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definition - lingua siciliana

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Lingua siciliana

                   
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Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine lingua se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine dialetto.

Siciliano (Sicilianu)
Creato da {{{creatore}}}
Contesto {{{contesto}}}
Parlato in Italia e comunità di emigranti
Regioni Bandiera della SiciliaSicilia e altri 30 comuni
Periodo {{{periodo}}}
Persone 8 milioni
Classifica non nelle prime 100
Scrittura {{{scrittura}}}
Tipo SOV sillabica
Filogenesi Lingue indoeuropee [1]
 Italiche
  Romanze
   Siciliano[2]
Suddivisioni {{{sub1}}}
Statuto ufficiale
Nazioni
Regolato da
Codici di classificazione
ISO 639-1
ISO 639-2 scn
ISO 639-3 scn  (EN)
ISO 639-5 {{{iso5}}}
SIL SCN  (EN)
SIL {{{sil2}}}
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
Tutti li òmini nàscinu lìbbiri e li stissi nti la dignitati e nti li diritti. Iddi sunnu addutati di raciuni e di cuscenzia e hannu a travagghiari nzèmmula cu lu spìritu di la fratirnitati.
Traslitterazione
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Dialetti italiani meridionali estremi.jpg

Distribuzione geografica del Siciliano
(LA)
« Et primo de siciliano examinemus ingenium, nam videtur sicilianum vulgare sibi famam pre aliis asciscere, eo quod quicquid poetantur Ytali sicilianum vocatur [...] »
(IT)
« E per prima cosa facciamo un esame mentale a proposito del siciliano, poiché vediamo che il volgare siciliano si attribuisce fama superiore a tutti gli altri per queste ragioni: che tutto quanto gli Italiani producono in fatto di poesia si chiama siciliano [...] »

Il siciliano (nome nativo sicilianu) è una lingua romanza della Sicilia, e classificato nel gruppo siciliano al pari del salentino e del calabrese centro-meridionale. Molti filologi[3] ed anche l'organizzazione Ethnologue, descrivono il siciliano come «abbastanza distinto dall'italiano tipico tanto da poter essere considerato un idioma separato», il che risulta ovvio da qualsiasi analisi dei sistemi fonologici, morfologici e sintattici, nonché per quanto riguarda il lessico. Peraltro il siciliano non è una lingua derivata dall'italiano, ma, al pari di questo, direttamente dal latino. Anche l'Unesco riconosce al siciliano lo status di lingua madre e lo inserisce tra le lingue europee non a rischio di estinzione.

Indice

  Distribuzione geografica

Il siciliano nelle sue varietà è correntemente parlato da circa 5 milioni di persone in Sicilia, oltre che da un numero imprecisato di persone emigrate o discendenti da emigrati delle aree geografiche dove il siciliano è madrelingua, in particolare quelle trasferitesi nel corso dei secoli passati negli USA (dove addirittura si è formato il Siculish), in Canada, in Australia, in Argentina, in Belgio, in Germania e nella Francia meridionale.

  Lingua ufficiale

La lingua siciliana si deve ritenere una Lingua Regionale o minoritaria ai sensi della Carta europea per le lingue regionali e minoritarie, che all'Art. 1 afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue... che non sono dialetti della lingua ufficiale dello stato". La "Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie" è stata approvata il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1 marzo 1998. L'Italia ha firmato tale Carta il 27 giugno 2000 ma non l'ha ancora ratificata.

  Rapporto di Ethnologue sulla lingua siciliana

  Nomi alternativi

I nomi alternativi del siciliano sono: Calabro-Siciliano, Sicilianu, Siculo, Siceliota. Il termine "Calabro-Siciliano" si riferisce al fatto che una forma del siciliano, o un dialetto collegato con il siciliano, è parlata nella parte centrale e meridionale della Calabria. Il termine "Siculo" (o siculu) descrive uno dei più grandi gruppi etnici preistorici che occuparono la Sicilia prima dell'arrivo dei Greci nell'VIII secolo a.C. (si veda sotto). Può anche essere usato come aggettivo per qualificarsi o definire le origini di una persona, per esempio "Siculo-Americano" (siculu-miricanu) o "Siculo-Australiano".

  Dialetti

Siciliano proprio

  Altre osservazioni

La maggior parte dei siciliani è descritta come bilingue. Da notare una influenza forte del francese e del castigliano (sottolineata anche in seguito); in genere tale lingua può essere classificata meglio come "Romanzo Meridionale" piuttosto che "Italo-Occidentale".

  Storia

La ricchezza di influenze della lingua siciliana (greco, latino, arabo, francese, provenzale, tedesco, catalano, castigliano e italiano) deriva dalla posizione geografica dell'isola, centrale nel Mar Mediterraneo, visitata durante i millenni da molte delle popolazioni mediterranee dai cui idiomi ha ereditato il vocabolario e le forme grammaticali.

  Antiche parlate indigene della Sicilia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Lingua sicana e Lingua sicula.

Prima della conquista greca e fenicia, la Sicilia era occupata dalle popolazioni autoctone: Sicani, Elimi e Siculi (fra il secondo e il primo millennio a.C.).

L'élimo, lingua parlata dal popolo siciliano della Sicilia sud-occidentale, era probabilmente di ceppo indoeuropeo, più precisamente di tipo anatolico. Lo studio di questa lingua è relativamente recente e risale agli anni sessanta[4]. Non si sa quasi nulla del sicano, lingua del popolo della Sicilia centro-occidentale. Vengono considerate sicane tutte le iscrizioni non indoeuropee rinvenute nell'isola, ma si tratta solo di supposizioni[5]. Per quanto riguarda il siculo, idioma dell'antico popolo egemone della Sicilia, è quasi sicuramente una lingua vicina al greco[6]. Non si hanno neanche in questo caso certezze perché probabilmente i documenti conservati sono stati influenzati dalle ondate colonizzatrici. Altre teorie suffragate da interessanti coincidenze[7], riguardo l'origine del linguaggio dei siculi, vorrebbero quest'ultimo apparentato con il sanscrito[8][9].

  Fenici, greci e romani

Successivamente l'isola fu occupata da fenici (fra decimo ed VIII secolo a.C.) e greci (dall'VIII secolo a.C.). Élimi, Sicani e Siculi si ritirarono all'interno dell'isola, conservando lingua e tradizioni. Sulle coste occidentali, le colonie parlavano la lingua cartaginese, con la presenza delle città fenicie di Mozia, Lilibeo, Palermo e Solunto. Su quelle orientali, si diffuse invece il greco. Quest'ultima lingua per secoli fu quella della cultura dell'isola, anche dopo la conquista da parte dei romani nel III secolo a.C. In questo periodo, nella zona dello Stretto, si stanziò anche una popolazione italica, i Mamertini, che portarono con sé la propria lingua del ceppo Osco-Umbro affine al Sannita.

L'arrivo del latino intaccò fortemente l'identità linguistica siciliana. Il punico-cartaginese si estinse nel primo periodo dell'Impero romano, le parlate indigene andarono poco a poco scomparendo, il greco sopravvisse ma fu prevalentemente la lingua delle classi povere della città. I ceti urbani più ricchi e la popolazione delle campagne adottarono invece la lingua dei nuovi dominatori, che fu favorita anche dalla cristianizzazione.

  Sviluppo linguistico dal Medioevo

Verso l'anno 1000 la Sicilia era dominata dai Saraceni. L'estremo sud della penisola italiana faceva parte dell'Impero bizantino e vi si parlava principalmente il greco, anche se molte comunità godevano di una certa indipendenza da Costantinopoli. Il principato di Salerno era lombardo. I lombardi (o langobardi) inoltre avevano cominciato a trasformare alcuni dei territori bizantini ed erano riusciti a stabilire alcune città-stati indipendenti. Era in questo contesto che i normanni entravano nella storia dell'Italia meridionale in numero sempre crescente durante la prima metà del XI secolo.

  Influenze

  Influenza mediterranea e indoeuropea antica

Le influenze più antiche, visibili in siciliano ancora oggi, esibiscono sia gli elementi mediterranei preistorici che gli elementi indoeuropei preistorici ed occasionalmente un punto d'incrocio di entrambi. Si può dire con certezza che rimangono parole preindoeuropee in siciliano di un'origine mediterranea antica, ma non si può essere più precisi di così[senza fonte]. Si può talvolta ritenere che una certa parola abbia derivazione preistorica, ma non è sempre certo se i siciliani l'abbiano ereditata direttamente dalle popolazioni autoctone o se il termine sia arrivato per un'altra via.

Le parole con una derivazione mediterranea preistorica si riferiscono spesso alle piante della regione mediterranea o ad altre caratteristiche naturali.

  • alastra - generica di alcune specie di leguminose spinose
  • ammarrari - costruire un canale, un passaggio e simile; fermare, bloccare, ad esempio una corrente d'acqua
  • calancuni - onda alta e impetuosa di fiume o di torrente in piena
  • racioppu - raspollo, da tema mediterraneo rak
  • timpa - una pietra grande, poggetto, balza (ma notate greco týmba, tumolo, latino tumba e tumulus, da cui anche catalano timba, dirupo).

Ci sono inoltre parole siciliane con un'origine indoeuropea antica che non sembrano derivare dai gruppi di lingue principali connesse normalmente con il siciliano, cioè si sospetta che siano passate al siciliano da una fonte indoeuropea molto antica. Il Siculo è una fonte possibile come fonte di tali parole, ma esiste inoltre la possibilità di un punto d'incrocio fra le parole mediterranee antiche e le forme indoeuropee introdotte. Alcuni esempi delle parole siciliane con un'origine indoeuropea antica:

  • dudda - mora; come indoeuropeo roudho, gallese rhudd, serbo rūd, lituano rauda significando il colore "rosa"; Romeno "dudă"
  • scrozzu - infermiccio, venuto su a stento, imbozzacchito; come lituano su-skurdes arrestato nella sua crescita.
  • sfunnacata - moltitudine, indoeuropeo und/Fund acqua

  Influenza greca

L'influenza greca rimane fortemente visibile. Per una parola di origine greca non è facile capire a partire da quale periodo greco i siciliani iniziarono ad usarla (se in occupazione pre-romana o in periodo bizantino) o, ancora, se la stessa parola non sia arrivata in Sicilia per vie diverse. Ad esempio, per quando i romani avevano occupato la Sicilia nel III secolo a.C., la lingua latina aveva già preso in prestito diverse parole dalla lingua greca.

Le seguenti parole siciliane sono di origine greca (sono inclusi alcuni esempi dove è poco chiara se la parola derivi direttamente dal greco o attraverso il latino):

  • "arà" - intercalare: orsù, suvvia (da ara')
  • appizzari - appendere, attaccare, sprecare (da (eks)èpeson)
  • babbaluciu - lumaca (da boubalàkion)
  • babbiari - scherzare (da babazo, da cui abbiamo: babbazzu e babbu - stupido; ma notate latino babulus e castigliano babieca, da baba, e anche bobo, stupido, dal latino balbus, balbuziente)
  • bucali - boccale (da baukalion)
  • bùmmulu - piccola brocca per l'acqua (da bombule; ma latino bombyla)
  • càntaru (cantaru anche in salentino) - tazza (da kantharos)
  • cantunèra - angolo (da kanduni)
  • cartedda - grande cesta intessuta di canne o altro materiale legnoso (da kartallos; ma latino cratellum)
  • carusu - ragazzo (da kouros; ma latino carus - caro, sanscrito caruh - amabile)
  • casèntaru - lombrico (da gâs ènteron)
  • chìanca - macelleria (chìancheri macellaio - dal verbo greco kiankeo macellare)
  • cirasa - ciliegia (da kerasos; ma latino cerasum, e castigliano cereza)
  • ciciulìu - dolce pasquale di forma circolare, chiacchierare (da kyclos)
  • cona - icona (da eikona; ma latino icona)
  • crastu - montone (da kràstos)
  • macàri - beato, anche (da macàri)
  • màrmaru - marmo (da màrmaro)
  • cammisa - camicia (da poucamiso)
  • tumazzu - formaggio stagionato (da tumassu)
  • crìu - setaccio (da krino)
  • cuddura - pane di forma circolare (da kollyra; ma latino collyra)
  • rasta (crasta in salentino) - vaso per piantarvi fiori (da gastra; ma latino gastra)
  • liccu - ghiotto (da liknos).
  • naca - culla (da nake)
  • nicu - piccolo (da nicròs o micròs)
  • ntamari - sbalordire (da thambeo)
  • pistiari - mangiare (da esthìō)
  • piricòcu (pircòca in salentino) - albicocco (da praicòcchion)
  • pitrusinu - prezzemolo (anche in salentino) (da petroselinon)
  • timogna - cumulo di grano (da themoonia)
  • tabbutu - bara (da tapto seppellire, rendere gli onori funebri)[10][11][12][13]
  • tuppiàri o tuppuliari (tuzzàri in salentino) - bussare (da typtō).

Il termine partuallu - arancia (da alcuni considerato derivante dal greco portokali) è invece di derivazione araba ("burtuqal").

  Influenza araba

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Lingua siculo-araba.

Nel 535, l'imperatore Giustiniano I di Bisanzio fece diventare la Sicilia una provincia dell'Impero bizantino e, per la seconda volta nella storia siciliana, la lingua greca risuonava forte attraverso l'isola. Mentre il potere dell'impero di Bisanzio iniziava a diminuire, la Sicilia venne conquistata progressivamente dai Saraceni dell'Africa del nord, dalla metà del IX secolo alla metà del X secolo. Durante il periodo di governo degli emiri arabi la Sicilia poté godere di un periodo di continua prosperità economica e di una viva vita culturale e intellettuale. L'influenza araba si trova in circa 300 parole siciliane di notevole importanza, la maggior parte delle quali si riferiscono all'agricoltura e alle attività relative. Ciò è comprensibile perché i saraceni introdussero in Sicilia un sistema di irrigazione moderno e nuove specie di piante agricole, che rimangono tutt'oggi endemiche nell'isola.

Alcune parole di origine araba:

  • bagghiu - cortile (da bahah)oppure tardo latino ballium (cortile circondato da alti edifici o muri).
  • balata - pietra o per estensione tomba (da balat, pietra)
  • burnia o brunìa - giarra (da burniya; ma latino hirnea)
  • capu-rrais - capo, capobanda (da raʾīs; capo)
  • cafìsu - misura per l'acqua (e, soprattutto, per l'olio) (da qafīz, in realtà misura per aridi)
  • carrubba - frutto del carrubo (da harrubcfr. castigl. algarroba)
  • cassata - una torta tipica siciliana, con ricotta (da qashata; ma latino caseata – qualcosa fatta di formaggio; castigliano quesada o quesadilla)
  • ciolla - volg. per "pene" (dal persiano "cholòn", idem)
  • dammusu - soffitto (dal verbo dammūs, "cavità, caverna")
  • favara - sorgente d'acqua (da fawwara fonte)
  • coschina - ombra (da coschin ombra) a volte ombra viene detto: ùmmira, ma anche coschina
  • jarrùsu - giovane effeminato (da ʿarùsa, sposa)
  • gebbia - vasca di conservazione dell'acqua utilizzata per l'irrigazione (da jabh, cisterna)
  • giuggiulena - seme di sesamo (da giulgiulan)
  • giurana - rana (da jrhanat)
  • limmìccu - moccio (da al-ambiq)
  • maìdda - recipiente in legno usato per impastare la farina (da màida, mensa, tavola)
  • mischinu - poverino (dall'arabo miskīn, cfr. castigl. mezquino, sardo mischinu)
  • noria - ruota idraulica (dall'arabo n'r, vociare, zampillare)
  • saia - canale (da sāqiya, irrigatrice, cfr. castigl. acequia)
  • sciàbaca o sciabachèju - rete da pesca (da sabaka)
  • taliàri - guardare, osservare (da ṭalaʿa´; castigliano atalaya, torre, altura, e atalayar, registrare il campo da una torre o altura, osservare, spiare, dall'arabo ispanico attaláya´)
  • tannùra - cucina in muratura (da tannūr, forno)
  • tùmminu - tumolo (misura agraria) (da tumn)
  • vaddara - ernia (da adara)
  • zabbara - agave (da sabbara)
  • zaffarana - zafferano (da zaʿfarān e questi dal persiano; castigliano azafrán, dall'arabo ispanico azza´farán)
  • zagara - fiore dell'arancio (da zahr, fiore; casigliano azahar, dall'arabo ispanico azzahár)
  • zaccànu - recinto per le bestie (da sakan)
  • zammù - anice (da zammut)
  • zibbibbu - tipo di uva a grossi chicchi (da zabīb, "uva passita") da cui deriva il vino
  • zìrru - recipiente (da zir)
  • zuccu - tronco dell'albero (da sūq; ma aragonese soccu e castigliano zoquete, quest'ultimo forse dal celtico tsucca)

Numerosi sono anche i toponimi arabi:

  • Alcàntara deriva da al-qantar (il ponte, identico toponimo si registra in Spagna)
  • Alia deriva da yhale (viale, identico toponimo si registra in Spagna)
  • Calascibetta, Calatabiano, Calatafimi, Caltagirone, Caltanissetta, Caltavuturo, derivano da qalʿa (cittadella, fortificazione)
  • Marsala, Marzamemi da marsa (porto)
  • Mongibello, Gibellina, Gibilmanna, Gibilrossa da gebel (monte)
  • Racalmuto, Regalbuto, Ragalna, Regaleali da rahl (luogo di soggiorno, quartiere)
  • Giarre, Giarratana da giarr (contenitore o giara di terracotta)
  • Misilmeri, da Menzel-el-Emir (منزل الأمير) (villaggio dell'Emiro)

Nonché alcuni cognomi:

  • Butera - possibile che derivi da un'italianizzazione del nome arabo Abu Tir (padre di Tir), o anche dal mestiere del capostipite espresso dal vocabolo arabo butirah (pastore) o una possibile origine greca (vedi influenza greca)
  • Buscema - "abu-samah-dal grande neo" - tipico della Sicilia Sud-Orientale e toponimo in provincia di Siracusa
  • Caruana - dall'arabo che a sua volta proviene dal persiano kārwān "carovana" convoglio di cammelli, dromedari e altri animali da trasporto
  • Cassarà - da qasr castello - "castello di Allah (o Ali)"
  • Fragalà - "gioia di Allah"
  • Gebbia - gebihja vasca o cisterna
  • Gedda - Jeddha toponimo in Arabia Saudita
  • Sciarrabba, Sciarabba - da sarab bevanda (di solito vino o altri alcolici) - "bevitore, beone, crapulone". Da sarab viene la parola italiana sciroppo e sorbetto
  • Taibi - tayyb "molto buono"
  • Vadalà, Badalà - "servo di Allah"
  • Zappalà - "forte in Allah"

  Influenza franco-normanna

Quando i due condottieri normanni più famosi dell'Italia meridionale, Ruggero I di Sicilia e suo fratello, Roberto il Guiscardo, iniziarono la conquista della Sicilia nel 1061, controllavano già l'estremo sud dell'Italia (la Puglia e la Calabria). A Ruggero sarebbero stati necessari altri 30 anni per completare la conquista della Sicilia (Roberto morì nel 1085). Durante questo periodo, la Sicilia si latinizzò e cristianizzò per la seconda volta. Un gran numero di parole normanne vennero assorbite dalla lingua siciliana, per esempio:

  • accattari - comprare (dal normanno acater, francese moderno acheter)
  • accia - sedano (da ache). Più probabilmente dal latino "accium"
  • ammintuari o muntuari - accennare, nominare (dal normanno mentevoir)
  • armuarru o armaru - armadio (da armoire)
  • appujari - appoggiare (da appuyer)
  • àutru - altro (da autre)
  • bucceri (vucceri) - macellaio (da bouchier)
  • buatta - latta, barattolo (da boîte)
  • custureri - sarto (da coustrier, francese moderno coutourier)
  • nzajari - provare (da essayer)
  • firranti - grigio (da ferrant)
  • foddi - pazzo (da fol)
  • giugnettu - luglio (da juignet)
  • lariu - brutto (da laid)
  • largasìa - generosità (da largesse)
  • magasinu - magazzino (da magasin)
  • mustàzzu - baffi (da moustache) anche inglese mustache
  • machascinu - prurito o irritazione causato perlopiù da morsi di insetti, (da démangeaisons)
  • puseri - pollice (da poucier)
  • quasetti - calze (da "chausettes")
  • racìna - uva (da raisin)
  • raggia - rabbia (da rage)
  • rua - via (da rue)
  • stujari - asciugare, strofinare (da essuyer)
  • travagghiari - lavorare (da travaller, francese moderno travailler, ma in castigliano trabajar dal latino. tripaliāre, da tripalĭum)
  • trippari o truppiccari - inciampare (dal normanno triper; ma anche provenzale trepar)
  • tummari o attummuliari - cadere (da tomber)
  • giarnu - giallo (dal francese jaune)

  Altre influenze galliche

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Dialetto gallo-italico di Sicilia e Lombardi di Sicilia.

L'influenza lombarda ci interessa particolarmente. Anche oggi, ritroviamo i cosiddetti dialetti galloitalici nelle zone dove l'immigrazione lombarda fu più consistente, vale a dire a San Fratello, Novara di Sicilia, Nicosia, Sperlinga, Valguarnera Caropepe, Aidone e Piazza Armerina. Il dialetto galloitalico non è sopravvissuto in altre importanti colonie lombarde, come Randazzo, Bronte e Paternò (anche se ha influenzato il vernacolo siciliano locale), ma anche nella lingua siciliana parlata in altre parti della Sicilia. L'influenza lombarda inoltre si ritrova nelle seguenti parole della lingua siciliana comuni a tutti i dialetti:

  • soggiru - suocero (da suoxer - latino socer)
  • cugnatu - cognato (da cognau - latino cognatum)
  • figghiozzu - figlioccio (da figlioz - latino filiolum)
  • orbu - cieco (da orb - latino orbum)
  • arricintari - risciacquare (da rexentar, notare insubre resentà)
  • unni - dove (da ond - latino unde)
  • i nomi dei giorni della settimana:
    • lunniri/lunniria - lunedì (da lunes)
    • martiri – martedì (da martes)
    • mercuri - mercoledì (da mèrcor)
    • joviri - giovedì (da juovia)
    • venniri - venerdì (da vènner)
    • sabatudia - sabato (da sabàt)
    • duminicadia - domenica (da domenixàn)

Un'altra influenza gallica, quella del provenzale antico, ha tre possibili cause.

  1. il numero di normanni in Sicilia (provenienti dalla Normandia vera e propria) è difficile da definire. A questi si aggiungono i soldati di ventura di origine lombarda dall'Italia settentrionale e dall'Italia meridionale, ma è inoltre possibile che quest'ultimi siano nati in regioni ancora più lontane, come la Francia meridionale. Durante i primi anni dell'occupazione della parte nord-orientale della Sicilia, i Normanni costruirono una cittadella a San Fratello. Ancora oggi a San Fratello si parla un dialetto gallo-italico influenzato chiaramente del vecchio provençal, che porta a dedurre che un numero significativo di soldati chiamati a difendere la cittadella provenisse dalla Provenza. In realtà, ciò può spiegare il dialetto parlato soltanto a San Fratello, ma non chiarisce del tutto l'importazione di molte parole provenzali nella lingua siciliana. Su questo punto si possono formulare altre due ipotesi.
  2. alcune parole del provençal potrebbero essere entrate a far parte del Siciliano durante il regno della regina Margherita fra il 1166 e il 1171 quando suo figlio, Guglielmo II di Sicilia fu incoronato all'età di 12 anni. I consiglieri più vicini della regina provenivano dal sud della Francia e molte parole del provençal si sono aggiunte alla lingua durante questo periodo.
  3. la scuola siciliana poetica (discussa sotto) è stata influenzata fortemente della tradizione provenzale dei trovatori (troubadours). Questo elemento è una parte importante della cultura siciliana: per esempio, la tradizione delle marionette siciliane (l'òpira dî pupi) e la tradizione dei cantastorî. Non c'è dubbio che i trovatori provenzali erano attivi durante il regno di Federico II del Sacro Romano Impero e che alcune parole del provençal siano state assimilate nella lingua siciliana in questo modo. Alcuni esempi di parole siciliane derivate dal provençal:
    • addumari – accendere (da allumar; notare sardo logudorese allumare)
    • aggrifari – rapinare (da grifar)
    • banna - lato, parte (da banda)
    • burgisi – cittadini, proprietario (da borges)
    • lascu - sparso, largo, sottile, raro (da lasc)
    • lavanca - precipizio (da lavanca)da cui proviene il verbo allavancari/cadiri: (in italiano) cadere
    • paru - uguale (da paratge)

  Influenze e assonanze con altre lingue

  • saimi - strutto (da sahimir strutto,grasso) Turco Antico
  • dudda - mora (da roudho) indoeuropeo, (da rhudd) gallese, (da rūd)serbo, (da raunda) lituano che significa "rosa", (da dudă)
  • scrozzu - infermiccio,venuto su a stento, imbozzacchito,arrestato nella sua crescita (da su-skurdes)Lituano
  • sceccu - asino (escek in turco)
  • pintaiota - autobus (pentzaiota, carrozzone, antico Greco-Ciprioto)

  Influenza delle lingue iberiche

L'influenza delle lingue iberiche (aragonese e catalano prima, castigliano poi) è, probabilmente, la più importante e la più evidente. Agisce su tutti gli aspetti linguistici, dal lessico (che è quello più facilmente influenzabile) alla grammatica e alla sintassi. Per esempio, sono peculiari del siciliano le terminazioni verbali dell'imperfetto (-ìa, come in dicìa, facìa) e del condizionale (-ìa, es.: dirìa, farìa). Riguardo a quest'ultimo, il siciliano ha ereditato dalle lingue iberiche l'uso di sostituire il condizionale dell'apòdosi nel periodo ipotetico, sia di secondo che di terzo tipo (nel castigliano solo in quello di terzo tipo), col congiuntivo passato o trapassato (es.: "Si me hubiera llamado, no hubiera ido" in castigliano; "Si m'avissiru chiamatu, nun cc'avissi jutu" in siciliano). Un'altra regola grammaticale di derivazione iberica è quella dell'uso nel complemento oggetto della preposizione "a" con nomi propri o comuni di persone (es.: "Esperamos a tu hermano" o "Llamamos al doctor" in castigliano; "Aspittamu a tò frati" o "Chiamamu ô dutturi" in siciliano). Queste costruzioni sintattiche molte volte vengono scambiate per delle inesattezze dovute all'ignoranza e al paragone con la lingua italiana.

Ancora dal castigliano, forse, derivano numerose perifrastiche; un esempio è la costruzione "havi" + complemento di tempo + "ca" + verbo (es.: "Havi dui anni ca nun niscèmu nzèmmula" in siciliano; "Hace dos años que no salimos juntos" in castigliano); per non parlare della tipicissima costruzione del verbo "aviri" + "a" + infinito (es.: "Tengo que ir" in castigliano; "Haju a jiri" in siciliano) anche se il siciliano l'ha fatta "propria" cambiando la preposizione. Infine, sopravvivono degli autentici "relitti" linguistici, come l'esclamazione "Vàja!" che, anche se estranea alle strutture esistenti della lingua, viene utilizzata comunemente. L'influenza che la lingua castigliana ebbe sul siciliano nei secoli passati è probabilmente riscontrabile nella cosiddetta metafonesi di alcune parlate dell'isola:

Siciliano -> Castigliano -> Italiano

tiempu -> tiempo -> tempo
vientu -> viento -> vento
(Dittongazione della e tonica breve latina)

così come della palatalizzazione e perdita dei gruppi latini pl-, cl-

chianu --> llano --> piano
chiavi --> llave --> chiave
chiamari --> llamar --> chiamare

  Prestiti dal catalano

È interessante notare come dal catalano il siciliano abbia ereditato il verbo "dunari" ("donar" appunto in catalano; "dare" in italiano) e come la sua coniugazione si sia 'fusa' con quella dell'analogo termine italiano (es.: "dugnu, duni, duna, etc...", presente indicativo; "dunava, dunavi, dunava,etc...", imperfetto indicativo; ma "detti, dunò, etc..." passato remoto). Inoltre, la formazione di alcune parole derivanti dal latino è praticamente identica tra i due idiomi, alcuni dialetti ripropongono la scrittura della "e" atona originaria come "a" (es.: "asempiu", "alittronica") e non è da escludere che il pronome relativo e congiunzione "ca" sia un prestito derivante dalla "que" catalana, in cui la "e" si pronuncia come vocale neutra (nel dialetto mallorquino tendente più alla vocale "a").

  • abbuccari - cadere, capovolgere, inclinare (da abocar, "capovolgere", "versare")
  • accabbari - concludere, finire (da acabar presente sia in catalano che in castigliano)
  • acciaffari - schiacciare (da aixafar)
  • accupari - soffocare (da acubar)
  • addunarisi - accorgersi (da adonar-se)
  • affruntàrisi - vergognarsi (da afrontar-se, "confrontarsi")
  • anciova - acciuga (da anxova)
  • arricugghìrisi - rientrare, ritirarsi (da recollir-se)
  • arriminari - mescolare (da remenar)
  • banna in forme composte come ddabbanna, ccabbanna - di là, di qua (da banda nel significato di "parte", sia in catalano che in provenzale)
  • capuliari - tritare (da capolar, presente sia in catalano che in castigliano)
  • cascia - cassa (da caixa)
  • fastuchi - pistacchi (da festuc)
  • fastunnachi - carote (da pastanagues)
  • muccaturi - fazzoletto (catalano: mocador; voce presente anche in castigliano, ma molto meno usata)
  • nzirtari - indovinare (da encertar)
  • pila - lavello, vasca (da pila)
  • priàrisi - rallegrarsi (da prear-se)
  • sgarrari - sbagliare (da esguerrar)
  • stricari - strofinare (da estregar)

  Prestiti dal castigliano

  • accurdàrisi - accontentarsi (da acordar)
  • agghicari - arrivare (da llegar)
  • ajeri - ieri (da ayer)
  • arrivintari - ansimare (da reventar)
  • asciari - trovare, ritrovare (da hallar, in portoghese achar)
  • assira - ieri sera (da anoche)
  • attrassari - ritardare (da atrasar)
  • attrumpicari - inciampare (da tropezar)
  • basca - malessere (da basca, "nausea")
  • capezza - testa dura (da cabeza)
  • criàta - serva (da criada)
  • cucchiara - cucchiaio (da cuchara)
  • currìa - cinghia (da correa)
  • curtigghiu - cortile, pettegolezzo (da cortijo, ma anche cotorrear)
  • dimmura - ritardo (da demora)
  • firraru - fabbro (da herrero)
  • isari - alzare (da izar)
  • làstima - lamento, fastidio (da lástima)
  • liscìa - lisciva, ridarella (da lejía)
  • manta - coperta (da manta)
  • mpanata - impanata (piatto rustico ragusano e siracusano) (da empanada)
  • mpanatigghi - impanatelle (dolce tipico modicano) (da empanadillas)
  • nzajari - provare (da ensayar)
  • ntonzi - allora (da entonces)
  • scupetta - fucile (da escopeta)
  • paracqua/paraccu - ombrello (da paraguas)
  • palumma - colomba (da paloma)
  • percia - gruccia (da percha)
  • pigghiari - prendere (da pillar)
  • pignata - pentola (da piñata)
  • pinzeddu - pennello (da pincel)
  • sartania - padella (da sartén. Voce siracusana)
  • scuru - buio (da oscuro)
  • simana - settimana (da semana)
  • struppiarisi - farsi male, rompersi (da estropear, "guastare")
  • taccia - chiodo (da tacha)
  • vàia! o avàia - ma và! (da ¡vaya!)
  • zotta - frusta (da azote)
  • zita - fidanzata (probabilmente da cita, "appuntamento")

  Influenza dall'inglese-americano

Alcune parole della lingua siciliana derivano dal contatto delle due lingue che ebbe il suo maggiore impulso con il periodo delle emigrazioni di massa quando dalla Sicilia sbarcarono ad Ellis Island, fra il 1892 ed il 1924, un gran numero di siciliani. Il secondo grande periodo di contatto fra le due lingue è inevitabilmente legato alla fine della Seconda Guerra Mondiale e all'avvento della globalizzazione che ha portato l'inglese a influenzare in maniera massiccia molte lingue indoeuropee. Alcune parole inglesi erano già arrivata da tempo anche prima dell'influenza 1890-1930, anche da prima del 1500

  Alfabeto e fonetica

L'alfabeto siciliano si compone delle seguenti 24 lettere:
A B C D E F G Ĝ H I J L M N O P Q R S T U V X Z (la penultima lettera la: "X" a volte viene pronunciata come la "chi" del greco antico. A volte nella scrittura viene anche sostituita dalla lettera "c", altre volte nella pronuncia viene sostituita da "sci" aspirato. Questi sono alcuni esempi: xiacca (scritto corretto), ciacca (scritto con "c" al posto di "x") sciacca (a volte pronunciato) che significano fessura. Naturalmente ogni parola che presenta questa caratteristica ha la sua pronuncia e il suo modo di scriverlo.

La lingua italiana ha il sistema pentavocalico cioè ha cinque vocali, le vocali in siciliano hanno il sistema esavocalico siciliano, cioè sei vocali: a, e, i, o, u, ll (il gruppo "ll" comprende le microvocali: d, dd, ddr) Le principali caratteristiche fonetiche sono:

  • La i è pronunciata i come in italiano e ɪ come in inglese big.
  • La u è pronunciata u come in italiano e ʊ come in inglese good.
  • La d se è una sola si pronuncia normalmente d, mentre se sono due e derivanti dal nesso latino -LL- è pronunciata retroflessa con una "r", anch'essa retroflessa: ɖɖɽ. Esempi: beddu, cavaddu.
  • Il gruppo tr si pronuncia sempre retroflesso: ʈɽ. Esempi: strata, trenu.
  • La z si pronuncia quasi sempre sorda (ts) raramente sonora.
  • La j si pronuncia j come la i italiana di ieri.
  • La h non è muta, ma comporta un'aspirazione, la fricativa velare sorda come in tedesco "ich". Tale fono è rappresentato dal gruppo hi, per gli altri gruppi ha l'aspirazione normale (glottale). Fa eccezione quando è usata per distinguere il verbo avere: in questo caso è muta.

  Grammatica

I generi sono due: maschile e femminile, ma sono rimasti sostantivi di genere neutro, classificati secondo il genere neutro del greco antico. Il neutro non ha però un suo articolo come in greco perché le parole vengono appoggiate da articoli maschili o femminili. Alcune di queste parole neutre sono:

  • (in italiano: l'oliva) che in siciliano ha tutti e due i generi quindi: lo oliva o la aliva
  • (in italiano: l'animale) cioè: lo armalu o la armalu
  • (in italiano: le persone) cioè la genti o li genti

Esistono molti plurali irregolari (la manu, li manu).

  Accenti

I segni grafici usati in siciliano sono l'accento grave, il circonflesso e la dieresi (nelle vocali i e u). L'accento grave va messo quando l'accento cade nell'ultima vocale (come in italiano), come accento tonico e quando una parola finisce in "-ia" (es.: catigurìa, lunidìa, etc.). Il circonflesso è usato per indicare che la parola è stata contratta, in particolare nelle preposizioni articolate: di lu = . La dieresi è usata nei rarissimi casi dove occorre separare un dittongo (es.: sbrïugnatu).

  Consonanti duplicate

In siciliano sono presenti molte parole con le consonanti duplicate a inizio parola. Le più comuni sono: cci, nni, cchiù, dda, ddi, ddu, ssa, ssi, ssu, ccà, ddòcu, ddà.

  Articoli

Gli articoli determinativi sono lu, la, li, (l'), u, a, i. Gli articoli lu, la, li, perdono la "L" iniziale e diventano come detto prima u, a i dipende la parola che segue, la parola che precede, il contesto in cui viene utilizzato per rendere la frase più comoda. Quelli indeterminativi sono un o nu, na (n'). In siciliano non esiste la forma plurale di questi (ovvero dei e delle): al posto di questi viene usato na para di, "un paio di", na trina di, ecc.

  Preposizioni

Le preposizioni semplici sono:

a cu n di pi nna nni nta ntra sinza supra sutta

Queste preposizioni possono essere usate anche come articoli determinativi:

Preposizione: + Articolo: lu = + Articolo: la = + Articolo: li = + Articolo: un =
a ô â ê ôn
cu cû / cô chî / chê c'un
di dû / dô dî / dê d'un
pi pû / pô pî / pê p'un
nna / nni nnô / nnû nnâ nnê / nnî nn'un
nta / nti ntô / ntû ntâ ntê / ntî nt'un
ntra ntrô ntrâ ntrê ntr'un

  Avverbi

Di luogo:

sutta supra ccà ddà unni ntunnu dintra fora avanti vicinu arrassu agghiri allatu

Di tempo:

doppu ora ajeri òi dumani quannu mai mentri nzinu

Di quantità:

bastanti menu cchiù picca assai tantu

Di maniera:

comu bonu accussì ammatula ammucciuni

Altri avverbi:

siccomu dunca macari avanti prìmisi mmenzu mmeci

  Congiunzioni

i/e puru sparti pirò mancu ancora videmma ma picchì sippuru mmeci

  Pronomi

  Personali

  • Singolare: Iu/Jo/Ju/Jè, mi; tu, ti; iddu, idda, ci/si
  • Plurale: Nuàutri/nuavutri/nanddri, ni; Vuàutri, vi; iddi, ci/si

  Possessivi

  • Singolare: mè, tò, sò/di iddu o idda
  • Plurale: nostru, vostru, sò/di iddi

Gli aggettivi e i pronomi possessivi vanno sempre prima del nome a cui si riferisce.

  Relativi

Chi, Ca, Cui, Cu, Cuali

  Indefiniti

Nuddu, cirtuni, certi, quali, qualegghiè, zocchegghiè, cuegghiè, ecc...

  Interrogativi

chi? comu? quantu? quali? di cu? quannu?

  Dimostrativi

  • Maschile: chistu, chissu, chiddu
  • Femminile: chista, chissa, chidda

  Verbi

In siciliano l'unico ausiliare è il verbo avere. I verbi possono essere: regolari, irregolari, transitivi, intransitivi, riflessivi, difettivi, servili. Il futuro esiste solo in forma perifrastica ("jiri" + "a" + infinito).

  Esempio della lingua scritta

  Preghieri (preghiere)

Patri nnostru
(Padre Nostro)
Aviu Maria
(Ave Maria)
Salvi o'Rigina
(Salve Regina)
Angelu ca ni custudisci
(Angelo Custode)
Patri nostru, ca si nò celu, Aviu maria, china di grazia, Salvi o'Regina, Angelu di Diu
Santificatu sia lu nomu vostru, u'signuri è cu tia, matri di misericordia, è vita, è duci, spiranza nostra ca sì u'me custodi,
Vinissi prestu lu vostru regnu, tu sì a biniditta 'menzu i donni, salvi, a tia ricurremu, naddri figghi di Eva alluminami, custudiscimi, tenimi e guvernami
Sempri sia faciuta la vostra Divina Vuluntati e binidittu è u'fruttu dò tò senu Gesù, a tia sospiramu, chiangennu, ca ti vinni datu da pietà celeste
comu n celu accussì n terra. Santa Maria, matri di Diu, ne sta valli di lacrimi, allura abbucata
Dàtannillu a sta jurnata lu panuzzu cutiddianu prega pì nanddri piccatura, nostra talinani cu chiddri occhi tò misericurdiusi,
E pirdunàtini li nostri piccati ora e nò momentu da nostra morti. e fanni abbidiri doppu, stu esiliu Gesù
Accussì comu nanddri li rimintemu ê nimici nostri   u'fruttu binidittu dò tò senu  
E nun ni lassati cascari ntâ tintazzioni, O clemente, bona
ma scanzàtini dû mali. o duci Virgini Maria
Amen. Amen. Amen.

  Estratto di Antonio Veneziano

  Celia, Lib. 2

(~1575 - 1580)

Siciliano Italiano
Non è xhiamma ordinaria, no, la mia Non è fiamma ordinaria, non la mia
è xhiamma chi sul'iu tegnu e rizettu, è una fiamma che sol'io tengo e rassetto,
xhiamma pura e celesti, ch'ardi 'n mia; una fiamma pura e celeste che arde in me;  
per gran misteriu e cu stupendu effettu.   per gran mistero e con stupendo effetto.
Amuri, 'ntentu a fari idulatria, Amore, intento a fare idolatria,
s'ha novamenti sazerdoti elettu; si è nuovamente a sacerdote eletto;
tu, sculpita 'ntra st'alma, sì la dia; tu, scolpita dentro quest'anima, sei la dea;
sacrifiziu lu cori, ara stu pettu. il mio cuore è il sacrificio, il mio petto è l'altare.

  Altro di Antonio Veneziano

Siciliano Italiano
« Omeru nun scrissi pi grecu chi fu grecu, o Orazziu pi latinu chi fu latinu? E siddu Pitrarca chi fu tuscanu nun si piritau di scrìviri pi tuscanu, pirchì ju avissi a èssiri evitatu, chi sugnu sicilianu, di scrìviri pi sicilianu? Haiu a fàrimi pappagaddu di la lingua d'àutri? » « Non scrisse Omero che fu greco in greco, o Orazio che fu latino in latino? E se Petrarca che fu toscano non si peritò di scrivere in toscano, perché dovrebbe essere impedito a me, che son siciliano di scrivere in siciliano? Dovrei farmi pappagallo della lingua d'altri? »

  Estratto di Giovanni Meli

  Statua di Giovanni Meli presso il Palazzo Pretorio (Palermo)

  Don Chisciotti e Sanciu Panza (Cantu quintu)

(~1790)

Siciliano Italiano
Stracanciatu di notti soli jiri; travestito di notte suole andare
S'ammuccia ntra purtuni e cantuneri; Si nasconde fra portoni e angoli di strade
cu vacabunni ci mustra piaciri; con i vagabondi gli fa piacere stare;
poi lu so sbiu sunnu li sumeri; poi il suo svago sono i somari
li pruteggi e li pigghia a ben vuliri, ; li protegge e li prende a ben volere
li tratta pri parenti e amici veri; li tratta da parenti ed amici veri
siccomu ancura è n'amicu viraci poiché è ancora un amico verace
di li bizzari, capricciusi e audaci. di quelli bizzarri, capricciosi e audaci.

  Estratto di Eco della Sicilia - Francesco Paolo Frontini

  Ciuri, ciuri

Ciuri, Ciuri, ciuri di tuttu l'annu
Lu meli siti e lu pani cci abbagnu.

(~1883)

Siciliano Italiano
Ciuri di paparina! Fiore di paparina!
Moru di sonnu pri na signurina. Non dormo mai per una signorina.
Ciuri di camumidda! Fiore di camomilla!
Astanotti mi nzunnai d'amari a Pidda. Stanotte mi sognai d'amare Pilla.
Ciuri di chistu ciuri! Fiore di questo fiore!
Ti l'haju pirchì si lu primu amuri. Io l'ho con te perché sei'l primo amore.
Ciuriddu di granatu! Fioretto di granato!
Cu campa senza mugghieri è scunzulatu. Chi vive senza sposa è sconsolato.
Ciuriddu di patata! Fioretto di patata!
Quantu beni cci vogghiu a na criata. Voglio un gran bene a una servetta amata.
Ciuri di tuttu l'annu! Fiore di tutto l'anno!
Lu meli siti e lu pani cci abbagnu. Voi siete il miele dove'l pane io bagno.

  Estratto di Nino Martoglio

  Briscula 'n Cumpagni

(~1900)

Siciliano Italiano
—Càrricu, mancu? Cca cc'è 'n sei di spati!...   —Nemmeno un carico? Qui c'è un sei di spade!...
—E chi schifiu è, di sta manera? —Ma che schifo, in questo modo?
—Don Peppi Nnappa, d'accussì jucati? —Signor Peppe Nappa[14], ma giocate così?
—Misseri e sceccu ccu tutta 'a tistera, —Messere e asino con tutti i finimenti,
comu vi l'haju a diri, a vastunati, come ve lo devo dire, forse a bastonate,
ca mancu haju sali di salera! che non ho nemmeno il sale per la saliera!

  Stato attuale della lingua

Pur essendo milioni le persone che lo parlano, buona parte delle quali madrelingua, e pur essendo stata elencata dall'UNESCO tra le lingue europee non a rischio di estinzione, né immediato né futuribile, il siciliano non viene insegnato nelle scuole, non viene utilizzato come lingua ufficiale nemmeno in Sicilia, venendo però utilizzato nella vita pubblica tra persone in stretta relazione, affiancato spesso dall'Italiano di Sicilia, il quale può essere considerato una via di mezzo tra la lingua siciliana e quella italiana.

L'uso del siciliano è altresì molto diffuso sia come lingua familiare che come lingua conviviale tra persone in stretta relazione, e presenta una produzione letteraria piuttosto viva, soprattutto nel campo musicale e poetico.

  Frasi base

  • Se = Sì
  • No, Nonzi = No
  • Chi voi? = Cosa vuoi?
  • Ciau!, Assabbinirica!, Sabbinirica!= Ciao!, Salve!
  • Ni videmu! = Ci vediamo!
  • Salutamu! = Arrivederci!
  • A biatu! = A presto!
  • Grazzî assai! = Tante grazie!
  • Bon jornu = Buongiorno!
  • Bona sira = Buonasera!
  • Bona notti = Buonanotte!
  • Pi faùri = Per favore!
  • Pi piaciri = Per piacere!
  • Mi scusassi = Mi scusi
  • Amunì! = Andiamo!, Forza!, Dai!
  • Amuninni = Andiamocene
  • Accura! = Attenzione!
  • Addunati! = Accertati!
  • Sapìddu... = Chissà...
  • M'havi a scusari = Mi deve scusare
  • Vulissi nu cafè = Vorrei un caffè
  • Vulissi nu cannolu câ ricotta = Vorrei un cannolo con la ricotta
  • Li bagni unni sunnu? = Dove sono i bagni?
  • Dunni s'havi a pigghiari pi jiri â stazzioni? = Per dove si deve prendere per arrivare alla stazione?
  • La frimmata di l'autubussu unn'è? = Dov'è la fermata degli autobus?
  • Risturanti ccà a furriari tunnu cci nn'è? = Ci sono ristoranti qui intorno?
  • Cci sunnu risturanti ccà? = Ci sono ristoranti qui?
  • Scusassi, pô Cursu Sicilia dunni è ca haju a pigghiari? = Scusi, per Corso Sicilia che direzione devo prendere?
  • P'attruvari nu chiancheri ca cc'havi carni di cavaddu unn'haju a jiri? = Dove devo andare per trovare un macellaio che abbia carne di cavallo?
  • Cumminasti na chianca! = L'hai fatta grossa!
  • Unni l'attrovu na putìa? = Dove lo trovo un negozio?
  • Si na camurrìa! = Sei uno scocciatore!
  • Arrasati! = Allontanati!

  Saluto di riverenza

  • Ssabinidica o Assabinidica = Ella mi benedica, da vossia (mi) benedica
  • Vossia s'abbinirica = "Vostra signoria (mi) benedica"
  • Voscenza s'abbinirica = "Vostra eccellenza(mi) benedica"
    • si risponde con Santu (Santo) ,Binidittu (Benedetto), santu e riccu nzinu a Pasqua (Santo e ricco fino a Pasqua), Santu, riccu, e ccu bonu distinu (Santo, ricco e con buona fortuna), oppure con Binidittu Iddiu (Dio)

  Assonanza

  • forte l'assonanza con l'espressione usata dai Siciliani musulmani (Siqilli) all'epoca dell'Emirato di Sicilia "As-Salam ʿalaykum".

  Film girati in siciliano

  Dizionari

  Note

  1. ^ Linguistic Lineage for Sicilian
  2. ^ Giovan Battista Pellegrini, La Carta dei Dialetti d'Italia, Pisa: Pacini editore, 1977.
  3. ^ C. Moseley, R.E. Asher, Atlas of the World's Languages, London & New York, Routledge, 1994. pag. 249
  4. ^ R. Ambrosini. Italica o anatolica la lingua dei graffiti di Segesta?. «Studi e saggi linguistici», VIII, 1968, pp 160-172.
  5. ^ U. Schmoll. Die vorgriechischen Sprachen Siziliens. Wiesbaden, 1958.
  6. ^ Pietro Militello, "Civiltà indigene e città greche nella regione iblea" in "I Siculi fra tradizione storica ed archeologia", Ragusa 1996
  7. ^ Adrano - CT siculina
  8. ^ Enrico Caltagirone, La lingua dei siculi, Marna, 2003
  9. ^ Siculi Sicilia
  10. ^ Etimologia Greco-Latina di Vocaboli Dialettali
  11. ^ Riti funerari Arabi
  12. ^ Riti funerari Arabi
  13. ^ Riti funerari Arabi
  14. ^ Peppe Nappa è una maschera della Commedia dell'arte, come Pulcinella o Arlecchino.

  Bibliografia

  • Francesco Zambrini, Giosuè Carducci, (1873) Il Propugnatore.
  • Giuseppe Pitrè, (1875) Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane.
  • Pitrè, Giuseppe, (1875) Grammatica Siciliana, Edizioni Clio.
  • Alberto Varvaro. Profilo di storia linguistica della Sicilia. Palermo, Flaccovio, 1979.
  • Hull, Dr Geoffrey, (1989) Polyglot Italy: Languages, Dialects, Peoples, CIS Educational, Melbourne.
  • Camilleri, Salvatore, (1998) Vocabolario Italiano Siciliano, Edizioni Greco, Catania.
  • Ruffino, Giovanni, (2001) Sicilia, Editori Laterza, Bari.
  • Bonner, J K, (2001) Introduction to Sicilian Grammar, Legas, New York.
  • Camilleri, Salvatore, (2002) Grammatica Siciliana, Boemi Editore, Catania
  • Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani, (1977-2002) Vocabolario Siciliano, 5 volumi a cura di Giorgio Piccitto, Catania-Palermo.
  • Cipolla, Prof. Gaetano, (2004) "U sicilianu è na lingua o un dialettu? / Is Sicilian a Language" in Arba Sicula Volume XXV, (bilinguali: siciliano e inglese).
  • Pino Zaccaria, (2007) Il medioevo della mia infanzia. Uno spaccato di vita degli anni '50/'60.
  • Giarrizzo, Salvatore, Dizionario Etimologico Siciliano, Herbita Editrice, Palermo.

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