Partecipa all'assemblea di Wikimedia Italia il 20 marzo a Pistoia
Legionario romano
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Storia delle campagne militari | |
Rappresentazione di un legionario romano del I sec.d.C. | |
| Descrizione generale | |
|---|---|
| Attiva | 753 a.C. - 476 |
| Nazione | Antica Roma |
| Tipo | fanteria |
| Guarnigione/QG | accampamento romano |
| Patrono | Marte dio della guerra |
| Battaglie/guerre | si veda la voce Battaglie romane |
| Decorazioni | Dona militaria |
| Comandanti | |
| Comandante corrente | Centurione |
| Simboli | |
| Senatus popolusque romanus e l'Aquila legionaria | |
Il legionario romano era il fante che faceva parte della legione romana. In questa voce è trattata la vita del legionario di Roma dal momento del suo reclutamento al congedo e è analizzato il complesso evolversi dell'armamento dall'epoca monarchica alla crisi dell'impero.
Periodo regio e prima Repubblica (753-350 a.C.)
I primi passi
Il percorso di formazione che compì l'armamento del legionario romano nei secoli fu lungo e travagliato. Una prima vera struttura militare venne creata secondo la tradizione da Servio Tullio, prima di ciò il fante romano vestiva gli armamenti tradizionali, spesso molto colorati e vistosi, del propria tribù di origine.Tullio riformò l'esercito intorno al 370 a.C. , il quale esercito da questo momento combatté con uno schema a falange e con l'armamento degli opliti greci.La divisione tra i fanti era di censo e non più per provenienza. Questo è ciò che Dionigi di Alicarnasso scrive, facendo parlare Servio Tullio:
| « ...ho stabilito di far stimare i beni e di far tassare ognuno secondo questa stima. Perché ritengo che sia vantaggioso e conveniente per la comunità che chi possiede molto dia molto; e chi possiede poco dia poco... » |
(Dionigi di Alicarnasso, Antichità Romana, IV, 16, 4.) |
Organizzazione
Arruolamento
L'arruolamento dei soldati veniva stabilito in caso di guerra tra le varie tribù presenti a Roma [1] (da 17 iniziali passarono a 21 successivamente). Il console stabiliva la data dell'inizio della leva, di solito i contingenti delle varie tribù si radunavano in Campo Marzio. I motivi per astenersi dalla chiamata alle armi dovevano essere esaminati, nel caso in cui non fossero stati validi si veniva dichiarati desertor (disertori) e si poteva essere puniti severamente. A volte come riportatoci da Tito Livio i tempi dell'arruolamento non permettevano l'esame delle esenzioni dal servizio, il quale veniva rimandato a guerra conclusa. Il comando (imperium) era tenuto dal console che era coadiuvato per le funzioni amministrative dai tribuni. I centurioni erano scelti dai soldati.
| (LA) « Consensu omnium dilectus decernitur habeturque. Cum in contione pronuntiassent tempus non esse causas cognoscendi, omnes iuniores postero die prima luce in campo Martio adessent; cognoscendis causis eorum qui nomina non dedissent bello perfecto se daturos tempus; pro desertore futurum, cuius non probassent causam; -- omnis iuventus adfuit postero die. Cohortes sibi quaeque centuriones legerunt; bini senatores singulis cohortibus praepositi. » | (IT) « All'unanimità venne quindi decretata e sùbito messa in pratica la leva militare. Di fronte all'assemblea i consoli proclamarono che non c'era tempo per valutare i motivi per esentare dal servizio, e dunque i più giovani - nessuno escluso - dovevano presentarsi in campo Marzio all'alba del giorno successivo; solo a guerra finita si sarebbe trovato il tempo di valutare la giustificazione di chi non era andato ad arruolarsi; e quanti avessero addotto delle motivazioni poi giudicate non sufficientemente valide avrebbero ricevuto il trattamento riservato ai disertori. Il giorno successivo tutti i giovani si presentarono. Ciascuna coorte si scelse autonomamente i propri centurioni e due senatori vennero posti al comando di ognuna di esse. » |
(Tito Livio, Ab Urbe condita, III, 69) | |
Armamento
Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! |
Periodo medio repubblicano (350-104 a.C.)
Organizzazione
Intorno 350 a.C. si costituì la legione manipolare, questa presentava caratteristiche innovative dal punto di vista tattico: favoriva una maggiore efficacia in terreni non pianeggianti ed era meno vulnerabile ai cedimenti.Di questo tipo di formazione parlano vari autori classici (Livio, Polibio), tra le varie descrizioni ci sono alcune differenze. In sostanza la legione era costituita su varie file di manipoli: velites, hastati, principes e triarii. Ogni soldato doveva procurarsi il proprio armamento, quindi i soldati più giovani e più poveri avevano un armamento più leggero. In questo periodo chi poteva permetterselo si procurava una lorica hamata (armatura composta da piccoli anelli intrecciati tra loro, che poi verrà semplicemente chiamata cotta di maglia).
Reclutamento
Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! |
Addestramento
Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! |
Trattamento economico
Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! |
Armamento
Velites
| Per approfondire, vedi la voce Velites. |
Erano soldati di fanteria leggera poco armati, aprivano il combattimento lanciando i loro giavellotti (hasta velitaris[3]). I velites avevano almeno due giavellotti lunghi in tutto circa 112 cm e spessi 1,85 cm, la punta in metallo contava circa 22 cm della lunghezza totale[4].Polibio ci fa sapere dell'uso da parte dei velites di una spada (makhaira), secondo Tito Livio era utilizzato il gladius hispaniensis, che era una spada lunga che era utilizzata anche dalla fanteria pesante[5][6].Questi soldati portavano uno scudo piccolo (circa 1 metro) e rotondo chiamato parmula, non indossavano un'armatura ma solo un semplice elmo talvolta coperto da una pelle di animale.Questo tipo di fanti venivano collocati davanti allo schieramento e avevano la funzione di sfoltire i ranghi avversari lanciando i loro giavellotti per poi ritirarsi velocemente nelle loro linee.
| (LA) « Hic miles tripedalem parmam habet et in dextera hastas, quibus eminus utitur; gladio Hispaniensi est cinctus; quodsi pede collato pugnandum est, translatis in laevam hastis stringit gladium. » | (IT) « Questi infatti hanno uno scudo di tre piedi, sulla destra tengono aste che utilizzano nel combattimento a distanza, portano però al fianco il gladius hispaniensis e se vengono al corpo a corpo, passano le aste alla mano sinistra e impugnano la spada. » |
(Tito Livio, Ab Urbe Condita, XXXVIII, 21) | |
Hastati
| Per approfondire, vedi la voce Hastati. |
Erano soldati di fanteria pesante armati di gladius hispaniensis e hasta (giavellotto pesante), portavano un lungo scudo ovale.[7] Questi soldati indossavano come protezione al torace una placca di metallo rettangolare legata con lacci di cuoio. Il loro elmo (di ispirazione greco-attica) era spesso ornato di piume sull'apex, questo aveva delle cerniere per collegare i paragnatidi (parti dell'elmo che coprono le guance) al coppo.[8]
Principes
| Per approfondire, vedi la voce Principes. |
Erano soldati di fanteria pesante più esperti degli Hastati nonostante fossero ugualmente organizzati e armati.
Triarii
| Per approfondire, vedi la voce Triarii. |
Erano i soldati di fanteria pesante più esperti della legione, armati come i principes. A differenza di hastati e principes portavano una lancia da urto. Spesso i triarii potevano indossare una lorica hamata. I ruoli dei soldati si andarono uniformando, fino a quando con la riforma di Mario del 107 a.C. si formò la legione coortale che raggruppava il manipolo degli hastati, dei principes e dei triarii in una sola coorte.
Periodo tardo repubblicano (104-31 a.C.)
Organizzazione
Il reclutamento
Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! |
Addestramento
Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! |
Trattamento economico
Il legionario percepiva uno stipendium annuo che era considerato come una sovvenzione per il servizio militare (anche quando il legionario divenne un soldato professionista con la riforma di Mario, non venne mai considerato un mercenario). La maggior parte dei proventi del legionario era costituita dai bottini di guerra e dalle elargizioni straordinarie dei generali. La ricchezza del bottino variava a seconda del luogo conquistato, erano cosiderati parte di questo anche gli schiavi che venivano poi venduti dai legionari. Dopo 20 anni di servizio circa veniva concesso un premio per il congedo onorevole (honesta missio) che poteva consistere in un terreno o un premio in denaro. Beneficiavano di questi premi anche i legionari congedati anzitempo per ferite o malattie o i congedati per volere del comandante. La perdita dei benefici avveniva con il congedo disonorevole (ignominiosa missio).
| (LA) « Sed consul expletis legionibus cohortibusque auxiliariis in agrum fertilem et praeda onustum proficiscitur, omnia ibi capta militibus donat; dein castella et oppida natura et viris parum munita aggreditur, proelia multa, ceterum leuia, alia aliis locis facere. Interim novi milites sine metu pugnae adesse, videre fugientis capi aut occidi, fortissimum quemque tutissimum, armis libertatem patriam parentisque et alia omnia tegi, gloriam atque divitias quaeri. Sic brevi spatio novi ueteresque coaluere, et virtus omnium aequalis facta. » | (IT) « Il console, sostituite le perdite nelle legioni e nelle unità ausiliarie, si dirigeva verso luoghi fertili con grandi possibilità di saccheggio. Lì distribuì tutto il bottino ai suoi soldati, assaltando poi velocemente le cittadelle e i forti di quei posti con minore protezione naturale e dove mancavano guarnigioni: i combattimenti, anche se di non grande entità, si scatenavano ovunque. Così anche le nuove reclute partecipavano ai combattimenti senza timore; si rendevano conto che chi scappava veniva preso e trucidato immediatamente, mentre chi si dimostrava valoroso veniva ripagato con la salvezza e con le armi, cosicchè non solo erano più solleciti a combattere per la libertà, la patria e per i loro beni, ma ottenevano anche il guadagno della ricchezza e della gloria. Di lì a poco le nuove reclute e i veterani si integrarono perfettamente e con pari valore. » |
(Sallustio, Bellum Iugurthinum, LXXXVII) | |
Armamento
Il legionario repubblicano del III-I sec. a.C.
| Per approfondire, vedi la voce Pilum. |
Indossava una lorica hamata con un rinforzo sulle spalle chiamato umeralis; un gladio e uno scudo semi rettangolare con la parte superiore e inferiore tondeggianti.In questo periodo nasce un tipo di giavellotto chiamato pilum. Infatti quando il legionario scagliava il pilum, questo al contatto con gli scudi si piegava e pendendo da una parte ne impediva l'utilizzo. Inoltre se toccava terra, rompendosi, non sarebbe potuto essere utilizzato dal nemico. Vi sono ipotesi dell'archeologia sperimentale che asseriscono che questa qualità dei pila fosse solo "addizionale" e che fosse stato studiato per trapassare gli scudi piuttosto che piegarsi.[9][10] Sulla testa il legionario portava diversi tipi di elmi a seconda del secolo, della legione e del luogo dove combatteva.
L'elmo Montefortino (V-I sec. a.C.)
| Per approfondire, vedi la voce Elmo (esercito romano). |
Intorno dalla fine del V secolo si introdusse un nuovo tipo di elmo di provenienza celtica, chiamato Montefortino dal nome di una necropoli vicino ad Ancona, venne utilizzato fino al I secolo a.C. Presentava un coppo allungato, che garantiva maggiore resistenza ai colpi dall'alto. Nella parte più alta dell'elmo era collocato un apex (a volte fabbricato a parte e poi aggiunto, oppure fuso con l'intero coppo), sul quale si inserivano delle piume, con lo scopo di far sembrare più alti i soldati all'occhio del nemico.L'elmo Montefortino fu catalogato dal Robinson con sei lettere (A, B, C, D, E, F) alle quali corrispondono sei tipologie diverse. Nei modelli è assente un rinforzo frontale e il paranuca è solo accennato. I modelli più recenti assomigliavano molto ai coevi elmi Coolus.
L'elmo Coolus (III sec. a.C. - I sec. d.C.)
L'elmo di tipo Coolus prende il nome da Coole in Francia. Questo tipo di elmo esiste fin dal III secolo a.C., ma iniziò a sostituire il Montefortino solo nel I secolo a.C. Non è molto diverso dall'elmo Montefortino, ma presenta un coppo semisferico. I primi due modelli (A e B) erano molto semplici, ma fin dal modello "C" erano presenti il rinforzo frontale e un paranuca pronunciato. Questi due elementi servivano per proteggere il soldato dai colpi sulla testa che sarebbero scivolati, ferendolo sulla schiena o in viso. Anche questo elmo presentava un apex e due grandi paragnatidi, era assente però una protezione per le orecchie. L'elmo Coolus fu catalogato dal Robinson con nove lettere (A, B, C, D, E, F, G, H, I) alle quali corrispondono nove tipologie diverse.
L'elmo Agen-Port (I sec. a.C.)
Gli elmi Agen-Port sono catalogati in soli due modelli (A e B). Sono particolari elmi diffusi durante le campagne di Cesare e hanno alcune caratteristiche che possono essere considerate progenitrici degli elmi gallici imperiali. Nell'elmo Agen-Port di tipo "B" è da segnalare il disegno in rilievo di due sopracciglia.
Età imperiale (I-II sec. d.C.)
Organizzazione
Arruolamento
Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! |
Trattamento economico
Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! |
Armamento
Il legionario del I sec. d.C.
Con l'inizio dell'impero l'armamento del legionario romano cambia drasticamente. Il legionario del I secolo a.C. è nell'immaginario comune lo stereotipo di soldato romano. Questo soldato indossava sopra la tunica una pesante lorica segmentata del tipo Kalkriese o Corbridge, due nuovi tipi di elmi chiamati gallico imperiale e italico imperiale, un pilum e uno scudo rettangolare con i disegni e il nome della propria legione. Al cinturone molto decorato (il balteus) erano appesi il gladio di tipo Mainz o un gladius ispaniensis a destra (questa posizione permetteva al soldato di estrarla senza disturbare il braccio con cui teneva lo scudo), il pugio (un piccolo pugnale) a sinistra e il cingulum. Quest'ultimo consisteva in quattro o cinque pendagli, che durante il combattimento producevano un suono metallico con lo scopo di atterrire il nemico. Per evitare le abrasioni al collo prodotte dalla corazza, il legionario indossava un'imbottitura sulle spalle chiamata focale e un fazzoletto al collo. Come sempre a seconda dei nemici che la legione doveva affrontare i fabbri apportavano modifiche e accorgimenti sull'armamento.
Lorica segmentata del tipo Kalkriese
Si diffuse all'inizio del I secolo d.C., venne sostituita dopo poco tempo dalla lorica del tipo Corbridge. Era costituita da molte più fibbie e lacci della lorica Corbidge, ma in sostanza la struttura era uguale.[11]
La lorica segmentata del tipo Corbridge
La lorica segmentata del tipo Corbridge è una armatura composta da piastre di metallo (7 orizzontali e 5 verticali sulle spalle del soldato). Si iniziò a diffondere dal 50 d.C. circa.Questa armatura è molto facile da trasportare ma difficile e scomoda da indossare, in quanto le placche erano unite tra loro da lacci e piccoli componenti, i quali si potevano rompere durante il combattimento e dovevano essere sempre sostituiti.
Gli elmi gallico imperiali e italico imperiali
I primi erano notevolmente influenzati dagli elmi gallici anche nelle decorazioni (per questo elmi gallico imperiali). I secondi, di produzione delle officine italiche, erano di ispirazione greco-italica soprattutto nella forma del coppo, leggermente allungata in avanti (visibile maggiormente nei primi modelli), e delle paragnatidi. Gli elmi gallico imperiali presentavano un coppo semisferico e, come gli italico imperiali, un esteso paranuca e un rinforzo frontale. Dopo la guerra di Traiano in Dacia del 101 d.C. vennero aggiunti dei rinforzi incrociati sul coppo, in quanto i Daci utilizzavano spade ricurve con le quali superavano lo scudo romano e colpivano dall'alto.[12] Gli elmi gallico imperiali sono caratterizzati dalla presenza sulla parte frontale del disegno in rilievo di due sopracciglia. Questi elmi sono stati prodotti prevalentemente in ferro, in alcuni casi però possono essere in bronzo.
Gli elmi gallico imperiali sono stati classificati dal Robinson con le lettere dalla A alla K, gli italico imperiali dalla A alla H. Questi due tipi di elmo sono raggruppati da altri studiosi nella grande famiglia degli elmi Weisenau.
Il legionario del II sec. d.C.
| Per approfondire, vedi la voce Lorica manica. |
Questo legionario indossava solitamente una lorica del tipo Newstead, non portava più il gladio ma una spatha. L'iconografia dello scudo in questo periodo cambia completamente, non si usa più il pilum ma una normale lancia. Il legionario può portare un elmo in ferro da cavalleria ausiliaria del tipo “E”, il quale era molto protettivo, oppure il solito elmo italico imperiale.[13]In questo periodo spesso le legioni utilizzavano armamenti diversi a seconda del territorio in cui erano di stanza e dei nemici da affrontare. Infatti in questo periodo si diffusero tra molte legioni la lorica squamata (già esistente fin da prima del II sec. a.C. e usata soprattutto dai reparti di cavalleria) e alcune protezioni alle braccia e alle gambe.
Lorica segmentata del tipo di Newstead
La lorica di Newstead è una armatura utilizzata dai legionari romani dal II secolo d.C. circa. I primi ritrovamenti (mai completi) di questa armatura si ebbero fin dai primi anni del '900. Era una lorica simile a quella Corbridge ma con meno piastre orizzontali (solitamente 5). Le numerose cerniere della lorica Corbridge furono sostituite da ganci più difficili da rompere.[14][15]
Lorica squamata
| Per approfondire, vedi la voce Lorica squamata. |
Questa armatura era composta da piccole placchette di metallo o cuoio, chiamate squamae perché simili alle squame dei pesci, cucite tra loro.
La Crisi e la riforma Diocleziano e Costantino (III-IV secolo).
La crisi del III secolo
Durante il III secolo d.C. l'impero subì cinquant'anni di crisi. Le legioni romane si trovarono ad affrontare eserciti barbarici basati quasi esclusivamente sulla cavalleria (vedi i catafratti), quindi la figura del fante venne sminuita. Il legionario nel IV secolo d.C. indossava solo una tunica con una cotta di maglia, aveva uno scudo rotondo e una lancia lunga per disarcionare il nemico. Il fante portava con se una spada e che assomigliava sempre più a quelle medievali e un elmo di origine sasanide con il paranaso tipico del medioevo.[16]
Riforma di Diocleziano e miglioramenti di Costantino
Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! |
Organizzazione
Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! |
Reclutamento
Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! |
Voci correlate
Collegamenti esterni
Note
- ^ Livio, III,69
- ^ P.Connolly, Greece and Rome at war, pp.129-130.
- ^ Giuseppe Cascarino, L'Esercito Romano, Armamento e organizzazione", Vol. I, pag. 137
- ^ Giuseppe Cascarino, L'Esercito Romano, Armamento e organizzazione", Vol. I, pag. 79
- ^ Tito Livio, Ab Urbe Condita, XXXVIII, 21
- ^ Giuseppe Cascarino, L'Esercito Romano, Armamento e organizzazione", Vol. I, pag. 79
- ^ Giuseppe Cascarino, L'Esercito Romano, Armamento e organizzazione", Vol. I, pag. 79
- ^ Silvano Mattesini, Le Legioni Romane, L'armamento in mille anni di storia, pag. 46
- ^ L.Bonacina (Vexillum 1, 2007)
- ^ P.Connolly (JRMES 12/13, 2003)
- ^ Giuseppe Cascarino, L'Esercito Romano, Armamento e organizzazione, Vol. II, pag. 140
- ^ Silvano Mattesini, Le Legioni Romane, L'armamento in mille anni di storia, pag. 23
- ^ Silvano Mattesini, Le Legioni Romane, L'armamento in mille anni di storia, pag. 147
- ^ Giuseppe Cascarino, L'Esercito Romano, Armamento e organizzazione, Vol. II, pag. 142
- ^ Silvano Mattesini, Le Legioni Romane, L'armamento in mille anni di storia, pag. 147
- ^ Silvano Mattesini, Le Legioni Romane, L'armamento in mille anni di storia, pagg. 174-175
Bibliografia
Fonti classiche
- Dionigi di Alicarnasso, Antichità Romana
- Giulio Cesare, De bello civili
- Testo latino completo su VICIFONS
- Testo latino completo su VICIFONS
Fonti moderne
- E.Abranson e J.P. Colbus, La vita dei legionari ai tempo della guerra di Gallia, Milano 1979.
- G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. I - Dalle origini alla fine della repubblica, Rimini 2007.
- G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008.
- Giuseppe Cascarino, Carlo Sansilvestri, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. III - Dal III secolo alla fine dell'impero d'occidente, Rimini 2009
- Giuseppe Cascarino, Carlo Sansilvestri, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. III - Dal III secolo alla fine dell'impero d'occidente, Rimini 2009
- M.C.J. Bishop, Roman Military Equipmen from the Punic War to the Fall of Rome, Oxbow Books, Oxford 2006
- M.C.J. Bishop, Lorica segmentata, Vol I. A handbook of articulates Roman plate armour, The Armatura Press, Braemar 2002
- M.C.J. Bishop, Lorica segmentata, Vol II. A handbook of articulates Roman plate armour, The Armatura Press, Braemar 2003
- P.Connolly, L'esercito romano, Milano 1976.
- P.Connolly, Greece and Rome at war, Londra 1998. ISBN 1-85367-303-X
- N.Fields, Roman Auxiliary Cavalryman, Oxford 2006.
- A.K. Goldsworthy, The Roman Army at War, 100 BC-AD 200, Oxford - N.Y 1998.
- L.Keppie, The Making of the Roman Army, from Republic to Empire, Londra 1998.
- Y.Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008.
- Y.Le Bohec, Armi e guerrieri di Roma antica. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, Roma 2008. ISBN 978-88-430-4677-5
- S.McDowall, Late Roman Infantryman, Oxford 1994.
- A.Milan, Le forze armate nella storia di Roma Antica, Roma 1993.
- H.Parker, The Roman Legions, N.Y. 1958.
- Robinson, H. Russel, The armour of Imperial Rome, Arms and Armour Press, 1975
- Silvano Mattesini, Le Legioni Romane, L'armamento in mille anni di storia, Gremese Editore, 2006
- A.Watson, Aurelian and the Third Century, Londra & New York 1999.
- G.Webster, The Roman Imperial Army, Londra - Oklahoma 1998.
Boggle