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Gli Umbri furono un popolo italico che si ritiene giunto in Italia nel II millennio a.C. e che si sovrappose e si sostituì a quelli presenti (in Umbria la presenza dell'uomo è attestata sin dal primo Paleolitico). Parlavano una lingua indoeuropea del gruppo osco-umbro, l'umbro, scritta con alfabeto proprio di derivazione greco-occidentale[1], non molto dissimile dagli altri alfabeti italici.
Occuparono un'area che in epoca classica si estendeva dall'alta e media valle del Tevere fino al mar Adriatico, comprendendo anche l'odierna Romagna: delimitata dal Tevere ad ovest e dall'Adriatico ad est; in precedenza avevano occupato anche i territori dell'odierna Toscana e della Valle Padana; poi l'espansione di Celti ed Etruschi confinò gli Umbri alla zona ad est del medio corso del Tevere, mentre ad ovest del fiume fioriva la potenza etrusca.
Indice |
Non è noto se gli Umbri indicassero se stessi con un endoetnonimo, né quale forma avesse. Il termine "Umbri" è l'etnonimo con il quale il popolo era indicato dai vicini Latini (latino umbri) e dai Greci (greco Ὄμβροι[2] o Ὀμβρικόι[3]).
| Per approfondire, vedi la voce Osco-umbri. |
L'ingresso dei popoli osco-umbri in Italia, provenienti dall'Europa centro-orientale dove si cristallizzarono come gruppo linguistico autonomo all'interno della famiglia indoeuropea, è generalmente collocato nella seconda metà del II millennio a.C., probabilmente intorno al XII secolo a.C., anche se i contorni di questo processo sono ancora oggetto di dibattito storico. L'arrivo degli Osco-umbri in Italia è stata posto da alcuni studiosi in correlazione con lo sviluppo della cultura protovillanoviana, cronologicamente compatibile; tuttavia tale nesso è, allo stato, soltanto una delle ipotesi formulate, anche se rafforzata dal fatto che gli insediamenti storici degli Umbri, soprattutto nella fase della "Grande Umbria", coincidono sostanzialmente con l'area villanoviana[4].
Descrivendone l'origine, Plinio il Vecchio afferma:
| (LA)
« Umbrorum gens antiquissima Italiae existimatur, ut quos Ombrios a Graecis putent dictos, quod in inundatione terrarum imbribus superfuissent. Trecenta eorum oppida Tusci debellasse reperiuntur. »
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(IT)
« La popolazione umbra è ritenuta la più antica d'Italia, si crede infatti che gli Umbri fossero stati chiamati Ombrici dai Greci perché sarebbero sopravvissuti alle piogge quando la terra fu inondata. È attestato che gli Etruschi sottomisero trecento città umbre »
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Questa descrizione, è oggi considerata con attenzione. Sebbene sia certo che la zona fosse abitata già da millenni prima dell'arrivo degli Indoeuropei, ai tempi di Plinio gli Umbri erano oramai la popolazione "più antica d'Italia" tra quelle allora esistenti nella penisola italica, cioè Italici ed Etruschi. Inizialmente gli Umbri avevano occupato anche i territori dell'odierna Toscana e della Valle Padana, solo successivamente conquistati da Etruschi e Galli (questo territorio viene chiamato "Grande Umbria").
Le conoscenze che si hanno fino ad ora sul popolo umbro, emergono attraverso i dati combinati delle fonti storiche (Scilace, Erodoto, Dionisio di Alicarnasso, Strabone, Plinio il Vecchio, etc.) dei rinvenimenti epigrafici e delle evidenze archeologiche. Plinio il Vecchio, parlando della sesta regione Umbra con l'Agro Gallico scrive che: ”I Siculi e i Liburni ne occuparono molti territori li cacciarono gli Umbri, che furono cacciati dagli Etruschi e questi dai Galli". Per quanto riguarda la sistemazione geografica prendiamo da Strabone alcuni passi in "Geografia" V 2/1: "[Nella terza parte dell'Italia] scorre dagli Appennini il Tevere che si arricchisce di molti fiumi in parte attraversando la stessa Etruria, per il resto separandone prima l'Umbria, quindi i Sabini ed i Latini, che vanno dai pressi di Roma fino al mare. Questi popoli confinano pertanto con il fiume e con gli Etruschi in larghezza e reciprocamente in profondità: dagli Appennini, nel punto in cui si avvicinano all'Adriatico, si estendono per primo gli Umbri, dopo questi i Sabini, ultimi gli abitanti del Lazio, tutti dipartendosi dal fiume... Gli Umbri poi, che stanno nel mezzo, fra Sabina ed Etruria, superando le montagne si spingono però fino ad Ariminum e Ravenna" E ancora: " ... con l'Etruria confina, nella parte orientale, l'Umbria che ha inizio dagli Appennini, ed anche oltre, fino all'Adriatico......” Lo Scilace, nel "Periplo" 16 f, cita: "Oltre i Sanniti vi è il popolo degli Umbri nel cui territorio è la città di Ancona. La navigazione lungo le coste dell'Umbria è di due giorni e una notte". Dionisio d'Alicamasso in "Antichità Romane", parlando degli Aborigeni afferma che: " ... gli Umbri sono un popolo antichissimo stanziato nel cuore dell'Italia attorno al "lacus Cutiliae" nella Sabina". Teopompo nel "Libro delle Storie di Filippo" afferma che alcune popolazioni costiere erano di costumi effeminati. "Il popolo degli Umbri [che viveva lungo l'Adriatico] ha un tenore di vita paragonabile ai Lidi, disponendo di buona terra, grazie alla quale ha conseguito prosperità." Dagli Etruschi ebbero uno sviluppo economico intorno al VII secolo a.C. che portò questo popolo da un sistema di vita nomade e aggregativa raccolta in villaggi formati da capanne (periodo protourbano) collocati nelle colline degli Appennini e sulle alture (castellieri) ad una forma di vita urbana costituita da grossi nuclei abitativi fortificati (Totae), impiantati in aree fertili e percorse da importanti vie per i commerci. Dalle tavole eugubine si può ricostruire l'evoluzione dell'organizzazione delle città umbre in decuvie come le decuvie Atiesiat, derivata dalla località d'Atiersio (Attiggio di Fabriano), Casilate, dall'agro Casilino e Peiediate; altre decuvie risentono del sistema gentilizio e hanno la forma plurale come la decuvia dei Clavernii (Klaverniur Chiaserna di Cantiano), dei Peraznani, situati oltre l'Esino, quindi zona di Jesi..
Inizialmente organizzati soprattutto in piccoli villaggi fortificati posti sulle alture, attorno X-IX secolo a.C. gli Umbri iniziarono ad aggregarsi in città; tra queste si contano Asisium, Fanum Fortunae, Fulginium (o Fulginia), Ikuvium, Interamna Nahars, Kamars, Luceoli, Mevania, Mevaniola, Narnia Nahars, Noukria, Ostra, Pisaurum, Plestia, Sarsina, Spoletium, Tarsina, Tifernum, Tutere, Vettona. Si trattava di città-Stato federate tra loro; secondo Strabone, Giustino e Plinio, tra le città fondate dagli Umbri vi sarebbero, tra le altre, Rimini, Ravenna[5] e Budrio[6]; Servio dice che anche Mantova era una città umbra[5].
Dopo l'arrivo degli Etruschi, che tolsero agli Umbri i territori occidentali, quelli dell'attuale Toscana e dell'Etruria tiberina, il loro territorio andò restringendosi gradualmente anche a oriente, a sud e ad est, a seguito dell'espansionismo dei Sabini e dei Piceni (entrambi in realtà derivati dagli umbri stessi attraverso l'istituto del ver sacrum[7]) e dei Galli Senoni.
| Per approfondire, vedi le voci Battaglia di Sentino e Regio VI Umbria. |
A partire dalla fine del IV secolo, gli Umbri vennero a contatto con i Romani. Alcuni anni più tardi era occupata anche la città di Nequinum, dove fu dedotta la prima colonia di diritto latino: Narnia Nahars (l'attuale Narni), nel 299 a.C.[8]. Dopo la battaglia del Sentino del 295 a.C., in cui l'esercito romano sconfisse la lega gallo-etrusco-italica, il popolo umbro fu sottomesso pacificamente ai vincitori, che premiarono la sua sostanziale neutralità nella precedente guerra permettendo agli Umbri il mantenimento dei costumi e della religione ed iniziarono a colonizzarne il territorio, (numerose altre colonie romane furono fondate, tra cui Spoleto nel 241 a.C.[8]) anche con la costruzione di importanti arterie stradali come la Via Flaminia (220 a.C.[9]). In epoca romana gli Umbri contavano 44 città con titolo di municipium o colonia.
Al passaggio di Annibale nell'Italia centrale, durante la Seconda guerra punica, gli Umbri rimasero fedeli a Roma. Gli Umbri conservarono la propria identità culturale almeno fino al I secolo d.C., epoca alla quale risalgono i testi più recenti in lingua umbra contenuti nelle Tavole eugubine; in seguito si completò il processo di romanizzazione del popolo.
| Per approfondire, vedi la voce Religione umbra. |
La religione umbra è nota principalmente attraverso le Tavole eugubine, redatte tra il V secolo a.C. e il I secolo d.C. ma che probabilmente riportano testi molto più antichi; questi documenti raccolgono prescrizioni per il collegio sacerdotale dei Fratres Atiedii, un gruppo sacerdotale composto da dodici sacerdoti devoti al dio Ju-pater (equivalente al latino Juppiter). Accanto a Ju-pater, grande importanza rivestiva la dea Cupra (Cubrar in umbro), divinità ctonia affine alla Grande Madre che i Romani identificarono con la propria Bona Dea.
Grande importanza era rivestita dai santuari dedicati alle divinità, che erano importanti centri di aggregazione religiosa e politica.
Anteriormente al X secolo a.C., questo popolo pacifico (a differenza degli altri popoli italici) sviluppò un'economia essenzialmente legata all'agricoltura, all'allevamento ed alla lavorazione dei metalli.[7]
| Per approfondire, vedi le voci Lingua umbra e Tavole eugubine. |
L'unico importante documento scritto, utile per lo studio diretto di questo popolo, è rappresentato dalle Tavole eugubine, che fu così definito dal maggior studioso di linguistica italica del Novecento, Giacomo Devoto:
| « … sono il più importante testo rituale di tutta l'antichità classica. Non possediamo nulla di simile né in lingua latina né greca: per trovare paralleli, bisogna ricorrere a letterature del vicino o lontano Oriente. » | |
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(Giacomo Devoto, Le tavole di Gubbio)
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L'umbro appartiene allo stesso gruppo della lingua osca e i testi redatti nelle due lingue rappresentano la principale fonte di conoscenza delle lingue osco-umbre. Rispetto all'osco, l'umbro presenta comunque alcuni caratteri peculiari, quali la perdita di -d finale nell'ablativo, il rotacismo di -s-, il passaggio da -ns a -f e la monottongazione dei dittonghi. Anche i suffissi del perfetto differiscono: -l- e -nç- in umbro, -tt- in osco[10].
A una fase linguistica molto più arcaica dell'umbro rispetto a quello dell Tavole, detto anche "umbro antico", vengono ricondotte alcune iscrizioni rinvenute sulla costa adriatica tra il Piceno e il Sannio, in particolare la Stele di Loro Piceno ritrovata nel 1943[10].
Dalle Tavole si desume che gli Umbri avessero una struttura religiosa, politica e legislativa complessa e molto sviluppata e che il popolo era organizzato in città-Stato federate tra loro. Pare che la stessa cultura di Roma debba molto a quella umbra.[7]