sensagent's content
Dictionary and translator for handheld
New : sensagent is now available on your handheld
Advertising ▼
Webmaster Solution
Alexandria
A windows (pop-into) of information (full-content of Sensagent) triggered by double-clicking any word on your webpage. Give contextual explanation and translation from your sites !
SensagentBox
With a SensagentBox, visitors to your site can access reliable information on over 5 million pages provided by Sensagent.com. Choose the design that fits your site.
Business solution
Improve your site content
Add new content to your site from Sensagent by XML.
Crawl products or adds
Get XML access to reach the best products.
Index images and define metadata
Get XML access to fix the meaning of your metadata.
Please, email us to describe your idea.
Lettris
Lettris is a curious tetris-clone game where all the bricks have the same square shape but different content. Each square carries a letter. To make squares disappear and save space for other squares you have to assemble English words (left, right, up, down) from the falling squares.
boggle
Boggle gives you 3 minutes to find as many words (3 letters or more) as you can in a grid of 16 letters. You can also try the grid of 16 letters. Letters must be adjacent and longer words score better. See if you can get into the grid Hall of Fame !
English dictionary
Main references
Most English definitions are provided by WordNet .
English thesaurus is mainly derived from The Integral Dictionary (TID).
English Encyclopedia is licensed by Wikipedia (GNU).
Copyrights
The wordgames anagrams, crossword, Lettris and Boggle are provided by Memodata.
The web service Alexandria is granted from Memodata for the Ebay search.
The SensagentBox are offered by sensAgent.
Translation
Change the target language to find translations.
Tips: browse the semantic fields (see From ideas to words) in two languages to learn more.
last searches on the dictionary :
computed in 0.093s
| « ... salutandovi indistintamente, i fratelli Caponi, (che siamo noi) ... » | |
|
(Conclusione della lettera dettata da Totò)
|
Totò, Peppino e... la malafemmina è un film commedia diretto da Camillo Mastrocinque nel 1956. La pellicola si colloca sia nel filone dei film comici della storica coppia Antonio De Curtis - Peppino De Filippo, sia nel genere dei musicarelli: in questo caso il protagonista canoro è Teddy Reno, che propone alcuni brani del suo repertorio oltre alla canzone che intitola il film, scritta dallo stesso Totò. Il film ebbe inoltre un ottimo successo di pubblico essendo stato il campione d'incasso dell'anno di uscita (circa 1.751.000.000 di lire, equivalenti a circa 23 milioni di euro attuali).
Indice |
Antonio Caponi e suo fratello Peppino vivono nelle campagne di Napoli. Sono possidenti terrieri, campagnoli sempliciotti e di scarsa cultura: Antonio, il primogenito, è spendaccione e donnaiolo, spesso a danno del più giovane, il sottomesso e avaro Peppino. Entrambi sono alle prese con il ben più ricco mezzadro Mezzacapa ai danni del quale combinano, puntualmente, qualche birichinata. Gianni, l'aitante figlio della loro sorella Lucia, nel corso dei suoi studi di medicina a Napoli si innamora di Marisa, prima ballerina di avanspettacolo. Per amore il giovane decide di seguirla a Milano, all'insaputa del resto della famiglia. La giovane figlia del padrone di casa napoletano di Gianni, segretamente infatuatasi dello studente, per ripicca spedisce una lettera a Lucia, informandola della fuga del figlio. I tre fratelli, temendo che Gianni possa distogliere l'attenzione dagli studi e interpretando la notizia - secondo la loro mentalità - come possibile fonte di scandalo e cattiva reputazione, decidono di raggiungere Milano. Consultano quindi l'odiato Mezzacapa sullo stile di vita di Milano, poiché in giovinezza il vicino, visse proprio al Nord. Raggiunta la terra milanese, si mettono sulle tracce di Gianni, per persuaderlo a tornare a Napoli, cercando anche di convincere Marisa a lasciarlo. Sarà proprio Lucia ad accorgersi della bontà dei sentimenti dei due giovani, che alla fine avranno la meglio in un lieto fine.
Il filo della trama vede i due giovani protagonisti conoscersi casualmente, una sera in cui Marisa abbandona una festa noiosa: benché parte integrante di un ambiente patinato e benestante, questo suo prenderne le distanze favorisce l'unione con uno studente di campagna. Nonostante alcuni litigi tra i due, alla fine trionferà l'amore, che Marisa preferirà alla carriera nel mondo dello spettacolo.
Le peripezie dei due fratelli invece scorrono parallelamente alla vicenda, divenendone il piatto forte. Numerose gag sono rimaste impresse agli appassionati del cinema di Totò: dalle liti e i dispetti con il ricco mezzadro confinante Mezzacapa, alle disavventure in terra milanese.
Oltre alla celebre lettera strampalata (si veda più avanti la trascrizione), un'altra famosissima scena è quella che si svolge di fronte al Duomo di Milano, tra Totò, Peppino e un vigile urbano: i due fratelli provano a chiedere informazioni per raggiungere il teatro in cui si esibisce la "malafemmena", inanellando soltanto una serie di equivoci.
Altra scena memorabile è quella dell'arrivo dei tre fratelli alla stazione di Milano, intabarrati come cosacchi (contrappuntata da una marcetta in tono) nonostante il clima primaverile, con surreali e divertenti richiami a luoghi comuni sul clima lombardo e sulla nebbia " ... che c'è e non si vede", già menzionata in un precedente colloquio con Mezzacapa.
Nonostante i due non abbiano varcato il confine italiano, resta una forte incomunicabilità legata a fattori culturali più che dialettali: lo stesso vigile non riconosce la loro provenienza ("ma dove venite, voi? dalla Val Brembana?"). I due sembrano convinti che a Milano si parli un'altra lingua, e tentano di farsi capire con un bizzarro miscuglio linguistico, pensato come idioma austriaco (retaggio della passata dominazione asburgica), che ha dato origine alla famosa gag "Bittescèn, noyo volevàn savuàr l'indiriss... ja?", composto: dall'espressione tedesca "bitte schön" (mi scusi); il pronome spagnolo "noyo" (misto di "noy" e "yo", "noi" e "io"), un tentativo di verbo al francese (che invece richiama il termine culinario "vol-au-vent"), il verbo francese "savoir" (sapere) e un parola del dialetto meneghino "indiriss" (indirizzo), conclusa con il "sì" tedesco. Le cose non migliorano quando il vigile gli parla in italiano, in quanto la frase che ne scaturisce conduce a una sorta di parossistico delirio linguistico: "Per andare per dove dobbiamo andare... per dove dobbiamo andare? Così: una semplice informazione!". Il tutto in un contesto comico che amplifica la goffaggine dei due personaggi che nulla riusciranno a fare per la causa per cui erano approdati in Alta Italia.
| « Signorina veniamo noi con questa mia addirvi una parola che scusate se sono poche ma sette cento mila lire; noi ci fanno specie che questanno c’è stato una grande morìa delle vacche come voi ben sapete.: questa moneta servono a che voi vi Salutandovi indistintamente i fratelli Caponi (che siamo noi i Fratelli Caponi) » |
|
Al di là degli errori grammaticali, tesi verso un effetto comico, il testo contiene alcuni artifici di natura linguistica. Nel dire "addirvi (una parola)" Totò chiede che "a dirvi" si scriva tutto attaccato, con conseguente rafforzamento sintattico, e insieme esprime il concetto di "dire una parola", cioè di comunicare qualcosa, concetto peraltro puramente tautologico.
Più avanti la parola "specie" ha la funzione di legare due frasi subordinate attraverso una triplice accezione: con "ci fanno" intende dire che tutti quei soldi rappresentano un impegno oneroso, "ci fanno specie" (ci meravigliano), per rimarcare che non è loro abitudine ricorrere ad elargizioni, data la conclamata avarizia di Peppino, e aggiunge che accade in un anno di morìa bovina, quindi "specie" è usato anche come "specialmente" la ciliegina di questo periodo è la pausa:"una grande morìa delle vacche come voi -pausa- ben sapete ecc...". La stessa tonalità di Totò dettante favorisce questo uso duplice del termine: analogamente indica, con un gesto, che "quest'anno" si debba scrivere tutto attaccato.
Altri errori si possono comprendere dalle controscene di Totò mentre cerca di giustificare a Peppino le sue scelte lessicali: l'uso del punto e dei due punti e quindi del punto e punto-e-virgola per non essere tacciati di tirchieria, la voce verbale "avreta" invece di "avrete" perché il destinatario è al femminile, denominare "perché" come aggettivo qualificativo, fino all'invito a inserire la parentesi chiamandola "parente". La correzione "con l'insalata" era invece un travisamento di Peppino che poi corregge. Al termine della dettatura, Totò chiede al fratello se vuole aggiungere qualcosa, e Peppino propone "senza nulla a pretendere", come a volersi cautelare a causa della sua avarizia.
Secondo la testimonianza di Teddy Reno, la scena fu improvvisata. In origine non era riportata nel copione del film, copione che non convinceva del tutto i due attori, che, durante le riprese, stravolgevano spesso e volentieri le scene da girare. Nella versione definitiva, inoltre, si nota che Peppino scrive la seconda metà della lettera sull'ultima riga sovrascrivendola più volte.[1]
|
|