.

In passato l'agricoltura era soprattutto di sopravvivenza, ma dall'ultima parte del Novecento la frutticoltura e la viticoltura hanno assunto una particolare importanza.

Infatti il comparto agricolo più importante è diventato quello frutticolo. La produzione numericamente più rilevante è relativa alle mele (assieme all'Alto Adige viene raggiunta circa il 60% della produzione nazionale), in particolare della varietà Golden Delicious.

La coltivazione dei piccoli frutti (fragole, lamponi, mirtilli e more) è significativa, nonostante sia necessariamente quantitativamente limitata, e peculiare di alcune zone specifiche del Trentino, in particolare la Valle dei Mocheni/Bersntol.

Alcune aree, come la Val di Gresta, sono interessate dalla coltivazione degli ortaggi (patata, carota, cavolo cappuccio, zucchina, radicchio, sedano, cipolla, ecc.). Molto importante (anche se in termini nazionali quantitativamente modesta) la produzione di uva, da cui si ricavano spumanti e grappe di alta qualità. Proprio l'aver intrapreso per prima la strada dell'alta qualità del vino e l'esplosione della produzione di spumanti di alta qualità ha reso la viticoltura particolarmente fiorente e redditizia.

Storicamente molto significativo l'allevamento, in passato uno dei mezzi di sostentamento più importanti nelle vallate alpine. Testimonianza di ciò è la presenza in quasi tutto il territorio provinciale di malghe e ricoveri estivi per il bestiame, in parte tuttora utilizzati per la pratica dell'alpeggio. Il settore zootecnico più rilevante è relativo al bestiame da latte, da cui si ricava una grande varietà di prodotti caseari tipici, anche se il settore è meno rilevante che in passato.

La Provincia, in ambito agricolo, nell'ottica della valorizzazione dei prodotti, è sempre stata sensibile al tema della produzione sostenibile e naturale e, già dal 2003, ha istituito il Centro di ricerca SafeCrop, Centro per la ricerca e lo sviluppo di sistemi per la protezione delle piante a basso impatto sull'ambiente e sulla salute del consumatore.

Frutticultura[7]
Tipologia Produzione (q.li)
Mele 4.489.190
Fragole 36.000
Susine 14.500
Ciliegie 10.080
Lamponi 4.852
Ribes 4.859
More 3.274
Allevamento[7]
Specie Numero capi
Bovini 45.149
Ovini 20.642
Caprini 5.463
Equini 2.014
Suini 6.354

  Industria

L'industria occupa circa il 30% della popolazione attiva della Provincia, contribuendo per circa un terzo alla ricchezza complessiva prodotta.

Le industrie sono concentrate nella Valle dell'Adige, in Vallagarina e nella Valsugana e sono spesso di piccole-medie dimensioni. Sono attive nei settori tessile, edilizio, della meccanica, del legno e della carta. Un ambito industriale particolarmente importante è relativo alla lavorazione del porfido, principalmente in Val di Cembra e nelle zone limitrofe (comuni di Albiano, Fornace, Civezzano, Lona-Lases, Baselga di Pinè).

Molto importante per qualità, immagine, storia e tradizione, è il settore alimentare con numerose cantine (vino) e distillerie tradizionali. Alcune grosse realtà cooperative (come Cavit o Mezzocorona) e altre piccole o medie realtà private (come Marzadro, Ferrari, Villa de Varda, Zeni, Endrizzi, Bertagnolli, Poier) collaborano e contribuiscono per espandere sempre più la tradizione trentina del "bere bene". Altre leccornie degne di nota del settore alimentare sono la farina di granoturco di Storo, le mele della Val di Non, il TrentinGrana e le produzioni locali di miele e funghi. Ci si è resi conto che, non potendo competere con i terreni di pianura con la quantità, era molto più conveniente orientarsi all'alta qualità dei prodotti con una puntigliosa tutela dei marchi dei prodotti locali. Quanto a sviluppo dei marchi di origine e qualità ed alla loro difesa, gli imprenditori trentini e le cooperative agricole o di lavorazione dei prodotti agricoli sono state dei maestri anche per il resto d'Italia , che sta seguendo in ritardo tale politica commerciale.

L'abbondanza d'acqua, l'orografia del territorio e la presenza di dislivelli molto ampi hanno favorito la produzione di energia idroelettrica (il Trentino detiene una quota tra l'8% e il 10% dell'intera produzione nazionale).

  Settore terziario

Piuttosto numeroso è il numero di dipendenti pubblici, principalmente impiegati presso la Provincia autonoma di Trento, che esplica peraltro anche servizi solitamente gestiti dallo stato o dalle regioni, in base alle competenze stabilite dallo statuto del Trentino-Alto Adige e ha ripreso (tramite numerose società partecipate) anche settori in passato abbandonati dagli enti pubblici locali, come la distribuzione dell'energia elettrica e la telefonia.

A Trento ha sede ITAS - Istituto Trentino Alto-Adige per assicurazioni, una grande "società cooperativa mutua assicuratrice" costituita sin dal 1831 (nel periodo asburgico); ITAS è quindi la più antica compagnia di assicurazioni operante in Italia.

Una delle attività economiche più importanti è il turismo, sia estivo che soprattutto invernale, caratterizzato da una notevole varietà e ampiezza nell'offerta turistica.

Secondo le statistiche del 2005, in Provincia sono presenti 1.570 strutture alberghiere, per un totale di 94.162 posti letto; includendo alloggi privati, seconde case e esercizi complementari il Trentino conta 69.737 strutture per 460.235 posti letto complessivi[7].

  Turismo

  Turismo montano

  Le Pale di San Martino, il gruppo più esteso delle Dolomiti. Ai piedi del complesso l'abitato di San Martino di Castrozza.

Le principali località turistiche sono centri a carattere montano, caratterizzate dalla presenza di numerosi impianti di risalita, spesso parte di ampi caroselli sciistici, e di strutture per la pratica degli sport invernali.

Il centro più mondano della Provincia è Madonna di Campiglio, adagiata a 1.550 metri, sorta in una conca tra le Dolomiti di Brenta e le nevi perenni del Gruppo dell'Adamello e del Gruppo della Presanella, antica sede di un ospizio medievale dedicato a Santa Maria. A Campiglio (pista 3-Tre) vengono spesso disputate gare di slalom speciale della Coppa del Mondo di sci alpino. Accomunato dalla stessa origine, nel Trentino orientale si è sviluppato San Martino di Castrozza, attorniato dai prati un tempo custoditi dall'antico monastero di San Martino e Giuliano e dalle vette del più esteso fra i gruppi dolomitici, le Pale di San Martino. La località, situata nel Primiero, è considerata da molti la zona più bella delle Dolomiti. Sempre nella Valle di Primiero è presente un altro borgo storico ricco di fascino, Fiera di Primiero, situato proprio ai piedi del summenzionato massiccio delle Pale.

Da San Martino, valicando il Passo Rolle si giunge in Val di Fiemme (fra i centri maggiori, Cavalese, Predazzo e Tesero), vallata ricca di foreste e nota come importante centro sportivo, soprattutto per lo sci nordico, del quale ha organizzato due mondiali (1991 e 2003); a nord di Fiemme si estende la terra dei Ladini, la Val di Fassa, formata da diversi piccoli centri (i più grandi e forse i più conosciuti sono Moena e Canazei) e scolpita da alcuni fra i più rilevanti gruppi delle Dolomiti (Marmolada, Sella, Catinaccio).

Numerose sono le frazioni adagiate sugli altopiani di Folgaria e Lavarone, antiche comunità di origine cimbra e importanti centri turistici sia estivi che invernali, non lontano dal confine con il Veneto.

Nel Trentino occidentale, le due stazioni di Folgarida e Marilleva, unite al comprensorio del Passo del Tonale e al paese di Peio rappresentano i maggiori centri sciistici della Val di Sole. Infine, località turistiche di primo piano sono i paesi (Andalo, Molveno e Fai) adagiati tra le pendici della Paganella e il cuore del Gruppo dolomitico del Brenta.

Altre zone interessate da impianti di risalita per la pratica dello sci sono l'altopiano di Brentonico, il Passo Brocon, la Panarotta e il Monte Bondone.

  Turismo climatico

 
Il paese di Torbole, sulla sponda settentrionale del lago di Garda

Altre mete frequentate sono le stazioni climatiche sorte nei pressi dei diversi laghi della Provincia, apprezzate in particolare dai turisti stranieri. Fra queste, si possono ricordare Riva del Garda e Torbole sulla sponda settentrionale del lago di Garda e i diversi centri della Valsugana nei pressi dei laghi di Levico e Caldonazzo.

Infine, importante è il turismo termale: i centri termali più importanti del Trentino sono Comano, ai piedi del settore meridionale delle Dolomiti di Brenta, Levico e Vetriolo in alta Valsugana, Peio e Rabbi nelle due vallate laterali della Val di Sole. Nel 2007 è stata scoperta un'ulteriore sorgente termale situata a Torbole sul Garda nel territorio del municipio di Arco. Attualmente lo sfruttamento di tale sorgente è ancora in fase di pianificazione ma si prevede comunque la creazione di un polo termale.

  Trasporti e comunicazioni

  Linee stradali

  Mappa stradale del Trentino

Il Trentino è terra di attraversamento tra l'area germanica e l'Italia settentrionale. Gli assi principali di comunicazione stradale sono l'Autostrada A22 del Brennero e la Strada statale 12 dell'Abetone e del Brennero, che si sviluppano lungo la Valle dell'Adige. La direzione della società Autostrada del Brennero s.p.a. si trova a Trento, in quanto i principali azionisti della Società sono la Regione Trentino-Alto Adige e le due province di Bolzano e Trento.

Poiché l'autostrada si caratterizza per un grande traffico di mezzi pesanti, è obiettivo primario della Provincia e della Regione diminuire pesantemente il traffico su gomma, spostando i veicoli pesanti sulla ferrovia, in futuro potenziata dal tunnel del Brennero tra Alto Adige e Tirolo.

È stata proposta più volte la costruzione sul territorio trentino di un'altra autostrada, l'A31 (detta Valdastico o PiRuBi), che collegherebbe Trento a Vicenza e Rovigo. La realizzazione di questa infrastruttura, già da molti anni interamente realizzata sul territorio veneto sino alla galleria di collegamento al Trentino è fortemente appoggiata dalla Regione Veneto, dalla Provincia di Vicenza e dall'ANAS, nonché sostenuta da una parte degli abitanti della Valsugana[8], tuttavia incontra forti contrarietà da parte della politica trentina.[9][10]

  Linee ferroviarie

La linea ferroviaria principale è la Ferrovia del Brennero, che collega il Trentino a sud verso la Pianura Padana e a nord verso i Paesi Germanici.

In Trentino esistono altre due linee ferroviarie: la Ferrovia della Valsugana, che collega Trento a Venezia, e la regionale (a scartamento ridotto) Ferrovia Trento-Malè-Marilleva, che mette in comunicazione il capoluogo con le valli del Noce, Non e Sole, ed è in gestione alla società Trentino trasporti.

Nel passato esistevano inoltre diverse altre ferrovie, attivate in era asburgica e poi dismesse: la Ferrovia della Val di Fiemme, che collegava Ora a Predazzo, la Ferrovia dell'Alta Anaunia (Dermulo-Fondo-Mendola), ramificazione della Trento-Malè che raggiungeva il Passo della Mendola, e la Ferrovia Rovereto-Arco-Riva (RAR), di cui ora si sta discutendo una possibile e difficoltosa riattivazione.

  Trasporto pubblico

Il trasporto pubblico su gomma in tutto il Trentino, urbano a Trento e Rovereto, suburbano ed extraurbano in tutte le valli della provincia è affidato alla società Trentino trasporti, nata dalla fusione delle precedenti aziende Atesina e Ferrovia Trento-Malè.La societa svolge un importantissimo servizio pubblico impensabile fino a pochi anni fa tanto che tal servizio raggiunge anche i paesi più piccoli e isolati dell' intera regione. La stessa società è concessionaria della linea ferroviaria Trento-Malè-Marilleva. La linea ferroviaria della Valsugana è invece gestita da Trenitalia, benché si discuta da tempo di una sua possibile provincializzazione. La Provincia autonoma di Trento, benché non proprietaria dell'infrastruttura, ha acquistato diversi treni minuetto per questa linea, affidandoli in gestione a Trenitalia. Un ruolo importante è ricoperto dalla presenza sul territorio delle piste ciclabili che si sviluppano per circa 400 km; il Trentino è attraversato dalla Ciclopista del Sole dove il percorso segue il fiume Adige e da numerosi tracciati che percorrono i fondovalli delle valli trentine.

  Cultura, istruzione e ricerca

  Istruzione e ricerca

  La facoltà di Ingegneria dell'Università di Trento, a Mesiano, sulla collina di Trento

A Trento è presente l'Università di Trento, istituita per volontà del presidente provinciale Bruno Kessler nel 1962, di piccole dimensioni (circa quindicimila studenti), ma molto attiva a livello internazionale. All'inizio le pur ricche risorse della Provincia non furono in grado di garantirne lo sviluppo, ma poi si riuscì ad accollare tutti gli oneri dell'insegnamento allo Stato, sicché le risorse della Provincia poterono concentrarsi sullo spingerne lo sviluppo e nel finanziare la sola ricerca (tramite l'Istituto Trentino di Cultura, ora denominato Fondazione Bruno Kessler) con maggior larghezza di mezzi rispetto ad altre realtà nazionali. Sono presenti le facoltà di Economia, Giurisprudenza, lettere e filosofia, Ingegneria, Sociologia, Scienze matematiche, fisiche e naturali, Scienze cognitive (nella sede di Rovereto).

Fu la prima università italiana a istituire corsi di laurea in sociologia, corso di laurea con cui l'università nacque. Secondo l'indagine Censis-la Repubblica del 2007 è seconda per qualità nella classifica degli atenei italiani di medie dimensioni[11].

La Provincia ha dato vita anche negli anni sessanta ad un importante istituto di ricerca scientifica ed umanistica: l'Istituto Trentino di Cultura (divenuto nel 2007 Fondazione Bruno Kessler), strutturata in due Centri scientifico tecnologici (Materiali e Microsistemi, e Information Technology)(FBK-irst), due centri umanistici, l'Istituto per gli studi storici italo-germanici (FBK-isig) e l'Istituto per le scienze religiose (FBK-isr). Della Fondazione Bruno Kessler (www.fbk.eu) fa parte anche l'ECT*, l'European Center for Theoretical studies in Nuclear Physics and related areas.

A Trento hanno sede infine il Centre for Computational and Systems Biology, centro di eccellenza di carattere scientifico nato dall'accordo siglato tra il governo italiano, la Provincia autonoma di Trento, l'Università di Trento e la Microsoft e il Centro di Ecologia Alpina (presso le Viote del Monte Bondone), confluito dal 1 gennaio 2008 nella Fondazione Edmund Mach, che raccoglie l'eredità storica dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, istituto di istruzione secondaria, ricerca e assistenza tecnica in agricoltura.

  Musei

  Il MART a Rovereto
  Riva del Garda, Piazza III Novembre con la Torre Apponale

Nel territorio della Provincia sono presenti numerosi enti museali, che hanno avuto significativo sviluppo nell'ultimo ventennio dai mezzi finanziari della Provincia. Fra i principali:


Da segnalare inoltre gli istituti di cultura e i musei dedicati alla tre minoranze della Provincia, l'Istitut cultural Ladin "majon di fascegn" in Val di Fassa e il Kulturinstitut Bersntol - Lusérn per la valorizzazione delle minoranze germanofone mòchene e cimbre.

  Enti e associazioni culturali

Un importante soggetto culturale operante in Trentino è la Società Alpinisti Tridentini (SAT), fondata in età asburgica (2 settembre 1872). Essa si pone l'obiettivo di promuovere la conoscenza dell'ambiente montano trentino, di mantenere integro il patrimonio naturalistico, di conservare la rete di sentieri e la presenza dei rifugi alpini, di svolgere attività editoriale a carattere scientifico e commemorativo.

Nel 1750 fu fondata l'Accademia Roveretana degli Agiati, con sede nel capoluogo della Vallagarina. Questa istituzione culturale, riconosciuta dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria nel 1753, ha aggregato nel corso della storia numerosi studiosi locali e nazionali.

In Trentino è molto radicata la tradizione della musica corale. Sono presenti 181 cori[12] (popolari, polifonici e infantili), riuniti nella Federazione Cori del Trentino. Due fra i più celebri cori maschili italiani sono i prestigiosi Coro della SAT, diretto dal maestro Pedrotti, e Coro della SOSAT.

  Editoria e mass media

Il Trentino, nonostante le piccole dimensioni del suo territorio, è storicamente caratterizzato da una discreta pluralità di pubblicazioni e di mezzi di comunicazione locali.

Nel primo dopoguerra venivano pubblicati tre quotidiani: Il nuovo Trentino, giornale cattolico a lungo diretto da Alcide Degasperi, La Libertà, di ispirazione liberale, e Il Brennero, foglio fascista.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale vengono invece pubblicati due quotidiani, L'Adige e il Trentino (quest'ultimo del Gruppo editoriale L'Espresso); a questi si affianca il Corriere del Trentino, edizione locale del Corriere della Sera. La diffusione di quotidiani è decisamente superiore alla media nazionale.

Fra i periodici locali, Vita trentina è il settimanale edito dall'Arcidiocesi di Trento, mentre QuestoTrentino è un quindicinale d'informazione indipendente.

La Provincia ha inoltre supportato la nascita nel 2000 dell'Osservatorio sui Balcani, con sede a Rovereto, una delle testate giornalistiche italiane più attente all'area dei Balcani e dell'Europa sud-orientale.

Sono presenti numerose reti radiofoniche a carattere regionale (Radio Dolomiti, RTT, Radio Studio Sette) o a dimensione valligiana e comunitaria. Due infine sono le emittenti televisive private: RTTR e TCA, che affiancano la sede regionale della RAI di Trento.

  Lingua

  Dialetti trentini e aree culturali

Diverse influenze esterne (principalmente venete e lombarde orientali, ma anche tirolesi e ladine) hanno determinato la diffusione in Trentino di dialetti con alcuni caratteri diversi. I dialetti trentini sono sostanzialmente raggruppabili in un'area centrale, un'area occidentale (a influenza lombarda) e un'area orientale (a influenza veneta).

Secondo la partizione linguistica proposta da Cesare Battisti nel 1915[13], è possibile infatti distinguere l'area trentina propriamente detta, che comprende il capoluogo, la Valle dell'Adige, la Valle dei Laghi, le Giudicarie Esteriori, l'altopiano di Pinè e il Perginese; l'area trentina a sostrato ladino, sia nel Trentino occidentale (Valli di Sole e di Non) che in quello orientale (il medio corso dell'Avisio, cioè le valli di Fiemme e Cembra); l'area ad influenza veneta, con una fase feltrina nel Primiero, una fase vicentina nella Valsugana e una fase veronese nella Vallagarina; l'area a influenza lombarda (Giudicarie Interiori e Val di Ledro).

  Le minoranze linguistiche

  Il ghiacciaio della Marmolada, in ladino Marmoleda

Nella Provincia sono presenti inoltre tre minoranze linguistiche, tutelate dallo statuto di autonomia regionale (art. 102) e da leggi nazionali e provinciali.

La minoranza più numerosa è quella dei Ladini della Val di Fassa, seguita dalle comunità germanofone dei Mòcheni e dei Cimbri:

Poiché in diversi comuni della montagna veronese, bellunese e vicentina in cui la lingua cimbra o la lingua ladina è maggioritaria o comunque è parlata, alcuni di questi hanno chiesto l'unificazione al Trentino per godere degli stessi benefici, anche finanziari, riconosciuti ai cimbri ed ai ladini del Trentino. Alcuni comuni hanno già formalizzato la richiesta con un referendum, altri intendono farlo.

Le parlate delle valli di Non e Sole, benché riconosciute da numerosi linguisti come ladine, non sono considerate a livello provinciale sullo stesso piano delle altre minoranze linguistiche storiche. Tuttavia in questi ultimi anni si parla con sempre maggiore insistenza di un riconoscimento ufficiale del noneso e del solandro, supportato anche da una precisa volontà popolare. Nel censimento del 2001 infatti più di 7500 nonesi e solandri si dichiararono di lingua ladina.

  Stemma e gonfalone

  La bandiera della Provincia Autonoma di Trento, caricata con l'aquila di San Venceslao

Lo stemma ufficiale della Provincia raffigura l'aquila fiammeggiante di San Venceslao, antico simbolo donato dal Re di Boemia Giovanni I al vescovo trentino Niccolò da Bruna come stendardo ufficiale del piccolo esercito del Principato Vescovile di Trento nel 1339.

In base allo statuto di autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige entrato in vigore nel 1972 (art.3[14]), la Provincia Autonoma di Trento ha anche un gonfalone ufficiale, uguale alla bandiera ma più stretto e più lungo, esposta nei locali pubblici accanto alla bandiera italiana e a quella europea (esso sostituisce la bandiera regionale del Trentino-Alto Adige, usata raramente).

La bandiera è composta da tre strisce orizzontali della stessa dimensione (drappo interzato in fascia), le due più esterne porpora e la centrale bianca, con al centro lo stemma.

  Amministrazione

Gonfalone provinciale

  L'autonomia provinciale

L'autonomia del Trentino si fonda sulle modiche allo Statuto di Autonomia della Regione Trentino Alto-Adige varate nel 1972: mentre tutte le altre province italiane hanno mere funzioni amministrative, la provincia autonoma di Trento (con quella di Bolzano) ha potere legislativo in molte materie normalmente di competenza statale o regionale.

Particolarmente importanti sono le deleghe in materia di sanità, scuola, formazione, lavoro, trasporti e viabilità. Il finanziamento della provincia deriva principalmente dalla restituzione da parte dello Stato del 90% dei tributi raccolti nel territorio provinciale, oltre a contributi supplementari in relazione a stanziamenti per nuove leggi di riforma. I servizi pubblici più costosi (esercito, contributi alla Unione Europea ed ad altri Organismi internazionali, servizi centrali di rapporto con Stati esteri ed Ambasciate e consolati all'estero, pubblica sicurezza, magistratura, carceri, ecc.), restano a carico diretto dello Stato.

Grazie alle notevoli risorse a disposizione, la provincia ha potuto dare sostegno pubblico all'economia, dall'agricoltura al turismo al terziario alla cultura (università) alla cura del territorio (strade, regimentazione delle acque), con un rilevante aumento del reddito. Ne deriva che una parte rilevante della popolazione attiva è impiegata nella pubblica amministrazione e negli enti pubblici.

L'autonomia, specialmente finanziaria, è da tempo oggetto di critiche da parte della politica delle confinanti regioni a statuto ordinario, visto il trattamento privilegiato rispetto ai territori di montagna del Veneto e della Lombardia (questione dei comuni lombardi e veneti al confine con il Trentino-Alto Adige).

Numerosi comuni veneti di confine hanno indetto dei referendum, nella grande maggioranza dei casi ad esito positivo, per richiedere formalmente l'annessione al Trentino (richieste su cui il Trentino si è espresso negativamente). Lo Stato italiano ha preso atto della questione istituendo con legge statale 23.12.2009 n. 191 (Legge finanziaria 2010) un apposito "Fondo di perequazione e solidarietà per i territori dei Comuni appartenenti alle province di Regioni a Statuto ordinario confinanti con le province di Trento e Bolzano".

È inoltre in corso la procedura costituzionale per il ricongiungimento dei comuni di Pedemonte (VI), Magasa e Valvestino (BS), scorporati dalla provincia di Trento nel periodo fascista contro la volontà delle popolazioni, rimasti dipendenti dal Trentino per le competenze degli uffici giudiziari e di pubblicità immobiliare (Libri Fondiari e Catasto). Le popolazioni interessate si sono già espresse a favore del passaggio alla provincia autonoma di Trento per via referendaria.

  Consiglio provinciale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Consiglio della Provincia autonoma di Trento.

La funzione legislativa spetta al Consiglio provinciale, formato da 35 membri (34 più il presidente della provincia), di cui 1 spettante alla minoranza ladina. L'elezione del Consiglio provinciale avviene con sistema maggioritario e con premio di maggioranza. Il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento unito al Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano forma il Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige. I consiglieri provinciali sono dunque anche consiglieri regionali.

  Gruppi consiliari

Le elezioni provinciali del 9 novembre 2008 hanno determinato la vittoria di una coalizione di centrosinistra (56,99%):

Questa la divisione dei 35 seggi provinciali:

  Lorenzo Dellai, attuale presidente

  Giunta provinciale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Giunta della Provincia autonoma di Trento.

La funzione esecutiva spetta alla Giunta provinciale, composta dal presidente e da otto assessori, scelti dal presidente fra i consiglieri eletti. Il presidente della Giunta può inoltre nominare personalità non elette in consiglio come assessori esterni.

Il Presidente della Provincia assume inoltre nel corso della legislatura, a rotazione con il collega altoatesino, il ruolo di Presidente del Trentino-Alto Adige.

  La suddivisione amministrativa

  Comunità comprensoriali (1973 - 2007)

L'unità amministrativa dei comprensori fu istituita dalla giunta di Bruno Kessler negli anni settanta, al fine di garantire una maggiore efficienza nell'amministrazione del territorio provinciale, frazionato in ben 217 comuni, a volte di piccole o piccolissime dimensioni. Non sempre i confini dei comprensori rispettavano una tradizione di collaborazione fra comunità vicine e infatti si sono rivelati spesso strumenti poco efficaci, tranne nei casi in cui includessero una comunità di valle ben definita (Val di Fiemme, Primiero, Val di Sole, Val di Fassa). Inoltre la giunta comprensoriale non era eletta direttamente, ma nominata dalle giunte dei diversi comuni.

  Comunità di valle

Nel 2006 è stata approvata una riforma che prevede l'istituzione di un consiglio delle autonomie e il passaggio all'istituto giuridico delle comunità di valle, più omogenee rispetto ai comprensori[15].

Le nuove comunità di valle hanno più poteri rispetto ai vecchi comprensori: la Provincia infatti ha devoluto ad esse la competenza in diverse materie come le infrastrutture d'interesse locale, determinati servizi pubblici, urbanistica, assistenza ed edilizia scolastica, distribuzione dell'energia, trasporto locale, servizi socio-assistenziali, gestione del ciclo dell'acqua e dei rifiuti[16][17].

Rispetto ai vecchi comprensori, le variazioni territoriali più significative sono l'istituzione di enti autonomi per comunità unite da vincoli storici e geografici come la Val di Cembra, la Valle dei Laghi, l'Altopiano di Folgaria, Lavarone e Luserna, l'Altopiano della Paganella e la Piana Rotaliana, prima parte di comprensori più ampi.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Comunità di valle.

  Vigili del Fuoco Volontari

In provincia di Trento (come anche in provincia di Bolzano) sono presenti in ogni comune i Vigili del Fuoco volontari. Essi, in alcuni comuni, sono presenti da più di cento anni e, grazie alla L.R. del 20 agosto 1954 n.24 ogni comune del Trentino-Alto Adige deve "dotarsi" di uno o più Corpi di Vigili del Fuoco volontari. In Trentino esistono 239 Corpi di Vigili del Fuoco volontari distribuiti sui 217 comuni (solo il comune di Trento ha 13 Corpi VV.F. Volontari). I Volontari, come dice la parola stessa, prestano la loro opera gratuitamente; i comuni sono tenuti solamente ad acquistare (anche con contributi da parte della Provincia) gli equipaggiamenti e le attrezzature necessari ai Vigili del Fuoco per svolgere i loro compiti. Grazie alla presenza capillare dei Vigili del Fuoco in Trentino passano pochi minuti dalla richiesta di soccorso all'arrivo delle squadre sul posto. I Vigili del Fuoco Volontari sono raggruppati in 13 distretti e fanno parte della Federazione dei Vigili del Fuoco Volontari della Provincia Autonoma di Trento.

Unione Distrettuale di n. Corpi
Borgo Valsugana 22
Cles 18
Fassa 6
Fiemme 13
Fondo 21
Giudicarie 40
Malè 14
Mezzolombardo 16
Pergine Valsugana 13
Primiero 5
Riva del Garda 12
Vallagarina 18
Trento 41

  Personalità legate al Trentino

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Personalità legate a Trento.

Questo è un elenco di alcune personalità che per nascita o per la loro storia personale hanno instaurato un solido legame con il territorio trentino. I personaggi sono raccolti in categorie, e all'interno di queste sono menzionati in ordine alfabetico. L'elenco comprende personaggi attivi nei più diversi settori: arte, cultura e scienza, sport, politica, religione.

  Note

  1. ^ [http://www.minoranzelinguistiche.provincia.tn.it/binary/pat_minoranze/minoranze/ladini_mocheni_cimbri_pop_2001_x_comune_e_residenza.1205943234.pdf APPARTENENZA ALLA POPOLAZIONE DI LINGUA LADINA, MOCHENA E CIMBRA, PER COMUNE ED AREA DI RESIDENZA (CENSIMENTO 2001)]. URL consultato in data 01-07-2011.
  2. ^ La lingua ladina. URL consultato in data 01-07-2011.
  3. ^ Il termine "Welsch" originariamente non aveva connotazione spregiativa. Oggi, soprattutto nella variante sudtirolese "Walsch", ha anche una connotazione spregiativa, corrispondente all'appellativo crucco per le persone di lingua tedesca
  4. ^ classificazione proposta da Aldo Gorfer in Atlante del Trentino. Trento, Panorama, 1988, p.65
  5. ^ Cfr. (PDF) Consiglio della Provincia autonoma di Trento - Disegno di legge 4 ottobre 2004, n. 77: Modificazioni della legge provinciale 6 maggio 1988, n. 18 (Ordinamento dei parchi naturali). Istituzione di nuovi parchi naturali e dei parchi fluviali
  6. ^ Consiglio della Provincia autonoma di Trento - Legge provinciale 23 maggio 2007, n.11 Governo del territorio forestale e montano, dei corsi d'acqua e delle aree protette
  7. ^ a b c Provincia autonoma di Trento - Annuario Statistico 2005 TAV.IX.11, IX.13, IX.15, IX.17, XI.1
  8. ^ Associazione "Osservatorio Valsugana" - Documento per la Valsugana
  9. ^ Piergiorgio Cattani, PiRuBi: la mobilità creativa di Silvano Grisenti in Questo Trentino, 7 aprile 2004
  10. ^ Roberto Calzà, Emanuele Curzel, Walter Micheli, Che c'entra la Valdastico con la Valsugana? in Questo Trentino, 12 gennaio 2002
  11. ^ (PDF) Indagine Censis - la Repubblica 2007
  12. ^ Federazione Cori del Trentino
  13. ^ Cesare Battisti. Il Trentino: cenni geografici, storici, economici: con un'appendice su l'Alto Adige., Novara, Istituto geografico De Agostini, 1915.
  14. ^ Cfr. (PDF) Statuto ufficiale per il Trentino-Alto Adige TITOLO I, Capo I, articolo 3
  15. ^ Legge provinciale n° 3 - 16 giugno 2006
  16. ^ Consiglio della Provincia Autonoma di Trento - Legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3: Norme in materia di governo dell'autonomia del Trentino
  17. ^ Presidente della Provincia Autonoma di Trento - La riforma istituzionale per un nuovo governo dell'Autonomia

  Bibliografia

  • AA:VV., Storia del Trentino, 6 Voll., Bologna, Il Mulino, 2000-2005 (Collana promossa dall'Istituto Trentino di Cultura):
    • 1 La preistoria e la protostoria / a cura di Michele Lanzinger, Franco Marzatico, Annaluisa Pedrotti. - 2001. - 655 p. ISBN 88-15-08369-3
    • 2 L'età romana / a cura di Ezio Buchi. - 2000. - 643 p. ISBN 88-15-08080-5
    • 3 L'età medievale / a cura di Andrea Castagnetti, Gian Maria Varanini. - 2004. - 915 p. ISBN 88-15-10298-1
    • 4 L'età moderna / a cura di Marco Bellabarba, Giuseppe Olmi. - 2002. - 1048 p. ISBN 88-15-09043-6
    • 5 L'età contemporanea: 1803-1918 / a cura di Maria Garbari, Andrea Leonardi. - 2003. - 999 p. ISBN 88-15-09578-0
    • 6 L'età contemporanea: il Novecento / a cura di Andrea Leonardi, Paolo Pombeni. - 2005. - 876, [1] p. - Bibliogr.: p. 795-852 ISBN 88-15-10905-6
  • Giovanna Nicoletti (a cura di), Guida ai musei di Trento, Nicolodi, Rovereto, 2003.
  • Lorenzo Baratter, Le Dolomiti del Terzo Reich, Mursia, Milano, 2005.
  • Lia de Finis (a cura di) Storia del Trentino. Trento, Temi - Associazione culturale "Antonio Rosmini", 1996
  • Lia De Finis (a cura di) Percorsi di storia trentina, Trentino cultura - Provincia autonma di Trento
  • Sergio Benvenuti. Storia del Trentino. Trento, Panorama, 1994-1998¹ ISBN 88-87118-41-8
  • Gianni Faustini. Trentino e Tirolo dal 1000 al 1900. Breviario storico dell'autonomia. Trento, Publilux, 1985
  • Gino Tomasi, Aldo Gorfer. Atlante del Trentino. Trento, Panorama, 1988
  • Aldo Gorfer. Le valli del Trentino (Trentino occidentale, Trentino orientale, 2 voll.). Calliano, Manfrini, 1975-77
  • Giovanna Nicoletti (a cura di). Guida ai musei di Trento. Rovereto, Nicolodi, 2003. ISBN 88-8447-081-1
  • Cesare Battisti. Il Trentino - Saggio di Geografia fisica ed antropogeografia in Opere Geografiche. Lavis, La Finestra, 2005. ISBN 88-88097-92-9
  • Vincenzo Bertazzi, Claudio Tamanini (a cura di). Conoscere il Trentino, Servizio Statistica della Provincia autonoma di Trento.
  • Aldo Stella, Storia dell'Autonomia trentina, Trento, Edizioni U.C.T, 1997

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