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↘ satirico ↗ satireggiare
La nave dei folli (satira) • Museo della Satira e della Caricatura • Satira del villano • Satira latina • Satira menippea
attitude d'esprit, tendance à penser qqch (fr)[Classe]
biasimo; disapprovazione; deplorazione; reprensione[Classe]
risata; risa; riso[Classe]
méchanceté (acte) (fr)[Classe]
propos tenu à l'oral (fr)[Classe]
stupro; violenza carnale[Classe]
considérer avec mépris (fr)[Classe]
railler quelqu'un (fr)[Classe]
mépris (fr)[Thème]
(ironicamente), (derisore; schernitore; derisora; schernitrice)[Thème]
médire (fr)[Thème]
replica - beffarsi di, beffeggiare, berteggiare, burlare, burlarsi di, canzonare, corbellare, deridere, farsi beffa di, farsi giocco di, prendere giocco di, prendere in giro, prendersi giocco di, ridere di, ridicolizzare, schernire, scimmiottare[Hyper.]
motteggiare - ironia, pasquinata, sarcasmo, satira - parodia, sciarada - lampooner, parodist (en)[Dérivé]
punzecchiatura[Hyper.]
satireggiare[Nominalisation]
satira (s. f.)
phénomène linguistique (fr)[Classe]
figura; figura retorica; modo di dire[Classe]
biasimo; disapprovazione; deplorazione; reprensione[Classe]
risata; risa; riso[Classe]
dispiacere; grana; spiacevolezza; scomodo; incomodo; disturbo; incomodità[Classe]
oltraggio; ingiuria; offesa[Classe]
attacco; caricatura[Classe]
raillerie (fr)[Classe]
œuvre littéraire ou essai hostile (fr)[Classe]
considérer avec mépris (fr)[Classe]
railler quelqu'un (fr)[Classe]
derisore; schernitore; derisora; schernitrice[Classe]
di malumore; irritabile[Classe]
farceur ou moqueur (fr)[Classe]
qui désapprouve (fr)[Classe]
qui offense (fr)[Classe]
diabolique (fr)[Classe]
incisif (esprit ou propos) (fr)[Classe]
(unità lessicale; termine; vocabolo; voce; parola), (senso; significato), (segno d'omissione)[Thème]
(ironicamente), (derisore; schernitore; derisora; schernitrice)[Thème]
insulter (fr)[Thème]
satire (fr)[Thème]
caractéristique d'un rire (fr)[DomainRegistre]
factotum (en)[Domaine]
SubjectiveAssessmentAttribute (en)[Domaine]
argomento, contenuto, fatto, materia, messaggio, oggetto, soggetto, tema, tematica - beffarsi di, beffeggiare, berteggiare, burlare, burlarsi di, canzonare, corbellare, deridere, farsi beffa di, farsi giocco di, prendere giocco di, prendere in giro, prendersi giocco di, ridere di, ridicolizzare, schernire, scimmiottare[Hyper.]
umorista - umoristico - arguto, brillante, che ha il senso dell'opportunità, che ha la battuta pronta, che ha la risposta pronta, che risponda a tono, pronto, spiritoso - ironia, pasquinata, sarcasmo, satira - parodia, sciarada - lampooner, parodist (en) - sarcasticamente, sardonicamente[Dérivé]
mordace, pungente, sarcastico[Similaire]
unsarcastic (en)[Ant.]
figure de mot (rhétorique) (fr)[Classe]
raillerie (fr)[Classe]
parole insultante (fr)[Classe]
satire (fr)[Classe]
factotum (en)[Domaine]
SubjectiveAssessmentAttribute (en)[Domaine]
argutezza, arguzia, battuta, battuta di spirito, facezia, spirito, spiritosaggine, umorismo[Hyper.]
satireggiare - ironista, satirica, satirico, satirista - dry, ironic, ironical, wry (en) - mordace, pungente, sarcastico - satiric, satirical (en) - unsarcastic (en)[Dérivé]
satira (s. f.)
comédie (fr)[Classe]
genre théâtral (fr)[Classe]
chose qui en imite une autre (fr)[ClasseParExt.]
biasimo; disapprovazione; deplorazione; reprensione[Classe]
risata; risa; riso[Classe]
corruzione; alterazione; imbastardimento; deviazione; deturpazione; distorsione; deformazione[Classe]
raillerie (fr)[Classe]
satire (fr)[Classe]
description morale d'une personne (fr)[Classe]
disegno satirico; caricatura; personificazione[ClasseHyper.]
dessin : selon ce qui est dessiné (fr)[Classe...]
description physique de quelqu'un (fr)[Classe]
imiter parodiquement (fr)[Classe]
produire une caricature (fr)[Classe]
considérer avec mépris (fr)[Classe]
railler quelqu'un (fr)[Classe]
se montrer hypocrite (fr)[Classe]
auteur de théâtre (fr)[Classe]
caricaturista[Classe]
drôle (fr)[Classe]
ridicule (fr)[Classe]
(disegno satirico; caricatura; personificazione), (caricaturista)[Thème]
(ironicamente), (derisore; schernitore; derisora; schernitrice)[Thème]
qualificatif de genre poétique (fr)[DomaineDescription]
argutezza, arguzia, battuta, battuta di spirito, facezia, spirito, spiritosaggine, umorismo - beffare, berteggiare, burlare, deridere, dileggiare, irridere, schernire, scimmiottare - beffarsi di, beffeggiare, berteggiare, burlare, burlarsi di, canzonare, corbellare, deridere, farsi beffa di, farsi giocco di, prendere giocco di, prendere in giro, prendersi giocco di, ridere di, ridicolizzare, schernire, scimmiottare - accattare, copiare, ricopiare, scopiazzare, trascrivere - umorista[Hyper.]
caricaturare, mettere in caricatura, scimmiottare - impersonate (en) - caricaturista - parodia, sciarada - burlesque (en) - lampooner, parodist (en) - ironia, pasquinata, sarcasmo, satira - beffa, derisione, gioco, gogna, in giro presa, ludibrio, parodia, scherno - parodiare - satireggiare[Dérivé]
genre théâtral comique (fr)[ClasseParExt.]
disegno satirico; caricatura; personificazione[Classe]
raillerie (fr)[Classe]
caricatura, disegno satirico, personificazione[Hyper.]
parodiare - satireggiare - imitare, scimmiottare - lampooner, parodist (en) - burlesco, farsa, farsesco, molto comico[Dérivé]
satira (s. f.)
La satira (dal latino satura lanx, il vassoio riempito di offerte agli dei) è una forma libera e assoluta del teatro[1], un genere della letteratura e di altre arti caratterizzata dall'attenzione critica alla politica e alla società, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento. Sin dall'Antica Grecia la satira è sempre stata fortemente politica, occupandosi degli eventi di stretta attualità per la città (la polis), ed avendo una notevole influenza sull'opinione pubblica Ateniese, proprio a ridosso delle elezioni.[2][3] Per questo motivo è sempre stata soggetta a violenti attacchi da parte dei potenti dell'epoca, come nel caso del demagogo Cleone contro il poeta comico Aristofane.[2]
«La satira - scrive Daniele Luttazzi - è un punto di vista e un po' di memoria». Questo, assieme ai temi rilevanti che affronta, la distingue dalla comicità e dallo sfottò (la presa in giro bonaria)[1], nei quali l'autore non ricorda fatti rilevanti e non propone un punto di vista ma fa solo del "colore".
Indice |
La definizione di satira va dettagliata sia rispetto alla categoria della comicità, del carnevalesco, dell'umorismo, dell'ironia e del sarcasmo, con cui peraltro condivide molti aspetti:
Essa si esprime in una zona comunicativa "di confine", infatti ha in genere un contenuto etico normalmente ascrivibile all'autore, ma invoca e ottiene generalmente la condivisione generale, facendo appello alle inclinazioni popolari; anche per questo spesso ne sono oggetto privilegiato personaggi della vita pubblica che occupano posizioni di potere.
Queste stesse caratteristiche sono state sottolineate dalla Corte di Cassazione che si è sentita in dovere di dare una definizione giuridica di cosa debba intendersi per satira:
| « È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene. » |
La satira, storicamente e culturalmente, risponde ad un'esigenza dello spirito umano: l'oscillazione fra sacro e profano[4][5][6]. La satira si occupa da sempre di temi rilevanti, principalmente la politica, la religione, il sesso e la morte, e su questi propone punti di vista alternativi, e attraverso la risata veicola delle piccole verità, semina dubbi, smaschera ipocrisie, attacca i pregiudizi e mette in discussione le convinzioni.
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Per approfondire, vedi le voci Satira latina e Satira menippea. |
Le origini della satira nella letteratura europea si confondono evidentemente con quelle della letteratura comica, il cui inizio è attribuito tradizionalmente a Omero con il poema Margite.
Etimologicamente è il dramma satiresco a dare origine al genere, ma è la commedia greca di Aristofane quella che fa della satira politica un ingrediente fondamentale.
La vera codificazione come genere letterario, anch'essa frutto di un'evoluzione italica parallela, avviene però nella letteratura latina. La satira nasce tra il III e il II secolo a.C. ad opera di Ennio, e si può considerare il primo genere originale della letteratura latina, al contrario di tutti gli altri, di origine greca; Quintiliano affermerà: «Satura quidem tota nostra est».
La satira nasce come una polemica diretta ad obiettivi mirati, molte volte con temi moraleggianti che riguardano i più svariati argomenti: questo succede perché non ha schemi fissi che le donano la rigidità tipica di altri generi, ma si basa interamente sullo stile dello scrittore.
Nel corso dei secoli l'ossequio ai classici latini, in particolare Orazio, preservò la satira facendole superare la barriera linguistica della nascita di letterature in lingue regionali. La satira ebbe ampio uso nella poesia orale giullaresca di cui ci sono pervenuti alcuni frammenti scritti.
In particolare va notata la compresenza in Dante di un registro comico realistico in corrispondenza della critica corrosiva alle personalità che lo avevano disconosciuto ed esiliato, fino ad allargarsi a una visione critica dell'intera società a lui contemporanea.
Nel Rinascimento la diffusione della cultura ellenica (dovuta alla fuga di sapienti da Costantinopoli espugnata da Maometto II) produsse una commistione etimologica con il dramma satiresco, che traeva la sua origine dal mito dei satiri, figure mitologiche e semi-divine dell'antica Grecia: ne conseguì una coloritura del termine (e del genere che da allora si sviluppò) più aggressiva di quanto esso significasse nell'antica Roma, perché il dramma satiresco - da mero intermezzo nelle trilogie tragiche dell'antica Grecia - s'era andato evolvendo fino ad assumere i caratteri di una rappresentazione teatrale, che faceva da sorella minore della commedia come rappresentazione comica e di dileggio sociale o morale[7].
Notevole è poi la commistione fra satira ed epica da cui nasce il poema eroicomico: fra gli esempi del genere vale la pena ricordare La secchia rapita di Alessandro Tassoni o la Moscheide di Teofilo Folengo, ispirata all'antichissima Batracomiomachia. Sempre Folengo scrisse il Merlin Cocaii Macaronicon, un poema scritto in "latino maccheronico" (frammisto a parole in dialetto mantovano) il cui protagonista è Baldus: un umile contadino le cui lotte con altri popolani sono raccontate con la stessa enfasi delle battaglie di un nobile cavaliere.
Curioso è poi il fenomeno delle "statue parlanti", iniziato nel XVI secolo con la comparsa a Roma di Pasquino, una scultura antica a cui venivano affissi componimenti anonimi (detti appunto pasquinate) che dileggiavano uomini di potere della città papalina, non di rado lo stesso Pontefice. Statue del genere erano diffuse anche in altre città italiane (ad es. l'Omm de Preja di Milano).
La filosofia dei Lumi usò largamente la satira, contro i dogmatismi della religione e i privilegi dei nobili. Esempi sono l'opera di Voltaire (Candido), di Montesquieu (Lettere persiane), di Giuseppe Parini (Il Giorno).
Fra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo in Italia vi fu una grande fioritura di giornali satirici. Il più noto è L'Asino, fondato nel 1892 da Guido Podrecca e Gabriele Galantara, di indole socialista e anticlericale, decisamente critico verso il governo di Giovanni Giolitti. Le pubblicazioni interrotte dalla Prima guerra mondiale ripresero nel dopoguerra senza Podrecca, che aveva aderito al Fascismo. L'Asino fu costretto a chiudere nel 1925, all'indomani del delitto Matteotti, ma ciò non impedì a Galantara di restare attivo, collaborando con il Marc'Aurelio e il Becco Giallo.
Vi erano poi 420 e Il Selvaggio apertamente schierate a favore del nuovo regime (salvo poi distaccarsene come quest'ultima rivista diretta da Mino Maccari) e Il Guerin Meschino, a cui lavorarono disegnatori di spicco come Sergio Tofano, Carlo Bisi, Bruno Angoletta.
Vi erano poi giornali senza una precisa connotazione ideologica, in cui la satira a tutto campo si spingeva a mettere in ridicolo, più o meno apertamente, elementi del Partito fascista: tra questi Il travaso delle idee di Filiberto Scarpelli e il Bertoldo diretto dal trio Zavattini-Mosca-Metz e fondato dalla Rizzoli appositamente per fare concorrenza al Marc'Aurelio. Nella redazione del Bertoldo erano presenti disegnatori come Giacinto Mondaini, Saul Steinberg (futura penna di punta del New Yorker), Carlo Manzoni, Walter Molino, Giovannino Guareschi. Quest'ultimo fu anche condirettore dopo l'abbandono di Metz, e si occupò sia di disegnare che di redigere testi. Sue erano le vignette sulla Guerra d'Etiopia, sulle Grandi Purghe, sull'espansionismo (nella rubrica Stati piccolissimi), negli anni che segnarono l'escalation verso la Seconda guerra mondiale, bilanciando la satira contro i nemici dell'Asse Roma-Berlino con sottili critiche alla retorica di regime (ad esempio sui monumenti trionfali e sulle dichiarazioni di guerra), che attiravano di continuo veline dal Minculpop.
Dopo l'interruzione dovuta alle vicende belliche, Guareschi mise la propria esperienza al servizio di un nuovo settimanale chiamato Candido, che contribuì in maniera decisiva alla vittoria della Democrazia Cristiana contro il Fronte Popolare del 18 aprile 1948, salvo poi non risparmiare critiche alla stessa DC, pur mantenendo un fervente anticomunismo. La prova dell'"impatto" del Candido si ebbe nel 1950 col caso Einaudi, scoppiato a causa di una vignetta in cui l'allora Presidente della Repubblica era ritratto mentre passava in rassegna una fila di bottiglie invece che di Corazzieri. Nel mirino del giornale era finito il fatto che tali bottiglie circolassero con la dicitura "Poderi del Senatore Luigi Einaudi" sull'etichetta, e che quindi costui sfruttasse la sua carica a fini commerciali. Guareschi, in qualità di direttore responsabile, fu condannato per "vilipendio al Capo dello Stato" (insieme a Carletto Manzoni, autore della vignetta) a otto mesi con la condizionale, che scontò più tardi con la detenzione in appendice al "caso De Gasperi"[8].
Non va dimenticato nemmeno il caso de Il merlo giallo, rivista satirica che ebbe un breve momento di celebrità nel 1953: per mezzo di una vignetta sollevò dei sospetti sul coinvolgimento di Piero Piccioni nel caso Montesi. Il giovane ne uscì in seguito scagionato ma il padre, il Ministro degli Esteri Attilio Piccioni, ne ebbe la carriera politica gravemente compromessa.
Tutti gli storici giornali satirici scomparvero progressivamente e definitivamente col passare degli anni, ad eccezione del Candido che ebbe un revival dal 1968 al 1992 dopo la chiusura del 1961, e del Travaso delle idee, chiuso nel 1966, fu "resuscitato" brevemente nel 1973 e nel triennio 1986-1988.
La corrosione progressiva del canone dei generi letterari, e della categoria stessa di letterario e non letterario ripropose nell'ultimo secolo la commistione di comico, umoristico nella satira. Solo nel corso degli ultimi secoli si allargò all'arte figurativa e ai nuovi media. Nel significato popolare contemporaneo, si tende ad identificare la satira con una delle forme possibili dell'umorismo e, in qualche caso, della comicità; talvolta, poi, si intende per satira anche, indiscriminatamente, qualsiasi attacco letterario o artistico a personaggi detentori del potere politico, sociale o culturale, o più genericamente vi si include qualsiasi critica al potere svolta in forma almeno salace. Emblematico il caso della rivista di satira "Il Male".
Da un punto di vista strettamente letterario è pertanto assai difficile mantenere oggi una definizione stabile del genere letterario, se non in senso storico, poiché il pur sperabile dinamismo delle forme letterarie, risente attualmente di una certa leggerezza e di una pesante ridondanza, non sempre disinteressate, nella classificazione.
Con la diffusione delle tecnologie digitali Internet gioca un ruolo sempre più importante nella diffusione di messaggi satirici, grazie anche alle caratteristiche di libertà e democrazia che sono peculiari di questo mezzo. Un esempio estremamente noto di satira online è il sito americano The Onion.[9]
Sin dalla sua nascita, la satira ha avuto fra i propri bersagli preferiti la religione, in particolare gli esponenti pubblici del culto ed il ruolo politico e sociale svolto dalla religione. Anche nell'Antica Grecia gli autori satirici ridicolizzavano la religione,[10] in particolare quella politeistica che faceva capo a Zeus. Documenti storici permettono di fare risalire, in Italia, la satira religiosa al 1500, come parte della tradizione carnevalesca e popolare, ma sempre ed accuratamente censurata dalle diverse istituzioni religiose. Un esempio moderno è dato dalla striscia periodica in lingua inglese Jesus and Mo.