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reliquia (s. f.) [chiesa]


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Reliquia

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Statua contenente il cuore del compositore André Grétry a Liegi.

Il termine reliquia (dal latino reliquiae, resti) indica, in senso stretto, la salma, o una parte di essa, di una persona venerata come santo o beato e più in generale di una persona famosa. In senso lato, una reliquia è un qualsiasi oggetto che abbia avuto con i santi una più o meno diretta connessione, come vesti, strumenti del martirio o qualsiasi cosa essi usarono. Si parla di reliquie da contatto nel caso di oggetti che sono stati a contatto con altre reliquie del santo; quest'uso ha permesso di soddisfare il desiderio di molti fedeli di possedere un oggetto collegato al personaggio venerato senza la necessità di procedere al continuo frazionamento delle reliquie autentiche.

La venerazione delle reliquie è diffusa soprattutto nel Cristianesimo (specificamente nella Chiesa cattolica e in quella ortodossa), ma non è esclusiva di questo. Vi sono ad esempio delle reliquie molto venerate di guide spirituali della religione buddista. E addirittura si può parlare di venerazione di reliquie anche in ambito laico. Ad esempio, vi è una tradizione polacca molto antica di porre il cuore di un personaggio insigne (re, poeti, musicisti) in luoghi dove possano essere venerati. Tra questi basti ricordare il cuore del poeta Adam Mickiewicz, o quello del famoso compositore e pianista Chopin. È stato chiesto anche il cuore di papa Giovanni Paolo II (Wojtyla). L'uso di asportare il cuore e porlo in un reliquiario non è del resto una tradizione locale polacca, ma largamente usato anche altrove, si veda (tra i tanti) il cuore di don Orione morto a Sanremo nel 1940. Uno dei "reliquiari laici" più curiosi è quello del compositore Grétry: la sua salma è sepolta nel cimitero parigino di Père-Lachaise, ma il suo cuore è dentro la sua statua di bronzo di fonte all'Opera Royal de Wallonie, nella sua città natale (Liegi).

Ma vi sono delle pratiche del tutto laiche che possono richiamare l'uso delle reliquie in senso lato, ad esempio le ciocche di capelli come ricordo di persone care (es. quello di Lucrezia Borgia conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano) o i calchi di parti del corpo di personaggi illustri (ad esempio il calco in gesso delle mani del direttore d'orchestra Arturo Toscanini, morto nel 1957, conservato al Museo Teatrale della Scala). Ma questo non riguarda solo i santi o i personaggi famosi: conservare una ciocca di capelli di una persona cara era una pratica largamente diffusa fino a poco tempo fa e ancor oggi si conserva spesso qualche oggetto personale dei propri cari. È curioso notare che a volte queste reliquie cristiane e laiche erano mescolate. Ad esempio, nel basamento della grande colonna di Costantino del foro ovale di Costantinopoli, assieme ad alcune (improbabili) reliquie cristiane come il vaso d'unguento con cui furono unti i piedi di Gesù, i cesti che contenevano il pane moltiplicato miracolosamente o l'ascia con la quale Noè intagliò l'arca, vi era anche il Palladio, la statua di una divinità pagana (Atena), che Enea avrebbe portato via da Troia e che era stata la protettrice di Roma.

Indice

Uso e culto delle reliquie

Esempio di reliquie "da contatto": tessuto entrato in contatto con il corpo di papa Giovanni XXIII

I corpi dei santi sono generalmente conservati in sarcofagi o, a volte, in urne di cristallo che ne permettono la visione. Le reliquie di piccole dimensioni sono invece custodite in oggetti di uso liturgico, detti reliquiari, il cui uso data almeno dal V secolo.Vi sono degli speciali reliquiari per i frammenti della croce, piccoli e grandi, chiamati stauroteche (dal greco stauròs, croce).

Sono particolarmente venerati i corpi di santi che si conservano incorrotti a distanza di decenni o di secoli dalla morte. In effetti, la Chiesa cattolica considera questo un indizio di santità; nelle cause di beatificazione viene sempre compiuta (quando possibile) la ricognizione della salma, per constatarne lo stato di conservazione.

Molti cattolici ritengono, attraverso le reliquie, di poter chiedere più efficacemente l'intercessione del santo a cui esse sono connesse. Così, ad esempio, la persona che domanda una grazia, per sé o per altri, può visitare il luogo in cui la reliquia è custodita, e (se permesso) toccarla o baciarla. Nel caso di malati, la reliquia può essere messa a contatto con la parte malata. Oltre alle reliquie si possono usare allo stesso scopo immagini del santo, specie se benedette.

Nel corso dei millenni le reliquie dei santi ebbero usi differenti, sia per il loro impiego (solenni processioni, traslazioni, benedizioni, ecc.) sia per la loro dislocazione fissa. Ad esempio sant'Ambrogio fece costruire quattro basiliche ai quattro lati di Milano, ciascuna delle quali conteneva corpi di santi, con un intento protettivo contro i nemici o le forze del male[senza fonte].

Una forma particolare di culto che incrociò la propria strada con l'uso delle reliquie fu quella delle immagini sacre. Una parte della controversia che si espresse nell'iconoclastia non riguardava tuttavia la possibilità di venerare le immagini di Cristo o dei Santi, ma il potere taumaturgico o miracoloso di una specifica immagine. Terminata (almeno all'interno della chiesa cattolica) questa controversia, il culto delle immagini è concesso solo in quanto rappresentazione del Cristo, degli angeli o dei santi.

Secondo la dottrina della Chiesa cattolica, questi atti non sono assimilabili alle pratiche magiche o superstiziose poiché mentre chi pratica queste ultime crede che esse abbiano efficacia di per se stesse, nel caso delle reliquie, invece, non è l'atto in sé che avrebbe efficacia, ma la preghiera che ad esso si accompagna, e anche questa solo in quanto la grazia richiesta viene concessa (o non viene concessa) per libera scelta di Dio.

Il culto delle reliquie è considerato dalla Chiesa cattolica una forma di religiosità popolare [1].

Tuttavia, il culto pubblico è permesso soltanto per le reliquie che si riferiscono a santi o a beati riconosciuti ufficialmente tali dalla Santa Sede; tali oggetti devono essere autenticati, e tale facoltà compete esclusivamente ai cardinali, agli ordinari ed agli altri ecclesiastici, cui sia stata conferita da un indulto apostolico.

In passato sono state vendute o trafugate decine di migliaia di reliquie. Tali abusi sono severamente vietati dalla Chiesa, ai sensi dell'articolo 1190 del Codice di Diritto Canonico.

La critica odierna mette in discussione l'autenticità di molte reliquie. Va tuttavia osservato che in passato, come anche oggi, era largamente diffusa la pratica della suddivisione di reliquie: queste venivano divise e poi conservate in luoghi diversi nella misura in cui si diffondeva il culto di un santo. Esisteva, inoltre, la consuetudine delle cosiddette reliquie "ex contactu": si usava cioè toccare le reliquie autentiche con un oggetto, che in seguito veniva considerato anch'esso reliquia di quel santo. Non desta dunque meraviglia il fatto che più chiese o monasteri affermassero, per esempio, di possedere il cranio o un braccio di uno stesso santo. Tuttavia gli abusi erano evidenziati anche in passato: il poeta Cristoforo di Mitilene narra che furono trovate 10 mani di san Procopio, 15 mandibole di san Teodoro, 8 piedi di san Nestore, 4 teste di san Giorgio e quant'altro.

Cenni storici

Esempio di "stauroteca" (reliquiario per le reliquie della croce)

Tra le prime reliquie vi furono quelle costituite dai corpi dei martiri delle persecuzioni dei primi secoli. Essi venivano obbligatoriamente sepolti nei cimiteri o (a Roma) catacombe, perché secondo la legge romana applicata ampiamente non si potevano tenere i morti dentro il perimetro delle città. A volte parti della salma venivano asportate e conservate in altri luoghi, e questo sembrava più tollerabile. Tra questi esempi, il cranio di Alessandro, vescovo di Roma e vissuto a cavallo tra il I e il II secolo.

Un grande impulso si ebbe dopo l'editto di Milano col quale Costantino I autorizzò il cristianesimo. In breve si permise la sepoltura di santi, martiri e altro nelle chiese, in quanto molte furono le eccezioni alle leggi romane. Occorre anche dire che molte chiese e basiliche oggi in città vennero costruite in periferia, e poi inglobate nel tessuto urbano. All'epoca di Costantino si deve la prima basilica di San Pietro in Vaticano costruita sul corpo dell'apostolo a Roma. Inoltre la madre dell'imperatore, Elena, si recò a Gerusalemme e vi avrebbe ritrovato diverse reliquie della Passione di Gesù.

Ma l'"epoca d'oro" per il culto delle reliquie fu certamente il Medioevo: i santuari che ospitavano le reliquie più venerate erano importanti mete di pellegrinaggio; la presenza di reliquie significava, per la città o il santuario che le possedeva, prestigio e protezione, nonché sicuro afflusso di offerte. Da ciò nacquero molti abusi, e accanto alle reliquie autentiche se ne veneravano anche moltissime false. Si tenga presente che sarebbe anacronistico pensare che nel medioevo si facesse uso degli stessi criteri odierni per stabilire l'autenticità delle reliquie. A volte le reliquie venivano vendute, prese come bottino di guerra o persino rubate.Si hanno ancor oggi notevoli scambi di reliquie, ma si tratta, per lo più, di doni (per esempio parte delle spoglie mortali di san Gregorio Nazianzeno e san Giovanni Crisostomo, donate da papa Giovanni Paolo II al patriarca di Costantinopoli).Proprio per questi motivi di molte reliquie non è possibile avere una storia tracciabile che risalga alla loro origine.(es. l'epoca di Gesù, di Salomone o addirittura di Noè) mentre queste reliquie appaiono sulla ribalta proprio nei momenti in cui massima è la loro richiesta e la relativa devozione.

Una delle novelle più divertenti del Decamerone del Boccaccio, la decima della sesta giornata, descrive già nel titolo la credulità popolare attorno alle reliquie e l'uso strumentale che i religiosi ne facevano: Frate Cipolla promette a certi contadini di mostrare loro la penna dello àgnolo Gabriello; in luogo della quale trovando carboni, quegli dice esser di quegli che arrostirono san Lorenzo [2].

La riforma protestante mise in discussione e respinse il culto delle reliquie. Il Riformatore Martino Lutero definì il culto delle reliquie, negli articoli detti di Smalcalda (1537), una cosa “senza fondamento nella Parola di Dio, non […] comandata, né consigliata”. Molte reliquie furono distrutte all'epoca della riforma protestante e nel corso delle guerre di religione combattute nel tardo XVI secolo e nel XVII secolo. Giovanni Calvino scrisse un Trattato sulle reliquie in cui, attraverso un'attenta e lunga analisi di molte reliquie clamorosamente false o la cui origine era del tutto fantasiosa, il riformatore piccardo condannava duramente le forme di idolatria di cui erano oggetto. Altre reliquie furono distrutte durante la Rivoluzione francese e, più tardi, durante le guerre napoleoniche.

In risposta alla riforma protestante, la Chiesa cattolica intervenne per mettere un freno agli abusi: il Concilio di Trento istituì una severa regolamentazione, in base alla quale l'autorizzazione al culto di una reliquia era subordinata all'esistenza di una documentazione che ne provasse o l'autenticità o quantomeno l'esistenza di una lunga tradizione. Tutti i reliquiari utilizzati nelle chiese cattoliche devono portare il sigillo e l'autenticazione dell'autorità religiosa competente.

Bibliografia

Note

  1. ^ Si legge infatti nel Catechismo della Chiesa cattolica, 1674-1675:
    1674 Oltre che della liturgia dei sacramenti e dei sacramentali, la catechesi deve tener conto delle forme della pietà dei fedeli e della religiosità popolare. Il senso religioso del popolo cristiano, in ogni tempo, ha trovato la sua espressione nelle varie forme di pietà che accompagnano la vita sacramentale della Chiesa, quali la venerazione delle reliquie, le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le processioni, la « via crucis », le danze religiose, il Rosario, le medaglie, ecc.
    1675 Queste espressioni sono un prolungamento della vita liturgica della Chiesa, ma non la sostituiscono: « Bisogna che tali esercizi, tenuto conto dei tempi liturgici, siano ordinati in modo da essere in armonia con la sacra liturgia, derivino in qualche modo da essa, e ad essa, data la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano ».
  2. ^ Giovanni Boccaccio, Decamerone, Giornata VI Novella X - testo in Classici italiani

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